Fotografare la primavera, in montagna

Il clima è ora più mite, i primi fiori si fanno largo tra la neve. Nell’aria risuona la melodia delle cascate e gli animali riprendono le loro consuete attività. Questi sono tutti spunti fotografici interessantissimi che caratterizzano la stagione primaverile. La primavera in quota giunge in momenti differenti, praticamente a strati, dal basso, ove la temperatura aumenta prima, verso l’alto, ove la neve si scioglie più lentamente. Ma cosa possiamo fotografare, quindi, in Primavera ?

Paesaggio, grandangolo e tele

Cervino

Il Cervino con un prato di Epilobi. Un diaframma chiuso, f 16, ha consentito di ottenere una buona profondità di campo, lasciando, però, il Cervino leggermente sfumato, in modo da evidenziare il primo piano. (Nikon D 700, Nikkor 24-70 mm 2,8).

Per ottenere immagini interessanti è, innanzitutto, necessario chiedersi quale sia il soggetto principale e, generalmente, non piazzarlo al centro dell’inquadratura, ma leggermente di lato. Se utilizziamo obiettivi grandangolari, prestiamo attenzione al primo piano, occupandolo con qualche soggetto, tipo fiori, rocce, ecc; il concetto è valido soprattutto utilizzando grandangolari molto spinti (tipo 15 mm e 20 mm su FX) che allontanano troppo le montagne sullo sfondo. Usiamo diaframmi chiusi (f 11, f 16 ecc), in modo da ottenere a fuoco sia il primo piano, sia lo sfondo. Oltre al grandangolo, si possono ottenere immagini interessanti anche con i teleobiettivi (tipo 85 mm, 180 mm), isolando il soggetto principale, magari una bella cima, scattando come se si stesse facendo una sorta di ritratto. La luce migliore è quella vicina all’ora del tramonto o dell’alba o, comunque, quella radente che evidenzia le forme. In primavera il colore bianco della neve è spesso preponderante sulle cime. E’ necessario, quindi, prestare attenzione all’esposizione. Si preferisce, in genere, misurare la luce sul cielo, oppure misurare il bianco della neve in spot e sovraesporre di due stop.

Lago in val Formazza

Lago al disgelo in Val Formazza, Val d’Ossola, Piemonte. La parte ancora ghiacciata e l’erba verde descrivono la Primavera e il disgelo. (Nikon F 5, Velvia, Nikkor 20-35 mm f2,8).

 

Granta Parei from Benevolo refuge, Val di Rhemes, Gran Paradiso national Park, Aosta Valley, Italy

La Granta Parei dal Rifugio Benevolo, in Val di Rhemes, nel Parco del Gran Paradiso. Nikon D700; Sigma 12-24; 4,5 / 5,6

Vegetazione, treppiede, ottica macro, lenti addizionali e tubi di prolunga

Fiori, Pulsatille, nei pressi del rifugio Ca' Runcash, in Valmalenco

Pulsatille in Valmalenco, Lombardia. Una chiazza di colore tra al neve e trovo questo gruppo di fiori. (Nikon D 300, Sigma 15 mm 2,8 Fish Eye).

