A volte, in montagna, il peso è l’unica cosa che conta, o quasi…

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Ottiche sempre più performanti, ma anche sempre più pesanti. Motore di messa a fuoco, stabilizzatore sono strumenti utili, ma che aumentano il peso degli obiettivi in maniera considerevole. 

Camoscio, in corsa. Nikon D800; Nikkor 80-400 AFS vr 2; 4,5/5,6. G

Giovane camoscio, in corsa. Nikon D800; Nikkor 80-400 AFS vr 2; 4,5/5,6. G. Mano libera. Ho utilizzato lo zaino, come appoggio di fortuna. Lo stabilizzatore aiuta…

Il peso dell’attrezzatura fotografica è uno degli argomenti più trattati e discussi, in fotografia. Se poi parliamo di fotografia di montagna, la cosa diventa ancora più rilevante, poiché, oltre a fotocamere, obiettivi e accessori vari, è necessario portare anche la normale attrezzatura da trekking e il vestiario, con annessi e connessi. Trasportare l’attrezzatura è sempre un problema. Ne ho parlato anche in questo articolo (Come trasportare l’attrezzatura fotografica in montagna). Negli ultimi anni, le varie aziende produttrici di materiale fotografico hanno incrementato la qualità sia delle fotocamere, con sensori e processori sempre più performanti, sia delle ottiche, con l’aggiunta di motori di messa a fuoco propri e di sistemi di stabilizzazione. Anche dal punto di vista ottico, test e prove alla mano, la nitidezza è aumentata in maniera veramente notevole. Uno dei motivi principali dell’incremento della qualità ottica, a detta dei vertici di Sigma, tra i produttori di ottiche universali più attivi, sembrerebbe essere l’aumentata velocità di calcolo dei computer che consente di testare il rendimento degli obiettivi, simulando la modifica dello schema ottico, aggiungendo o togliendo una lente, o inserendo nello schema uno o più elementi asferici, e così via. Prima, questo processo di calcolo richiedeva molto tempo, aumentando di conseguenza i costi di progettazione.

Ottiche migliori, ma sempre più pesanti 

Oggi, invece, produttori universali tipo Sigma e Tamron, ma anche Samyang e Laowa, sono in grado di immettere sul mercato ottiche di qualità elevata. Tanto per fare qualche esempio: la serie “Art” di Sigma, il 24 mm decentrabile e il 14 mm di Samyang, alcuni fissi come i 90 e 180 mm macro o il 35 mm f 1,8 di Tamron o i 150 – 600 mm, sempre di Sigma e Tamron (entrambi f 5 / 6,3), di escursione focale e qualità assolutamente impensabile sino a pochi anni fa. Mai come oggi, quindi, è possibile scegliere tra una miriadi di proposte interessanti. Il problema, però, per chi trasporta il materiale in spalla, a maggior ragione se in montagna, è quello del peso, che sembra essere aumentato, in maniera proporzionale alla stessa qualità: stabilizzatori, motori di messa a fuoco, lenti varie ed eventuali sono elementi che pesano e aumentano anche l’ingombro degli obiettivi. In montagna è necessario limitare il peso dell’attrezzatura e scegliere, valutando la proporzione tra peso e qualità. E’, quindi, impossibile ragionare pensando alla qualità senza compromessi. Quella che ormai è diventata la classica terna di zoom professionali, ad apertura costante f2,8 (grandangolo, tipo 14-24 o 16-35 o 17-35; normale, tipo 24-70; tele, tipo 70-200), comporta il trasposto di un peso notevole, circa 3,5 kg, più o meno a seconda della marca. Spesso è meglio ridurre peso e ingombro, a meno che non ci siano esigenze particolari, utilizzando ottiche di pari focale, ma con apertura f4. Il peso si riduce a circa 1,8 kg, più o meno a seconda delle marche. Da valutare anche l’utilizzo di un corredo mirrorless. Ne ho parlato in questi due articoli:

ESEMPIO DI  CORREDO TIPO, meno luminosi, ma più leggeri  

Nikon (sia full frame, sia DX)

Nikkor 16 – 35 f 4;   AF – S ED VR G

Nikkor 50 1,8 AF – S G)

Nikkor 70 – 200 f 4  AF – S ED VR II G

Oppure

Nikkor  18 – 35 f  3,5 / 4,5;  AF – S G ED

Nikkor   24 – 85 f 2,8 / 4; AF IF ED

Nikkor  70- 300 4,5 / 5,6; AF – S ED VR G

 

Canon (sia full frame, sia DX)

Canon 11 – 24 f 4 EF L USM

Canon 24 – 70 f 4 EF L USM

Canon 70 – 200 f 4 EF L USM

Oppure

Canon 17 – 40 f 4 EF L USM

Canon 24 – 105 f 4  EF L IS USM

Canon 100 – 300 f 4,5 / 5,6 EF USM

 

