Foto – Trekking: scelta del corredo fotografico, dimenticanze ed elucubrazioni semiserie…

La scelta del corredo fotografico per un trekking di più giorni e alcuni suggerimenti per scattare “buone” fotografie. A meno di non avere molti amici volenterosi da “utilizzare” come sherpa o un paio di simpatici muli da soma, diventa necessario razionalizzare peso e ingombro.

L'alba dal Rifugio Champillon, verso le cime della Valpeline, uno scenario tra i più suggestivi, uno dei momenti più belli di un trekking di più giorni. Dormire in quota consente di vivere momenti di rara suggestione, con luci basse e radenti, ideali per fotografare.

L’alba dal Rifugio Champillon, verso le cime della Valpeline, uno scenario tra i più suggestivi, uno dei momenti più belli di un trekking di più giorni. Dormire in quota consente di vivere momenti di rara suggestione, con luci basse e radenti, ideali per fotografare. Nikon D800; Nikkor 24-70 AFS.

Tutto è pronto. Lo zaino da montagna è stato opportunamente caricato, con generi alimentari, acqua, sacco lenzuolo, abiti di ricambio, effetti personali e tutto il necessario che ad un buon escursionista non deve mai mancare, per un trekking di più giorni da rifugio a rifugio. E se tutto non è proprio pronto ? E se dimenticassimo qualcosa ? E l’attrezzatura fotografica ?

