Il Bivacco Belloni, sulla parete Est del Monte Rosa

Si lo so…i bivacchi di oggi sono migliori. Alcuni sono coibentati, hanno i pannelli solari, quindi la luce e la possibilità di ricaricare il telefono, non tanto per farsi un selfie, come si potrebbe pensare, ma soprattutto perché, se c’è campo, c’è la possibilità di rimanere in contatto col mondo, soprattutto in caso di problemi. Poi sono più confortevoli, non si sentono i vari cigolii del vento. Sicuramente garantiscono una sicurezza maggiore e non hanno parti o micro parti in amianto. Tutto vero, ma io, sbagliando lo so, continuo a preferire i vecchi bivacchi, come il Belloni, questa scatoletta piccola, ma che per me è come un libro di storia, dove il Monte Rosa ha scritto la sua poesia, dove la parete est racconta la sua vita, così lunga, a volte bella, a volte tragica, ma comunque irripetibile, ineguagliabile, così come ogni minuto trascorso dentro le fragili pareti di questo nido d’aquila, o appena fuori, sull’esiguo “terrazzino” di pietre, al cospetto delle cime del Monte Rosa, il panorama più bello del mondo.

Monte Rosa

Il Bivacco Belloni, con il Monte Rosa sullo sfondo. Nikon D700, Signa 15 2,8 AFD; f16; 1/200; iso 200.

Alba sul Monte Rosa

Alba sul Monte Rosa, dal rifugio Zamboni

L’alba sulla parete Est del Monte Rosa, ripresa dai pressi del Rifugio Zamboni, non proprio sulla direttiva del Bivacco Belloni, ma neanche così lontano. Nikon D810; f8; 1/100; iso 100; treppiede.

 Per scattare immagine di questo genere è importante misurare l’esposizione sul punto corretto, facendo attenzione alla presenza dell’ombra in basso. Personalmente apprezzo le ombre, anche piuttosto chiuse. Non sono un fotografo che privilegia la leggibilità nelle ombre, forse perché ero abituato a scattare in diapositiva, con colori, quindi, molto saturi, come avveniva utilizzando la Fujichrome Velvia 50.  L’esposizione, in questi casi, viene misurata sulle alte luci. In questo caso, in media compensata, in un punto in alto, tra il cielo e le rocce. Si poteva utilizzare anche la misurazione spot, più precisa. In questo modo avremo il Monte Rosa e il cielo correttamente esposto e le parti in ombra più scure. Se sono troppo scure si interverrà in post, con un comando tipo luci e ombre, presente in tutti i programmi. Qualcuno potrà osservare il fatto che questo tipo di post tenda a creare rumore digitale, ma io scatto sempre, o quasi, a iso molto bassi: 100 in questo caso, ma a volte anche 64, utilizzando la Nikon D810. In questi casi è opportuno non servirsi di sistemi di “misurazione automatica”, come Matrix, di Nikon, o Valutativa di Canon, poiché tendono a schiarire le ombre. Avremmo, in situazioni simili, le ombre chiare e il cielo e il Monte Rosa sovraesposto. Se si intende ottenere un’esposizione più equilibrata tra la parte chiara e la parte scura, è possibile utilizzare i filtri GND, Graduated Neutral Density. Ne ho parlato sul sito di FotoPerCorsi, in questo post. 

Il soggetto umano come proporzione

Il senso delle proporzioni è dato dalla presenza di un soggetto di dimensioni note, in questo caso l’escursionista in basso a destra. Anche il fatto che serva un attimo, prima di notarlo, aiuta poi a stabilire un certo senso di proporzione e conferisce un’idea di grandiosità al paesaggio fotografato. Questo discorso vale anche per altri tipi di soggetti. Se, quindi, vogliamo avere idea delle dimensioni del soggetto fotografato, inseriamo nell’inquadratura qualcosa di cui le dimensioni siano note. A volte, fotografare in montagna significa anche trasmettere il senso di grandiosità del soggetto. L’elemento umano può essere utilizzato con questo scopo, come faceva anche il grandissimo e assoluto fotografo di montagna Vittorio Sella.

