Sei consigli per scegliere la giacca impermeabile | Trekking.it

Sei consigli per scegliere la giacca impermeabile

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Come piselli in un baccello, è così, citando un celebre sketch di Stanlio e Ollio, che ci dovrebbe far sentire la giacca impermeabile perfetta!

La missione è quasi impossibile, ma, rispetto alle vecchie cerate e ai parka di certe foto che hanno fatto la storia dell’alpinismo, di strada verso il comfort se n’è fatta parecchia!

Una storica immagine del grande alpinista Kurt Diemberger: ambiente estremo e giacca non proprio tecnica, almeno per i parametri odierni!

Una storica immagine del grande alpinista Kurt Diemberger: ambiente estremo e giacca non proprio tecnica, almeno per i parametri odierni!

Oggi esistono baccelli… emh scusate… gusci, che rispondono egregiamente all’esigenza fondamentale di chi fa sport nell’ambiente outdoor: impedire all’acqua di penetrare dall’esterno e consentire all’umidità che si genera con l’attività fisica di uscire all’esterno.

vestiario a cipolla

Sul mercato esistono due grandi famiglie di giacche impermeabili da outdoor: i softshell (letteralmente gusci morbidi), molto apprezzati per la loro vestibilità e per il modo in cui “seguono” i movimenti dell’atleta, e gli hardshell (alias gusci duri), caratterizzati più o meno dal classico effetto “cartonato” che non tutti apprezzano, ma che di solito offrono prestazioni molto elevate in termini di impermeabilità, traspirazione e leggerezza.

Che si opti per l’una o l’altra famiglia, il discrimine fra un prodotto di eccellenza e uno mediocre sta in gran parte nella qualità delle membrane impermeabili con cui i gusci vengono trattati.

I prodotti e le marche oggi sul mercato sono diversi… quel marchio là, quello che tutti avete in mente, sicuramente è un’eccellenza e una garanzia, ma si possono prendere in considerazione anche altri tipi di membrane, soprattutto se a proporveli è un negoziante esperto e nel quale avete fiducia.

Noi vi consigliamo piuttosto di fare le vostre valutazioni tenendo conto di altri parametri, come quello dell’utilizzo o meno dei PFC, composti chimici usati da molte aziende per l’impermeabilizzazione dei capi outdoor, che però hanno grosse controindicazioni per l’ambiente e la salute.

 

Ecco infine i nostri 6 consigli su come scegliere la giacca impermeabile:

1 – Vi serve il guscio, non tutto l’uovo!

La giacca è lo strato più esterno del sistema di vestiario “a cipolla” ideale per le attività outdoor.

Quindi è meglio che essa svolga solo la funzione di guscio impermeabile e traspirante, lasciando agli indumenti intermedi (pile, micropile e affini) il compito di fungere da strato termico.

In pratica: i giacconi con imbottiture e fodere varie non sono l’ideale per l’utilizzo escursionistico e di solito aggiungono peso inutile nello zaino.

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2 – Il cappuccio non serve solo per “pucciare” la brioches

Una vera giacca da outdoor DEVE avere un cappuccio che funzioni, cioè che: ripari veramente dall’acqua (occhio ai cappucci staccabili, che potrebbero presentare punti deboli di infiltrazione).

Sia ben regolabile, in modo da dare abbastanza agio per poter piegare la testa una volta che si indossato lo zaino e da non cadere sugli occhi quando lo si indossa scarichi (fate la prova in negozio… non tutti i modelli sono tagliati con la stessa cura rispetto a questi particolari!).

Ripari non solo dall’acqua che arriva da “su”, ma anche da quella che arriva in orizzontale e da sotto.

Insomma: quando fa bufera bisogna che il cappuccio si possa chiudere alla perfezione, incorniciando il viso senza lasciare falle da dove pioggia e vento possono penetrare.

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3 – C’è una ragione per cui le Zip le chiamano anche “cerniere lampo”

La ragione è che si devono poter aprire e chiudere in un lampo (che, sotto un acquazzone, è il tempo che fa la differenza fra l’essere asciutti e l’essere bagnati).

Anche in questo caso fate le vostre prove durante l’acquisto: una cerniera che si impiglia in negozio difficilmente funzionerà meglio in montagna, col la pioggia che cade, il vento che soffia e le mani gelate.

 

4 – Due tasche sono poche, ma quattro… forse… troppe!

Indovinate qual è il numero giusto?

La giacca deve avere due tasche ampie dove poter all’occorrenza mettere le mani per tenerle calde e un’altra (al massimo 2) dove riporre piccoli oggetti o la carta geografica… il resto è tutta roba che va bene per i navy seals ma non per gli escursionisti.

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5 – Chiudete i boccaporti

Oltre al cappuccio la giacca da outdoor deve consentire una chiusura “stagna” (per modo di dire) anche delle altre aperture: tutte le zip devono avere una banda di tessuto protettivo o, meglio ancora, essere impermeabili.

Tutte le tasche devono avere le zip; i polsini non devono avere elastici (orrore!) ma un buon sistema di chiusura con velcro.

Il fondo della giacca si deve poter stringere con elastici regolabili; devono essere presenti aperture di aerazione, ma anche queste richiudibili con cerniere stagne.

 

6 – Meglio abbondare

Quando provate le giacca che intendete acquistare ricordatevi che probabilmente la utilizzerete sopra altri indumenti (almeno n intimo e uno strato termico).

Meglio quindi scegliere una taglia che vi lasci ampia libertà nei movimenti e non stringa nei punti strategici delle articolazioni o in vita.

 

Ma vediamo, per ciascuna tipologia di guscio vista, quali sono i migliori prodotti che si trovano sul mercato in grado di garantire un buon rapporto tra qualità e prezzo:

 

Giacche “Hard Shell”

Come abbiamo detto, si distinguono per le elevate performance in termini di protezione dagli agenti atmosferici abbiamo individuato nelle produzioni di The North Face, Patagonia e Salewa le migliori soluzioni a prezzi tutto sommato non eccessivi.

Giacche “Soft Shell”

Si distinguono per il maggior comfort e la migliore vestibilità, vi segnaliamo di seguito alcuni modelli che che si distinguono in questo segmento per l’elevata qualità dei materiali e l’ottima cura dei particolari, sicuramente tra le migliori soluzioni in commercio:

A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

2 comments

  1. Luca Cento 31 Ottobre, 2018 at 14:35 Rispondi

    Rivaluterò il marchio GORE-TEX® quando eliminerà i Pfc, ossia i composti chimici fluorurati di cui sono composti questi tessuti. Dopotutto questi indumenti possono causare un assorbimento nel corpo umano ed essere pertanto tossici.

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