Fatti, misfatti, dimenticanze, omissioni…

Se non volete leggere queste elucubrazioni semiserie, passate direttamente al secondo paragrafo: Generi Fotografici. Forse non dovrei scrivere queste cose, forse sarebbe meglio celare il tutto dietro a omertoso e pietoso silenzio. Parlare di dimenticanze, “omissioni d’equipaggiamento” e fatti similari, non è certo il massimo. Credo, però, che tutti, in un modo o nell’altro, abbiano provato a scordare qualcosa, durante una gita in montagna o in natura. Se ti muovi per camminare o scalare può essere che dimentichi del materiale inerente alla tua attività; se vivi la montagna per fotografarla, ecco che la “semina” di materiale fotografico diventa tendenzialmente piuttosto rischiosa. Se, invece, fai entrambe le cose, più o meno insomma, il rischio non raddoppia, ma si moltiplica esponenzialmente. Ho, però, la consolazione di essere in ottima compagnia, tra amici, “alunni” dei workshop di fotografia e conoscenti. Comunque, le righe seguenti, raccontano di “eventi giovanili”, di qualche anno fa, insomma. Non riuscirei mai a elencare in ordine cronologico tali fatti e misfatti. Tendo, quindi, a raccontare le cose in ordine sparso. Per alcuni anni, ho utilizzato uno zaino da alpinismo della “Longoni Sport”, di un tremendo colore violetto / azzurrino. Una volta alla Capanna Gnifetti, verso le 3 di notte, in partenza per quel magnifico mondo di ghiaccio che è il Monte Rosa, per poco un alpinista tedesco non partiva con il mio zaino. Era identico al suo. Fermato appena in tempo. Qualche anno dopo, ho utilizzato per l’ultima volta il suddetto zaino (il mio, non quello del tedesco), per salire la vetta del Gran Paradiso. Poi, a casa, ho posto (deposto) lo zaino in mansarda, per lasciarlo sui ripiani in legno per molto tempo. Un paio d’anni dopo, sistemando l’attrezzatura da montagna, ho scovato, tra le pieghe di una tasca interna, un rullino di diapositive Kodak Elite 100 da 36 pose. Va beh che, secondo alcuni, una delle emozioni della pellicola era l’attesa tra lo scatto e lo sviluppo, ma un paio d’anni sono davvero tanti. Non facevo ancora il fotografo professionista (anno 1998), sono, quindi, ampiamente scusato…Belle le foto, comunque. Il rullino s’è anche conservato bene. Ancora sul Gran Paradiso, ancora salendo verso la cima, passo dopo passo, ramponata, dopo ramponata, in continuo movimento cadenzato, l’occhio verso la sommità e poi la mancanza, uno strano senso di vuoto nella mano sinistra. Mi manca la picozza. Fermo la cordata (l’amico Filippo, che poi dimenticherà la sua Pentax MX, con ottica 80-200 scendendo dal Rifugio Vittorio Emanuele, verso Pont: lasciata su un sasso. Tornato sul luogo dell’abbandono, non ne ha trovate 2, ma neanche una: persa, rubata. La montagna non ci rende migliori, non chi l’ha presa, per lo meno). Cerco la picozza appesa allo zaino…ma non c’è. Lasciata al rifugio. Dopo una notte insonne al rifugio, in compagnia di un non ben identificato record man di “russamento atomico” e la partenza alle 4 del mattino…la picca è rimasta lì. La cosa, in effetti, mi ha preoccupato non poco, non tanto per la mancanza durante l’ascensione, ma per il valore affettivo della piccozza, prontamente recuperata al ritorno, nei meandri della struttura a semibotte metallica del Rifugio Vittorio Emanuele. Beh…almeno avevo l’acqua, durante la salita sul ghiaccio. Lo stesso non si può dire per l’escursione al Bivacco Fiorio e al Mont Dolent, in Val Ferret, nel comprensorio di ghiaccio e granito del Monte Bianco. Una dimenticanza non da poco, considerando che dovevo passare la notte al bivacco. Avevo il fornellino, però. Un pò di pazienza ed ecco pronta l’acqua di fusione. Al Bivacco Camposecco, invece, in Valle Antrona avevo un sacco d’acqua. Non male per una salita che si snoda costeggiando torrenti e cascate. Dopo circa 900 metri di dislivello in salita, da solo, arrivo alla piccola casupola di lamiera, in riva alle acqua del laghetto, sormontato dalle Coronette. La fatica della salita e il dislivello si sono fatto sentire. Niente di meglio che una pausa di “riflessione alimentare”. Mano nello zaino per recuperare i panini e…ecco, ci sono quasi, tolgo il pile, la borsa fotografica, il treppiede e…nulla, non c’è niente: lo zaino è vuoto, lo ribalto, caccio dentro la testa. E’ vuoto. Un genio ! Ho dimenticato il cibo. Lungo la mesta discesa, sempre i suddetti 900 metri di dislivello, mi cibo di bacche e mirtilli, a mo’ di orso, ma evidentemente non basta. E’ un giorno feriale di giugno, non c’è in giro nessuno. Ormai al lago di Campliccioli, attraverso le due gallerie, e quasi al parcheggio inizio ad accusare un forte giramento di testa, totale ipoglicemia, ovvero una fame boia che si manifesta con costanti giramenti di testa. Arrivo all’auto, ci vedo doppio, apro il bagagliaio e vedo che il cibo proprio non c’è, l’ho proprio lasciato a casa. Devo scendere lungo i tortuosi tornanti, da Campliccioli sino ad Antronapiana. Poi, improvvisamente, eccola: una mela. Non è un miraggio. E’ li. Nel baule. Bella, rossa, vecchia e bacata. Bastano un paio di morsi per recuperare l’energia. Impressionante. Tra l’altro, mi spiego anche cosa era quel qualcosa che, da settimane, rotolava nel bagagliaio ad ogni curva. Salvo per una mela. Come si dice: una mela al giorno… Si impara dai propri errori. Infatti, ho detto: “errori”, al plurale. Ed eccomi, quindi, a Carcoforo, alla croce del Cole d’Egua, in sacrale ammirazione del Monte Rosa: bellissimo, si erge con la sua parete est. Sono in un luogo ideale per la pausa pranzo. Se solo avessi un qualcosa per pranzo. Ma si sa …”corsi e ricorsi”, la storia si ripete: ed eccomi a scendere, digiuno, passando per il Rifugio Cai Boffalora, chiuso, e poi per il paesino di Carcoforo. E’ maggio, però, ed è tutto chiuso. Non mi resta che scendere in auto, alla ricerca di un bar, o similari. Ne troverò uno aperto a Rimasco. L’esperienza – dimenticanza più dolorosa, però, rimane la gita al Colle del Nivolet, senza le solette degli scarponi. Non vi dico…al ritorno dalla gita, mi accorgo di non aver mai avuto fiacche così grandi: una sotto il tallone, e grande quanto il tallone; l’altra occupa, più o meno, tutta la parte anteriore dell’altro piede. Per qualche giorno mi muovo solo senza scarpe !  Se la dimenticanza più dolorosa è stata quella di cui sopra, forse la sofferenza peggiore, causa smemoratezza, l’ho subita al Rifugio Quintino Sella, al Felik, sul Monte Rosa. Il rifugio è pieno zeppo. Ci dirottano nel rifugio vecchio. Bellissimo. Sembra davvero di respirare la storia degli alpinisti che, negli anni, si sono cimentati nelle varie salite del Lyskamm, del Castore e degli altri 4000 del Rosa. Ecco sembra anche di patire il freddo che tutti loro, messi assieme, hanno sentito. Questa volta ho dimenticato il sacco a pelo e gli spifferi, nel vecchio e storico legno della piccola capanna vecchia, a 3585 m, sono costanti e gelidi e lo saranno per tutta la notte, sino alle 4, ora di un’inutile sveglia, visto che non ho certo dormito molto.

