Barefooting: la tribù dei piedi scalzi | Trekking.it

Barefooting: la tribù dei piedi scalzi

Categorie: I nostri consigli
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Per la sensibilità dei nostri “piedi dolci” sembra quasi una cosa da fachiri.

Eppure, almeno fino a tutta la prima metà del secolo scorso, per la maggior parte delle persone che camminavano su questa terra andare a piedi scalzi era la cosa più normale del mondo.

La società del benessere ha concesso a tutti (beh, diciamo a tanti…) calzature adatte ad alleviare i piedi dalle fatiche quotidiane e a proteggerli dal freddo e dai pericoli del contatto diretto col terreno.

La storia potrebbe essere finita qui, se non fosse che qualcuno, all’altro capo del mondo, proprio nel momento in cui tutti si affrettavano a infilarsi le scarpe, cominciò a ribellarsi all’idea di barattare la libertà dei propri piedi con il loro comfort…

Barefoot: dalla Nuova Zelanda con furore

Il movimento del barefooting, o gimnopdismo, o scalzismo che dir si voglia, nacque, infatti, in Nuova Zelanda, attorno agli Anni ’60 da lì approdò negli Stati Uniti, per arrivare, solo in tempi più recenti, anche in Europa.

rifiuto della scarpa sono tanti e articolati (per approfondire l’argomento vi consigliamo una visita al sito www.nati-scalzi.org) e vanno dai disturbi provocati dall’utilizzo delle calzature alla fisiologia del piede e alla postura del corpo (con relativi malanni e infortuni di vario genere), fino a un più filosofico bisogno di mantenere il contatto diretto con la Madre Terra.

Il compito di soppesare con la testa le ragioni dei sostenitori della libertà pedestre lo lasciamo a ciascuno di voi. Da escursionisti abituati a ragionare con i piedi ci limitiamo solo a constatare che sì, una buona boccata d’aria fresca loro se la prendono molto volentieri, soprattutto dopo una lunga giornata di prigionia negli scarponi! E anche a farli pascolare su un praticello alpestre sembra proprio che provino un discreto godimento

Quindi, perché no? Se fa piacere, se ci dà delle belle sensazioni, perché non cercare di lascare il più liberi possibile i propri piedi, magari anche durante le escursioni?

Un passo alla volta verso la libertà

Certo non si può pensare di passare subito dalla bambagia delle intersuole super ammortizzate a un trekking di più giorni sin stile barefoot radicale.

Piedi da anni abituati a stare rinchiusi nelle scarpe hanno bisogno di affrontare un poco alla volta il mondo esterno. Per prima cosa serve “mettere su un po’ di suola”. La pelle della pianta del piede deve ispessirsi e la muscolatura delle dita, fino a quel momento costrette all’immobilità, deve rafforzarsi.

Serve un po’ di “ginnastica propedeutica”. Se volete intraprendere la strada dello scalzismo i primi chilometri li potete fare vicino a casa. Se avete la fortuna di vivere vicino a mare, un paio d’ore settimanali di camminata sulla sabbia sono l’ideale per cominciare, ma anche i prati dei parchi cittadini o di qualche pascolo di montagna offrono un terreno sufficientemente morbido per questa fase di training.

Un’idea utile e divertente per cominciare (o anche soltanto per un esperimento una tantum, giusto per assaporare le sensazioni del camminare scalzi) sono i percorsi sensoriali appositamente studiati, dove si cammina sui diversi tipi di terreno: dall’erba ai sassi, dalle pigne all’acqua. Negli ultimi anni ne sono nati diversi in tutta Italia (potete trovare un elenco dei percorsi sensoriali per barefooting a questo link)

È probabile che queste prime esperienze di barefooting vi riservino qualche preoccupazione e qualche indolenzimento, ma, se questa è l’attività che fa per voi, la curiosità di sperimentare e il divertimento vi faranno superare senza troppi patemi questi ostacoli.