Fuji  –  Fujifilm (mirrorless, formato DX)

Fujinon 10 – 24 f 4 XF R OIS

Fujinon 18 – 55 f 2,8 / 4 R OIS

Fujinon 55 – 200 f 3,5 / 4,8 OIS

 

Scegliere il corredo è comunque difficile. La cosa migliore è modificare l’insieme ottiche e fotocamere, a seconda delle specifiche esigenze dell’uscita. Se ci si muove a inizio estate, per esempio, magari in una zona di notevole interesse per le specie botaniche non deve mancare un obiettivo macro, tipo 50 o 60 mm. Se l’itinerario potrebbe favorire l’incontro con la fauna, diventa indispensabile portarsi sulle spalle un teleobiettivo. Scegliere il corredo per la fotografia in montagna è sempre difficile, ci sono, però, alcune ottiche particolarmente interessanti, come lo zoom AF micro Nikkor 70-180 mm 4,5/5,6 D

AF micro Nikkor 70-180 mm 4,5/5,6 D

L’ottica non è più in produzione. Deve essere, quindi, ricercata nel mercato dell’usato. Mantiene ancora un’ottima quotazione, intorno agli 800 / 1000 euro, a seconda dello stato di conservazione e utilizzo. Questo è l’unico vero zoom macro. Non fatevi ingannare dalla dicitura macro che appare su molti obiettivi zoom, anche economici. Sono, infatti, ottiche che hanno una funzione macro, ma non sono dei veri e propri macro, ottimizzati per scattare da vicino, corretti per la distorsione e utilizzabili anche a diaframmi piuttosto chiusi, a volte anche oltre gli f 16. L’ottica in questione, invece, è un vero e proprio macro e, infatti, si fregia dell’appellativo di “Micro – Nikkor”, accezione che la casa nipponica prevede solo per le sue ottiche specialistiche destinate alla fotografia ravvicinata e ultra ravvicinata. Consente di raggiungere il rapporto di riproduzione di 1:1,3. La caratteristica principe di questo zoom, però, è la versatilità. Un solo obiettivo consente di racchiudere le focali tele, sino a 180 mm che, personalmente, uso spesso per isolare porzioni di paesaggio, per scattare ritratti alle cime, e le focali macro, per fiori, texture (il “momento corteccia” rimane uno dei miei preferiti; link) e insetti. L’ottica può servire ovviamente anche per foto a camosci e stambecchi che, piuttosto confidenti, si fanno immortalare anche con tele non lunghissimi. Uno dei difetti di quest’ottica è che, a 180 mm, alla minima distanza di messa a fuoco, l’allungamento del barilotto contribuisce a ridurre il millimetraggio della focale massima a 70 mm, con conseguente distanza minima di messa a fuoco di soli 12 cm, che non è propria di una focale macro lunga, tipo i 180 o 200 mm fissi. Il peso, però, di un Sigma o Tamron 180 mm f3,5, o Canon, si aggira intorno a 1 kg, o più,  e non è certo versatile come questo zoom che consente di essere utilizzato come un normale 70-200, o similari, e in più è un vero e proprio obiettivo macro. In montagna, si limita, quindi, il peso del corredo, senza dover scegliere tra macro e teleobiettivo zoom. Certo, il progetto risente in effetti degli anni. Non sono presenti, quindi, né stabilizzatore, né motore di messa a fuoco interno e non c’è la possibilità di abbinarlo ad un moltiplicatore di focale dedicato, tipo i moderni 1,4 AFS, ecc. Tornando, però, al punto focale di questo articolo, l’assenza di questi dispositivi rende l’ottica molto più leggera.

Esempio di versatilità del Nikkor 70-180 AFd, micro, 4,5/5,6. Utilizzabile come normale tele zoom, per foto all'infinito, è un vero e proprio macro, con rapporto di riproduzione di 1:1.3, praticamente quasi 1:1, come gli altri AF micro Nikkor, a focale fissa: 60 f 2,8, 105 f 2,8 e 200 f 4. f 16, 1/250; iso 100; flash sb 600, separato dalla fotocamera, con cavo sc 17.

Esempio di versatilità del Nikkor 70-180 mm, AFd, micro, 4,5/5,6. Utilizzabile come normale tele zoom, per foto all’infinito, è un vero e proprio macro, con rapporto di riproduzione di 1:1.3, praticamente quasi 1:1, come gli altri AF micro Nikkor, a focale fissa: 60 f 2,8, 105 f 2,8 e 200 f 4. Immagine scattata a f 16, 1/250; iso 100; flash sb 600, separato dalla fotocamera, con cavo sc 17. Monopiede.

E un tele zoom, tipo 70-200, con un tubo di prolunga o un moltiplicatore di focale ?

