Un, due, tre, stella! Escursioni notturne al chiaro di luna | Trekking.it

Un, due, tre, stella! Escursioni notturne al chiaro di luna

Un originale approccio all’escursionismo: il trekking notturno per godere dei panorami al chiaro di luna e percepire l’ambiente con sensi diversi.

“Un, due, tre, stella!” è uno dei classici della nostra infanzia, come anche “fare la conta” e giocare a nascondino. In verità è un falso storico: la frase corretta piemontese era “Un, due, tre, stai là!”, poi italianizzata in “Un, due, tre, stella!”; quindi era un imperioso «stai là!» a chi nel gioco avanzava verso di noi. Alla fine, poco importa, perché in realtà il nostro divertimento durante un trekking notturno è contare le stelle e ascoltare tutto ciò che non si riesce a vedere.

Udito, tatto e olfatto: questi sono i sensi che entrano in gioco quando arriva la sera. Nelle ore notturne la percezione di questi segnali si amplifica, di giorno invece passano quasi inosservati perché ci fidiamo soprattutto di ciò che vediamo. Superato il primo impatto timoroso, possiamo scoprire che camminare di notte è un’esperienza davvero interessante: nel mezzo di un bosco e avvolti dall’oscurità possiamo apprendere nuove informazioni, nuove sensazioni, nuove emozioni. Una faggeta o un lariceto diventano così un laboratorio multisensoriale grazie alle percezioni tattili, olfattive e uditive, addirittura possiamo attivare l’immaginazione in un ambiente quasi surreale.

Esplorare un territorio come non lo abbiamo mai visto dipende dalla location e dalla stagione. Ad esempio, in collina e in riva al mare, in una notte d’estate, camminare diventa una scelta obbligata, sarebbe insensato farlo di giorno con temperature che superano i 30°C. Dopo il crepuscolo lo spettacolo delle stelle e i richiami della fauna selvatica sono uno stimolo in più per risvegliare i nostri sensi e assaporare l’avventura.

Piani di Praglia – Ciaspole

Quando poi sopraggiungono i mesi freddi, il moon-trekking con le ciaspole rappresenta un’esperienza indimenticabile grazie alla luce della luna che si riflette sulla candida coltre di neve. Alla fine non c’è una stagione più indicata di un’altra per camminare di notte: il trekking si può praticare sia in estate sia in inverno, ma con giudizio…

 

Trekking notturni: la luce!

Coinvolgente, emozionante, curioso, divertente, alternativo e stimolante, sono davvero tanti i termini per etichettare un trekking notturno che non deve però trasformarsi in un “appuntamento al buio”…

In occasione delle escursioni dopo il crepuscolo le raccomandazioni non si sprecano, anzi, si amplificano partendo dal presupposto che camminando nelle ore notturne la ridotta visibilità rappresenta un elemento a rischio. Anche per questo, prima di mettervi in viaggio dovete assicurarvi che la torcia frontale funzioni correttamente e che abbiate riposto quella di scorta e le batterie di riserva nella tasca dello zaino.

Il tipo di torcia è un aspetto importante: la lampada frontale è l’ideale perché vi consente di avere le mani libere, anzi, diventa una necessità se amate camminare supportati dai bastoncini. Inoltre, la torcia da tenere in mano impedisce l’uso di uno dei quattro sensi che vengono stimolati durante l’escursione al buio: il tatto.

Nella scelta, anche i grammi hanno la loro importanza: le pile frontali sono sicuramente più leggere rispetto a quelle tradizionali. Noi suggeriamo di riporre nella tasca dello zaino entrambi i tipi di torcia per i trekking notturni (una servirà di scorta), e una pila per le escursioni diurne: soprattutto d’inverno il sole tramonta prima, quindi un qualsiasi inconveniente potrebbe tardare l’uscita dal sentiero e sarebbe antipatico farsi sorprendere sprovvisti di torcia al buio.

Foto di Enrico Bottino

La torcia a LED può essere la risposta giusta alle nostre esigenze: ha un’autonomia elevata, è leggera e di poco ingombro, il fascio di luce è regolabile, l’intensità può variare da 20 – 25 lumen per i sentieri più “aperti” a 35 – 40 lumen per tracciati più accidentati e in cattive condizioni.

In base alla frequenza di utilizzo si possono scegliere sorgenti di luce con batterie ricaricabili, per usi più frequenti, oppure con batterie usa e getta (l’acido può danneggiare i contatti, quindi ricordatevi sempre di togliere le pile quando non usate la torcia). Questo breve excursus ci ha convinto che per un “gadget” apparentemente così banale, bisogna mettere mano al portafoglio: un mezzo potente e professionale, che garantisce buone performance, trasmette maggiore sicurezza e tranquillità durante i nostri trekking anche nelle ore più buie.

