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Consigli per camminare sotto la pioggia

Categorie: I nostri consigli
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Si può camminare con la pioggia causa “imprevista”, come quando ci si ritrova in mezzo a un inatteso temporale estivo, per scelta stoica, come quando si decide di affrontare lunghi trekking nelle piovosissime (e bellissime!) regioni del Nord Europa, per esasperazione (“piuttosto che starmene a casa anche questo weekend…“), o semplicemente perché ci piace così!

Qualsiasi sia il vostro fato o la vostra motivazione potete star certi di due cose:

  1. Se camminate con la pioggia, non ne uscirete indenni;
  2. Per quant’acqua venga giù, potete sempre trovare un modo per limitare i danni.

Il primo “assioma” è molto semplice: quando piove puoi avere i migliori scarponi e le migliori membrane impermeabili e traspiranti di questo mondo, ma puoi star certo che in un modo o nell’altro, tanto o poco, finisci per bagnarti.

Non è un’ammissione di impotenza, ma una semplice presa di consapevolezza, indispensabile per affrontare le intemperie con il giusto e positivo spirito: se ti aspetti di arrivare alla fine della pioggia nelle stesse condizioni con cui ci sei entrato, ogni goccia che passa il tuo strato impermeabile ti metterà in ansia e il minimo accumulo di condensa al di sotto ti parrà un fastidio insopportabile. Se invece sei consapevole che tutto questo è tanto inevitabile quanto innocuo, potrai camminare tranquillo sotto la pioggia ed essere felice.

Gran parte di questa felicità, però deriva dal secondo assioma, che potremmo anche esprimere così: con la giusta attrezzatura e con i giusti accorgimenti la situazione si può tenere sotto controllo. Tradotto in termini pratici: umido sì, ma non fradicio, e non gelato! L’attrezzatura a pioggia per quanto sia di qualità e per quanto la utilizziate correttamente non vi terrà mai perfettamente asciutti, ma almeno impedirà che vi inzuppiate dalla testa ai piedi e darà un contributo fondamentale a evitare che il vostro corpo vada incontro a uno stato di ipotermia.

Fatta questa doverosa premessa metodologica e filosofica, passiamo finalmente ai consigli operativi.

Attrezzatura da pioggia per le escursioni giornaliere

In questo caso l’attrezzatura da pioggia si può risolvere tranquillamente in giacca impermeabile e coprizaino, più un cambio di biancheria intima e vestiario da tenere in auto per il rientro. Tenete conto che quando arriva la pioggia le temperature possono calare anche di parecchi gradi e che gli indumenti inumiditi perdono una parte più o meno grande del loro potere isolante, quindi all’abbigliamento antipioggia è sempre opportuno abbinare i giusti capi tecnici anche per quanto riguarda l’intimo e lo strato intermedio.

In sostanza: se andate a fare una gita in Dolomiti solo con guscio impermeabile e T-Shirt in cotone, quando vi becca il classico temporale pomeridiano state freschi… giusto per usare un eufemismo! Come intimo mettetevi sempre qualcosa di traspirante e idrofugo e nello zaino trovate sempre posto per il pile.

Per gli scarponi fate un po’ come volete, tanto, comunque sia, finisce che un po’ di acqua dal colletto superiore ci entra! Per il trekking giornaliero forse l’ideale è utilizzare una scarpa leggera, ma trattata con una membrana impermeabile: se la pioggia è scarsa o è solo il terreno ad essere bagnato il piede rimarrà asciutto, in caso di acquazzone la tomaia leggera favorirà il drenaggio dell’acqua e l’asciugatura una volta terminata la doccia.

Visto che siamo solo all’inizio del nostro percorso affrontiamo da subito l’annosa questione “ombrella e mantella” che da sempre divide la comunità egli escursionisti. Ci sono quelli che queste attrezzature non le userebbero mai, neppure sotto minaccia di tortura, e quelli se ne andrebbero con l’ombrello e mantella anche in vetta al Bianco…

Che dire? Il mantellone in Pvc è facile da mettere e togliere e in un attimo coprite voi (quasi fino ai piedi) e il vostro zaino con uno strato di plasticona da cui faticano a passare anche le radiazioni! Se il sentiero da percorrere non è particolarmente lungo e faticoso la soluzione è pratica, economica ed efficace, ma appena si comincia a faticare e quindi produrre un po’ di vapore acqueo, la mantella si trasforma in pentola a pressione e ci vuol poco a ritrovarsi fradici di sudore.

Anche le caratteristiche dell’itinerario incidono sulla funzionalità di questo indumento: finché il sentiero è facile e ampio tutto bene, ma la mantella spesso impedisce di vedere bene dove si mettono i piedi e limita i movimenti, cosa che, su un percorso più sconnesso e impegnativo, può rendere la vita molto difficile. Nel bosco fitto, poi, il rischio che resti appesa a qualche ramo non è esattamente remoto…

Qualcosa di simile vale anche per l’ombrello: va bene per una passeggiata, anche lunga, ma se c’è bisogno di essere un po’ agili è subito fuori gioco. Inoltre non è detto che la pioggia cada sempre dall’alto in basso: se ci si mette un po di venticello di quello giusto, ombrella e mantella più che per ripararvi dalla pioggia vanno bene per farvi prendere il volo!

