Fotografare gli animali sulla neve: tecnica, location e consigli | Trekking.it

Fotografare gli animali sulla neve: tecnica, location e consigli

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Camminando ai piedi delle Alpi, stambecchi, camosci e cervi diventano protagonisti del nostro obiettivo nel freddo silenzio dell’inverno

Ovattati della candida coltre nevosa  si ammirano paesaggi fiabeschi, nell’incanto di una natura che si riappropria del suo essere. Tra scenari magici, camminiamo alla ricerca della fauna alpina: caprioli, volpi, uccelli e, soprattutto, camosci, stambecchi e cervi non sono poi così difficili da vedere e fotografare.

Durante la stagione fredda, quindi, nell’arco alpino, conoscendo le abitudini degli animali, i comportamenti e i luoghi che frequentano, non mancano le possibilità di percorrere degli itinerari per osservarli, studiarli e fotografarli.

Iniziamo pertanto a conoscerne le abitudini per poi passare al click vero e proprio.

La fotografia naturalistica, in particolare in montagna, richiede tecnica, accorgimenti pratici ma anche tanta pazienza (Ph Cesare Re / Fotopercorsi.com)

Camosci e stambecchi: dove e quando fotografarli

Il momento migliore per vedere camosci e stambecchi è al sopraggiungere delle prime nevicate in alta quota, quando scendono ad altitudini più modeste per nutrirsi con l’ultima erbetta, prima dell’avvento definitivo dell’inverno che li costringerà alla ricerca di muschi e licheni sui versanti più ripidi ed esposti, sgombri da neve.

Il camoscio è lo sky-runner degli animali alpini, ed è in grado di percorrere parecchi metri di dislivello in pochi minuti, grazie ad un apparato polmonare sovradimensionato rispetto all’altezza, 70-80 cm al garrese, e al peso, dai 30 ai 60 kg. L’agilità è una caratteristica che accomuna entrambe le specie, grazie ad un innato senso d’equilibrio.

(Ph Cesare Re / Fotopercorsi.com)

Un camoscio o uno stambecco appena partorito è immediatamente in grado di reggersi in piedi, sulla più ripida e impervia delle rocce. L’abilità estrema nel muoversi su pendii è dovuta per entrambe le specie alla particolare forma degli zoccoli, con parte anteriore appuntita e piccoli speroni posteriori.

Altra caratteristica comune a stambecchi e camosci è l’emissione di un particolare fischio. Mentre nei camosci il sibilo è un segnale d’allarme, con il quale avvisano i membri del branco di un possibile pericolo, per gli stambecchi non è altro che un segnale di fastidio.

Molto schive sono le femmine delle due specie che vivono isolate dal gruppo, con il compito di accudire la prole e maschi troppo giovani per unirsi al branco degli adulti. Appena accettati nel branco dei maschi, i piccoli stambecchi, imparano, con il gioco, a duellare a colpi di corna, sfide che in età adulta stabiliranno l’ordine e il diritto di accoppiamento.

È frequente udire il boato sordo del cozzare delle corna degli stambecchi, anche a notevole distanza, sia per l’intensità del duello che per la forza e il peso dei contendenti, che in stagione autunnale può arrivare a 150 kg. Più complessa e sofisticata la disfida dei camosci che comprende il rituale di un lento avvicinamento che può culminare con lo scontro oppure con la rinuncia di uno dei contendenti. A novembre i camosci maschi dedicano molto tempo a duelli e corteggiamento.

Ovunque estinto, lo stambecco riuscì a sopravvivere solo nei territori che costituiscono l’odierno Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Il re Vittorio Emanuele II scelse, infatti, queste zone come riserva reale di caccia, impedendone ad altri la pratica, e salvando di fatto questo splendido ungulato da sicura estinzione. In seguito Vittorio Emanuele III donò questi territori al nuovo stato italiano per far sì che venissero protetti con l’istituzione di un parco, “Il Gran Paradiso”.

