Abbigliamento intimo tecnico o base layer | Trekking.it

Abbigliamento intimo tecnico o base layer

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L’importanza del vestiario intimo per il comfort e la protezione

Il vestiario intimo, quello a contatto con la pelle (maglietta, slip ed eventualmente calzamaglia per i climi più freddi), costituisce il primo strato dell’ormai noto sistema di abbigliamento “a cipolla.

Il compito fondamentale dell’abbigliamento intimo tecnico, definito in gergo “base layer”, è quello di allontanare dal corpo il sudore prodotto durante l’attività fisica, convogliandolo verso gli strati successivi (strato termico o mid layer e “guscio” impermeabile o outer layer) e da lì nell’ambiente esterno, disperdendo, assieme all’umidità, il calore in eccesso.

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Parola d’ordine: traspirazione!

Questa “catena della traspirazione”, che ci consente di mantenere sotto controllo la temperatura corporea, è fondamentale per il nostro comfort e benessere. Quando qualche anello della catena non fa il proprio dovere si generano sensazioni molto spiacevoli: avete presente l’effetto “pentola a pressione” durante la salita, quando siete talmente caldi che vi sembra di andare in ebollizione? Oppure quel fastidioso brivido freddo e l’effetto bagnato e appiccicaticcio, che scattano non appena interrompete l’attività?

Come primo anello della catena il base layer svolge un compito essenziale: se qualcosa non funziona bene lì, siamo fritti… o bolliti, se preferite!

Facile quindi intuire le caratteristiche fondamentali dei capi di abbigliamento intimo, che, prima di ogni altra cosa devono essere traspiranti e asciugare rapidamente. Questo mette subito fuori gioco le classiche T-shirt e gli altri capi in cotone che, pur essendo comodo e naturale è una fibra che tende a trattenere il sudore invece che convogliarlo verso l’esterno e impiega parecchio tempo per asciugare.

Intimo sintetico: poliestere e polipropilene

La maggior parte dell’abbigliamento intimo viene oggi prodotto con le fibre sintetiche di poliestere, ideali per loro capacità di asciugare rapidamente e portare l’umidità verso l’esterno, ma che hanno il piccolo difetto di essere un terreno ideale per la crescita dei batteri che causano i cattivi odori. Oggi le aziende produttrici applicano diversi tipi di trattamenti antibatterici e antiodore, ma, chi frequenta da un po’ il mondo della montagna, di sicuro si ricorderà ancora il classico “profumo di escursionista” che esalava alla fine di una giornata di cammino dalle maglie in poliestere dei primi anni 2000!

Altra fibra molto utilizzata è polipropilene, un prodotto di scarto del petrolio, apprezzato per la sua capacità di non assorbire l’umidità e per la leggerezza.

I produttori di intimo tecnico aggiungono spesso ai capi in poliestere e polipropilene una piccola quantità di fibre di elastan, che consentono al capo di avere l’elasticità necessaria per meglio adattarsi alla fisionomia del corpo umano e alla tipologia di movimenti che le diverse attività sportive richiedono.

Negli ultimi anni le caratteristiche di elasticità applicate ai base layer sono state sfruttate anche per realizzare capi di abbigliamento che esercitano un’azione mirata di compressione, utile per migliorare la prestazione della muscolatura, riducendo l’affaticamento.

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Base layer con tessuto a grammatura e lavorazione differenziata (più leggero e traspirante sulla schiena e più pesante sulle braccia)

Intimo naturale: lana merino

Per chi diffida del sintetico ci sono sul mercato anche base layer realizzati in fibre completamente naturali come la lana ricavata dalla tosatura delle pecore merino, molto apprezzata per le sue caratteristiche di leggerezza, traspirabilità, regolazione termica e resistenza alla formazione dei batteri responsabili dei cattivi odori.

Come scegliere i propri capi base layer

Vediamo quali sono i fattori principali di cui tener conto nella scelta dell’abbigliamento intimo:

  • Intensità dell’attività fisica – Ovviamente una passeggiata di poco più di un’ora su una stradina sterrata in collina richiede uno sforzo molto meno intenso rispetto risalita di un pendio di mille metri con uno zaino da 20 chili sulle spalle, quindi una diversa produzione di calore e sudorazione da parte del nostro corpo. Se nel primo caso potremo accontentarci anche di una maglietta presa a caso dall’armadio, nel secondo sarà meglio scegliere un base layer tecnico, con elevate caratteristiche di traspirazione e rapida asciugatura.
  • Condizioni climatiche – La traspirazione non è in realtà l’unica funzione che il base layer deve svolgere. Assieme al mid layer, infatti, l’intimo tecnico contribuisce, soprattutto nei climi più freddi, ad un’azione di isolamento termico, volta al mantenimento di una temperatura confortevole attorno al nostro corpo. Quindi, se per l’attività estiva è preferibile indossare un intimo leggero, che esalti al massimo le caratteristiche di traspirabilità, per l’escursionismo invernale o per le gite in alta quota, è preferibile scegliere capi più “pesanti”. Molto efficaci sono quei capi di abbigliamento che combinano zone di tessuto più leggero o più pesante a seconda delle diverse zone del corpo (ad esempio più leggero sulla schiena, dove appoggia lo zaino, per favorire la traspirazione e più pesante sulle braccia per la conservazione del calore).
  • Esigenze personali – Nella scelta dei capi intimi è necessario tenere conto anche delle proprie caratteristiche personali, come reazioni allergiche (la lana merino ad esempio non è un materiale anallergico) o sensibilità agli sfregamenti causati dalle tradizionali cuciture in rilievo (in commercio ci sono capi che utilizzano la tecnologia “seamless”, pensati proprio per evitare le possibili irritazioni da sfregamento).

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E la maglietta di ricambio?

L’utilizzo di un base layer tecnico ha un riflesso positivo anche sul peso e sull’ingombro del materiale che dobbiamo mettere nello zaino per le nostre escursioni. Con un buon intimo traspirante ci possiamo permettere di fare gite giornaliere senza portarci le classiche magliette di ricambio e, per trekking di più giorni, può essere sufficiente anche un solo ricambio (solitamente basta lavare la sera il capo utilizzato durante la giornata, per trovarlo già asciutto la mattina seguente).

 

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A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

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