Generi fotografici

Classica foto di paesaggio, con il Cervino e un prato fiorito, nei primi di luglio. Nikon D800; Nikkor 24 2,8 afd.

Classica foto di paesaggio, con il Cervino e un prato fiorito, nei primi di luglio. Nikon D800; Nikkor 24 2,8 afd. Punto di ripresa basso, ad altezza dei fiori. Per queste immagini è necessario avere ottiche grandangolari, con una ridotta distanza minima di messa a fuoco, almeno intorno ai 20, 30 cm.

Dopo aver elencato curiose dimenticanze e altre simili amenità, parliamo dell’attrezzatura fotografica per un trekking di più giorni. Cosa ci serve ?  Una reflex, il 14 – 24mm per le inquadrature grandangolari, uno zoom “normale” tipo il 24-70mm e un tele zoom, almeno un 70-200mm. Ovviamente tutte ottiche con apertura di f 2,8, sia per motivi qualitativi, sia perché offrono molte possibilità in più, anche per scattare con poca luce. E se si incontrano gli animali ? Non può, quindi, mancare un bel teleobiettivo, magari un 300mm, o meglio un 400mm. Ovvio, il treppiede è indispensabile, altrimenti come si scattano le immagini ad un bel tramonto a ad un cielo puntellato di stelle ? Poi filtri ND e polarizzatori per ogni ottica, batteria di ricambio, caricabatterie, scatto flessibile, schede di memoria e altri piccoli, ma irrinunciabili accessori. Abbiamo praticamente riempito il bagagliaio di una grossa station wagon, con sedili reclinati, ovviamente. Il problema si pone quando è necessario trasferire i circa 15 – 20 kg di roba nello zaino, già pieno dell’attrezzatura non fotografica, da utilizzare durante il trekking. A meno di non avere molti amici volenterosi da “utilizzare” come sherpa o un paio di simpatici muli da soma, diventa necessario razionalizzare peso e ingombro. Determinante, comunque, il genere fotografico sul quale decidiamo di porre maggiormente attenzione. In montagna si scattano, in genere, immagini di paesaggio, animali, fiori, persone, ecc. Se abbiamo una particolare predilezione per gli animali, privilegeremo le focali lunghe. Se la zona è ricca di fiori, non mancherà un’ottica macro, e così via.

21)La vegetazione è un altro elemento importante che racconta l’ambiente di montagna, durante un foto trekking

La vegetazione è un altro elemento importante che racconta l’ambiente di montagna, durante un foto trekking. In questo caso è stato usato un teleobiettivo, per isolare la porzione di vegetazione, con il sole alle spalle. Nikon D800; Nikkor 70 – 200 f 4  AFS. iso 400; f4; 1/2500.

