Camoscio sotto la neve


Ero in Valsavarenche, lavorando per la realizzazione di un mio libro di escursioni invernali. In genere, per scopi editoriali, sono richiesti cieli azzurri e immagini piuttosto classiche e lineari, soprattutto per una guida escursionistica. Se capitano, però, giornate di tempo brutto, si cercano comunque soggetti o situazioni diverse. I panorami, ovviamente, non si possono fotografare causa nebbia e nubi, a meno che non ci siano improvvisi sprazzi di luce o di sole. In alcune giornate, però, il meteo rimane brutto per tutte le ore di luce. In questo caso nevicava copiosamente.

Le uniche foto che si possono scattare, in situazioni simili, sono quelle a edifici tipici, come baite o chiese, con i fiocchi di neve ben evidenti, oppure scatti di animali, come questo che vedete nel post. Camosci e stambecchi sono incontri frequenti in Valsavarenche, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, versante Valdostano. Ho deciso, quindi, per una capatina lungo il sentiero di salita per il rifugio Vittorio Emanuele. Dopo i primi tornanti nel bosco di larici, scorgo un paio di camosci. Uno, velocemente, si dilegua nel bosco, salendo i ripidi pendii con l’agilità che è propria a questa specie. L’altro indugia su un roccione, proprio in fronte al tragitto del mio sentiero. Il tempo di estrarre la fotocamera da sotto la giacca (lo so è scomoda e da un fastidio fisico al costato…, ma così non si bagna ed è a portata di mano), liberarla da cinghie dello zaino e cerniere e inizio a scattare con il Nikkor 80 – 400 4,5 / 5,6 AFG. Vr 2.

Il paraluce è saldamente montato sull’ottica, non certo per proteggere la lente dai riflessi del sole, che ovviamente non ci sono, ma per evitare di bagnare la lente frontale dalla neve.  Non garantisce impermeabilità assoluta, ovvio, ma consente una certa protezione. Se ti interessano info sul paraluce, ne ho parlato in questo post, sul sito di FotoPerCorsiIn genere, le foto di animali (e quelle di esseri viventi in genere) sono efficaci se l’occhio del soggetto è perfettamente a fuoco e nitido. Questa è una delle poche eccezioni, dovuta alla presenza di numerosi fiocchi di neve che rendono i profili del tutto soffusi. E’ proprio la neve, però, a rendere l’immagine così particolare. Se eliminiamo la neve, la foto sarebbe solo una delle tante immagini istantanee di un ungulato. Nikon D800; Nikkor 80 – 400 4,5 / 5,6 AFG. Vr 2

 

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2 Comments
  • Gabriele
    febbraio 11, 2019

    Ho letto con molto interesse l’articolo di Cesare Re. Leggendo il suo scritto viene una gran voglia di andare in montagna, e fotografare, per portare a casa attimi di pura gioia vissuta in quei momenti magici. Ma se mi è consentito volevo chiedere una cosa a Cesare Re: ha parlato che tiene la reflex sotto la giacca per non bagnarla, ma così facendo non si forma condensa? Grazie. Gabriele

    • Cesare Re
      febbraio 12, 2019

      Ciao Gabriele. Grazie. La condensa si crea con il passaggio da un ambiente freddo ad uno molto caldo, per esempio entrando in un rifugio, in una giornata invernale. Nel caso, è sufficiente aspettare che la fotocamera si acclimati e che sparisca la condensa. Mai cambiare l’ottica in quei momenti, altrimenti la condensa si piazza anche sul sensore. La giacca non è così ermetica, da creare un ambiente chiuso e così caldo, rispetto all’esterno. Il solo scopo, in questo caso, è quello di proteggere l’attrezzatura dalla neve. Ciao Gabriele.

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