Il treppiede in montagna

Il treppiede in montagna  

 Si lo so ! E’ pesante. E’ ingombrante. Pende dallo zaino. Oggi si possono alzare gli iso. Chi mi conosce, o chi ha partecipato a qualcuno dei miei workshop con FotoPerCorsi, sa bene che quest’ultima ipotesi non la considero neanche. In esterni, in natura, in montagna si scatta sempre con gli iso più bassi che ci si possa permettere, soprattutto per la fotografia di paesaggio. Quindi, in caso di immagini con poca luce come albe, tramonti o notturni, il treppiede in montagna diventa indispensabile. Già treppiede…perchè il cavalletto è quello dei pittori (per la serie “chissenefrega”), ma era bello dirlo.

 

Fotografia in luce scarsa e iso 

Ci sono situazioni in cui è sufficiente scattare a mano libera, perché la luce è abbondante, perché stiamo utilizzando un super grandangolare, ottica leggera, o perché non possiamo sobbarcarci il peso del treppiede. In casi di luce scarsa, però, il treppiede diventa indispensabile, a causa dei  tempi di posa che divengono ovviamente più lunghi. Per fotografare un’alba, un tramonto, un cielo stellato diventa impossibile fare a meno di questo strumento fotografico che non è per nulla un accessorio, ma un elemento indispensabile per ottenere immagini di qualità.

Il Cimon della Pala, con un’inquadratura insolita e un’ombra che scurisce la cima. Nikon F5; Nikkon 80-200 2,8 afd; velvia; treppiede. In genere, il Cimon viene ripreso dal Passo Rolle o, comunque, da posizioni diverse. Questa è una foto alla quale sono particolarmente legato e che, tra l’altro, mi è stata pubblicata parecchie volte, sia su libri, sia su riviste. La misurazione della luce è stata effettuata in modalità spot, sulle rocce illuminate, alla base della montagna.

Il Cimon della Pala, con un’inquadratura insolita e un’ombra che scurisce la cima. Nikon F5; Nikkon 80-200 2,8 afd; velvia; treppiede. Immagine scattata con una pellicola da 50 iso. Impossibile alzare gli iso. Anche se avessi scattato in digitale, comunque, avrei usato il treppiede e gli iso più bassi consentiti dalla fotocamera.

La foto di cui sopra, senza cavalletto, sarebbe sicuramente venuta mossa, anche utilizzando un qualche appoggio di fortuna. Anche con un obiettivo stabilizzato, i tempi di posa troppo lunghi non avrebbero consentito di ottenere un’immagine soddisfacentemente nitida.

Macro Fotografia, o immagini di fiori  

Anche per la macro fotografia, il cavalletto è determinante. In macro, infatti, si scatta spesso con diaframmi chiusi, per avere profondità di campo elevata e, quindi, si otterranno tempi di posa lunghi.

Nikon D700; Nikkor 105 AFD 2,8; Iso 200; f 11; t 1/30. Treppiede.

Nikon D700; Nikkor 105 AFD 2,8; Iso 200; f 11; t 1/30. Treppiede.

Alzare gli iso per abbreviare i tempi comporterebbe un decadimento della qualità e un aumento del rumore digitale. Per fotografare in esterni, infatti, si utilizza la sensibilità del sensore più bassa possibile, tra i 50 e i 100 iso, per intenderci. In questo modo avremo file digitali di elevata qualità, con rumore assente e immagini ben contrastate già in fase di ripresa. Si lo so…c’è chi sostiene che il contrasto di debba ottenere solo in post…possiamo parlarne per ore. Per macro fotografia, una caratteristica importante del treppiede è la possibilità di poter abbassare il treppiede sino al livello del suolo, o quasi. In questo modo si possono fotografare, per esempio, fiori piccoli, ponendo la fotocamera al loro stesso livello.