Peso e ingombro

Cartina - Monte Bianco

E’ ovvio che per un trekking di più giorni diventa indispensabile cercare di ridurre peso, ingombro e di razionalizzare il bagaglio fotografico. A seconda del tempo che decidiamo di dedicare alla fotografia, sceglieremo il tipo di attrezzatura da portare. In questa sede, si parla di Foto – Trekking, quindi analizzeremo le situazioni ad esso relative, tralasciando chi si reca in montagna, utilizzando solo lo smartphone o una piccola compatta, per ottenere delle semplici foto ricordo. Per un trekking di molti giorni, o comunque su percorso impegnativo e d’alta quota, è possibile affidarsi ad una macchina fotografica e ad un solo obiettivo. Per esempio una reflex e un’ottica tipo 28-300mm, per il formato FX, oppure 18-200mm o 18-300mm, per il formato DX. Volendo, si potrebbe aggiungere un’ottica fissa supergrandangolare, tipo un 18mm o un 14mm che, con un peso ancora accettabile, consentono di avere un corredo completo, o quasi. Se, invece, si prevede di trovare specie floreali interessanti, si potrebbe pensare di sostituire il grandangolare con un macro corto, tipo 50mm o similari, o magari ripiegare sulle lenti addizionali che sono leggerissime; si avvitano all’obiettivo come un filtro e riducono la distanza minima di messa a fuoco, consentendo quindi ingrandimenti maggiori, per foto di fiori o insetti. Possibile anche utilizzare una coppia di zoom, magari un 24-70mm e un 70-200mm, puntando, così, sull’elevata qualità ottica, magari utilizzando le versioni f4, invece delle più pesanti f2,8. Ad oggi esistono anche moltiplicatori di focale (tipo 1,4 x, 2 x) che consentono di aumentare i millimetri delle focali tele per la ripresa di fauna selvatica. Per chi non vuole rinunciare a nulla, o quasi, la terna di zoom (grandangolare, normale e tele), tipo 16-35mm, 24-70mm e 70-200 (o 70-300mm), rimane l’ideale, magari nelle versioni ad apertura f4 o simili che sono più leggere. Visto che camminare e fotografare, per i più, deve anche essere un piacere e non una tortura, nulla vieta di utilizzare solo un paio di ottiche fisse, puntando su qualità e leggerezza, magari un 24mm e un 85mm. Può anche essere un esercizio fotografico interessante muoversi con solo un paio di ottiche fisse, una metodologia di lavoro che aiuta ad affinare l’occhio fotografico e a sostituire la varietà di ottiche con concentrazione e inventiva.

Stambecco, un incontro frequente in montagna che, a volte, richiede l’uso di focali tra i 200 e 300mm, spesso comprese in un solo zoom, tipo 70-300.

Stambecco, un incontro frequente in montagna che, a volte, richiede l’uso di focali tra i 200 e 300mm, spesso comprese in un solo zoom, tipo 70-300. Nikon F90 x

Reflex o Mirrorless

Sino ad ora abbiamo parlato di reflex, ma, ad oggi, sono uscite molte mirrorless di ottima qualità che consentono una trasportabilità eccellente, grazie a peso e ingombro nettamente minori, sia per i corpi macchina, sia per gli obiettivi (non c’è lo specchio che occupa spazio e il mirino è elettronico e / o a telemetro). Per le focali, vale lo stesso ragionamento espresso per le reflex. Ovvio, se il nostro foto –  trekking è breve, magari con una sola notte in rifugio, è possibile sobbarcarsi un peso maggiore e aggiungere altri elementi al corredo. Diciamo che un corredo composto da un corpo macchina mirrorless, una paio di zoom (normale e tele) pesa poco e ingombra ancora meno. Se vuoi approfondire l’argomento, leggi questo articolo: Quale fotocamera in montagna, reflex o mirrorless ? 

Treppiede

La foto di una cascata (Alpe Devero), con effetto seta che richiede tempi lunghi e, quindi, l’uso del cavalletto. Portate il treppiede !