 

Monte Rosa, parete Est in Val d'ossola

Il senso della proporzione è dato dall’escursionista che spicca grazie anche allo zaino rosso. Nikon D200; f11; 1/60; focale 35 mm; iso 100. Anche nella foto successiva, l’effetto e il senso delle proporzioni è dovuto all’escursionista che spicca grazie anche allo zaino giallo. Vecchia la D200 vero ? Oppure no ? Una fotocamera può essere considerata vecchia ? Ne ho parlato in questo post. 

Itinerario: Bivacco Belloni

Punto di partenza: Belvedere (1932 m)

Punto di arrivo: Bivacco Belloni (2509 m)

Dislivello: + 580 m

Tempo di percorrenza: 2,30 ore

Difficoltà: EE

Periodo: da Luglio a Settembre

Segnavia: segni, ometti e cartelli gialli

 

Monte Rosa, a Macugnaga, in Val d'Ossola

Salendo al Bivacco Belloni. Anche in questo caso, il senso della grandiosità delle montagne è accentuato dalla presenza del soggetto in primo piano. Il sole a stella è ottenuto grazie all’utilizzo di un diaframma chiuso. Nikon D700; Sigma 15 2,8 afd;  f14; 1/80; iso 200.

Il Bivacco è un vero e proprio “nido d’aquila”, abbarbicato alle rocce discendenti dal Gran Fillar e con vista suggestiva sulla parete Est del Monte Rosa e, soprattutto, sul quadrunvirato delle sue cime maggiori: Punta Gnifetti, con il monolito nero della Capanna Margherita, la nevosa e candida Punta Zumstein, la rocciosa Punta Dufour, seconda vetta d’Europa, e la solitaria Punta Nordend, la più isolata del massiccio. La salita è piuttosto ripida, soprattutto nel tratto finale che si svolge su semplici roccette; si richiede attenzione durante l’attraversamento della morena del Belvedere, soprattutto in caso di scarsa visibilità. Negli ultimi anni, tra l’altro, i movimenti della morena sono in continuo aumento. Il percorso, quindi, cambia sovente e viene segnalato, con grande precisione, dalle guide di Macugnaga, con encomiabile lavoro. Dall’arrivo della seggiovia del Belvedere (da Pecetto, ultimo frazione a monte di Macugnaga), si cammina sulla destra, costeggiando il tappeto mobile per l’inverno, (cartelli gialli) sino alla morena del ghiacciaio del Belvedere. Prestando attenzione si pone piede sulla pietraia, intervallata qua e là da parti di ghiaccio affioranti. Seguendo i numerosi ometti e i paletti di legno si cammina in piano sino ai verdi prati ed alle zone di pascolo dell’Alpe Fillar (1974 m). Si prosegue, quindi, sul sentiero, iniziando a salire verso la montagna, in un canalone che cala dalla cresta del Gran Fillar. Il percorso diviene via via più ripido, ma comunque agevole, sino a svoltare decisamente a destra. Alle nostre spalle spuntano i ghiacci eterni del Rosa. Ormai in vista del piccolo bivacco, si salgono gli ultimi metri di dislivello e, dopo aver superato alcuni pietroni, aiutandosi con le mani, si giunge all’esiguo terrazzo ove è sito il Bivacco Belloni, abbarbicato ai piedi del Gran Fillar, una costruzione metallica e spartana, situato in un luogo selvaggio e solitario, con splendida vista sul Monte Rosa.

 

Sentieri in Ossola e Valsesia di Cesare Re

L’itinerario è tratto dal libro “SENTIERI IN OSSOLA E VALSESIA, 75 itinerari di trekking e trail, Versante Sud, di Cesare Re. Ne ho parlato anche in questo post Sentieri in Ossola e Valsesia, 75 itinerari di trekking e trail, un paio di elucubrazioni editoriali. 

 

Gli ultimi tratti di salita verso il Bivacco Belloni. Nikon D700; Nikkor 24-70 AFG 2,8; f14; 1/125; iso 200

Gli ultimi tratti di salita verso il Bivacco Belloni. Nikon D700; Nikkor 24-70 AFG 2,8; f14; 1/125; iso 200

Cesare Re

Fotografo e Autore

www.recesare.com

Corsi: FotoPerCorsi

Blog: Fotografare in Montagna

recesar@libero.it

333.93.59.262

 

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