Particolari d’acqua, di montagna e di mare: l’effetto seta e il ghiaccio, l’onda e la roccia.

Acqua di montagna e Acqua di  Mare: piccoli particolari…….

ebbene si……anche se questo è un blog di montagna, un parallelo con il mare ci può stare……

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Montagna – Fiume Toce: Nikon F5; Nikkor 80-200 2,8 af d; treppiede; Velvia 50. F 22; t 1 sec.

L’inverno e il freddo, la neve e il ghiaccio, gli scogli e la sabbia sono scenari ed elementi ricchi d’acqua nei suoi diversi stati e nelle sue molteplici forme. Per il fotografo le occasioni non mancano. L’argomento “acqua” è, comunque, interessantissimo in tutte le stagioni. In montagna e nei torrenti, gli spunti sono notevoli, soprattutto nella stagione fredda, vista la presenza di particolari forme di ghiaccio. Al mare, il periodo è piuttosto relativo; l’interesse dell’immagine dipende, infatti, dal moto ondoso, praticamente sempre presente, a meno di rare situazioni di calma piatta. L’acqua è semplice da trovare, almeno sulle nostre Alpi; si presta a molte interpretazioni a seconda del suo stato, della sua forma e del suo colore, tutte caratteristiche che in inverno divengono particolarmente mutevoli. Durante i mesi freddi nei corsi d’acqua di montagna spuntano, ovunque, interessanti e fotogeniche forme di ghiaccio, attorniate da cascatelle e giochi d’acqua: in pochi centimetri si concentrano una miriade di soggetti spesso irripetibili in quanto “nascono” di notte e, spesso, si sciolgono rapidamente, con l’innalzarsi della temperatura. Anche al mare, soprattutto dagli scogli, gli spunti fotografici per immortalare piccoli particolari d’acqua non mancano: rocce e alghe diventano quinte naturali di immagini con onde spumeggianti. In questo caso la mutevolezza del soggetto non dipende dall’orario e dalla luce del sole, ma piuttosto dall’intensità delle onde. Sia in montagna sia al mare, il risultato finale di questo genere d’immagini è determinato dalle scelte compositive e tecniche del fotografo, come spiegato passo passo nell’articolo.

In montagna

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Montagna – Torrente Marmore: Nikon F5; Nikkor 80-200 2,8 af d; treppiede; Velvia 50. F 22; t 4 sec.

