Camminare nei Parchi: il decalogo del buon escursionista | Trekking.it

Camminare nei Parchi: il decalogo del buon escursionista

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Partiamo da una considerazione semplice semplice: non sempre tutto ciò che non è vietato è consentito.

Scrivo questo perché le norme di comportamento all’interno di Parchi, Riserve naturali e aree della Rete Natura 2000 (Sic e Zps), valgono per chiunque si avvicini a un ambiente naturale protetto, ma possono essere dettate anche dal buon senso se sconfinano oltre il limite amministrativo di questi territori tutelati dagli Enti preposti.

Dopo questa premessa, necessaria, entriamo in merito al decalogo del buon escursionista, utile alla corretta fruizione delle aree protette italiane.

1 – Non fare il pirata

Enrico Bottino

Il mondo è ormai un libro aperto. Non resta più nulla da scoprire e i luoghi dove è possibile camminare sono innumerevoli.

Dovete però sapere che quando la vostra passione vi porta a visitare un’area protetta non è detto che siate liberi da vincoli, freni o impedimenti.

I parchi non sono off limits, eppure ci sono suoli che non potete calpestare, sono quelli che si trovano al di là del sentiero segnalato dal Piano del Parco quando siete nelle Zone A; infatti nella Riserva integrale non sono consentite divagazioni, se non nei limiti fisiolgici legati alle nostre reali esigenze fisiche… insomma, per fare plin plin!

Nelle altre Zone nulla vi impedisce di camminare lungo strade forestali, mulattiere e sentieri non tabellati dall’Ente parco, purché siano evidenti sul terreno. Il mio suggerimento è quello di non allontanarvi troppo dalla traccia, altrimenti rischiate di perdervi!

Sempre nel Piano del Parco, ci potrebbero essere norme legate alla rete sentieristica che vi potrebbero impedire l’accesso ai sentieri in certi luoghi in determinati periodi dell’anno (periodo della riproduzione per specifici animali selvatici, ad esempio).

Soprattutto nelle aree protette delle Isole – nominiamo a titolo di esempio La Maddalena, l’Asinara e Giannutri –  non è consentito allontanarsi dai sentieri ufficiali (sappiatelo: correte il rischio d’incorrere in multe salatissime), oppure è possibile accedere in siti di particolare pregio e interesse naturalistico solo se accompagnati dal personale dell’Ente Parco (ad esempio la spiaggia di Budelli).

Può sembrare una affermazione strampalata, ma anche camminare non è per tutti!

Riepiloghiamo la distinzione delle aree protette dei Parchi:

  • zone A – Riserve integrali (non allontanarsi dai sentieri segnati dall’Ente Parco, quando fruibili liberamente)
  • zone B – Riserve generali orientate:
  • zone C – Aree di protezione
  • zone D – Area di sviluppo

 

2 – Veicoli a motore… fermo

Foto di Enrico Bottino

Perché intralciare il traffico dei camminatori con il vostro mezzo motorizzato? Avete forse una deroga speciale del Parco per guidare lungo una pista che non sia la strada comunale?

Sentieri e mulattiere vanno percorse a piedi e se proprio desiderate compiere percorsi fuori strada dovete sgambettare: noi escursionisti non inquiniamo e non produciamo rumori molesti che potrebbero spaventare gli animali selvatici.

I sentieri di montagna, le mulattiere, le piste e le strade forestali sono quanto di più accogliente potreste aspettarvi… se rispettati.

L’invito a spegnere il motore non è rivolto solo a chi ha il fuoristrada, ma anche ai possessori di moto, mezzi cingolati e motoslitte.

E non scoraggiatevi se il vostro passo non sarà altrettanto veloce: potete prendervi tutto il tempo necessario per ascoltare e vedere tutto quello che vi circonda.

Non dovete nemmeno demordere se il pastore o il contadino dovessero sorpassarvi con la loro motoretta: in fine dei conti loro stanno salendo all’alpeggio per finire il lavoro del giorno prima.

A proposito: il fuoristrada lo avete parcheggiato nell’area destinata ai mezzi motorizzati? Boschi, prati, terreni agricoli sono “aree di sosta” esclusive per escursionisti, farfalle, caprioli, insomma, bipedi o quadrupedi… non per i pneumatici!

 

3 – Pedalare anziché camminare, ma con prudenza

Mountain bike speed zoom motion blur. Fast downhill biking.

Siate prudenti, non correte, rispettate il senso di marcia, tenete sempre la destra e date la precedenza agli escursionisti a piedi. Solo così sarete sulla buona strada per rispettare il “codice dei sentieri“, come del resto in città rispettate quello della strada.

Non preoccupatevi, non c’è nessun esame da superare, il rilascio della patente di guida è immediato, basta aver frequentato l’autoscuola della natura.

L’idoneità tecnica la conseguite dopo aver percorso un buon numero di chilometri rispettando il Regolamento del Parco e il buon senso.

4 – Dormire sotto una coperta di stelle

Escursionista nella wilderness con tenda e falò

Ph: Shutterstock.com / Stas Tolstnev

Volete ammirare le stelle come mai prima d’ora? La risposta potete trovarla nell’armonia degli spazi aperti delle aree protette.