Altra caratteristica di stagione è la presenza dei primi fiori, soprattutto dei crocus, soggetti ottimi sia per panorami d’ampio respiro, coi fiori in primo piano, sia per immagini di macro o close up. Un prato fiorito può essere fotografato con un grandangolo, magari sdraiandosi a terra, oppure in ginocchio, cercando sempre di cambiare il punto d’inquadratura. Con diaframma chiuso, otterremmo molti fiori a fuoco e, magari, anche lo sfondo. Per questo genere di foto, è utile un cavalletto, a causa dei conseguenti tempi lunghi. Portarsi il peso del treppiede sulle spalle in montagna può essere faticoso, ma oggi esistono anche strumenti piuttosto leggeri, in carbonio. Nonostante il peso limitato sono in grado di supportare il peso di una reflex con relativa ottica, anche teleobiettivi. Eccellenti sono i cavalletti che consentono di abbassare la macchina fotografica quasi al livello del terreno, utili per fotografare i fiori. Per isolare, invece, un singolo fiore può essere utile un obiettivo macro, che consente di mettere a fuoco da molto vicino. Cerchiamo di far sì che il fiore risulti leggermente staccato dallo sfondo, per esempio il prato, in modo da evidenziarlo, usando diaframmi medi, tipo f 5,6 o f 8; Avremo così il fiore ben nitido e lo sfondo leggermente sfocato. Gli alberi possono essere fotografati da vicino, con ottiche grandangolari, oppure scattando a soggetti che si trovano sul lato opposto della valle, usando i teleobiettivi. In questo caso, si possono sfruttare interessanti situazioni di luce, come le ombre, al calar del sole, che si proiettano solo su alcune piante, lasciandone altre al buio. Importante, con luci e ombre nell’inquadratura, esporre in spot nella parte più luminosa. Anche particolari come gli aghi dei larici o le foglie, verdissime in questo momento, sono foto interessanti, così come i germogli che, per dimensioni ridotte, richiedono un obiettivo macro o l’abbinamento di tubi di prolunga che riducono la distanza di messa a fuoco di qualsiasi ottica, consentendo maggior ingrandimento. Sono accessori leggeri e relativamente economici. Utile accertarsi della compatibilità con la reflex e della possibilità o meno di mantenere tutti gli automatismi. Ancora più leggere ed economiche sono le lenti addizionali che si avvitano agli obiettivi come i normali filtri e consentono di ottenere un dato ingrandimento, a seconda del valore diottrico. La qualità non è elevatissima, ma possono essere un modo per iniziare. Sempre parlando di particolari, anche le forme corrugate delle cortecce regalano, spesso, immagini suggestive, da riprendere con diaframmi chiusi, per avere tutto a fuoco. La macchina fotografica va piazzata con l’ottica il più possibile perpendicolare all’albero, per aumentare l’effetto del “tutto a fuoco”. Il treppiede è indispensabile, anche se avete un obiettivo stabilizzato, perché nelle normali operazioni di regolazione, rallenta l’azione aiutando anche nella scelta dell’inquadratura, molto importante in immagini di questo tipo.

Pulsatille Viola

Pulsatilla Viola. Foto scattata nel vallone del Grauson, a Cogne in Val d’Aosta. La zona è di notevole interesse per la presenza di specie floreali. Avevo, quindi, portato appositamente il macro. (Nikon F90x, Nikkor 60mm macro, f11, reflex posata a terra)

Acqua, filtri ND e polarizzatore

Laghi, torrenti e, soprattutto, le cascate sono soggetti particolarmente belli e importanti in questa stagione, grazie alla notevole quantità d’acqua. Fotografando un lago, magari ancora parzialmente ghiacciato, proviamo a non piazzare la linea dell’acqua esattamente a metà dell’inquadratura, ma variamo la sua posizione. Si può scegliere se inquadrare più cime e poca acqua o viceversa, provando le varie alternative e ottenendo così immagini meno convenzionali. Un filtro polarizzatore può essere utile se vogliamo evitare i riflessi e rendere l’acqua più trasparente. Scattando, su treppiede, a fiumi e cascate è interessante utilizzare un diaframma chiuso, con conseguente tempo di posa lungo, in modo da ottenere l’effetto mosso dell’acqua; impostiamo anche la minor sensibilità consentita dalla nostra reflex. Prove e controlli sullo schermo, renderanno più semplice imparare ad ottenere l’effetto desiderato, anche perché per il mosso dell’acqua, il tempo di posa varia in base ad alcuni fattori, come l’altezza della cascata e la portata d’acqua. Più alta e ricca d’acqua è la cascata e più sarà semplice ottenere un effetto mosso, anche con un tempo relativamente breve. Se la cascata è piccola, invece, sarà necessario utilizzare un tempo di posa più lungo, anche dal secondo in avanti. Ovvio, quindi, l’utilizzo del treppiede. E se non si riesce ad ottenere un tempo di posa sufficientemente lungo perché c’è troppa luce ? Esistono dei filtri neutri chiamati ND (Neutral Density) che aumentano il tempo di posa dell’otturatore di vari stop, a seconda della gradazione.

