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6 consigli per l’abbigliamento da trekking invernale

Categorie: I nostri consigli
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Camminare in montagna è bello ma bisogna essere attrezzati

Abbiamo parlato in diversi articoli delle attrezzature e dei capi di abbigliamento più adatti all’outdoor invernale. Chi ama camminare immerso nella neve, con l’ausilio di ciaspole o ramponcini, si immerge nella natura alla ricerca di pace e benessere interiore, ecco perchè è opportuno tenere a bene a mente tutto quello che serve per non andare incontro a spiacevoli imprevisti.

Il nostro corpo durante i trekking a basse temperature è un cliente molto severo per il nostro abbigliamento, perché ci sono due opposte esigenze da soddisfare. Da una parte la dispersione del calore e dell’umidità per evitare il sudore stagnante e, dall’altro, il mantenimento di una temperatura corporea confortevole e costante.

Ecco perchè abbiamo voluto mettere insieme, in questo articolo, un po di consigli da leggere prima di preparare lo zaino e la valigia per un fine settimana in montagna.

 

1. Iniziamo con la testa

È una delle parti del corpo più esposte e, al contempo, quella che disperde più cal0re. Stiamo parlando della nostra testa, che troppo spesso viene ignorata nella selezione dell’abbigliamento da portare nello zaino.

Quante volte avete camminato al freddo, con il corpo ben protetto e al caldo, con la testa invece lasciata a subire vento, neve e intemperie abbellita solo da un bel paio di occhiali da sole alla moda.

Invece adesso iniziamo pensando a lei, la prima protezione potrebbe essere una cuffia tecnica, non sarebbe male avere anche un passamontagna per le condizioni un po più estreme che copra bocca e guance.

Ricordiamoci sempre che tutte le giacche da montagna sono dotate da cappucci protettivi che si possono chiudere e aiutano a proteggere la testa e il collo, anche se alcune persone tendono a staccarle, voi non fatelo mai, ne sentirete la mancanza proprio nel momento del bisogno.

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2. Le mani nell’abbigliamento da trekking invernale

Veniamo ad un’altra parte del corpo che troppo spesso non trova spazio nella lista delle cose da proteggere, sono le nostre mani, che sono messe troppo spesso a dura prova. Le immergiamo nella neve, le esponiamo al vento mentre camminiamo, le usiamo per arrampicarci in passaggi un pò scoscesi, ma le lasciamo troppo spesso scoperte. Anche loro vogliono essere vestite a cipolla per loro si parla di strati.

Ci sono le soluzioni fai da te, come l’utilizzo di un paio di guanti di seta leggeri da indossare sotto dei guanti tecnici più pesanti, per consentire l’utilizzo di macchina fotografiche o altre azioni di maggior “precisione” senza dover lasciare la mano scoperta. Ma esistono anche le manopole o muffole che integrano entrambi questi strati e sono più adatti ad un utilizzo in montagna d’inverno.

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3 Scendiamo fino in fono, i piedi

Iniziamo ora a parlare di elementi tecnici più noti, ma vale comunque la pena ricordarli. Partiamo da un’informazione base, non possiamo camminare sulla neve con gli stessi scarponi utilizzati in Agosto per fare un’escursioni sul Sentiero degli Dei. In inverno ci vogliono scarponi tecnici che non garantiscano solo un’elevata impermeabilità, ma riescano anche a mantenere costante la temperatura del piede, grazie a standard di isolamento termico elevati.

Ma visto che il trekking d’inverno fa spesso rima con ciaspole o ramponcini, la struttura esterna dello scarpone dovrà essere più rigida e resistente, adatta a fornire il giusto supporto per le due attrezzature appena citate.  Abbiamo finito con i piedi? No!

Ecco una della attrezzature più importanti e, al contempo, sottovalutate da tutti gli appassionati di outdoor… le calze! Una calza tecnica di alta qualità può fare davvero una grande differenza tra un trekking confortevole e una tortura cinese. Perché spetta a loro garantire la perfetta aderenza tra il piede e lo scarpone, garantendo un primo isolamento termico e presidio contro la sudorazione.

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4. Il primo strato della celebre cipolla

Il ruolo principale di questo strato della cipolla, definito anche abbigliamento  “base layer”, è quello di veicolare lontano dal corpo il sudore prodotto durante il cammino e il movimento, allentandolo verso gli strati successivi, prima il c.d  mid layer e poi via verso il “guscio” impermeabile o outer layer, prima di andare a disperdersi verso l’ambiente esterno.

Ascesa con le ciaspole

Da questa descrizione si può cogliere l’importanza di questo strato, che ha il compito di disperdere, assieme all’umidità, il calore in eccesso che si sviluppa durante l’attività fisica.

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5. Lo strato centrale della cipolla, il mid layer

La parte del Re, in questo ambito, la ricopre senza alcun dubbio lui, il pile! Leggero, idrofugo e traspirante, insomma tutte le carte in regola per diventare il protagonista assoluto di tutti i maglioni e le felpe tecniche per l’attività outdoor.

A differenza della lana, molto utilizzata in passato,  le fibre di pile sono più leggere e altamente idrofughe. Questo significa che tendono a non impregnarsi di acqua, o sudore, continuando a svolgere la propria funzione isolante anche in condizioni di sudorazione estrema.

