Il casco in montagna | Trekking.it

Il casco in montagna

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Negli anni molte abitudini dei frequentatori della montagna sono cambiate, spesso di pari passo con l’evoluzione dei materiali. Così è avvenuto anche per l’uso del casco, che si è diffuso con il miglioramento delle caratteristiche di qualità e leggerezza dei nuovi modelli in commercio, assieme, ovviamente ad una sempre maggior consapevolezza di quanto questo attrezzo sia utile ed efficace.

Per l’escursionista l’argomento casco può apparire un po’ “fuori tema”, ma molti camminatori sono anche frequentatori delle vie ferrate, sulle quali il casco è un elemento essenziale della triade della sicurezza, assieme all’imbragatura e al kit da ferrata.

Anche chi ogni tanto si avventura su itinerari d’alta quota dove l’escursionismo impegnativo sconfina nell’alpinismo facile, è bene che abbia un casco a disposizione nella propria dotazione di attrezzature.

A cosa serve il casco?

Facile, direte voi: a proteggere la testa!

Verissimo, ma cosa significa proteggere? I primi caschi da montagna erano molto simili a degli elmetti delle Sturmtruppen. Sostanzialmente si trattava di un guscio abbastanza spesso di plastica dura, che proteggeva la testa dalle ferite che potevano essere procurate dall’impatto con oggetti o da una caduta.

Le tipiche “scodelle” degli anni ’70 e ’80 erano quasi a prova di proiettile in quanto a resistenza alla penetrazione, ma la loro capacità di assorbimento dell’energia d’urto che si sviluppa durante l’impatto (e che rappresenta per la nostra testa un pericolo grande ameno quanto quello del ferimento, se non di più!) era davvero minima!

Gran parte dell’evoluzione che queste attrezzature hanno subito negli ultimi anni va proprio nella direzione di un miglioramento di quest’ultima qualità, assieme ad un’altro parametro, non certo trascurabile per chi deve indossare il casco per periodi lunghi di tempo: quello della leggerezza.

L’uovo di colombo che ha consentito di tenere assieme queste due necessità e è stato l’utilizzo del polistirene espanso o EPS, meglio noto come polistirolo.

Il polistirene espanso forma, infatti, una calotta leggerissima, costituita da una miriade di celle che hanno la capacità di comprimersi, dissipando l’energia che si sviluppa a seguito di un impatto. Una volta compresse, le celle non riacquistano la loro forma e le qualità originarie, quindi dopo un urto violento questo tipo di casco non è più utilizzabile e deve essere sostituito.

Caschi ibridi o in moulding

A sinistra un casco ibrido, con calotta esterna in polipropilene e interna in polistirene. A destra un casco in moulding, con la tipica calotta in polistirene ricoperta da una “pellicola” in policarbonato.

I caschi moderni si dividono sostanzialmente in due principali categorie: i caschi a iniezione o ibridi e i caschi in moulding o “co-stampati.

Il primo tipo viene realizzato abbinando una calotta di plastica dura (solitamente ABS o polipropilene) con quella in polistirene espanso, posizionata nella zona sommitale interna del casco.

Il vantaggio principale di questi modelli è la durata: la calotta esterna resiste molto bene ai piccoli urti, senza ammaccature o comunque danni che ne compromettano le funzioni, mentre, quando l’impatto è più violento sono le capacità di dissipazione della calotta interna ad entrare in gioco.

Assieme alla durata il vantaggio di questi caschi è il costo contenuto. A loro svantaggio va però il peso, superiore a quello dei caschi realizzati esclusivamente in EPS. Inoltre i caschi ibridi sono meno efficaci nell’assorbimento dell’impatto di colpi laterali.

Nei caschi in moulding la tutta la calotta del casco è costituita da polistirene espanso quindi con un elevata capacità di assorbimento degli urti, anche di quelli laterali. Una calotta esterna molto sottile in policarbonato aiuta a salvaguardare quella interna dalle abrasioni e dai danni provocati dai piccoli impatti, senza però garantire la resistenza all’usura e la durata dei caschi ibridi.

La grande leggerezza e la capacità di assorbimento degli urti più forti sono le caratteristiche principali di questi modelli, oltre al prezzo non proprio contenuto…

Le norme europee per i caschi da montagna

Al momento dell’acquisto del vostro casco da montagna assicuratevi sempre che il prodotto sia certificato e omologato in base agli standard europei che ne garantiscono l’idoneità all’utilizzo specifico.

L’idoneità è segnalata obbligatoriamente dalla presenza del codice EN 12492, segnalato nella marcatura del casco e indicata nelle istruzioni che ne accompagnano la vendita.

A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

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