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Cosa cucinare durante il trekking

Categorie: I nostri consigli
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Vi abbiamo già parlato in altri articoli dell’alimentazione del trekker, argomentando su carboidrati, grassi, zuccheri, proteine e vitamine… Questa volta non vogliamo proporvi niente di così tecnico, ma, semplicemente, darvi qualche consiglio su cosa cucinare durante le vostre escursioni di più giorni.

Qualche suggerimento logistico preliminare è d’obbligo. Cucinare durante un’escursione significa avere a disposizione mezzi molto limitati: tanto il fornello quanto le pentole sono ridotti ai minimi termini per quel che concerne il peso e l’ingombro, caratteristica che certo non contribuisce a lasciare spazio alla varietà e alla creatività. Anche il tempo è spesso tiranno, visto che preparare cibo che richiede una lunga cottura significa sprecare un sacco di gas, cosa che non possiamo permetterci quando siamo nel bel mezzo di un trekking. Non è raro, poi, che persino l’acqua a disposizione debba essere centellinata

Tutti questi elementi già restringono notevolmente il menù, e in sostanza, riducono i cibi cucinabili durante i trekking a due sole categorie fra loro in gran parte sovrapponibili: quelli che cuociono subito e quelli dai quali non è necessario eliminare l’acqua di cottura.

Trekking cosa cucinare: brodo e pastina

Principe di questi piatti è il brodo di dado o “potage de cube de bouillon”, se vi fa sentire più signori! La preparazione è elementare (basta buttare il dado nell’acqua bollente e mescolare!) e i tempi di cottura quasi nulli. Il problema è che un semplice brodino ristora lo spirito, ma al corpo dà veramente ben poco… magari lo si può integrare con un po’ di scaglie di formaggio stagionato e crakers o pane secco, per farne uno zuppone decisamente più nutriente. L’aggiunta di pastina di piccole dimensioni allunga i tempi di cottura solo di un paio di minuti, ma fa un gran bene al sapore e alla carica energetica della vostra cena outdoor.

Trekking cosa cucinare: cous-cous

Velocissimo da preparare è anche il cous-cous. Praticamente basta aggiungere un po’ d’acqua bollente per avere pronta la base della pietanza a cui addizionare condimenti a piacere (da quelli tipici delle insalate di riso, ai sughi di qualsiasi genere, all’immancabile formaggio stagionato). Una delle cose che danno più soddisfazione del cous-cous è la sua resa, almeno in termini di volume: appena versata l’acqua la pietanza si gonfia magicamente, riempiendo facilmente la pancia dell’escursionista affamato… la resa in termini di “benzina” per il metabolismo però non è altrettanto miracolosa

Trekking cosa cucinare: ravioli, tortellini e noodles

Passando a cose più sostanziose, la famiglia di ravioli e dei tortellini può offrire grandi soddisfazioni. Se non abbiamo necessità di stare a guardare i grammi caricati nello zaino e se la nostra escursione non dura più di un paio di giorni, possiamo scegliere fra quelli freschi, che sono pronti in pochissimi minuti, altrimenti è meglio puntare su quelli secchi, molto leggeri da trasportare, ma che vanno sempre acquistati con un occhio ai tempi di cottura. In entrambi i casi la preparazione ideale è sempre in brodo, per risparmiare in acqua e guadagnarci in sapore.

Altrettanto succulenti e nutrienti sono i noodles, le tagliatelle orientali da fare in brodo. Nei supermercati ormai se ne trovano per tutti i gusti e, in generale, si cucinano semplicemente versandoci sopra l’acqua bollente e lasciandoli riposare per 3 minuti. Anche in questo caso l’uso del brodo di dado invece della semplice acqua può servire a potenziare il sapore.

Trekking cosa cucinare: polenta e purè istantanei

Altro classicone è la polenta istantanea. Si prepara rapidamente dopo aver portato a bollore l’acqua e, una volta pronta, la si può insaporire con pezzi di formaggio (si scioglie che è un piacere!) e con l’aggiunta di cubetti di speck o salame. Se la polenta non vi piace, o se volete fare una variazione sul tema, identico effetto lo potete ottenere con il purè istantaneo.

Trekking cosa cucinare: buste liofilizzate da supermercato

Passiamo ora al capitolo “buste liofilizzate” e cominciamo dai normali supermercati, dove abbondano di quelle pensate per la sopravvivenza dei singol disperati: ce ne sono davvero di tutti i tipi (sia di singol disperati che di buste…).

Negli ultimi anni anche il sapore dei prodotti di molte marche è decisamente migliorato e, con un po’ di sperimenti, potrete sicuramente trovare la busta adatta a soddisfare il vostro appetito. Occhio però a non lasciarvi trarre in inganno dalle dichiarazioni “ottimistiche” dei produttori, che all’esterno di confezioni del peso di pochi grammi mettono scritte del tipo: “tre abbondanti porzioni”… Togliete pure una porzione abbondante dal conteggio!

Nell’euforia che sicuramente vi coglierà davanti allo scaffale che compendia tutte le delizie alimentari del mondo in versione liofilizzata, cercate di mantenere i nervi saldi e non lanciatevi nell’acquisto di pietanze improbabili come il porcetto sardo in busta, perché magari sarà anche buono, ma probabilmente per cucinarlo vi occorreranno almeno 6 ore!

Scherzi a parte, fra le varie buste in commercio ce ne sono diverse che richiedono tempi di cottura di oltre 15 minuti… un po’ troppo per il ristorante del trekker!

Le buste più veloci da preparare (anche un solo minuto) sono le creme: asparagi, funghi porcini e via dicendo. Di suo sembrano abbastanza poverelle, ma, ovviamente, potete condirle con l’aggiunta di vari altri alimenti a piacimento (cous-cous, formaggio, ecc).

Un po’ di minuti in più di solito sono richiesti per la cottura di minestrine e minestroni liofilizzati, con cui già si riesce a mettere un del tappo ai buchi nello stomaco. Cottura un po’ più lunga hanno le paste asciutte, che, proprio perché asciutte, per essere cotte a puntino devono arrivare al completo assorbimento o evaporazione dell’acqua… insomma tanto sapore e pure sostanza, ma qualche tribolazione in più per chi sta al fornello. Lo stesso dicasi per i risotti in busta, con la differenza che, se proprio la preparazione non riesce al meglio, invece che un buon risotto mantecato ci ritroveremo a sorbire un accettabile riso in brodo

Caricandosi un po’ di peso in più dalle buste liofilizzate (o affini) possono uscire anche delizie come i roesti o il pollo al curry… averne una busta da consumare durante il trekking, magari accompagnata da una lattina di birra è una di quelle “coccole” che possono decisamente aiutare a tenere alto il morale e a motivare la truppa.

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Trekking cosa cucinare: buste liofilizzate specifiche per l’outdoor

Se volete scodellare ogni giorno qualcosa di sfizioso, magari tirandolo fuori da buste leggerissime e dalla cottura quasi immediata, allora dovete sottostare alla regola del “chi più spende meno spande” e dagli scaffali dei supermercati dovete passare a quelli dei negozi sportivi specializzati, dove potete trovare un’ampia scelta di primi, secondi e colazioni in busta liofilizzata.

Oltre alla varietà, le differenze più significative rispetto alle buste per singol disperati, stanno negli apporti alimentari di questi alimenti, studiati appositamente per le esigenze delle differenti attività outdoor, nei tempi di cottura ridottissimi e nella praticità di preparazione: le migliori marche propongono cibi che sono subito pronti al cnsumo, semplicemente versando acqua calda direttamente nella busta.

 

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A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

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