Qualsiasi sia la quota del nostro torrente o fiume è necessario alzarsi di buon’ora e coprirsi parecchio. Spesso il greto del torrente è in ombra, o comunque in posizione tale da far sì che il sole arrivi piuttosto tardi. Oltretutto, spesso, capita di rimanere fermi per le normali operazioni fotografiche e la sensazione di freddo tende ad aumentare. Si scatta, infatti, quasi sempre ad almeno qualche grado sotto lo zero, senza considerare che su Alpi e Appennini, temperature invernali di meno 10, meno 15 sono situazioni abbastanza normali. Sono, quindi, indispensabili guanti, giacca e scarponi con suola adeguata poiché, di frequente, ci si apposta su massi gelati o ricoperti di invisibile e infido verglass. Consiglierei anche bastoncini telescopici e un paio di ramponi (eventualmente anche quelli leggeri da escursionismo), altrimenti gli scivoloni sono garantiti, soprattutto se si deve saltare il torrente da un sasso all’altro. Anni fa, in un tratto isolato del torrente Màrmore (Valtournenche – Val d’Aosta), sono scivolato sbattendo un ginocchio contro un macigno. Dopo essermi assicurato di non aver rotto o bagnato la reflex, ho cominciato a urlare tutto il mio dolore, pensando di dover uscire dal letto del fiume strisciando. Per fortuna non c’era nulla di grave e dopo alcuni minuti mi sono ripreso !. Una volta in loco, per ottenere immagini che vadano al di là di quelle d’insieme, è necessario concentrarsi sui piccoli particolari come anfratti, cascatelle minori o forme e disegni impressi sulle rocce. Spesso i soggetti che ci accingiamo a fotografare sono molto piccoli, quindi, se vogliamo avere una sufficiente profondità di campo, sarà necessario diaframmare molto (f11-16-22). I diaframmi chiusi consentiranno, inoltre, di avere un tempo di posa sufficientemente lungo per ottenere il mosso dell’acqua, ovvero l’effetto seta che contribuisce a creare immagini particolari e inconsuete. Visti i tempi di esposizione conseguentemente lunghi, a volte anche di alcuni secondi, sarà indispensabile utilizzare il cavalletto. L’effetto mosso dipende dalle dimensioni della cascatella, dalla quantità d’acqua e dalla lunghezza della posa fotografica. In linea di massima per piccoli salti d’acqua sarà necessario un tempo più lungo che per grandi cascate. Il treppiede, consente, inoltre, di controllare con più calma messa a fuoco e inquadratura. Il tipo di immagini, qui spiegato, richiede, infatti, accurata composizione. Uno scatto flessibile, o telecomando per le moderne reflex e per le digitali, ci aiuterà a ridurre le vibrazioni (in alternativa è possibile utilizzare l’autoscatto, anche se è necessario tener conto del maggior consumo delle batterie che provocherebbe). Interessanti sono poi le situazioni di luce particolari, come il controluce e la luce radente. Nel calcolo dell’esposizione è necessario ricordare che acqua e soprattutto ghiaccio sono superfici molto riflettenti, specie se in piena luce. Può capitare, quindi, che i dati dell’esposimetro causino una sottoesposizione. Quindi scattando con pellicola diapositiva sarà necessario fare degli scatti a forcella in sovraesposizione (a  passi di 1/3 o di 1/2 di stop). D’altro canto, all’ombra si rischia di accentuare l’effetto “tutto azzurro” causato dai raggi UV (può anche essere un effetto interessante per trasmettere la sensazione di freddo). E’ possibile ovviare a tale inconveniente utilizzando filtri Sky od UV o, ancor meglio, i vari 81 A, B o C che donano al soggetto una dominante calda, eliminando l’effetto precedente. Utilizzando digitale, invece, sarà sufficiente tarare il bianco sull’acqua, o comunque scattare in Raw, eliminando eventuali dominanti in post produzione. Col digitale, tra l’altro, i problemi di eventuali dominanti di colore si risolvono in post produzione, rendendo superfluo l’utilizzo di quasi tutti i filtri, polarizzatore a parte. Il polarizzatore, infatti, è un filtro neutro (non crea o corregge dominanti di colore) e assolve alla duplice funzione di ridurre i riflessi ed aumentare i tempi di posa di uno o due stop, a seconda di come lo si orienta, e di ottenere, quindi, l’effetto mosso dell’acqua. Molto utili sono anche i filtri N. D. (Neutral Density). I Neutral Density servono per allungare i tempi di posa, senza causare dominanti cromatiche.  Ne esistono di due diverse gradazioni: N.D. 2 ,4, 8 (allungano i tempi di posa rispettivamente di 1,2,3 stop). Questi filtri risultano essere importantissimi con le digitali, in quanto molte macchine hanno come minima sensibilità 200 ISO, un valore che rende difficile ottenere tempi di posa lunghi e, quindi, il tanto apprezzato effetto mosso. Sarà, quindi, opportuno impostare la sensibilità minore consentita dalla macchina fotografica in uso. Per questo tipo di immagini, nelle quali è difficile prevedere l’effetto visivo e il grado di mosso dell’acqua ottenuto, poter controllare sullo schermo della digitale il risultato conferisce un vantaggio enorme, rispetto alle reflex a pellicola, con le quali è necessario scattare molte immagini, con tempi di posa diversi, e scegliere poi quella che più sembra rappresentare l’effetto cercato in ripresa. E’ vero che l’esperienza aiuta, ma il controllo visivo su monitor è veramente un grandissimo vantaggio !. In montagna si può fotografare l’acqua non solo d’Inverno, ma anche in altre stagioni. In primavera, grazie all’abbondanza d’acqua provocata dal disgelo, ci sono molte opportunità per buoni scatti, sfruttando l’impeto delle cascate, magari anche delle più grandi. In autunno può essere interessante includere foglie colorate nella composizione, con piccole e interessanti parti di ghiaccio in caso di clima freddo.

E al mare ? 

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Mare – Salento, Tricase: Nikon D700; Nikkor 70-200 2,8 afs g ; treppiede; iso 100. F 11; t 1/15 sec.

Il problema della stagione è, in questo caso, piuttosto relativo. Da evitare, per ovvi motivi, mareggiate o, comunque, mare troppo mosso, non tanto perché non dia risultati fotografici interessanti, ma perché la situazione potrebbe essere pericolosa. Le migliori foto di questo genere si scattano, infatti, dagli scogli, a volte da postazioni piuttosto precarie. Con mare troppo mosso il male minore sarebbe bagnare l’attrezzatura ! Sorvoliamo sulle catastrofiche conseguenze che potrebbero accadere al povero fotografo, in equilibrio approssimativo su qualche roccia, investito da un’onda di diversi metri d’altezza !. Comunque, anche fotografando in condizioni ottimali, consiglio di muoversi, anche d’estate, con le scarpe da tennis, evitando le ciabatte da mare. Gli scogli bagnati dalle onde, sono sempre molto scivolosi. La tecnica generale per ottenere l’effetto scia dell’acqua utilizzata in montagna è, in grandi linee, valida anche per il mare. La notevole differenza consiste nel fatto che, se in un torrente l’acqua, ovviamente, si muove in discesa, al mare l’onda si sposta in due fasi: flusso e riflusso. Dal punto di vista tecnico questo cambia le cose. Innanzitutto si può scegliere il “momento dello scatto”: durante l’avvicinamento dell’onda sullo scoglio, nel momento in cui si frange sullo scoglio o nel momento in cui defluisce dallo stesso.