La foto di una cascata (Alpe Devero), con effetto seta che richiede tempi lunghi e, quindi, l’uso del cavalletto. Portate il treppiede ! Nikon D800; Nikkor 24-70 f 2,8 AFS; iso 100; f16; 1/6; foclae 55 mm.

Qualsiasi strumento fotografico utilizziate, se non volete perdere occasioni interessanti, come albe, tramonti e altre foto che necessitano di tempi lunghi (notturni), non potete fare a meno del treppiede. Anche in questo caso è necessario trovare il giusto compromesso tra peso e stabilità, magari considerando l’utilizzo di un treppiede in carbonio che, in effetti, richiede un certo esborso economico, ma dura veramente una vita e non si rischia di lasciarlo a casa, per limitare il peso. Ad oggi esistono treppiedi da viaggio molto compatti, con una buona stabilità. Se vuoi approfondire utilizzo e scelta del treppiede, dai uno sguardino qui: Il Treppiede in Montagna.  

Batterie

Nei rifugi ci sono sempre prese di corrente utilizzabili per caricare batterie di telefoni e macchine fotografiche. Se, però, prevediamo di sostare qualche notte in bivacco, sarà bene portare una batteria in più, visto che le moderne macchine fotografiche sono sempre più assetate di energia.

Un esempio di corredo per il Trekking con gli Asini

Lungo il trekking con gli asini ( Asinar Le Alpi 2013), con le guide di Mountain Planet. La reflex utilizzata era la Nikon D800. Avere una leggera mirrorless, per i 160 km di trekking, non sarebbe stato niente male.

Lungo il trekking con gli asini (Asinar Le Alpi 2013), con le guide di Mountain Planet. La reflex utilizzata era la Nikon D800. Avere una leggera mirrorless, per i 160 km di trekking, non sarebbe stato niente male.

Nelle varie tappe del trekking con gli asini (da Courmayeur ad Alagna; 160 km di sentieri), ho utilizzato: Nikon D800, il 24-70mm f 2,8, irrinunciabile per qualità ottica e versatilità, il 15mm fish eye, per “entrare” nella scena del reportage e il 70-200mm f 4, per isolare alcuni particolari. Vero che parte dei bagagli veniva riposta nei basti dagli asini, ma l’attrezzatura fotografica l’ho sempre portata io, a volte quasi trascinata. L’esigenza, però, era quella di un reportage professionale, pubblicato poi sulla Rivista TREKKING&Outdoor, in 2 parti.

Trasporto ?

Per fotografare gli animali, in genere, servono obiettivi lunghi. Se prevediamo di incontrarne, sarà bene non rinunciare ad un tele zoom. Certo pesa e ingombra...Nikon D800; Nikkor 80 - 400 4,5 / 5,6 AFS

Per fotografare gli animali, in genere, servono obiettivi lunghi. Se prevediamo di incontrarne, sarà bene non rinunciare ad un tele zoom. Certo pesa e ingombra…Nikon D800; Nikkor 80 – 400 4,5 / 5,6 AFS; iso 400; f 6,3; 1/640. Focale 400 mm.

Personalmente consiglio di stivare l’attrezzatura nello zaino da montagna. Non ci sono molte altre scelte: la borsa dondola e sbilancia, il marsupio anche, il giubbotto fotografico non è traspirante ed è poco capiente. Proteggete ottiche e accessori in apposite custodie singole e poneteli in parti sicure dello zaino da montagna. Anche in questo articolo, ho parlato del trasporto dell’attrezzatura: Come trasportare l’attrezzatura fotografica in montagna. 

Le persone in un foto trekking: silhouette, mosso o fermo.

Con l’attrezzatura fotografica e l’equipaggiamento da montagna, in vista delle Grandes Jorasses.

Con l’attrezzatura fotografica e l’equipaggiamento da montagna, in vista delle Grandes Jorasses. Nikon D800; Nikkor 24-70 AFS. iso 100; f 11; 1/200; focale 28 mm.