Foto d’acqua

Uno degli elementi che “compongono” la fotografia di montagna è l’acqua, nelle sue diverse forme. Per ottenere l’effetto seta (non è obbligatorio, ma va tanto di moda), i conseguenti tempi lunghi richiedono l’obbligo di un supporto stabile, ovvero del treppiede. A volte i tempo si allunga ulteriormente, utilizzando filtri ND o il Polarizzatore.

 

Nikon

Nikon D800; Nikkor 24-70 AFG 2,8, alla focale di 24 mm. Treppiede. Iso 100; f 16;  t 1/8. Cascata di Introbio.

 

Nikon

Nikon D800; Nikkor 70-200 AFG f 4; alla dfocale di 200 mm. Treppiede. Iso 100; f22; t 1/2. Nei pressi della Cascata di Introbio.

 

Composizione

Spesso la fotografia di qualità necessita di calma e attenzione per i particolari, soprattutto per quel che riguarda il paesaggio. Quante volte vi è capitato di trovare in inquadratura, a casa sullo schermo del computer, elementi indesiderati, tipo pali della luce, spazzatura e simili ? Queste situazioni accadono anche perché, a volte, si inquadra con una certa fretta, senza badare ai dettagli. Utilizzare il treppiede, invece, “costringe” a ragionare, a compiere una serie di operazioni lente nel regolare tutte le ghiere, le gambe, la colonna centrale, la testa e così via, facendo sì che si presti maggiore attenzione a tutti i particolari della composizione.

Micro mosso

Tutte le volte che scattiamo una foto si creano una serie di vibrazioni che rischiano di compromettere la nitidezza dell’immagine. Il ribaltamento dello specchio di una fotocamera reflex, il movimento del dito che preme sul pulsante di scatto, l’eventuale tremolio della mano del fotografo e il vento sono cause di mosso o micro mosso. Il primo è un effetto evidente che si nota subito. Il secondo è più subdolo e si osserva ad ingrandimenti più spinti, magari una volta stampata la foto. Utilizzare un treppiede consente di ovviare anche a questi problemi.

La regola del reciproco della focale per scatti a mano libera

E’ bene ricordarsi, inoltre, che per scattare a mano libera, senza incorrere in problemi di mosso dell’immagine, è opportuno non servirsi di tempi di posa eccessivamente lunghi. In pratica si consiglia di non utilizzare mai un tempo più lungo del reciproco della focale; se si impugna un 200 mm è consigliabile non scattare a meno di 1/250, con un 100 mm si utilizza 1/125. La regola è empirica ed è riferita al formato FX. Se utilizzate un formato diverso, dovete utilizzare un tempo di posa aumentato del fattore di moltiplicazione (1,5 x, oppure 2 x e così via). E’ chiaro che sono dati soggettivi e che è impossibile scattare con un 800 mm (pesa parecchi chili) a 1/1000 !. Se avete bevuto troppo, alcool o caffè, la regola non vale più…

Appoggi di fortuna

In montagna ci sono rocce, alberi, staccionate e simili. Tutti elementi che possono essere utilizzati come appoggi di fortuna per i teleobiettivi. Anche lo zaino o la borsa fotografica, in effetti, ben posati a terra, possono essere un supporto interessante.

Fotocamera e ottima sono a livello del terreno. Il povero fotografo è sdraiato a terra, con i gomiti ben piantati nel suolo. Nikon D800; Micro Nikkor 60 2,8.

Fotocamera e ottima sono a livello del terreno. Il povero fotografo è sdraiato a terra, con i gomiti ben piantati nel suolo. Nikon D800; Micro Nikkor 60 2,8.

Anche i gomiti, si i propri gomiti, sdraiandosi a terra, possono costituire un appoggio di fortuna, magari per fotografare fiori dal livello del terreno. Se fotografate dei fiori, senza il cavalletto e poggiate la fotocamera, per esempio, sulla borsa fotografica o direttamente per terra, può essere utile utilizzare l’autoscatto, per minimizzare le vibrazioni trasmesse dal dito sul pulsante di scatto. Regolate l’autoscatto ad almeno una decina di secondi.