Cascata a Cervinia

Composizione verticale per questa cascata. Diaframma chiuso e treppiede per ottenere l’effetto mosso dell’acqua. La foto è stata scattata sotto pioggia battente, come si vede dalle numerose gocce presenti nell’inquadratura. (Nikon D700, Nikkor 24-70 mm 2,8, iso 100, filtro ND, treppiede).

 

Cascata del Sesia, in Valsesia

6) Un arcobaleno nelle caldaie del Sesia, in Valsesia. L’arcobaleno si verifica abbastanza di frequente in primavera, al disgelo, quando la quantità di acqua è notevole. (Nikon D300, Nikkor 24-120mm 3,5/5,6, iso 200, treppiede)

 

Cascata nella valle di Cognee

Cascata nel Vallone del Grauson, in Valle di Cogne, appena dopo abbondanti precipitazioni. Vallone del Grauson, Cogne Val d’Aosta. (Nikon F 90 x, Nikkor 20-35 mm 2,8).

Animali e teleobiettivi 

Cervo giovane

Un giovane di cervo, nel Parco di Paneveggio Pale di San Martino, in Trentino. (Nikon D300, 80-400 mm Vr)

Uno stambecco su una roccia o un branco di camosci sono tra gli incontri più belli che si possono fare in quota. Fotografare gli animali, significa, in genere, utilizzare potenti teleobiettivi. Utili i vari 70-200 mm, 70-300 mm, 80-400 e simili. Da ricordare che le focali tele, richiedono una messa a fuoco molto precisa che va effettuata sull’occhio del soggetto. Si usano in genere diaframmi aperti (tipo f 2,8, f 4,  f 5,6), per ottenere tempi di posa breve e animali perfettamente fermi. Il treppiede è sempre molto utile, ma con i moderni sistemi di stabilizzazione si può anche scattare a mano libera. Oltre ai primi piani di animali, sono interessanti anche i “ritratti ambientati”, con gli animali e lo sfondo delle cime.

stambecchi

Branco di stambecchi femmine, con i cuccioli. A Primavera nascono i piccoli. Immagine scansita e poi tagliata in formato panoramico. Non è vietato…Nikon F90 x, Nikkor 80-200 2,8 afd. Valle di Gressoney.

Corredo, accessori, zaino o borsa fotografica

Passati in rassegna i vari tipi di soggetti fotografici, suggeriamo anche il corredo per fotografare la primavera in montagna. La reflex, senza dubbio, rimane la macchina fotografica per eccellenza per questo tipo di immagini, grazie alla presenza di numerosissimi accessori ed alla sua versatilità. Se, però, fotografiamo solo il paesaggio, anche una mirrorless, di buona qualità, può dare ottimi risultati. Con una reflex, un paio di zoom, tipo 24-70 mm e 70-200 mm, costituiscono la base per fotografare il paesaggio. Con le lenti addizionali, o i tubi di prolunga, possiamo utilizzare il 70-200 anche per fotografare i fiori e per immagini di macro moderata o close up. Se il nostro interesse sono i fiori e la vegetazione, non lascerei a casa un buon macro, di focale introno al 50 mm / 60 mm. In zone ove si prevede l’incontro con gli animali, per esempio i parchi naturali, è sicuramente utile portare un teleobiettivo o sostituire il 70-200 mm, con uno zoom dall’escursione focale tele superiore, tipo 70-300 mm, 100-400 mm.

crocus

Crocus, al disgelo. Nei pressi del Passo del Sempione. Nikon D800; Nikkor 24 – 70 AfG; 2,8.

 

Grandes Murailles, a primavera

Grandes Murailles e Dent d’Hérenes. in Valtournenche. Un semplice prato fiorito, con le cime ancora molto innevate.

 

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