In un cammino di più giorni, in montagna è importante illustrare il tipo di sentiero sul quale si sta camminando. Si scattano, quindi, foto che comprendano uno o più soggetti umani che servano come proporzione. Sono queste immagini che possiamo definire di “paesaggio ambientato”. Quindi non parliamo di immagini di reportage, ove la presenza umana è quasi sempre determinante, ma di un soggetto umano che diviene un compendio della foto stessa. Un maestro assoluto della fotografia di montagna, come Vittorio Sella, soleva scattare immagini di ambienti grandiosi come cime e ghiacciai, con persone che servivano ad evidenziare le proporzioni del paesaggio stesso. Vedere un escursionista che cammina in un bosco serve a mostrare, per esempio, le dimensioni degli alberi, così come una persona che ammira una montagna contribuisce a rendere un senso di incombenza e grandiosità della cima.

Silhouette

La Silhouette di un fotografo, intento a immortalare un tramonto sul gruppo del Bianco. Il tramonto è uno dei momenti più significativi, durante un trekking di più giorni. Workshop di Fotografia, con Fotograficamonte, sezione fotografica del CAI Fidenza / CAI Parma.

La Silhouette di un fotografo, intento a immortalare un tramonto sul gruppo del Bianco. Il tramonto è uno dei momenti più significativi, durante un trekking di più giorni. Workshop di Fotografia, con Fotograficamonte, sezione fotografica del CAI Fidenza / CAI Parma. Nikon D800; Nikkor 70 – 200 f 4  AFS; iso 100; f 16 ; 1/500

La silhouette, ovvero la sagoma di una persona nera e priva di dettagli, con lo sfondo di una cima è un modo classico per rappresentare questo tipo di fotografia, considerando anche che la mancanza di colore dell’escursionista non distrae l’occhio dell’osservatore dalla scena generale. Tecnicamente si misura la parte più luminosa dell’immagine, per esempio il cielo, e poi si sottoespone in modo da rendere la persona, che si trova già in una zona di ombra netta, priva di dettaglio, insomma totalmente nera.

Mosso e fermo

Il mosso è un modo di rappresentare gli escursionisti. Nikon D800 su treppiede, tempo di posa lungo, per registrare il movimento del soggetto che cammina. Sono io, qui, con telecomando per autoscatto.

Il mosso è un modo di rappresentare gli escursionisti. Nikon D800 su treppiede, tempo di posa lungo, per registrare il movimento del soggetto che cammina. Sono io, qui, con telecomando per autoscatto. Ottica Sigma 15 2,8 Fish Eye; iso 100; f 22; 1/10; treppiede.

 

"Effetto zoom", per ottenere un mosso intenzionale diverso. Tempo di posa lungo. Soggetto fermo. Mentre si scatta, si muove la ghiera dello zoom, dalla focale massima alla minima, o viceversa.

“Effetto zoom”, per ottenere un mosso intenzionale diverso. Tempo di posa lungo. Soggetto fermo. Mentre si scatta, si muove la ghiera dello zoom, dalla focale massima alla minima, o viceversa. Nikon D300; Nikkor 24-120 3,5 / 5,6 afd. Iso 100;  f 22; 1/45; focale 24 mm.


Un’altra caratteristica dell’immagine può essere la scelta di ottenere la persona ferma, oppure con una posa che evidenzi il movimento. In questo secondo caso è da tener presente che il soggetto assume un’importanza notevole, anche rispetto al paesaggio. Questo tipo di foto è più adatta a illustrare l’argomento “foto – trekking”, piuttosto che la proporzione. Ho parlato del mosso, in fotografia, in questo articolo, dalla mia pagina FotoPerCorsi, a questo link: Un pò di movimento: fotografare il mosso.

Quindi, per un Foto - Trekking. luno o corto che sia, lasciate pure a casa il treppiede, i filtri, il teleobiettivo, il grandangolo, lo zaino e gli scarponi...ma non dimenticate l'indispensabile corno... Dopo il corno del cervo, del camoscio, dello stambecco, il corno di Gondor, il corno di Lucifero, il Corno Francese, il Corno (i corni) della Eine Alpensinfonie di Strauss, il Corno Svizzero, il Corno d’Africa, il Corno Alpino, il Corno del Dio Osiride, il Corno del Fauno Romano, il Corno Nero, il Corno Rosso, il Corno Grosso, il Corno del Cervino (Matterhorn. Non c’entra nulla, ma era bello dirlo), ecco che risuona ed echeggia il CORNO di CESARE, “molto adagio e con poco moto” e comunque discreto, per non recare disturbo alla fauna e per non infrangere la melodia del silenzio dell’Alpe Devero, zona Lago Sangiatto.