Teleobiettivi e stabilizzatore

I teleobiettivi con focali da 300 mm e oltre sono generalmente pesanti e ingombranti. Si parla di diversi chili, a seconda della luminosità. Scattare a mano libera diventa difficile. In linea di massima possiamo dire che si può fotografare senza cavalletto con focali, al massimo, di 300 mm. Negli ultimi anni, però, sono stati inventati appositi dispositivi, detti “stabilizzatori di immagine” che compensano le vibrazioni della mano del fotografo, con dei micro movimenti delle lenti interne alle ottiche. Con questi sistemi è possibile scattare anche con tempi di posa un po’ più lunghi, a seconda dei modelli. Alcuni stabilizzatori promettono tempi di posa più lunghi anche di 4 stop, rispetto al canonico “reciproco della focale”, di cui abbiamo parlato prima.

Marmotta, nei pressi del Colle del Nivolet. Nikon D800; Nikkor 80-400 mm 4,5/5,6 AFG VR 2; alla focale massima. Scatto a mano libero con stabilizzatore attivo. Iso 200

Marmotta, nei pressi del Colle del Nivolet. Nikon D800; Nikkor 80-400 mm 4,5/5,6 AFG VR 2; alla focale massima. Scatto a mano libero con stabilizzatore attivo. Iso 200

In linea di massima possiamo dire che sono valori soggettivi e dipendono molto anche dall’operatore. Anche in questo caso, se avete bevuto troppo….nessun stabilizzatore vi potrà aiutare. Alcune ottiche recenti hanno uno stabilizzatore, con due regolazioni, a volte I e II. La prima ha funziona classica di stabilizzazione, la seconda, riconosce, invece, il movimento orizzontale dell’obiettivo che si compie per effettuare il panning.  Alcune fotocamere hanno lo stabilizzatore interno, quindi sono in grado di sminuire le vibrazioni con tutte le ottiche. In genere, però, è meglio avere un meccanismo direttamente dimensionato per l’ottica in questione, quindi interno allo stesso obiettivo: un conto è stabilizzare un 200 mm, un altro un 600 mm, più pesante, più ingombrante e con le lenti più spesse, grandi e voluminose. Da ricordare, in ogni caso, che, usando il treppiede, è meglio disabilitare lo stabilizzatore, altrimenti rischiamo di ottenere comunque foto mosse, in quanto il sistema tenterebbe di compensare un movimento che non esiste, “bloccato” proprio dal cavalletto. Se, invece, non abbiamo portato il cavalletto ? Possiamo aiutarci cercando una sorta di appoggio di fortuna, come per esempio una roccia, un albero, un muretto e così via. Comunque è bene ricordare che anche la semplice pressione del dito sul pulsante di scatto può provocare delle vibrazioni. Utile, quindi, utilizzare un telecomando o uno “scatto flessibile”, oppure l’autoscatto, regolato con un ritardo di almeno una decina di secondi.

Il treppiede  

Brutte notizie: più pesa e più è stabile. In linea di massima è così. Si dice, empiricamente, che il cavalletto dovrebbe pesare circa 1,5 volte quello che si intende posizionarci sopra. Fanno eccezione quelli in carbonio; leggeri e costosi sono molti stabili, e ideali per le attività outdoor e per escursioni in montagna. I treppiedi migliori sono composti da due parti: le gambe e la testa. Le gambe, estensibili, comprendono anche una colonna centrale che si può alzare ulteriormente. Più gambe e colonna vengono estese e più si perde in stabilità. Si rischia , quindi, non solo di ottenere foto mosse, ma anche veder cadere a terra la nostra preziosa attrezzatura, magari per il vento. I produttori di cavalletti indicano il peso sostenibile per ogni testa e treppiede. Se montiamo pesanti teleobiettivi (500 mm, 600 mm), è necessario utilizzare un supporto particolarmente robusto ed un’apposita testa, sufficientemente stabile e adeguatamente dimensionata. Esistono molti tipi di teste, con scopi, funzioni e nomi diversi, a seconda delle marche. Ci sono “teste a sfera”, joystick, panoramiche e a tre movimenti, ecc. Le teste professionali hanno una piastra (ad attacco rapido) che si aggancia alla fotocamera o agli obiettivi, consentendo di fissarli velocemente sulla testa del cavalletto. Eccellenti sono i cavalletti che consentono di abbassare la macchina fotografica quasi al livello del terreno, utili per fotografare i fiori, o per scattare da un punti di vista vicino al suolo. Citiamo anche il monopiede, ovvero una sorta di bastone allungabile, con possibilità di montare sopra la fotocamera, in alcuni casi anche tramite una testa apposita. Utile per la fotografia di soggetti in movimento (animali, sport), ove può essere d’aiuto per ottenere foto più nitide.

