Borracce: qualche consiglio per la vostra scelta | Trekking.it

Borracce: qualche consiglio per la vostra scelta

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Fino a qualche decennio fa la borraccia era uno dei simboli dell’escursionista.

Nessuno si sarebbe mai sognato di incamminarsi su un sentiero senta avere nello zaino la superclassica borraccia d’alluminio.

Poi è arrivato il PET e, in poco tempo, il confine fra comune bottiglia e borraccia tecnica è stato quasi cancellato. Sono tantissimi, infatti, i camminatori che ormai affidano le proprie scorte d’acqua alle normali bottiglie di “plastica”, apprezzate per la loro versatilità, per il costo praticamente nullo, per la relativa robustezza e per la possibilità di “accartocciarle” una volta svuotate, recuperando spazio nello zaino.

Però la borraccia come attrezzo tecnico non ha perso del tutto le sue funzioni e le sue peculiarità. Andiamo di seguito a scoprire le tipologie oggi più diffuse e a conoscerne le caratteristiche.

Borraccia in alluminio

Nonostante il passare del tempo le borracce in alluminio sono ancora lì sulla breccia. I loro punti di forza sono la leggerezza e il buon rapporto fra costo e durata: anche se si ammaccano facilmente possono sempre essere utilizzate (praticamente all’infinito) ed è davvero difficile “romperle”.

Chi conosce queste borracce sa che, con un utilizzo prolungato, possono dare all’acqua un cattivo sapore. È un problema di pulizia, che deriva dal fatto che le pareti interne, anche se ricoperte da uno strato ceramico, presentano irregolarità e increspature che consentono il formarsi e il proliferare di muffe e batteri. Il cattivo sapore si può contrastare con una regolare pulizia della borraccia, per la quale basta uno scovolino di plastica e il normale detersivo per i piatti.

Negli ultimi anni sono stati sollevati dubbi sull’utilizzo dell’alluminio per scopi alimentari. In effetti l’alluminio è un metallo tossico per il nostro organismo, ma le possibilità che si verifichi un trasferimento di particelle dal contenitore agli alimenti si presentano solo in determinate condizioni che non sono quelle di un normale utilizzo della borraccia (qui trovate un interessante articolo sul tema).

Borraccia in acciaio

La si può considerare una versione “deluxe” di quella in alluminio. Leggere quanto le parenti più “povere”, sono molto più resistenti alle ammaccature e le caratteristiche della lavorazione del metallo le rendono meno soggette alla proliferazione delle muffe e dei batteri (quindi l’acqua non prende il caratteristico “sapore di borraccia”). Con l’acciaio, poi, dovrebbe essere scongiurato qualsiasi rischio legato alla contaminazione da metalli.

Tutti questi vantaggi, ovviamente, si pagano sborsando qualche euro in più rispetto alle borracce in alluminio.

Borracce in “plastica”

Questa categoria spazia dalle normali bottiglie di PET alle vere e proprie borracce pensate per l’utilizzo sportivo e per l’escursionismo. La differenza sta nei particolari. Le borracce vere e proprie di solito sono costruite con plastiche migliori per qualità e resistenza, in quanto pensate per un utilizzo più prolungato e hanno accorgimenti “tecnici” quali il tappo connesso al corpo della borraccia per evitare di perderlo e un’imboccatura ampia per agevolare il travaso e l’aggiunta di integratori.

I loro pregi essenziali sono quelli tipici della plastica: grande leggerezza e disponibilità ad essere trattate molto male, senza risentirne più di tanto.

Con questo tipo di contenitori, ancor più che con quelli in metallo, si può incorrere nel problema del cattivo sapore dell’acqua che è legato in gran parte alla qualità della plastica. In sostanza più soldini siete disposti a sborsare e migliore sarà il gusto dell’acqua che berrete!

Il tema della tossicità dei contenitori di acqua in plastica è molto dibattuto in rete. Il principale accusato è il BPA o bisferolo A, sostanza effettivamente riconosciuta come dannosa per l’uomo, utilizzata per aumentare la resistenza e la longevità delle plastiche e che nel tempo potrebbe essere rilasciata e contaminare gli alimenti.

Per quanto riguarda le comuni bottiglie di PET, un osservatore attento e non certo in combutta con la grande distribuzione come Altroconsumo ha effettuato test che ne confermano la non tossicità, anche in caso di riutilizzo (leggi l’articolo).

Per le borracce tecniche non ci resta che fidarci dei produttori e della loro buona fede nel momento in cui espongono sul prodotto l’etichetta “BPA Free”.

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A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

1 comment

  1. Mirko Guerrato 30 Novembre, 2018 at 13:34 Rispondi

    Le comuni bottigliette di plastica PET sono le mie preferite, alcune sono più resistenti di altre, specialmente quelle da 75cl o da 1l. Si riutilizzano qualche volta, poi si gettano nella plastica e se ne comprano di nuove, perfettamente igieniche, leggerissime, economiche.

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