Oltre alle torce e all’equipaggiamento specifico per le escursioni notturne (ricordatevi spray o creme per proteggere la pelle dalle punture di zanzare), anche l’attrezzatura classica va rivista in ottica serale: in questo caso suggeriamo un piccolo accorgimento per i trekking estivi, un capo caldo da indossare dopo il crepuscolo quando la temperatura volge al fresco e si prevedono soste obbligate per escursioni a tema sensoriale e astronomico.

Orientarsi di notte…

bigstock yanik88

Per vivere un’esperienza nell’oscurità basterà iniziare a camminare mezz’ora dopo il tramonto, quindi verso le 21:30 a giugno e luglio, oppure verso le ore 19:00 tra gennaio e febbraio.

La scelta della notte più adatta dipende dalle nostre aspettative: in assenza di luna le volta celeste è ancora più stellata, circostanza da prendere in considerazione se la location dell’escursione è lontana dalle grandi città. Va però detto che la quasi totalità della popolazione del pianeta non è in grado di vedere bene le stelle a causa dell’inquinamento luminoso; la Via Lattea, riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, è invisibile al 60% degli europei e all’80% dei nord americani.

In questa classifica, per nulla invidiabile, entra di diritto il nostro Paese: otto italiani su dieci non possono vedere il cielo stellato incontaminato a causa dell’eccessiva illuminazione. A questo punto, tanto vale rinunciare alla Via Lattea e usufruire al massimo della luce naturale a nostra disposizione camminando in una notte di plenilunio, fase lunare che può aiutare la nostra torcia a farci strada lungo il sentiero!

Cusna, Appennino Tosco-emiliano – Foto di Enrico Bottino

Attenzione però: non è facile orientarsi con il buio, quindi per seguire un sentiero in piena sicurezza, senza titubanze, sapendo dove sono i bivi da prendere, è buona norma percorrere itinerari che si conoscono bene e non accidentati (evitiamo itinerari classificati EEA).

Soprattutto in un bosco fitto la visuale è ridotta e anche il sentiero che di giorno appare ben tracciato di notte non è così evidente. I segnavia stessi, che indicano la direzione da prendere, sono disposti sul terreno o sui tronchi ad una distanza pensata per la visione diurna: al buio può succedere – soprattutto nei boschi di lecci e macchia mediterranea – di non vedere più il segnavia successivo, per questo è importante avere una torcia con un adeguato fascio luminoso, ampio e profondo.

Per ridurre ulteriormente la casistica di errore, quando si segue un sentiero di notte, gli escursionisti più “smanettoni” e “informatizzati” possono fare ricorso alle tecnologie più avanzate: in rete, tramite dispositivo mobile possono consultare le mappe a contenuto libero di OpenStreetMap. Le basi cartografiche scaricate dalla rete (quindi utilizzabili anche offline) sono affidabili, graficamente gradevoli e funzionali, interattive, possono essere avvicinate o allontanate a piacere: grazie al Gps possiamo orientarci anche durante l’escursione notturna o con visibilità ridotta (ad esempio, in caso di nebbia).

Muoversi di notte…

monte Zatta – Foto di Enrico Bottino

Quando si cammina al buio è buona norma muoversi lentamente, distendere le braccia in avanti in caso di visuale ridotta e fare grande attenzione a dove si mettono i piedi (raccomandazione rivolta soprattutto agli amanti del mondo outdoor touch che camminano con il dispositivo mobile in mano).

Se siete in gruppo, evitate di accecare i vostri compagni: se dovete rivolgervi a loro coprite il fascio luminoso con il palmo della mano, altrimenti la luce improvvisa della torcia induce le pupille a contrarsi provocando una cecità transitoria – lavorano come il diaframma di una macchina fotografica: in condizioni di scarsa luminosità la pupilla si dilata per assorbire più luce – perché viene alterata la visione scotopica dei bastoncelli della retina.

Il trekking sui sentieri al buio è comunque rivolto a chi ha buona pratica di movimento e buona capacità di orientamento, altrimenti consigliamo agli escursionisti meno esperti di rivolgersi a guide esperte, Associazioni e Parchi, che propongono escursioni notturne per “vedere” il territorio con occhi nuovi e vivere un’atmosfera magica. Sui loro siti si trova una ricca scelta di escursioni notturne.

Visione notturna

Nivolet , Gran Paradiso National Park – Foto di Enrico Bottino

La retina dell’occhio è composta di due tipi di percettori visivi: i coni e i bastoncelli. Quest’ultimi sono molto più sensibili alla luce, distinguono solo il bianco dal nero e forniscono immagini a bassa risoluzione.