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Mare – Salento, Tricase: Nikon D700; Nikkor 70-200 2,8 afs g; treppiede; iso 100. F 11; t 1/4 sec.

Osservando i risultati al monitor  potranno dare conferme positive o meno. La cosa più importante, anche in questo caso, è determinare il giusto tempo di posa a seconda dell’effetto desiderato. Un tempo troppo lungo, ad esempio di alcuni secondi, creerebbe l’effetto spuma bianca: l’onda fa in tempo a toccare lo scoglio, salire sulle rocce e scendere, rendendo tutta l’immagine bianca o comunque piatta. Scegliendo, invece, uno dei tre “momenti” sopra citati e con tempo di posa di massimo 1/15, o1/4 di secondo si ottengono risultati interessanti, con rivoli e colonne d’acqua che si snodano sugli anfratti dello scoglio.  Interessante anche l’effetto di congelamento dell’acqua, ottenibile utilizzando tempi molto veloci, anche 1/250 o 1/500. Tempi lenti o veloci che siano, anche per le foto al mare, l’utilizzo di un buon treppiede è indispensabile e valgono regole e consigli già spiegati in precedenza, così come per l’utilizzo dei filtri, ND e polarizzatore, e per l’impostazione della sensibilità.

Obiettivi

Gli obbiettivi migliori sono i tele zoom (70-210mm o 70-300mm) con buone possibilità macro; sono abbastanza leggeri e consentono di scegliere l’inquadratura senza spostarsi (spesso muoversi nel greto di un torrente o sulle rocce scivolose di uno scoglio è praticamente impossibile).

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Montagna – Cascate di Introbio: Nikon F5; Nikkor 80-200 2,8 af d; treppiede; Velvia 50. F 22; t 1 sec.

Anche se la luminosità delle ottiche non è importante, perché si scatterà in genere con diaframmi chiusi, può essere utile perché consente una visione più chiara e nitida del soggetto attraverso le lenti, aiutandoci nella messa a fuoco. Ottimi anche i tele macro 105 e 200mm. Anche un 300mm, con ridotta distanza minima di messa a fuoco, può essere utile per isolare qualche particolare. Utili accessori possono pure essere lenti addizionali e tubi di prolunga che consentono di ridurre la distanza di messa a fuoco, ottenendo, quindi, un buon ingrandimento.

Proteggere lenti e sensori

Abbiamo parlato di “proteggere il fotografo”, per il freddo in montagna, dagli scivoloni imprevisti in quota e a livello del mare ed ora parliamo brevemente di come tenere al sicuro la nostra preziosa attrezzatura. E’ importante salvaguardare le lenti degli obiettivi, avvitando filtri UV o Skylight, per evitare di bagnarli e proteggerli dalla patina provocata dalla salsedine, presente soprattutto col vento e il mare mosso. I puristi protesteranno facendo notare che l’applicazione di un’ ulteriore superficie vetrosa davanti all’ottica ne abbassa leggermente la qualità.

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Montagna – Torrente Mallero: Nikon D800; Nikkor 70-200 4 afs g; treppiede; iso 100. F 22; t 1 sec.

Tutto vero, ma anche cadute accidentali, gocce d’acqua e crepe e squarci sulle lenti creano non pochi problemi alla nitidezza delle nostre preziose ottiche !. Anni fa, salendo al Rifugio Nacamuli, in Val d’Aosta, l’insieme reflex – obiettivo, appeso al collo, ha sbattuto su una parete rocciosa, con la conseguente rottura del filtro di protezione che, immolandosi, ha salvato le lenti del prezioso Nikkor 35-70mm 2,8 afd. Al mare, invece, dopo doloroso scivolone su uno scoglio salentino, ho distrutto il filtro polarizzatore che ha salvato, però, l’ottimo micro nikkor da 105mm. In definitiva che si scatti in macro, o poco più lontano, in ombra, luce o controluce, è sufficiente allungare o diminuire il tempo di posa  per ottenere risultati diversi, particolari e inconsueti; basta provare e sperimentare, tenendo presente che l’acqua rimane uno dei soggetti più mutevoli e imprevedibili, l’anima della natura, l’unione tra montagna e mare, come scrisse Wordsworth:”due voci possenti ha il mondo: “la voce del mare e la voce della montagna”.

Cesare Re

Fotografo e Autore

www.recesare.com

Corsi: FotoPerCorsi

Blog: Fotografare in Montagna

recesar@libero.it

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