Nebbia bianca, nubi nere e Wagner al Colle dell’Agnello

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Nebbia e nubi, nubi e nebbia… Per realizzare articoli per l’editoria e per la rivista TREKKING&Outdoor, mi capita spesso di girovagare per giorni. La preparazione di un articolo giornalistico, su una località alpina, prevede una notevole mole di lavoro ancora prima di partire. Oltre agli itinerari di trekking, da percorrere a piedi, si studiano anche le varie caratteristiche ambientali, storiche, culturali e naturalistiche delle relative valli. Una delle cose più complicate, soprattutto in montagna è il controllo delle previsioni meteo. Praticamente quasi un terno al lotto. Per fotografare per una rivista patinata, nella maggior parte dei casi, servono giornate soleggiate, con cieli belli azzurri. Vi svelerò un curioso segreto…E’ praticamente inutile guardare previsioni a distanza di 4, 5 giorni. In pianura o al mare è più semplice prevedere il tempo. In montagna le condizioni climatiche sono troppo mutevoli per rendere le previsioni efficaci a distanza di più giorni. Negli anni, per esperienza, vi posso assicurare che il meteo in montagna, tendenzialmente, è fedele a 24, massimo 48 ore e solo se specifico, valle per valle. Dire che al nord pioverà, o che ad est ci saranno fitte nubi, non ha alcun senso. L’arco alpino è piuttosto esteso. Ok…questo post non è un trattato sulle previsioni del tempo.  A breve torno a parlare di fotografia. Chiudo dicendo, però, che rimanendo in giro più giorni non è possibile affidarsi sempre alle previsioni e, a volte, capita che arrivi la “nuvoletta di Fantozzi”, o peggio di trovarsi proprio nel cuore delle nubi.  In questi casi serve un piano alternativo che non sia solo di carattere eno gastronomico…Insomma è necessario trovare altri soggetti da fotografare oppure interpretare gli stessi in modo diverso. Mi trovavo in Val Varaita, alle falde del Monviso, il “Re di Pietra”, una cima piramidale che, spesso, ama nascondersi tra le nubi, soprattutto nelle ore centrali della giornata, ma anche in altri momenti, credetemi. Nebbia, nubi basse, ma pure alte e anche intermedie: praticamente non si vedeva quasi nulla. In situazioni simili, per fotografare, è necessario ingegnarsi e trovare un qualcosa che vada al di là della classica foto di paesaggio o del reportage di un percorso di trekking, lungo i sentieri. Sono momenti utili, per il fotografo, perché lo costringono a trovare un modo alternativo di comunicare. Non si possono raccontare la grandiosità delle cime o la maestosità del Monviso, se non si vedono né le une né l’altro.  Se, a tratti, qualche roccia o cima spunta dalle nubi, in questi attimi, diventa il richiamo assoluto per uno scatto, magari con un teleobiettivo, in modo da selezionare una parte di paesaggio, eleggendolo immediatamente a soggetto. Ora la mia X Trail sale lungo i ripidi tornanti del Colle dell’Agnello. L’atmosfera è assolutamente cupa, grigia, quasi irreale. L’unica macchia di colore è disegnata dagli epilobi rossi, a lato strada. Oltre la barriera di fiori non si vede nulla, solo il bianco delle nubi, comodamente adagiate su questo angolo di Piemonte. Vi sembrerà strano, ma anche lo stato d’animo conta per fotografare e, per me, anche la colonna sonora. Lungo un’avvicinamento simile, tra un tornante e l’altro, senza incontrare nessuno (chissà come mai ?), muovendosi nel nulla e intravvedendo vagamente i profili delle rocce circostanti, ascolto alternativamente pezzi di Hans Zimmer (quelli più cupi: “Il Cavaliere Oscuro”, “Time”,  “Dream is Collapsing”), la Marcia Funebre di Sigfrido, di Wagner, e il terzo movimento della quinta sinfonia di Beethoven (ha un incedere che mi ricorda la salita) che il musicologo Giorgio Pestelli così descrisse:”a sentirla bene è come mettersi un leone in casa, tanta è la violenza con cui ci sommerge, la tensione continua che ci impone nel suo corso travolgente». Beh, io il leone è come l’avessi nel bagagliaio ! La suggestione sonora si mischia alla mia flebile speranza di vedere e fotografare il Monviso, di assistere ad un’improvviso squarcio nelle nubi, con le rocce della cima che appaiono, ripide e scure, imponenti e grandiose, come un leitmotiv wagneriano…Speranza vana. In realtà vedrò il “Re di Pietra” solo domani, all’alba. Ma alla fine, anche in fotografia, è la speranza che mantiene vivi i sogni. Tra il vento freddo, le nebbie scure, le rocce grigie dalla forma trasmutata dalle nubi, inizio a fotografare, fermandomi qua e là: marmotte, mucche, sagome di cavalli quasi impercettibili, senza squarcio di luce alcuno: solo nebbia, solo bianco, solo erba, poco verde, già infreddolita da un inizio settembre dai pochi gradi. E ancora tornanti e ancora bianco, punteggiato del fucsia e dal giallo di tondi cespugli di fiori ed ecco apparire il colle, con l’incedere progressivo del terzo movimento della quinta sinfonia. Sul versante francese del Queyras le nubi sono meno pressanti, meno intense e, a volte, lasciano spazio alla vista di qualche cima, come quelle della piramide del Pain de Sucre e della lama zigrinata della Taillante.