Potete rivolgere lo sguardo verso il cielo senza incontrare ostacoli tra voi e la volta celeste: in questo caso un bivacco notturno non può proibirvelo nessuno, se non un meteo un po’ birichino. S

e invece desiderate un telo di nylon per ripararvi dal vento e dall’umidità della sera, sappiate che piantare la tenda nei Parchi non è così semplice. Per ascoltare di notte i silenzi incontrastati della natura, potreste andare incontro ad una sanzione amministrativa: per addormentarsi sotto una coperta di stelle può essere sufficiente contattare il Parco pochi giorni prima e informarsi. Fatelo.

Magari scoprite che all’interno dell’area protetta ci sono zone appositamente attrezzate dove siete il benvenuto.

Ad ogni modo, anche se fosse consentito il bivacco ricordatevi la mattina successiva di smontare la tenda, altrimenti non è più bivacco notturno ma campeggio e allora è tutta un’altra storia.

In alcuni Parchi si può bivaccare oltre una certa quota da un’ora prima del tramonto a un’ora dopo l’alba. Ricordatevi comunque di contattare l’Ente Parco e chiedere agli operatori la possibilità di piantare la tenda per la notte.

Ma che sia una! Comunque se volete saperne di più in merito al “campeggio libero” cliccate nel bottone qui sotto.

 

5 – Rinunciare all’amico di sempre?

Val Gargassa, Parco del Beigua – Foto di Enrico Bottino

Quante persone vi fanno sentire unico, speciale? Lo sappiamo, il vostro cane è il migliore amico di sempre. Possibile dover rinunciare alla sua compagnia, soprattutto in un ambiente dove sentirsi in pace con il creato?

La fortuna più grande è essere accompagnati sui sentieri dal nostro amico a quattro zampe. Può un Parco naturale privarci di questa gioia, addirittura infliggerci questo dolore grande? Forse no.

Dipende, come sempre, dal regolamento dell’Ente. Dovete però essere consapevoli di una cosa: la scontata costrizione della libertà personale (il guinzaglio, tanto per fare nomi e cognomi…) se non addirittura l’eventuale interdizione (“io non posso entrare”, giusto per restare nei classici della migliore letteratura canina), mirano sempre alla tutela degli escursionisti, degli animali selvatici, ma anche del tuo migliore amico.

Non sto cercando di raggirarvi, premete il bottone qui sotto e scoprirete perché il nostro amico a quattro zampe deve essere sempre al guinzaglio e solo sui percorsi consentiti…

 

6 – Il silenzio è d’oro

Ascoltate! Sentite che silenzio? Vorrete essere mica voi i primi a infrangerlo? Tra le quattro mura domestiche potete ascoltare la radio, alzare i decibel se la vicina ve lo consente, ma nel Parco bisogna ascoltare solo il cuore palpitante della Natura.

Escursionisti e animali hanno stretto il patto del silenzio, nel Parco vige il divieto di fare uso di segnali acustici e luminosi. Parola d’ordine: non disturbare la quiete dei luoghi.

 

7 – Acqua terra e… fuoco

A dirla tutta, nella zona A dei Parchi, ossia nelle Aree di riserva integrale e nei boschi è vietato fumare. Figuriamoci accendere fuochi all’aperto, al di fuori degli spazi appositamente predisposti.

Se poi vedete sollevarsi in cielo del fumo, potrebbero essere dovuto alla combustione di sostanze solide legate ad attività agricole, forestali o pastorali,  autorizzate dall’Ente parco. Altrimenti affrettatevi a chiamare il 112 (l’Uno-uno-due, numero unico di emergenza). Partiamo dal presupposto che ogni minimo gesto di disattenzione può provocare seri danni.

L’argomento fuoco ci introduce inevitabilmente ad un altro piacere delle nostre passeggiate nella natura: un tavolo, due panche, un barbecue e una fontanella di acqua fresca: lo stretto necessario per trascorrere una bella giornata in natura.

Sono gli ingredienti fondamentali – insieme alle vettovaglie, s’intende – per trascorrere  una giornata con gli amici, avvolti dal verde e da splendide fioriture.

Nessuno ve lo può impedire, salvo nella zona A del Parco (ma in tal caso non trovereste nemmeno l’area picnic); invece nelle zone B e C individuate nel Piano del Parco il picnic è consentito solo nelle aree attrezzate e segnalate dall’Ente.

L’argomento culinario c’introduce ad un altro meno accattivante ma necessario: i rifiuti.

 

8 – I rifiuti? Differenziamoci

Riserva della Barbottina, Melogno – Ph Enrico Bottino

Le nostre città sono invase dai rifiuti, il timore è che l’immondizia venga abbandonata anche nei parchi. Nelle aree protette la pulizia dipende  quasi esclusivamente dal nostro rispetto per l’ambiente. Basta poco per porvi rimedio: un sacchetto!

Non fraintendiamo, non vi sto suggerendo di abbandonarlo presso l’area picnic, bensì di raccogliere gli avanzi del nostro pranzo, metterli nel sacchetto e trasportarli fino alla macchina.

