Alpe Devero: una cascata di ombra e di luce, questa volta con Nikon Matrix

La cascata dell’Inferno accoglie i turisti, come se fosse una sorta di gendarme per il paradiso dell’Alpe Devero. A seconda delle stagioni, dei momenti della giornata e del meteo, può essere forte, fragorosa e spumeggiante, oppure più tranquilla e mansueta. In ogni caso è uno dei soggetti fotografici più interessanti della zona ed è anche, da sempre, la tappa finale dei  miei workshop di fotografia all’Alpe Devero.  L’acqua, infatti, è uno dei soggetti più belli e mutevoli dei generi fotografici che compongono la fotografia in montagna e dopo aver camminato e fotografato il paesaggio, gli alberi e l’architettura tipica, la cascata diviene il miglior finale di giornata.  Si può fotografare l’acqua cercando il classico effetto seta, oppure bloccandone il flusso, utilizzando rispettivamente tempi di posa lenti, oppure veloci. In genere le cascate sono più semplici da fotografare se il soggetto è totalmente in ombra, in modo da non avere problemi d’esposizione, dovuti alla presenza di luci e ombre contemporaneamente che rischiano di originare immagini con parti troppo scure, o peggio sovraesposte, con perdita di dettaglio nelle alte luci. Capitano, però, anche situazioni come questa, con la cascata totalmente in ombra e l’accattivante presenza dell’arcobaleno. Se non ci fosse stato questo coloratissimo e bellissimo fattore, la cosa più semplice sarebbe stata escludere la parte in luce dall’inquadratura e fotografare solamente il getto d’acqua. Si misura l’esposizione sull’acqua stessa e si compensano eventualmente i dati dell’esposimetro. Per ottenere l’effetto seta dell’acqua, si imposta un diaframma chiuso (f11, f 16, f 22), iso bassi, e corrispondente tempo di posa lungo. La fotocamera, ovviamente, va posta su cavalletto. Togliete lo stabilizzatore, se è presente. Se la cascata dovesse essere illuminata dal sole, o per ottenere un tempo di posa più lungo, è possibile usufruire di un filtro ND (serve ad allungare i tempi di posa, a seconda della sua gradazione. Per l’acqua verticale, consiglio un filtro che tolga da 3 a 4 stop, non di più).  In un caso come questo, però, con una parte della foto in pieno sole e una in ombra, misurare l’esposizione diventa piuttosto complicato. Le possibilità sono varie. In questo post, vi racconto il metodo che ho utilizzato, in questo caso. Prima, però, vorrei fare una breve considerazione: ho visto e fotografato questa cascata diverse decine di volte, quasi tutte quelle in cui sono andato all’Alpe Devero, per workshop di fotografia, o per articoli o libri di trekking ed escursionismo. Non ho mai visto, però, la suddetta cascata così ricca d’acqua e così spumeggiante. E’ vero che il flusso d’acqua dipende anche dalle varie chiuse delle dighe sovrastanti, ma non è questo il punto. Lo spunto di riflessione che mi suggerisce questa situazione, invece, è che la montagna, con il suo paesaggio e i suoi particolari, sono sempre diversi, così come gli spunti fotografici. Insomma…quando pensi di aver fotografato la Cascata dell’Inferno in tutti i modi, a colori o in bianco e nero, con il ghiaccio o con la neve, mossa o ferma, con la vegetazione verde o marrone, ecco che ti capita qualcosa di nuovo e diverso, con questo insieme di luci e ombre e con l’arcobaleno. Ma torniamo alla descrizione di questa situazione fotografica.  L’inquadratura, per chi dovesse conoscere il posto, non è frontale, ma leggermente laterale. Il motivo è piuttosto banale. C’era troppa acqua che svolazzava da tutte le parti. Doccia garantita, insomma. Non che la cosa sia sempre un problema, ma piazzare il cavalletto, regolare la reflex, l’ottica e tutto il resto sotto l’acqua non è proprio il massimo per l’attrezzatura che non è proprio subacquea e “preferisce” non bagnarsi. Se ti interessano le mie elucubrazioni sulla protezione dell’attrezzatura, dai uno sguardino a questo articolo. In posizione più laterale, invece, si stava decisamente meglio, con solo un accenno si frescura e umidità da idromassaggio…Spesso, in montagna, o in natura, il punto di ripresa è obbligato, o quasi, a volte per la conformazione del terreno, a volte per gli agenti atmosferici. Sono abituato a misurare l’esposizione in media compensata o in spot, scegliendo, a seconda di casi. Non uso mai, o quasi mai, il MATRIX di Nikon che, a mio avviso, tende a privilegiare la leggibilità nelle ombre a scapito di alcune alte luci che, in situazioni di forte contrasto, restituisce leggermente troppo chiare. Il Matrix è un sistema ottimo per il reportage, o per altri generi, ma per la fotografia di paesaggio preferisco ragionare in maniera diversa. In questo caso, però, le cose sono andate diversamente. Tra schizzi d’acqua, pulviscolo acquoso e gocce varie ero in difficoltà. Ho scattato parecchie foto, variando i parametri, e in breve mi sono trovato con l’attrezzatura bagnata e la lente frontale, protetta con filtro sky e paraluce, che mi restituiva uno strano effetto flou, dovuto proprio all’acqua depositata sull’obiettivo. A un certo punto, quindi, ho smesso di ragionare sull’esposizione e sul punto di misurazione (la striscia al confine di luce e ombra che vedete sulla destra della foto), ho impostato il matrix ed ho scattato, ottenendo un ottimo file, con la cascata, in piena ombra, ben leggibile e l’arcobaleno bello fulgido e brillante. Solo un minimo di leggerissima sovraesposizione su alcuni piccoli particolari delle rocce, corretta poi, senza problemi, in post produzione, con il  semplice Nikon View NX-i. In fotografia, quindi, è sempre opportuno avere una mentalità aperta, anche modificando le proprie “convinzioni tecniche”, soprattutto in situazioni complicate, come questa. W il Matrix, insomma…

Nikon D810; Nikkor 24 – 70 2,8 AFG, a 44 mm; f 16, 1/6 di sec, iso 100. Misurazione Matrix.

 

Cesare Re

Fotografo e Autore

www.recesare.com

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Blog: Fotografare in Montagna

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1 Comment
  • Anna
    novembre 26, 2018

    Bellissima, con arcoblaeno non l’avevo mai vista

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