Vestirsi a cipolla: tempo di layering | Trekking.it

Vestirsi a cipolla: tempo di layering

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Massima libertà di movimento, azione termoisolante dal freddo, traspirabilità, protezione dal vento e dalla pioggia, insomma, i nostri capi tecnici hanno un bel da fare, ma il layering può andare in loro soccorso…

Al contrario di quanto si possa pensare, non stiamo parlando di scienza applicata: la scelta del tessuto naturale, artificiale o sintetico – oltre naturalmente alle variabili del caso – dipende anche dall’utilizzo che se ne farà. Sicuramente la parola d’ordine è una sola: stra-ti-fi-ca-re!

Questa tecnica, particolarmente amata nel mondo dell’outdoor, torna puntuale quando ci si prepara ad una escursione e si aprono le ante del guardaroba dove riponiamo i nostri capi tecnici. La regola da rispettare è una sola ma ben precisa: vestirsi a cipolla, ossia a strati, indossando diverse combinazioni di capi che, diciamoci la verità, rispettino anche un senso estetico perché gli indumenti tecnici oltreché funzionali sono anche alla moda e belli da vedere.

Look a parte, i tecnicismi del layering prevedono tre diversi livelli di vestizione: in questa ricerca ipersofisticata di sovrapposizioni entrano in gioco anche le membrane e i tessuti, combinati tra loro siano essi naturali, artificiali o sintetici. 

L’azione di “reciproco mutualismo” dei tre strati è fondamentalmente quella di trattenere il calore ma favorire la dispersione del sudore all’esterno (traspirabilità), proteggendo al tempo stesso il corpo dalle basse temperature, dal vento e dalla pioggia. Quindi, a seconda della stagione e di quello che si andrà a fare in natura, riconosciamo ad ogni strato il suo merito…

 

Primo strato: trasporto

Foto Enrico Bottino

In questo caso gli indumenti sono riuniti anche sotto l’unico termine commerciale di Base-layer. Ci riferiamo soprattutto alla biancheria intima a contatto con la pelle. E’ indispensabile e sempre presente. 

Azione principale: allontanare dalla pelle l’umidità prodotta durante il movimento trasferendola allo strato successivo (Mid-layer) o all’esterno, quindi il primo strato deve essere soprattutto traspirante. Quando il primo strato non è sufficiente per conservare una temperatura corporea in equilibrio con l’ambiente esterno (ad esempio, stagione invernale o trekking in quota), allora è necessario aggiungere uno strato intermedio (capi tecnici raggruppati sotto il termine di Mid-layer)

Tessuti: fibre idrofughe che non assorbono il sudore e asciugano velocemente. In percentuale minima (dal 2 al 20%) possono essere presenti elementi elasticizzati, come l’Elastan (noto anche con il nome Lycra o Spandex), che rendono l’indumento più aderente al corpo.

Strato intermedio: isolamento

Il Mid-layer può essere formato da più indumenti caratterizzati da filati morbidi e leggeri. Il più famoso al mondo, realizzato in tessuto sintetico Polartec è il Pile, che tiene caldo anche se bagnato e si asciuga rapidamente; la sua capacità di isolamento termico cresce in base alla grammatura. Sempre nell’ambito delle microfibre sintetiche segnaliamo prodotti al top, come la Polarlite della Salewa e il PrimaLoft che mantiene il calore anche in assenza di attività aerobica. Il Mid-layer è una scelta importante per l’inverno e in caso di basse temperature.

Azione principale: deve contribuire ad allontanare l’umidità dal primo strato per una rapida evaporazione e nella stagione invernale deve trattenere il calore del corpo, quindi l’effetto termoisolante e traspirante sono le priorità del Mid-layer.

Tessuti: microfibre sintetiche, ad esempio il polipropilene e il poliestere ad alta densità, in grado di creare dei “cuscinetti” d’aria che fungono da isolante termico. 

Terzo strato: protezione

Se lo strato intermedio non è sufficiente per respingere aria, acqua e neve allora subentrano i capi tecnici Outer-layer. Sono quegli abiti che ti sussurrano paroline dolci e rassicuranti quando dallo zaino t’invitano ad essere indossati per via del vento e della pioggia battente…

Azione principale: deve garantire un buon grado di impermeabilità per proteggere il corpo dalla pioggia e dal vento, senza però interrompere il trasporto del vapore acqueo dalla cute all’esterno, quindi la traspirabilità è un’altra dote richiesta ai capi tecnici Outer-layer.

Tessuti: rappresentano lo strato più esterno della cipolla e pertanto devono essere impermeabili all’acqua e al tempo stesso permeabili al sudore: questa doppia funzione viene egregiamente svolta dalle sottilissime membrane sintetiche che vengono accoppiate ad un tessuto esterno ed uno interno (fodera) nel caso dei laminati 2L e 3L (ideali per l’inverno), oppure per “spalmatura” nei gusci 2,5L (più adatti per l’estate). 

Quindi a fare la differenza sono gli elementi particolarmente porosi di politetrafluoroetilene; possiamo nominare il Gore-Tex®, come altri polimeri fluorurati appartenenti alla classe dei perfluorocarburi, come il Powertex adottato da SALEWA®, H2No creato da Patagonia, OutDry ™ Extreme sempre della Columbia, DryVent ™ adottata da The North Face, PolarTec Neoshell, Wind-Stopper, eVent, ecc 

In estate si può rinunciare al secondo strato, non al terzo in caso di pioggia, quindi la nostra scelta ricadrà su giacche Soft Shells che occupano poco spazio nello zaino, leggere, comprimibili, comunque atte a garantire sufficiente impermeabilità, tenuta anti-vento e alti livelli di traspirabilità. Nella stagione invernale o comunque per attività in alta quota meglio puntare su capi di abbigliamento Hard Shell (Guscio duro) che invece hanno come caratteristica principale l’impermeabilità pur conservando un certo grado di traspirabilità.

Riserva naturale delle Salse di Nirano (Ph Enrico Bottino)

Naturalmente, nella sovrapposizione degli indumenti è importante la vestibilità e il rispetto dei volumi per non aver difficoltà nei movimenti, soprattutto per chi come noi in montagna cammina e arrampica. I punti più delicati, da valutare con accortezza nel momento che indosseremo la nostra “cipolla” sono le ascelle e per le donne il seno. Ricordiamoci che l’omino Michelin è passato di moda…

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Testo di Enrico Bottino

 

 

A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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