Raggiunti dei bidoni che consentono la raccolta differenziata, separiamo la plastica dall’umido e il gioco è fatto!

Nel farlo non avrete la stessa risonanza mediatica di Greta Thunberg, però in cuor nostro non vedere contrasti cromatici plastica – verde aiuta a vivere meglio la giornata in natura. Quindi, anche se nelle aree di ristoro ci sono appositi cestini per la raccolta dei rifiuti… non usateli.

Credetemi, è il gesto migliore che potreste fare per salvaguardare l’integrità naturale dei posti che abbiamo ammirato poche ore prima.

Aiutaci quindi a lanciare questo appello perché i rifiuti scendano a valle dentro ai nostri zaini per poi depositarli nei contenitori che si trovano presso le principali porte di accesso dei Parchi.

Alcuni Enti hanno scelto – giustamente – di non ubicare cestini all’interno dell’area protetta, altrimenti gli animali selvatici vi farebbero puntualmente tappa disabituandosi alla ricerca del cibo vero e contribuendo inconsapevolmente a spargere mozziconi di sigarette, carte di caramella, fazzoletti e pannolini che impiegano anni per distruggersi.

Inoltre, viste le difficoltà nel recuperare la spazzatura in mezzo ai monti, soprattutto nel periodo estivo i cestini potrebbero trasbordare: dal momento che una delle maggiori cause della dispersione dei rifiuti nell’ambiente è il vento… potete immaginare le conseguenze.

Adesso che abbiamo sensibilizzato tutti noi sui temi della sostenibilità ambientale e dimostrato che esistono soluzioni efficienti per eliminare l’immondizia… affrontiamo un argomento legato alla “non raccolta”.

 

9 – Occhi indiscreti

Quando avanziamo lungo i sentieri pensiamo di essere liberi da occhi indiscreti. E invece no: il loro sguardo si posa su di noi mentre camminiamo.

Sono gli animali che ci spiano attraverso la vegetazione, sbirciano dalle rocce, un po’ per timore, un po’ per curiosità. Forse sono abituati alla nostra presenza, però se non li disturbiamo loro ne saranno ben felici.

Evitiate quindi schiamazzi, rumori inutili, inseguimenti e foto troppo ravvicinate. Ad esempio, è vietato effettuare appostamenti per la fotografia naturalistica presso i siti di nidificazione di specie di interesse conservazionista senza l’assenso dell’Ente parco.

Osserviamoli da lontano, così possono mangiare tranquilli. Là dove la fauna è un invito all’osservazione e alla fotografia, il binocolo potrebbe rivelarsi quasi indispensabile!

Un’altra avvertenza: non allunghiamogli un pezzo del nostro panino, può essere una questione di cuore però sappiate che così facendo creiamo una progressiva dipendenza da noi, gli animali possono impigrirsi e perdere le proprie capacità competitive in natura.

E poi un eccesso di confidenza è sempre negativo, meglio non sbottonarsi troppo con loro, mantenete la vostra aura di mistero che vi rende ancora più affascinanti ai loro occhi.

Insomma, facciamo finta che non ci siano, anche se sotto sotto noi andiamo a camminare anche per loro. Però, davvero, non spaventiamoli, dopo un lungo inverno hanno a disposizione solo i mesi estivi per arrivare ben nutriti alla stagione della riproduzione. Gli animali sono sensibili alla presenza dell’uomo. Ricordatevelo.

 

10 – Guardare e non toccare

Riserva Naturale dell’Adelasia: alle radici dei faggi giganti per ritrovare le nostre radici emotive – Foto di Enrico Bottino

Gli elementi della natura e del paesaggio stonano tra le mura domestiche, ne siamo consapevoli vero?

Un mazzolino di fiori di campo sul tavolo del tinello è quanto di più brutto si possa vedere. I loro colori e i loro profumi meritano di essere ammirati sui prati.

Come anche un frammento di roccia conservato nella vetrinetta in sala! Piante, fiori, minerali, rocce e fossili hanno una loro funzione e sono belli da ammirare nel loro luogo di origine, il Parco.

Non vanno asportati o danneggiati per chi sul sentiero verrà dopo di voi.

Se poi amate dedicarvi alla preparazione casalinga dei liquori e siete alla ricerca di fragole, lamponi, mirtilli e bacche di ginepro sappiate che che la raccolta dei frutti di bosco è consentita ma per una quantità davvero modesta (l’uso di rastrelli è ovviamente vietato, sempre).

Ricordatevelo: ogni elemento naturale ha una propria funzione fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema.

 

10 + 1 – Decollo non autorizzato

Anche voi avete aeromodelli e droni? Allora nelle aree protette lasciateli a terra, se prendono il volo rischiate una sanzione salatissima. Sempre che non lo facciate per motivi professionali, in tal caso l’Ente parco potrebbe autorizzarvi.

Sappiate che il volo dei SAPR è disciplinato in maniera differente per ogni Parco.

Per non turbare il magico equilibrio dei Parchi rispettiamo il decalogo dell’escursionista 😉

Testo e foto di Enrico Bottino

 

A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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