Una volta che muscoli e pelle saranno abbastanza rinforzati e che avrete preso confidenza con le sensazioni del contatto diretto col terreno, si potrà passare alle vere e proprie camminate sui sentieri. Anche in questa fase è meglio andare con calma, partendo da percorsi brevi di cui si conoscono le caratteristiche del terreno.

Anche quando le vostre doti di scalzista saranno affinate e sarete in grado di affrontare percorsi sulle lunghe distanze, vi consigliamo di evitare di caricarvi con zaini pesanti: è vero che la camminata senza calzature è la più originaria e naturale, ma di certo muscoli, tendini e articolazioni non sono stati “progettati” per portarsi sulle spalle il fardello di uno zaino da trekking pesante e, quando lo si fa, è meglio avere il supporto di una scarpa in grado di scaricare il peso grazie all’ammortizzazione dell’intersuola e di sostenere la caviglia.

Ph courtesy hiconsumption.com

Le scarpe minimaliste

Non è detto che l’adesione alla filosofia del barefooting debba essere assoluta e integralista. Chi non se la sente di esposi completamente alla libertà, ma anche ai “pericoli” che si possono incontrare camminando scalzi sui sentieri, può oggi disporre di calzature appositamente pensate per consentire alla camminata di essere il più possibile naturale e ai piedi di godere di ampia sensibilità e libertà, pur mantenendo un minimo di “schermo” fra loro e il mondo sterno.

Le aziende specializzate nella produzione di calzature per running, trail running e hiking, hanno messo a punto negli ultimi anni svariati modelli che vengono incontro a queste esigenze.

Quello che caratterizza tutta questa famiglia di scarpe è l’altezza estremamente ridotta del’intersuola (la parte della calzatura che funge da ammortizzatore) e la sua estrema semplicità, che non prevede alcun artefatto tecnologico penato per modificare o controllare l’appoggio del piede.

Altra caratteristica essenziale è il ridotto differenziale (differenza di altezza) fra la parte dell’intersuola dove appoggia il tallone e quella dell’avampiede.

Minimal ma non troppo

Le scarpe minimaliste meno “estreme” hanno solitamente uno spessore dell’intersuola che, pur ridotto rispetto alle normali scarpe da hiking o da running, non scende sotto i 10 mm e un differenziale tallone avampide compreso fra i 4 e i 6 millimetri, con il quale già ci si avvicina ad un tipo di appoggio e a una camminata naturali, ma che ancora consente un’elevata ammortizzazione nell’appoggio del tallone.

Drop Zero

Le “drop zero”, come dice lo stesso termine inglese, sono quelle scarpe dove il differenziale tallone-avampiede è appunto pari a zero. L’intersuola si aggira attorno ai 10 millimetri, uno spessore che offre già un’ottima sensibilità, pur svolgendo ancora un’importante funzione ammortizzante. Anche la sagmatura di queste calzature ha una conformazione particolare, con la parte anteriore molto ampia, che lascia alle dita grande libertà di movimento e consente loro di svolgere la naturale funzione di controllo dell’equilibrio e di spinta.

Barefoot style

Per chi vuole avvicinarsi ancora di più alla sensazione del camminare scalzi ci sono le scarpe in stile barefoot. Ovviamente anche qui il differenziale è pari a zero e anche l’intersula è ben al di sotto dei 10 mm. In alcuni modelli questa è praticamente assente e quello che resta è solo la suola (comunque estremamente sottile e flessibile) con funzione protettiva del piede da eventuali oggetti contundenti presenti sul terreno.

Alcune di queste scarpe barefoot non hanno neppure la tomaia e sono, in sostanza, dei veri e propri sandali completamente aperti. Altre, come le celebri Five Fingers di Vibram (capostipiti di questo genere di calzature) sono praticamente dei veri e propri guanti, che lasciano anche le dita dei piedi libere di muoversi indipendentemente l’una dall’altra.

 

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A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

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