Tecnica 

Anche se, dal Colle dell’Agnello, si vedono alcune cime (non il Monviso), non possono essere un soggetto interessante in questa situazione, non per un articolo su una rivista “turistica” di carta patinata. Diventano, invece, ottime foto, se previsualizzate in bianco e nero. Non è semplicissimo immaginare un soggetto direttamente in bianco e nero, ma è il primo passo per accostarsi a questo tipo di fotografia. Fotografare in bianco e nero significa eliminare il colore e ragionare in monocromia. L’immagine diventa un’insieme di linee astratte e di forme nette e ben definite. Il colore non è altro che un’insieme di sfumature di grigio.

Conversione e post produzione  

Questo post, non è un articolo completo sulla fotografia in bianco e nero o sui metodi di post produzione per la conversione delle immagini. Come sempre è opportuno scattare in Raw, per mantenere la maggior parte delle informazioni possibili del file e, quindi, a colori, visto che tale formato è gestito dalla fotocamera come un file a colori. Alcuni autori specializzati nel bianco e nero consigliano anche di iniziare a lavorare l’immagine a colori, in post produzione, prima di convertirla, in modo da iniziare a ragionare sulla luminosità e sul contrasto della scena e su altri parametri di base. Solo successivamente si converte la foto in bianco e nero e si agisce sui cursori e sui diversi canali (rosso, giallo, verde, ciano, magenta). Le foto di questo articolo, invece, sono tutte “lavorate” con Silver Exef Pro 2, programma della suite di google. Per me che amo poco lavorare in post, questo, è il softwere ideale per il bianconero. Tratto dal mio libro “Fotografare in Montagna”, edizioni del capricorno.  Ne ho parlato anche qui, su questo stesso blog.

 

Gallery

Le foto che seguono sono state tutte scattate nello stesso giorno, utilizzando, per vari motivi (D800 e D810 in assistenza), una vecchia Nikon D300, con il Nikkor 80-200 2,8 afd (n) e il Nikkor 24 – 120 3,5 / 4,5 afd, prima serie. Tutte scattate in raw, a colori, e poi convertite successivamente in monocromia, come erano già state previsualizzate in ripresa.

Pain de Sucre

Cesare Re - bianco e nero (03)

Cesare Re - bianco e nero (04)

Cesare Re - bianco e nero (05)

Cesare Re - bianco e nero (06)

Cesare Re - bianco e nero (07)

Cesare Re - bianco e nero (08)

Cesare Re - bianco e nero (09)

Cesare Re - bianco e nero (010)

Cesare Re - bianco e nero (011)

Cesare Re - bianco e nero (012)

Cesare Re - bianco e nero (013)

Cesare Re - bianco e nero (014)

Cesare Re - bianco e nero (015)

Cesare Re - bianco e nero (016)

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Cesare Re - bianco e nero (018)

Cesare Re - bianco e nero (019)

Cesare Re - bianco e nero (020)

Cesare Re - bianco e nero (021)

Cesare Re - bianco e nero (022)

Cesare Re - bianco e nero (23)

Cesare Re - bianco e nero (025)

Cesare Re - bianco e nero (026)

“Il mondo è a colori, ma la realtà è in bianco e nero”. Wim Wenders 

Cesare Re

Fotografo e Autore

www.recesare.com

Corsi: FotoPerCorsi

Blog: Fotografare in Montagna

recesar@libero.it

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6 Comments
  • Piero
    settembre 6, 2018

    Bello il bianco e nero in montagna. E’ sempre particolare. Ma ancora la D300 ?

    • Cesare Re
      settembre 6, 2018

      Si Piero. In assistenza la D800 e a casa, per altri motivi, la D810. Se ben utilizzata, anche una vecchia signora come la D300 fa il suo. Eccome se lo fa.

  • guglielmo
    settembre 6, 2018

    ottimi consigli per impiegare bene il tempo in una giornata di meteo brutto. bella ispirazione

    • Cesare Re
      settembre 6, 2018

      Si, negli anni, ho imparato anche a sfruttare giornate cupe come questa. Basta ingegnarsi un pò. Ciao

  • anna
    ottobre 3, 2018

    Bel racconto. Complimenti

    • Cesare Re
      ottobre 3, 2018

      Grazie. Un momento particolare, tra nebbia e musica

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