Inoltre, un’altra importante caratteristica, sono i tempi di asciugatura molto rapidi, cosa si può colere di più? 

Forse una elevata permeabilità all’aria, tratto che lo rende particolarmente indicato per l’utilizzo nell’ambito degli sport aerobici come l’escursionismo.

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6. L’ultimo strato, la protezione definitiva dalle intemperie

Sono la protezione finale, quella che va a coprire e proteggere tutti gli altri strati e avrà il compito di combattere tutti gli elementi atmosferici che, durante l’escursione, si scontreranno con i suoi tessuti. Stiamo parlando dei gusci impermeabili.

Sul mercato ne esistono due grandi famiglie : i softshell, che sono i gusci più morbidi e confortevoli e molto apprezzati per  per la loro vestibilità e per il modo in cui “seguono” i movimenti del trekker. Ci sono poi gli  hardshell, i gusci più duri,  che hanno quel classico effetto “cartonato” che alcuni non amano molto, però dalla loro hanno la performance. Questi gusci offrono prestazioni molto elevate in termini di impermeabilità, traspirazione e leggerezza.

Ecco alcuni capi di questo tipo disponibili online di softshell:

 

Ecco gli hardshell:

 

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A proposito dell'autore

Massimo Clementi

Web Content Manager di Trekking.it. Social media, scrittura e contenuti sono il mio pane quotidiano. Appassionato di montagna, trekking e attività outdoor. Mi prendo cura ogni giorno dei contenuti di trekking.it, mi assicuro che siano di qualità e utili per chi li legge. Cerchiamo di prendere i migliori ingredienti dalla grande giungla di internet per "cucinare" articoli e approfondimenti che sappiano dare valore ai nostri lettori.

4 comments

  1. Faio 9 Gennaio, 2017 at 12:20 Rispondi

    Ciao Massimo, a Marzo andrò in Islanda e mi sto informando per avere l’abbigliamento corretto. Tra le tante giacche che ho trovato ho visto che alcune prodotte da TheNorthFace sono goretex e sono imbottite con primaloft, un materiale che non conoscevo prima. Mi chiedevo se avessi avuto modo di provare questa combinazione e la sua tenuta termica. Sembrerebbe una combinazione tra piumino e guscio in un unica soluzione. Cosa ne pensi? Grazie. Fabio

    • Redazione Web TREKKING.IT 9 Gennaio, 2017 at 16:18 Rispondi

      Ciao Faio,

      i due materiali che hai citato sono prodotti di assoluta qualità.
      GoreTex è il punto di riferimento per quanto riguarda impermeabilità e traspirazione, mentre Primaloft rappresenta lo standard per l’abbigliamento termico sintetico (ottima alternativa alla classica piuma d’oca).
      Abbinare entrambi questi materiali in un unico capo è una scelta che presenta vantaggi e svantaggi, da valutare in base al tipo di attività che si deve fare e alle condizioni ambientali.
      Il primo consiglio è sicuramente quello di informarti molto bene sul meteo che troverai (temperature, precipitazioni, vento, umidità, ecc…) e su questa base effettuare la scelta.
      In generale, comunque, tieni presente che, per un’attività aerobica come il trekking, è meglio rimanere su un vestiario a cipolla, fatto da capi separati e indossati a strati: strato intimo, strato/i termici, guscio protettivo esterno.
      Per esperienza personale posso dirti che, in climi di tipo alpino, anche d’inverno, durante l’escursione difficilmente c’è bisogno di indossare un capo a capacità termica così elevata come può essere un piumino (che sia di piuma naturale o in Primaloft), in quanto solitamente risulta essere troppo caldo. Questo a meno che la temperatura ambientale non sia davvero polare… insomma, roba dai -15 in giù!
      Come detto prima: informati bene per sapere che tempo fa in Islanda a marzo!
      D’altro canto quando si cammina capita spesso di doversi proteggere da pioggia o neve indossando un guscio esterno di materiale impermeabile tipo GoreTex, magari con temperature non troppo rigide, che quindi richiedono uno strato termico non particolarmente pesante (tipo pile di media grammatura).
      Diciamo che solitamente, per l’escursionista, il piumino (naturale o Primaloft), più che un capo da usare durante l’attività, è un capo comfort, da indossare per non perdere calore nelle pause della camminata. In generale lo si utilizza in situazioni in cui si cerca un momento di relax e in cui fa piacere indossare un capo caldo ma che “non si sente addosso”, quindi leggero e dalla superficie morbida (qualità, quest’ultima, che di sicuro non appartiene ai gusci protettivi!).
      Vabbeh, dai, lo hai capito: io sono per la separazione dei capi! 😉
      Però ripeto di nuovo: informati, che se il meteo è una cosa tipo bufera 24 ore al giorno e -30 fissi è meglio che indossi lo scafandro più termico e isolante che c’è e non te lo togli più fino a quando torni in Italia!
      Spero di essere stato utile.

      Un saluto e in bocca al lupo!

      Massimo e Serafino
      Redazione TREKKING&Outdoor

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