Composizione del Treppiede

Come detto sopra, il cavalletto è formato da due parti: le 3 “gambe” e la testa.

GAMBE DI UN TREPPIEDE MANFROTTO

"Gambe" di un treppiede della Manfrotto

“Gambe” di un treppiede della Manfrotto

Le gambe si allungano e si accorciano. Più si allungano e più il cavalletto perde in stabilità. E’ opportuno iniziare ad estendere le gambe dalla paste più voluminosa, utilizzando la parte più esterna (e più snella), solo all’ultimo, in quanto meno stabile.

ALCUNE TESTE INTERCAMBIABILI 

Sono moltissime le teste intercambiabili per fotografia che si avvitano alle gambe. Vediamo le principali tipologie. Ognuna delle seguenti ha la cosiddetta “piastra ad attacco rapido” che si aggancia alla fotocamera o al teleobiettivo, consentendo un rapido attacco dell’attrezzatura al treppiede.

Testa a 3 movimenti Manfrotto

 

Testa a tre movimenti

E’ molto stabile, generalmente più pesante delle teste a sfera. Ogni movimento richiede lo sblocco di una singola manopola: per inclinare la fotocamera, posizionarla in orizzontale o verticale, muoverla da destra a sinistra o viceversa. Ottima per scattare sia con la fotocamera in orizzontale o in verticale. E’ un pò lenta e macchinosa. A mio personalissimo parere è uno strumento più adatto alla fotografia in studio.

 

Testa a sfera Manfrotto

testa a sfera

La testa a sfera è molto pratica e, generalmente, più leggera di quella a tre movimenti. E’ veloce da usare, perchè ha un solo snodo che consente di muovere la fotocamera in tutte le direzioni. Consente, però, di caricare meno peso, rispetto a molte altre e può creare qualche problema di stabilità scattando con la fotocamera in verticale, soprattutto con ottiche pesanti. Rimane, però, tra le più leggere e pratiche da utilizzare.

 

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Alcune teste a sfera di diversa dimensione. La più piccola regge sino a 2 kg, mentre la più grande, sino a 8 kg.

 

Testa a cremagliera Manfrotto 

cremaglieraAltra possibilità è la testa a cremagliera. E’ simile, nelle regolazioni , alla testa a tre movimenti, con la differenza che le varie ghiere consentono regolazioni di precisione, grazie alla scala micrometrica. Se, per esempio, decido di spostare la fotocamera da destra a sinistra, con movimenti a scatti, quindi molto precisi. Per contro è piuttosto pesante e costosa.

 

Testa Joystick Manfrotto

Testa Joystick

Pratica e veloce. Ha un solo comando di blocco costituito dalla leva anteriore, in questo caso, di colore grigio. Ideale per fotografie che richiedono velocità. Personalmente la uso con soddisfazione, sia con i teleobiettivi, sia con alcune ottiche macro, come il Nikkor 60 e il Nikkor 105. In alcuni casi l’ho utilizzata staccata dal treppiede e appoggiata direttamente a terra, come se fosse un monopiede, per fotografare fiori o insetti ad altezza del terreno, o quasi.

