Il berretto da montagna | Trekking.it

Il berretto da montagna

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Quando da bambino cominciai ad andare in montagna fui vittima (come molti) delle “angherie” della mamma, che in montagna non ci andava, ma che la immaginava come un luogo desolato e inospitale, tipo Polo Nord in inverno…

Partivo per la gita primaverile sulle colline brianzole equipaggiato con un paio di maglioni, giacca in piumino, calzoni di velluto e tre o quattro paia di calzettoni. Se c’era da dormire in rifugio nello zaino ci finiva anche una coperta, che non si sa mai, magari non ne hanno abbastanza… Quello che poi non poteva assolutamente mancare (pena un inesorabile decesso per assideramento) erano la berretta e la maglietta della salute (lana fuori e… lana sulla pelle!), possibilmente da indossare già prima della partenza, anche ad agosto!

La mamma forse esagerava un po’, ma ora che ho qualche capello bianco in testa e qualche escursione in più nelle gambe mi tocca ammetterlo: accidenti, aveva ragione lei, almeno sulla maglietta della salute e sulla berretta!

Esperienza e un po’ di studio insegnano: il dorso e la testa sono fra le parti del corpo che disperdono maggior calore, il primo per una questione di ampiezza di superficie, la seconda per via della densità di vasi sanguigni che la irrorano.  Una loro corretta termoregolazione è quindi essenziale per il comfort dell’escursionista.

Della maglietta della salute nella sua versione contemporanea, cioè dell’intimo per l’outdoor, abbiamo già parlato in un precedente articolo (Abbigliamento intimo tecnico o base layer).

Anche di come gestire la temperatura del capo in ambienti caldi abbiamo già argomentato (Il cappello da escursionismo). Visto che ormai l’autunno è alle porte, qui ci concentriamo sulla berretta, inseparabile compagna degli escursionisti quando le temperature cominciano a scendere.

A ciascuno la sua berretta

Data la sua importanza strategica, la scelta di questo capo di abbigliamento non è solo una questione estetica, ma dipende ampiamente dall’ambiente di utilizzo e dalla tipologia di attività che andremo a a fare.

Per quelli che vanno di fretta

Chi sui sentieri ci va di corsa, come gli appassionati di trail running, o anche chi fa passeggiate “leggere”, magari senza salire troppo di quota, non ha certo bisogno di mettersi in testa un scafandro completamente isolante. In condizioni di clima non troppo rigido o svolgendo un’attività aerobica che porta il nostro corpo a produrre molto calore, è meglio puntare su berrette realizzate con materiali molto traspiranti e idrofughi. Si può anche optare per la soluzione più minimale rappresentata dalle fasce che lasciano scoperta la testa ma proteggono le orecchie, cioè le zone di massima dispersione del calore.

Per chi va in alto

Quando l’ambiente che ci sta attorno comincia a diventare “glaciale”, è meglio che la nostra berretta più che nella traspirazione sia abile nella conservazione del calore. Sul mercato c’è una vastissima gamma di prodotti di questo tipo, da quelli in materiali più tradizionali come la lana, a quelli in fibre sintetiche o miste.

Qualsiasi sia la vostra scelta al momento dell’acquisto prestate attenzione anche al comfort, cercando di capire che effetto vi fa tenere addosso la berretta: non tutte le forme e non tutti i materiali si adattano a tutte le teste e a tutte le pelli e camminare indossando una berretta che genera prurito o un qualche fastidio è davvero una cosa insopportabile!

Occhio anche alla forma: sul “cucuzzolo” ci potete mettere pure i sonagli se volete, ma è essenziale che il capo sia costruito in modo da tenere ben coperte le orecchie. Se poi siete escursionisti che non disdegnano percorsi tecnici sui quali serve indossare un casco, ad esempio le vie ferrate, cercate i non esagerare con le forme fantasiose perché la berretta dovrete riuscire ad infilarla sotto “l’elmetto” senza assumere le sembianze di Marge Simpson.

Quando tira vento

In certe condizioni particolari è il vento più che l’effettiva temperatura ambientale ad influire sulla nostra percezione del freddo. È il famoso effetto wind chill, che causa un aumento della dispersione del calore corporeo.

Quando il vento non è solo uno zefiro primaverile, ma comincia a somigliare più a una bufera (cosa che può accadere nelle giornate più fredde dell’inverno, ma anche in estate quando si cammina in alta quota) è opportuno avere a portata di mano una berretta realizzata in materiale antivento e che magari non copra solo la parte superiore della testa, ma protegga anche, guance, mento e collo (il classico passamontagna o balaclava).

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A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

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