Sfida tra cervi adulti (Ph Cesare Re / Fotopercorsi.com)

A “caccia” dei cervi

Anche il cervo, a metà Ottocento, era a rischio d’estinzione. Se il Gran Paradiso è il luogo migliore per osservare camosci e stambecchi, il Parco Paneveggio Pale di San Martino, il Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand e, sull’Appennino, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi sono l’ideale per i cervi.

Il maschio è dotato di grandi corna che cadono, tra gennaio ed aprile, e ricrescono ogni anno, fra marzo e luglio. I cervi sono poligami e difendono un territorio più o meno ampio, abitato da un branco di femmine.

Nella stagione riproduttiva che inizia a fine settembre, i maschi adulti duellano a colpi di corna, anche se in genere lo scontro non è necessario ed è sostituito da semplici dimostrazioni di forza come bramiti e sfregamenti del palco sugli alberi. Dopo una gestazione di 33 – 34 settimane, a giugno le femmine partoriscono, in genere, un solo piccolo.

Per i cervi è opportuno vestirsi con colori non appariscenti, simili all’ambiente circostante, come i classici verde, grigio e marrone. Con un buon binocolo, di medio ingrandimento, potremo notare la presenza di animali anche a notevole distanza.

Una volta avvistati, possiamo avvicinarli cautamente e in silenzio: il problema non è tanto quello di farli fuggire ma quello di recar loro il minimo disturbo possibile. Bisogna tener presente, inoltre, che gli ungulati hanno una soglia d’attenzione superata la quale è inutile tentare di proseguire o di avvicinarsi ulteriormente, poiché continuerebbero ad allontanarsi di quel tanto che ritengono necessario per riportare la distanza ad un limite a loro più consono.

Come fotografarli

Per fotografare gli stambecchi è sufficiente, in genere, un obiettivo da 200 mm, per i camosci e i cervi è opportuno utilizzare focali anche superiori ai 300 mm. Utile un duplicatore di focale (tipo 1,4 o 2 x). Se invece si vogliono eseguire immagini ambientate dove si veda anche il paesaggio, oppure riprendere contemporaneamente interi branchi, servono obbiettivi più corti.

Un approfondimento sulle ottiche tele, in particolare sul 300 mm f 2,8, uno degli obiettivi professionali per eccellenza, sia per la focale, sia per la luminosità massima elevatissima, lo trovate su…

Bisogna però sapere che con i teleobiettivi difficilmente avremo a fuoco più soggetti, visto la limitata profondità di campo, a meno di diaframmare molto, creando problemi di mosso causati dal conseguente tempo di otturazione lungo.

Avremo quindi il soggetto principale a fuoco e altri animali ai lati della foto resi come macchie di colore che creerebbero effetti poco gradevoli. Quando non è possibile diaframmare consiglierei pertanto l’inquadra su un soggetto singolo, anzi, disponendo di focali molto lunghe può essere interessante il primo piano.

Anche la prospettiva e la posizione da cui si riprende il soggetto è determinante per la buona riuscita dello scatto. Se ci troviamo, infatti, in posizione elevata rispetto all’ungulato, è opportuno fare attenzione perché si rischia di schiacciare eccessivamente la prospettiva, deformando l’animale.

Dal basso verso l’alto è invece possibile ottenere effetti interessanti, slanciando il soggetto: un esempio classico è lo stambecco in piedi su una rupe.

Per scattare con i teleobiettivi, soprattutto con una focale superiore ai 200 mm, e ottenere immagini nitide e prive di mosso è indispensabile utilizzare il treppiede o almeno un monopiede. Se con un 200 mm è possibile, infatti, utilizzare la regola del tempo reciproco della focale (con un 200 mm si ottengono immagini nitide con 1/250 di secondo, con un 300 almeno ad 1/300), con focali maggiori è molto più difficile, comunque sconsigliato. Relativamente ai cavalletti vi segnalo il seguente approfondimento sul mio blog Fotografare in Montagna:

Meglio utilizzare sempre ISO bassi, per avere miglior qualità di immagine. La messa a fuoco va effettuata sull’occhio del soggetto, o disinserendo l’automatismo dell’autofocus che sarebbe ingannato dal colore uniforme del pelo.