 

Testa per super tele Triopo DG 3 Gimbal 

triopo-dg-3-gimbal-head-testa-per-teleobiettivi-treppiedi-cavalletto-dg3Testa particolare, detta anche a culla, dedicata ai super tele, tipo 500 mm f 4 o 600 mm f 4 e similari. Pesante e costosa necessita si un treppiede altrettanto robusto e molto pesante, per non compromettere la stabilità dell’insieme reflex e teleobiettivo. Garantisce un’ottima mobilità con le ottiche pesanti e ingombranti.

 

Il Gitzo Mountainer GT 2532

La Gitzo produce eccellenti treppiedi e teste in carbonio, materiale leggerissimo (più dell’alluminio) e resistente. Il costo dei prodotti della casa è decisamente alto, ma questi cavalletti sono eccellenti da tutti i punti di vista. Tra l’altro un buon treppiede dura tutta la vita, o quasi, anche se usato in tutte le occasioni e condizioni. Qui parliamo di fotografia in montagna e di una continua lotta contro il peso superfluo. Se il treppiede pesa troppo, in genere, se ne sta a casa, o nel bagagliaio dell’automobile. Quindi avere un treppiede stabile e leggero significa poter usufruire di un accessorio importante, anche quando si cammina molto e con uno zaino già di per se pesante.  Nell’immagine, si vede il modello Mountainer GT 2532, particolarmente adatto per la fotografia in montagna o outdoor. Chiuso, misura solo 65 cm e pesa solo 1,67 kg. Ha una portata massima di 18 kg, assolutamente sufficiente, a meno che non portiate in quota ottiche come il super Zummar  12 – 800 mm  f 2,8…

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Dal sito www.gitzo.it 

Il treppiede Gitzo GT2532 serie 2 in fibra di carbonio è un treppiede a quattro sezioni leggero che supporta perfettamente camere DSLR con obiettivi da 200mm (fino a 300mm). Questo treppiede professionale ha tubi costruiti in Carbon eXact, con gambe con diametro più largo e più resistenti (il diametro della sezione più alta delle gambe è di 29.0 mm) e moduli resistenti in fibra di carbonio in tutte le sezioni delle gambe, che rendono questo treppiede più robusto e resistente rispetto agli altri della sua categoria.
Il Gitzo GT2532 pesa solo 1.67 kg, raggiunge un’altezza di 166 cm e una volta chiuso occupa uno spazio di 65 cm.
Questo treppiede è la scelta perfetta per fotografi di precisione professionali che vogliono treppiedi di qualità, estremamente resistenti e richiudibili.
La rapida colonna centrale del treppiede è facilmente rimovibile o reversibile, trasformando il treppiede in un pratico appoggio raso terra così che i cacciatori di immagini possano avere a disposizione il più alto numero di prospettive possibili. Ha anche un meccanismo di colonna reversibile. Le gambe a quattro sezioni del Gitzo GT2532 sono assicurate dal sistema G-lock Ultra con fermi a giro, con integrato una guarnizione circolare che evita l’ingresso di polvere e sporcizia nei meccanismi delle gambe. Lo spider di testa del treppiede è stato ridisegnato per ottenere una maggior robustezza, e i selettori ad angolo largo delle gambe regalano una base più larga per regolare meglio l’apertura. Il treppiede monta un gancio stabilizzatore nella colonna centrale per aggiungere peso e aumentare la stabilità quando necessario. Aggiungere un gran numero di teste o accessori è facilissimo, grazie all’attacco da 1/4″ e 3/8″ posto sul disco superiore.