Il risultato è che i bastoncini consentono la visione periferica – fondamentale per la percezione dei pericoli – e una visione scotopica – ossia monocromatica – anche quando il livello di illuminazione è molto basso.

Il principale responsabile è la rodopsina: grazie a questo fotopigmento contenuto nei bastoncelli, possiamo orientarci al buio, riconoscere le forme e percepire i movimenti durante le nostre escursioni notturne.

I nostri occhi riescono in condizioni di scarsa illuminazione ad adattarsi ai cambiamenti di luce in circa mezz’ora, pertanto vi suggeriamo di raggiungere il punto di partenza dell’itinerario al tramonto, così gli occhi avranno il tempo necessario per adattarsi lentamente alle condizioni di totale oscurità (30 minuti dopo il calar del sole).

Anche gli occhiali da sole con lenti rosse possono essere un utile accorgimento: i bastoncelli non percepiscono questo colore, quindi l’adattamento all’oscurità inizierà ancora prima del crepuscolo e questo vi agevolerà nel percepire il sentiero e i movimenti attorno a voi.

Accorgimenti per la visione notturna

Bigstock Marina Pissarova

Camminare di notte ci porta ad intensificare la nostra attenzione, la nostra concentrazione.

Qui di seguito elenchiamo alcuni brevi consigli per non ridurre la visione notturna:

  • lasciare che gli occhi si abituino naturalmente all’oscurità (30 minuti circa);
  • non guardare direttamente una fonte luminosa intensa (ad esempio, la torcia di un tuo compagno);
  • sfruttare la visione periferica che stimola una quantità maggiore di bastoncelli (cellule della retina).

Ricordatevi che l’adattamento dell’escursionista al buio dipende anche dall’età e da eventuali patologie oculari. Ovviamente il fatto di avere un raggio visuale limitato impone una maggior pratica di movimento se si affrontano sentieri e una buona capacità di orientamento.

Misteriose creature notturne

Il trekking notturno consente un contatto più diretto con gli animali che nelle ore crepuscolari sono più attivi: mettersi in loro ascolto rappresenta un’esperienza suggestiva e ricca di magia. Nel silenzio del firmamento stellato si possono sentire rane e rospi che nella stagione degli amori amano canticchiare e riprodursi di notte per non essere facili prede.

Sono padroni della notte anche gufi, barbagianni, allocchi e civette, che preferiscono agire nell’oscurità in quanto hanno una vista sviluppatissima. Ma sono davvero tanti gli animali che vivono di notte e si sono adattati a cacciare al buio: il predatore notturno per eccellenza è il pipistrello, ma anche il gufo e i barbagianni, la volpe che vive specialmente dal crepuscolo all’alba, oppure il riccio che grazie al suo sviluppatissimo olfatto caccia soprattutto di notte. E, udite udite, il ghiro, noto per le sue proverbiali pennichelle, di notte ama gironzolare tra i rami in cerca di un pasto a base di frutta, fiori e insetti.

Se poi avete la fortuna di vivere in zone frequentate dai cervi, sappiate che questo bellissimo ungulato ama gironzolare di notte perché di giorno potrebbe essere una facile preda del lupo. Oltre al più cattivo dei cattivi – ma solo nelle fiabe – reso celebre dai fratelli Grimm che lo vollero sconfitto, nel più classico dei finali, ci sono altri mammiferi intraprendenti di notte, ad esempio il simpatico tasso che riesce a intercettare insetti, lucertole e rane al buio, un mustelide decisamente pacifico rispetto alle cugine martore e faine.

Anche per noi escursionisti il senso della vista può trovare soddisfazione in questa nuova dimensione: in estate camminando nel bosco possiamo meravigliarci di centinaia di puntini luminosi che navigano nell’aria, sono le lucciole che senza fatica illuminano la natura e i nostri cuori nelle notti estive, lasciandoci sempre a bocca aperta. Un altro insetto che non attira la nostra attenzione per bellezza è la falena: bruttine a vedersi, rispetto alle più eleganti e delicate cugine diurne, ma anche loro che bisogno hanno di esibire colori sgargianti vivendo dopo il tramonto?

Madre Natura non ha lasciato nulla al caso, e allora con la bella stagione ritorna il caldo e anche le “fastidiose” zanzare, incubo dei nostri trekking notturni e verso le quali dobbiamo purtroppo fare affidamento a prodotti nocivi per noi e l’ambiente. Ma anche loro sono importanti nei delicati equilibri della notte…

Testo e foto di Enrico Bottino

Bigstock denbelitsky

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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