Attrezzatura da pioggia per i trekking plurigiornalieri

Quando l’itinerario richiede più giorni di percorrenza l’attrezzatura e la tecnica “antipioggia” si complicano un po’.

Il problema, infatti, non è più solo quello di affrontare il momento della pioggia, ma anche gestirne le conseguenze, che significa cercare di bagnarsi il meno possibile e trovare il modo per asciugarsi il più rapidamente possibile.

Innanzitutto è necessario un rafforzamento del vestiario. Se l’escursione si svolge in ambienti dove la pioggia è molto frequente (vedi i già citati trekking nei paesi nordici, oppure, nelle estreme terre australi come la Patagonia) è indispensabile che anche la parte inferiore del corpo sia protetta con i pantaloni impermeabili. Utilissime anche le ghette, che limitano la penetrazione negli scarponi di fango e acqua.

In ambiente alpino, dove la pioggia (soprattutto in estate) la si può considerare uno sfortunato accidente, possiamo anche fare a meno di pantaloni impermeabili e ghette, ma sicuramente occorre mettere nello zaino un paio di pantaloni da trekking di ricambio, per sostituire quelli indossati sotto la pioggia.

A proposito di ricambi: per evitare di doversi tenere addosso i vestiti umidi è auspicabile mettere nello zaino un ricambio di indumenti intimi (T-shirt, mutande e calze) e avere a disposizione almeno due capi per lo strato intermedio (ad esempio un pile leggero e uno più pesante).

Fondamentale è anche proteggere dal bagnato il contenuto dello zaino. Per questo il coprizaino può non essere una barriera sufficiente. Meglio quindi riporre gli indumenti di ricambio in sacchetti di plastica. Si possono utilizzare i normali sacchetti per la pattumiera oppure gli appositi sacchi a chiusura stagna che si trovano nei negozi di articoli sportivi. La stessa cosa vale per le attrezzature tecnologiche (telefoni, Gps, ecc.) e, nel caso di trekking con bivacco, il sacco a pelo.

Molto importante è anche prendersi cura dei propri piedi! Una giornata trascorsa negli scarponi umidi può indebolire la pelle, con il rischio di creare vesciche o ferite che compromettono il proseguimento dell’escursione. Appena giunti al rifugio o al posto dove abbiamo deciso di bivaccare è quindi bene togliere gli scarponi (anche per favorirne l’asciugatura) e lasciar “respirare” i piedi all’aria aperta. In questa situazione è molto utile avere con sé un paio di sandali leggeri.

Dove non conviene andare quando piove

Quando si comincia l’escursione sapendo già che il rischio di pioggia sarà alto è bene effettuare la scelta dell’itinerario pensando ai disagi o ai pericoli in cui si potrebbe incorrere. Meglio quindi stare alla larga da sentieri che prevedono il guado di corsi d’acqua, dove si rischia di restare bloccati (o peggio!) dalla piena del torrente.

Anche gli itinerari che si inerpicano in zone molto impervie, risalendo canaloni e passando sotto a pareti, sono da evitare, in quanto con la pioggia arriva anche il pericolo di smottamenti e scariche di sassi. I terreni escursonistici difficili come roccette e creste, quando sono resi scivolosi dalla pioggia diventano ancora più difficili, quindi… vade retro!

Come il troppo ripido, anche il troppo piano può rivelarsi insidioso in una giornata di pioggia: prati e radure si trasformano facilmente in acquitrini dove il piede sprofonda fra erba e fango, meglio quindi cercare sentieri che si sviluppano nel bosco, dove gli alberi attenuano le precipitazioni e il terreno è più adatto ad assorbire l’acqua.

Quando invece siamo sorpresi da un forte maltempo, come nel caso di un temporale estivo, la cosa migliore da fare è “mettere le gambe i n spalla” e allontanarsi il più presto possibile dalle zone con le caratteristiche che abbiamo descritto, in particolare dai punti esposti come creste, cime e crinali, dove più facilmente si possono scaricare i fulmini.

Cogli l’attimo

Fare trekking sotto la pioggia è anche una questione di fiuto e di tempismo. Ad ogni trekker esperto piace pensare che col tempo si sviluppi una sorta di sesto senso che ti consente “annusare l’aria” e metterti in cammino nel momento giusto, facendo lo slalom fra gli scrosci più intesi di pioggia… Forse è solo superstizione, ma lasciateci vivere questa bella e innocua illusione, accidenti!

Per quelli che proprio non vogliono affidarsi all’istinto, un’occhiata alle previsioni e un po’ di studio delle tempistiche della tappa giornaliera, possono certamente essere utili per non prenderla proprio tutta, fino all’ultima goccia!

Quando la pioggia l’avete già presa, cercate di cogliere al volo l’occasione per ripararne i danni: se nello zaino o addosso avete roba umida, all’orizzonte della giornata non c’è la stufa di un rifugio dove farla asciugare e il barometro continua a puntare verso il basso, la prima occhiata di sole è quella buona per mettere a stendere il bucato, a costo di prendersi un quarto d’ora di riposo forzato e ritardare un po’ sulla tabella di marcia.

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A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

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