Gitzo, testa a sfera serie 2 gh2750qr

Ovvio, il treppiede deve essere abbinato ad una testa adeguata alle proprie esigenze. Anch’essa deve essere in carbonio, altrimenti il peso eccessivo renderebbe illogico l’utilizzo di un treppiede del genere. Personalmente suggerisco una testa a sfera, per esempio la serie 2 gh2750qr oppure la gh2780qd. Sono leggere. La  gh2750qr, che vedete sotto in foto, pesa solo 0,55 kg e si presta alle principali esigenze del fotografo di montagna. Ha una portata massima di 5 kg e promette, quindi, di reggere tranquillamente il peso di una reflex professionale con vari zoom di apertura 2,8. In caso di utilizzo di tele più pesanti, il catalogo della casa offre molte altre possibilità, anche se non è proprio frequente muoversi in montagna con un 600 mm f 4…  Sicuramente questa testa è più che idonea per l’utilizzo con ottiche tipo 80 -400, 70 -300, 70 -200 e similari.

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Dal sito www.gitzo.it 

La testa a sfera decentrata Gitzo GH2750QR serie 2 in magnesio con sgancio rapido, è una testa per treppiedi professionale eccezionalmente fluida, costruita in magnesio di alta qualità ultra leggero. È provvista del sisema a sgancio rapido di Gitzo per grantire un montaggio veloce della camera.
Questa testa a sfera regala una fluidità perfetta in ogni situazione, con un sistema di blocco che garantisce precisione e sicurezza. Il blocco del movimento panoramico è 3 volte più resistente rispetto a quello del modello precedente e prevede la combinazione di due sistemi di blocco in uno. La base graduata della testa e il blocco indipendente permettono ai fotografi di ottenere scatti panoramici perfetti.
La struttura in magnesio rende questa testa ultra leggera e resistente, più di qualsiasi altra testa in alluminio. Per di più, la copertura in PTFE anodizzato consente movimenti più fluidi. Il GH2750QR monta una sfera indipendente e un controllo del movimento panoramico per un’inquadratura perfetta. Supporta in tutta sicurezza fino a 5 kg e pesa soltanto 550 grammi.

Le teste Arca Swiss 

Quest’azienda produce, tra l’altro, ottime teste a sfera, pratiche e robuste, in grado di sostenere anche obiettivi pesanti, alcune dimensionate anche per i super tele. Costose e molto robuste, le “teste svizzere” non sono di facile reperibilità, anche se, oggi, il web aiuta molto.

Novoflex 

Interessanti, della Novoflex (www.novoflex.it), le teste a sfera Magic Ball. Questa azienda produce anche treppiedi, di varie dimensioni e molti accessori per fotografia. Interessanti i treppiedi in carbonio e le teste panoramiche micrometriche.

NOVOFLEX

Altre marche di treppiedi

Gitzo e Manfrotto, generalmente, sono le marche più utilizzate dai fotografi professionisti, o dai fotoamatori evoluti. Esistono, però, anche altre alternative. Per esempio Velbon (www.velbon.it) e Benro (www.tinowa.it). Attenzione, comunque, ad informarsi sempre sulle caratteristiche dei prodotti e sulla effettiva portanza di treppiedi e teste. Ogni produttore fornisce delle tabelle che indicano il peso supportato.

E le teste panoramiche ? 

Infine cito (ma solo cito) le teste panoramiche che consentono di scattare, in maniera corretta, diverse immagini, da fondere successivamente in post produzione con appositi programmi (tecnica stitching). Si ottengono, così, immagini panoramiche, ovvero con un rapporto dimensionale tra il lato corto e il lato lungo notevolmente dilatato. Ma questa è un’altra storia…

testa panoramica

Cesare Re

Fotografo e Autore

www.recesare.com

Corsi: FotoPerCorsi

Blog: Fotografare in Montagna

recesar@libero.it

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2 Comments
  • Anna
    agosto 15, 2017

    Il mio vecchio treppiede in alluminio era certamente leggero, ma troppo instabile, e, soprattutto, non era abbastanza resistente perchГ© potessi portarlo con me in tutte le mie avventure Non potevo piГ№ aspettare.

    • Cesare Re
      agosto 24, 2017

      Se non è stabile non serve. Purtroppo o si prende un treppiede pesante, oppure si opta x il carbonio che , purtroppo, costa parecchio, ma vale il sacrificio economico.

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