Invece di utilizzare uno zoom macro, come il 70-180, che si presta benissimo anche per fotografare all’infinito, si può anche fare il contrario, ovvero scegliere uno zoom 70 – 200 f4, in modo da limitare il peso del f2,8, e abbinarlo ad un tubo di prolunga o a un moltiplicatore di focale, in modo da utilizzarlo per la fotografia macro. La qualità ottica di queste lenti, in macro, è da valutare di caso in caso. Per raggiungere un rapporto di ingrandimento adeguato è necessario abbinarli a moltiplicatore di focale o a un tubo di prolunga. Il moltiplicatore mantiene la stessa distanza minima di messa a fuoco, ma aumenta l’ingrandimento, a seconda del rapporto di moltiplicazione: se ho un 70-200 che a 200 mm, consente un ingrandimento di 1:4, se utilizzo un moltiplicatore 2 x, che raddoppia la focale, porto il rapporto di riproduzione a 1:2. Lo schema ottico viene modificato dal moltiplicatore e, quindi, anche la qualità diminuisce. Se, invece, utilizzo un tubo di prolunga, distanzio l’ottica dal sensore, aumentando il rapporto di ingrandimento e diminuendo la distanza di messa a fuoco. Anche muovendosi con un 70-200 e abbinandolo a questi accessori, si può utilizzare una combinazione versatile, per macro e per fotografie normali, limitando il peso e l’ingombro. Meglio, quindi il suddetto 70-180 micro, oppure il 70 – 200, per versatilità ? dipende da molti fattori, alcuni anche personali, e, in generale, dall’efficacia dell’abbinamento tra ottica e moltiplicatori e tubi di prolunga. Sia i tubi, sia il moltiplicatore deve essere dedicato all’ottica o comunque compatibile con autofocus e automatismi vari.

Nikon D800; Nikkor 70-200 AFs f4; Afs 1,4; f 16, 1/120, iso 400; flash sb600

Nikon D800; Nikkor 70-200 AFS vr f4; moltiplicatore AFs 1,4;  f 16,  1/120,  iso 100; flash sb 600. Focale 200 mm. Niente male, direi…alla focale di 200 mm, con il moltiplicatore di focale si raggiungono i 280 mm, si aumenta l’ingrandimento, mentre la distanza minima di messa a fuoco rimane invariata. L’alternativa sarebbe stata l’utilizzo di un 200 mm o 180 mm macro. Mano libera.

Nikkor 80-400 vr 1; AFd e Nikkor 80-400 vr 2 AFg

Anche l’utilizzo di uno zoom tele, dalla notevole escursione focale, consente di limitare il peso e di avere un obiettivo molto versatile. Ho usato per molto tempo il primo modello, il vr 1, visto che ho sempre cercato la versatilità e la riduzione del peso. Con un’escursione focale simile, si possono fotografare moltissimi soggetti, sia di paesaggio, sia di fauna varia ed eventuale. La resa è più che generalmente buona, ottima sino a 200 mm (paragonabile al vecchio, ma sempre ottimo Nikkor 80-200 AFd 2,8) , buona sino a 300 mm, perde un po’ a 400, dove il contrasto diminuisce. Niente di trascendentale. E’ sufficiente sottoesporre in ripresa, oppure lavorare leggermente in post produzione. Test specialistici a parte, il metodo che utilizzo per la valutazione di un obiettivo è la resa in stampa tipografica di una foto, ovvero la qualità dell’immagine una volta stampata sulla carta di una rivista patinata, oppure di un libro. E’ vero che contano poi la lavorazione del file, il passaggio in tipografia, la modifica del profilo colore, l’eventuale lavorazione ulteriore del grafico della suddetta rivista, la qualità della carta, degli inchiostri, e molti altri fattori. Per me, però, che lavoro molto per l’editoria, la resa in stampa tipografica, rimane un criterio pratico più che efficace e, fondamentalmente, quello che più mi interessa. In definitiva, quindi, quest’ottica mi ha dato molte soddisfazioni. Anche lo stabilizzatore è piuttosto efficace. Il vero problema è la mancanza di un motore di messa a fuoco interno che rende il vecchio 80 – 400 lento e rumoroso nella messa a fuoco. Il nuovo, che utilizzo ora, è un vero gioiellino, con stabilizzatore di seconda generazione, motore interno di messa a fuoco e, quindi, autofocus molto veloce. Otticamente buono, anche sino a 400 mm. Quindi ? Qual è il difetto ? Il solito degli obiettivi di ultima generazione…il peso. Se il vecchio (ma per me non esistono ottiche vecchie e obsolete) pesava, infatti, 1340 kg, il nuovo, arriva a 1570 kg. Un peso ragguardevole, sia da portarsi sulle spalle, sia per un normale utilizzo a mano libera, anzi, soprattutto per il normale utilizzo, senza treppiede o monopiede. A mio avviso la sua utilizzabilità a mano libera, nonostante lo stabilizzatore efficace, è abbastanza al limite o meglio richiede di alzare un poco gli iso, dai classici 100, dai quali mi distacco raramente e malvolentieri. Quando scatto alla fauna in montagna, non  disdegno la ricerca di un appoggio di fortuna, come un tronco o un sasso. Oppure, appoggio lo zaino a terra e ripongo sopra l’insieme fotocamera e ottica. Anche questi sono fattori da valutare: autofocus performante, ma su ottica pesante, oppure un obiettivo più leggero, ma con autofocus più lento e macchinoso ? Identica, invece, la luminosità che è rimasta la stessa. Comunque due ottime ottiche.

