I 50 Sentieri più belli della Valle D’Aosta: elucubrazioni fotografiche

Ecco la copertina del mio ultimo libro “I 50 SENTIERI PIU’ BELLI DELLA VALLE D’AOSTA”, scritto a quattro mani con Stefano Ardito, per ITER Edizioni, in via di pubblicazione. Una “cavalcata” lungo i sentieri della Val d’Aosta, tra vie, alte vie, percorsi e itinerari di ogni genere, brevi, lunghi e un pò più lunghi, sempre con un occhio di riguardo al paesaggio magnifico della regione più montuosa d’Italia. I 50 itinerari si snodano, non solo, ai piedi di Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino e Gran Paradiso e dei loro satelliti, ma anche in zone meno famose e conosciute, ma comunque sovrastate da alte ed imponenti cime. Proprio la grandiosità e la magnificenza sono tra le prime caratteristiche della Valle d’Aosta, dove alcune montagne sono meno conosciute solo per il fatto di ergersi in catene limitrofe alle principali. Alzi la mano chi conosce la Becca di Luseney ?  Probabilmente in pochi, salvo i più appassionati frequentatori di ameni e solitari valloni valdostani. La Luseney, con i suoi 3504 metri, ha l’unico “torto” di ergersi in una zona solitaria, tra Valpelline e Valle di Saint Barthélemy, in linea d’aria molto vicina al Cervino e al Gran Combin che catturano l’attenzione degli escursionisti. Se si trovasse, però, in un’altra zona dell’arco alpino, in un’altra regione, basterebbe la sua quota di tremilacinquecento metri a suscitare un notevole interesse. Questa è una caratteristica che accomuna moltissime cime valdostane: belle, imponenti, ammantate di ghiaccio, ma soprattutto alte. L’elenco sarebbe lunghissimo, ma mi limito, in questa sede, a citare il Monte Emilius, il Mont Avic e, soprattutto, le Grandes Murailles e la Dent d’Herens , vette bellissime, slanciate, di quattromila metri, ma con la tremenda sfortuna di trovarsi vicinissime al Cervino che calamita prepotentemente l’attenzione di chiunque si rechi in Valtournenche. Vi racconto, in questo post, alcune elucubrazioni sulla parte fotografica, soprattutto qualche curiosità.

 

La copertina del mio ultimo libro, scritto a quattro mani, con Stefano Ardito.

La copertina del mio ultimo libro, scritto a quattro mani, con Stefano Ardito.

 

File digitali e diapositive 

La maggior parte delle foto sono state scattate in digitale, ma alcune sono diapositive, sapientemente scansionate, col Nikon Coolscan V, tra i più evoluiti scanner da tavolo prodotto dalla casa giapponese, basti pensare che il suo cuore è costituito da un vero e proprio obiettivo fotografico da riproduzione, simile a quelli che si utilizzano negli ingranditori.

 

Herbetet in diapositiva

Herbetet in diapositiva, formato 24 x 36 mm

 

La maggior parte delle immagini sono, però, file digitali. Infondo digitale o analogico che sia, parliamo sempre di fotografia…che fa anche rima…

 

la cartella con le foto relative al rifugio Vittorio Emanuele II, in Valsavarenche. Itinerario 37. Tra queste immagini ne saranno scelte da 3 a 4, a seconda dell'impaginato.

la cartella con le foto relative al rifugio Vittorio Emanuele II, in Valsavarenche. Itinerario 37. Tra queste immagini ne saranno scelte da 3 a 4, a seconda dell’impaginato.

 

Scelta delle foto

Selezionare le foto per un libro non è mai una cosa semplice. Il lavoro è lungo e quasi certosino, ma non è questa la sede per parlare in maniera specifica dell’editing dell’immagine. Vi racconto, brevemente, che un buon criterio, che utilizzo sempre per illustrare i miei libri, è quello di ottenere un certo equilibrio tra i vari tipi di immagini, nel senso che, nella sua globalità, cerco di equilibrare la presenza di paesaggi, albe, tramonti, escursionisti, animali, vegetazione, ecc. La distribuzione dei soggetti, itinerario per itinerario, deve anche tener conto della tipologia di pubblicazione: in questo caso, ovviamente, il numero delle immagini di paesaggio sarà maggiore di quello degli animali, e così via. In genere, per ogni itinerario, si scelgono 8, 10 foto, a loro volta selezione tra moltissime altre. Solo 3 o 4, per itinerario, saranno poi pubblicate nel libro. Per arrivare a questo tipo di selezione ho ribaltato il mio archivio valdostano, ovvero tantissime immagini, difficilmente quantificabili, ma sicuramente diverse decine di migliaia.  Curioso il fatto che, a volte, neanche ci si ricordi di avere alcune foto che si scovano in qualche vecchio plasticone, se diapositive, oppure in qualche remota cartella di un hard disk, se file digitali. Insomma…una vera sorpresa…per quanto possa sembrare assurdo. La scelta definitiva delle immagini, ovviamente, comporta poi un lavoro in sinergia tra l’autore, l’editor, l’art director  e l’editore.