Qualche spunto in più per la fotografia della fauna lo potete prendere anche dal mio sito Fotopercorsi.com

Infine, ricordiamoci che le nostre foto vengono realizzate in natura, in inverno, in ambienti non certo confortevoli: quindi l’ultimo consiglio è quello legato alla corretta gestione dell’attrezzatura fotografica e del peso – da bilanciare anche con  a normale attrezzatura da trekking e il vestiario – che bisogna portarsi appresso nello zaino.

In questo caso vi rimando ad un mio articolo pubblicato sul blog Fotografare in Montagna.

L’arrivo al rifugio Vittorio Sella (Ph Cesare Re / Fotopercorsi.com)

Location

Le valli del Parco Nazionale del Gran Paradiso, sia aostane che piemontesi, offrono buone possibilità per vedere e fotografare gli ungulati.

Popolazioni di stambecchi abbastanza numerose sono visibili anche nel Parco Nazionale dello Stelvio e nel Parco naturale delle Alpi Marittime, la più grande area naturale protetta del Piemonte, adiacente al grande Parco nazionale del Mercantour in Francia.

Sono presenti anche nel Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand che si estende sulla destra della Val di Susa e,in minor numero, in alcune valli della Valtellina, nell’Oasi Faunistica di Macugnaga e nel Parco Naturale Alta Valle Sesia. È possibile vedere gli stambecchi anche in altre zone della Lombardia e dell’arco alpino orientale, dove però gli incontri sono spesso sporadici e fortunosi.

I camosci sono presenti in quasi tutte le vallate alpine, diffusi e numerosi nei parchi sopra citati e nelle aree protette del Piemonte, del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, in Valtellina, nel Parco Naturale Adamello Brenta e nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Nel Parco Nazionale d’Abruzzo abita il camoscio d’Abruzzo, una specie simile a quella dei Pirenei che dal 1992 si sta cercando di reintrodurre anche nel Parco Nazionale del Gran Sasso.

Segnaliamo qui di seguito alcuni itinerari da percorrere sulla neve per fotografare gli animali selvatici

Testo e foto di Cesare Re

 

I nostri consigli

 

Sigma 150-600mm F5-6.3 – DG OS HSM

 

Questo obiettivo supertele della Sigma, per formato FF e APS-C, dalla qualità ottica eccezzionale, consente di scattare foto di soggetti distanti e in movimento: ideale pertanto per i protagonisti di questo articolo (camosci e cervi, oltreché stambecchi, quest’ultimi meno fuggevoli). Inoltre la straordinaria funzionalità del 150 – 600 mm consente di scattare fotografie anche nelle situazioni di luce più difficili, anche in ambienti poco luminosi, come può essere il sottobosco dove è più facile avvistare cervi e daini.

Vi segnaliamo il sito dove approfondire le notizie tecniche relative a questa super ottica – versione sport (attenzione però al peso nello zaino…), strumento ideale non solo per fotografare uccelli e animali in libertà, ma anche aeroplani, sport motoristici e ritratti. C’è anche la versione contemporary, più leggera (1930 gr), meno costosa, comunque professionale, più indicata per fotografi naturalisti che prevedono lungo camminate per realizzare “ritratti” fotografici a camosci, stambecchi e cervi.

 

Tamron SP 150-600mm F/5-6.3 Di VC USD G2

Questo nuovo obiettivo, leggermente più pesante (2000 gr) rispetto alla versione Sport della Sigma, si basa sul successo dell’attuale SP 150-600 mm (Modello A011), introdotto da Tamron nel dicembre del 2013. Naturalmente, presenta migliori prestazioni ottiche complessive e maggiore velocità di messa a fuoco automatica, migliore funzione VC, rivestimento al fluoro, meccanismo FLEX ZOOM LOCK e adattatore di conversione tele. Per approfondire le caratteristiche di questo super tele vi rimandiamo alla pagina dedicata, sul sito della Tamron:

 

A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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