Con moltiplicatore AFs 1,4

Non da poco è la considerazione che il modello nuovo, il vr 2, è abbinabile ai moltiplicatori AFs  e con il modello AFs 1,4, mantiene anche l’AF. L’ottica si trasforma, quindi, in un 560 mm, alla massima focale.

Immagine di particolare delle cascate di Lillaz, in Valle di Cogne. Per immagini di questo tipo, si usano diaframmi chiusi e tempi di posa conseguentemente lunghi. Non serve, quindi, il telezoom, con apertura massima di 2,8, più pesante e ingombrante.

Immagine di particolare delle cascate di Lillaz, in Valle di Cogne. Per immagini di questo tipo, si usano diaframmi chiusi e tempi di posa conseguentemente lunghi. Non serve, quindi, il tele zoom, con apertura massima di 2,8, più pesante e ingombrante. Nikon D800, Nikkor 70-200 AFS f4.  f 16; 1/6; iso 100; treppiede.

 

Il fotografo ascetico (dal mio libro “Fotografare in Montagna”.  Edizioni del Capricorno)

Un modo interessante per eliminare “i problemi di trasporto”, può essere quello di muoversi con una sola macchina fotografia e un solo obiettivo, non necessariamente uno zoom tuttofare, ma anche una sola focale fissa, tipo un 35 mm o un 50 mm. Scattare con una sola ottica aiuta ad affinare l’occhio e ad usufruire al massimo delle caratteristiche della propria attrezzatura, sforzandosi nel cercare la migliore inquadratura e il miglior modo per ritrarre un soggetto, sia esso un paesaggio, una casa o un singolo albero. Questo tipi di “ascetismo e minimalismo”, aiuta molto ad accrescere il proprio potenziale fotografico e comunicativo.

Tramonto

Tramonto sulla testata della Valnontey. Immagine scattata a 70 mm, con il Nikkor 70 -200 AFS f4, alla focale di 80 mm. f 8, 1/60, iso 100; treppiede.

 

Quindi ? 

Gli obiettivi più recenti, spesso, offrono prestazioni ottiche eccellenti, hanno stabilizzatore, motore di messa a fuoco interno velocissimo, ma sono anche molto pesanti e ingombranti. A volte, invece, ottiche meno recenti sono più leggere e maneggevoli. In montagna, peso e trasporto sono fattori da non sottovalutare. A volte è meglio rinunciare ad alcune prerogative o caratteristiche particolari, per di muoversi più agilmente e con meno perso sulle spalle. La scelta delle ottiche, ovviamente, rimane comunque soggettiva, ma dovrebbe sempre dipendere dal tipo di escursioni che si intende effettuare e dai soggetti che si spera di fotografare.

Cesare Re
Fotografo e Autore
www.recesare.com
www.fotopercorsi.com
www.trekking.it/blog/fotografare/
recesar@libero.it
333.93.59.262

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2 Comments
  • Gabriele
    febbraio 12, 2019

    Nell’ articolo dedicato al micro Nikkor 70/180, nella foto straordinaria scattata alla libellula, è stato usato soltanto il monopiede. Ma sei riuscito a tenere la reflex da una parte e il flash staccato dalla fotocamera dall’altra. Oppure avevi una staffa che collegava i due? Grazie per l’eventuale risposta.

    • Cesare Re
      febbraio 13, 2019

      Eccomi Gabriele. In genere uso il flash staccato dalla fotocamera, tenendolo in mano. Ho anche una staffa che uso un pò meno per questione di peso. Il 70 – 180 è abbastanza compatto e non pesantissimo. Insomma ci si riesce a giostrare abbastanza bene, con monopiede. Col treppiede sarebbe meglio, per la fotografia di insetti, non si riesce quasi mai a piazzare il treppiede con comodo, a meno di non muoversi in mattinata, magari quando gli insetti sono “bloccati” dalla rugiada o dalle basse temperature. C’+ anche la priorità di non recare loro disturbo e di essere il meno invasivi possibile. Comunque, se ti piace, la macro, una staffa per fissare eventualmente il flash, può sempre essere interessante. Spero di avere risposto alla tua domanda. Ciao

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