Quindi, per un Foto – Trekking. lungo o corto che sia, lasciate pure a casa il treppiede, i filtri, il teleobiettivo, il grandangolo, lo zaino e gli scarponi…ma non dimenticate l’indispensabile corno… Dopo il corno del cervo, del camoscio, dello stambecco, il corno di Gondor, il corno di Lucifero, il Corno Francese, il Corno (i corni) della Eine Alpensinfonie di Strauss, il Corno Svizzero, il Corno d’Africa, il Corno Alpino, il Corno del Dio Osiride, il Corno del Fauno Romano, il Corno Nero, il Corno Rosso, il Corno Grosso, il Corno del Cervino (Matterhorn. Non c’entra nulla, ma era bello dirlo), ecco che risuona ed echeggia il CORNO di CESARE, “molto adagio e con poco moto” e comunque discreto, per non recare disturbo alla fauna e per non infrangere la melodia del silenzio dell’Alpe Devero, zona Lago Sangiatto.

 

Macro di aquilegia. Indispensabile, o quasi, un’ottica macro. Se prevediamo di muoverci in zone ricche di fiori, l'ottica macro potrebbe essere molto utile.

Macro di aquilegia. Indispensabile, o quasi, un’ottica macro. Se prevediamo di muoverci in zone ricche di fiori, l’ottica macro potrebbe essere molto utile.

 

Bivacco Belloni, alle falde del Rosa. Spesso bivacchi e rifugi sono le tappe intermedie dei trekking di più giorni e diventano scatti significativi. Nikon D700; Nikkor 24-70

Bivacco Belloni, alle falde del Rosa. Spesso bivacchi e rifugi sono le tappe intermedie dei trekking di più giorni e diventano scatti significativi. Nikon D700; Nikkor 24-70; f 14; 1/125; iso 200.

 

12)Un momento di pausa. In una selezione di molte foto, può essere interessante spezzare la sequenza con immagini diverse.

Un momento di pausa. In una selezione di molte foto, può essere interessante spezzare la sequenza con immagini diverse. Nikon D200; Sigma 14 mm iso 200; f 13; 1/160.

 

La foto di una cascatatella, in un torrente, con effetto seta che richiede tempi lunghi e, quindi, l’uso del cavalletto e, a volte, di filtri appositi, ulteriore peso da trasportare.

La foto di una cascatatella, in un torrente, con effetto seta che richiede tempi lunghi e, quindi, l’uso del cavalletto e, a volte, di filtri appositi, ulteriore peso da trasportare. Nikon F90x; Elite Kodak chrome 100.

 

Farfalla: un obiettivo macro è importante per immagini di questo tipi. Volendo si può sopperire, in parte, utilizzando le lenti addizionali, leggere e facilmente trasportabili.

Farfalla: un obiettivo macro è importante per immagini di questo tipi. Volendo si può sopperire, in parte, utilizzando le lenti addizionali, leggere e facilmente trasportabili. Nikon D300; Nikkor 105 2,8 AFd; Iso 200; f 16; 1/250: flash SB 600

 

Scatto panoramico al Colle del Nivolet, verso la Punta Basei. Scatti del genere richiedono tempo e pazienza che, spesso, “non vanno d’accordo” con i ritmi di un trekking plurigiornaliero. Ma questo è un foto – trekking…

Scatto panoramico al Colle del Nivolet, verso la Punta Basei. Scatti del genere richiedono tempo e pazienza che, spesso, “non vanno d’accordo” con i ritmi di un trekking plurigiornaliero. Ma questo è un foto – trekking…Nikon D800; Sigma 15 mm Fish Eye.

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