Scelta della copertina

Sicuramente la scelta più complicata è sempre quella della copertina. Serve un’immagine che descriva il libro stesso. Si parla di trekking e di escursioni, quindi quasi nella totalità delle guide di questo genere si trovano uno o più escursionisti che camminano, con un paesaggio rappresentativo della zona. In questo caso gli escursionisti ci sono, Paolo e Federico, ma sono ritratti in modo un pò diversa, più fine e accattivante, come sagome scure. In fotografia, questa tecnica si definisce “Silhouette”. In questo modo l’immagine  non è per nulla banale. La foto è un’immagine di paesaggio, con le persone utilizzate per rendere la proporzione gigante della montagna, non una vetta qualsiasi, ma il Monte Bianco, la cima per eccellenza, non solo della Valle d’Aosta. Alternative potevano essere foto col Monte Rosa, o soprattutto con il Cervino. Scegliamo, idealmente, di partire dalla vetta più alta per poi scendere lungo le valli della Valle d’Aosta e visitarne il territorio.

Cervino

Cervino, in un’immagine di paesaggio, delle quali il libro è ricco. Ad oggi, non so ancora se questa foto farà parte della guida.

Attrezzatura fotografica utilizzata 

Le immagini che illustrano il libro sono state scattate in diversi anni, quindi anche l’attrezzatura utilizzata è molto varia. Come fotocamere si passa da macchine a pellicola, come la Nikon F5, La F90x, la vecchia FE2, che usavo in alta quota, alle reflex digitali, come le Nikon D200, D300, D700, D800 e D810. Qualche scatto è stato fatto anche con la Fuji XE 1. Numerose anche le ottiche utilizzate negli anni. Tra le focali fisse, ho usufruito di: Nikkor 18 3,5 ais,  Nikkor 24 2,8 ais, Nikkor 28 2,8 afd, Nikkor 50 1,4 afd; Nikkor 60 2,8 afd micro, Nikkor 105 2,8 afd micro; Nikkor 300 4 af, Nikkor 500 4 AIP; Sigma 15 2,8 Fish Eye. Tra gli zoom, utilizzati molto più frequentemente delle focali fisse, sono stati utilizzati: Nikkor 35 – 70 2,8 afd, Nikkor 16 – 35 4 af g, Nikkor 24 – 70 2,8 af g; Nikkor 24 – 120 3,5 / 5,6 afd; Nikkor 80 – 200 2,8 afd (n), Nikkor 70 – 200 2,8 af g,  Nikkor 70 – 200 4 af g, Nikkor 80 – 400 4,5 / 5,6 af d (recentemente il nuovo modello). Alle suddetta strumentazione si aggiungono, ovviamente: flash, filtri, treppiedi vari e, ovviamente, pellicole.  Ho utilizzato, negli anni: Kodak Elite 100, 50, E100 s, E 100 SW; Fukichrome Provia 100 (raramente), Sensia 100 e l  Velvia 50 (molto spesso). Assenti, invece, le immagini in formato panoramico in pellicola, escluse dalla selezione per questioni di impaginato e di formato del libro stesso. Se ti interessa, trovi qualche immagine in questa pagina:  http://www.trekking.it/blog/fotografare/?s=horizon . Ovviamente ottiche e fotocamere vengono scelte a seconda dell’itinerario da percorrere. Recandosi, per esempio, nel vallone del Grauson (Valle di Cogne), noto per la presenza di specie floreali, non mancherà almeno un obiettivo macro; muovendosi, invece, in zone ricche di fauna diverrà indispensabile sobbarcarsi il peso di un teleobiettivo, e così via.

 

Il Monte Rosa, dai pressi del Grand Lac, nel Parco del Mont Avic. Anche questa foto, ad oggi, non so se farà parte del libro.

Il Monte Rosa, dai pressi del Grand Lac, nel Parco del Mont Avic. Anche questa foto, ad oggi, non so se farà parte del libro.

Trasporto attrezzatura

In linea di massima l’attrezzatura è stata trasportata, a volte trascinata, in una borsa fotografica, a sua volta stivata in un normale zaino da montagna. A volte, i teleobiettivi, vengono riposti nelle tasche laterali dello zaino. La reflex, con ottica montata, è in genere posta a tracolla e fissata alle cinghie dello zaino. Per approfondire i vari criteri di trasporto  dell’attrezzatura, fai un giretto qui: http://www.trekking.it/blog/fotografare/blog/articoli/il-trasporto-dellattrezzatura-in-montagna/

Oggi…

Ad oggi siamo alle fasi finali della lavorazione del libro. Testi e foto sono stati consegnati e stiamo lavorando all’impaginato e alle varie rifiniture.

Cesare Re

Fotografo e Autore

www.recesare.com

Corsi: FotoPerCorsi

Blog: Fotografare in Montagna

recesar@libero.it

333.93.59.262

 

 

 

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