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Cosa mettere nello zaino: attrezzatura di sopravvivenza

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L’equipaggiamento dell’escursionista

Anche se intendiamo fare un’escursione facile, magari in giornata, e a bassa quota con clima mite, è necessario non dimenticare alcune attrezzature necessarie che non possono mancare nello zaino.

Per far capire meglio di cosa stiamo parlando, utilizziamo un breve racconto, che permette di capire cosa vuol dire sottovalutare il rischio.

Spesso il trekker “fortunato”(capirete dopo il perché dell’aggettivo) è convinto che l’escursione fatta in giornata, magari su un itinerario di bassa quota, possa ritenersi una semplice passeggiata e, talvolta, con quel pizzico di presunzione che il fato è sempre desideroso di cancellare, si incammina “attrezzato” solo con un buon paio di scarponi e poco altro.

Proprio questi sono i presupposti buoni per trasformare anche un trekking facile e leggero in qualcosa di un po’ più serio, perché nella natura l’imprevisto è spesso dietro l’angolo e assume sembianze apparentemente inoffensive, quali ad esempio quelle di un bel tramonto (sic!).

Proprio l’escursionista fortunato, che cammina sorretto dalla convinzione di fare una camminata agevole e senza particolare difficoltà, percorre l’itinerario costiero tranquillamente, non perdendo occasione per godere dei riflessi del sole che trasformano il mare in uno specchio, concedendosi anche qualche sosta in più del solito per farsi scaldare dai suoi raggi insolitamente caldi per il periodo.

Il caso vuole, però, che proprio in quel weekend ci sia stato il cambio di ora e il sole, che ha reso mite e quasi estivo un trekking autunnale, si nasconderà dietro l’orizzonte un’ora prima rispetto al giorno precedente.

Il vigoroso escursionista però, preso dalla bellezza del verde brillante di una natura che ancora non cede il passo ai colori della stagione, si appresta a percorrere l’ultimo tratto dell’itinerario che, da un’insenatura custode gelosa di un’antica abbazia, risale verso la cima del monte attraversando un fitto bosco, fino al paese nel quale si trova l’automobile.

Nel corso della salita, orami nel tardo pometriggio, il nostro camminatore si rende conto che il sole alle sue spalle si sta già inabissando nel mare e la luce che attraversa i rami degli alberi diventa sempre più debole.

Solo dopo qualche minuto, rendendosi conto del buio incipiente, si accende una lampadina nella sua testa che gli ricorda in pochi istanti il recente cambio di ora e le lunghe soste trascorse ad osservare il panorama.

Nello stesso tempo si rende conto che, purtroppo, quella nella sua testa è anche l’unica lampadina a potersi accendere, perché il suo zaino è sprovvisto di ogni minima attrezzatura, all’infuori di una borraccia d’acqua ormai semivuota.

Attreazzatura

Nonostante il passo accelerato e l’incedere rapido, il nostro escursionista raggiunge la fine della salita quando il rosso del tramonto ha ormai lasciato spazio al blu del cielo serale illuminato da qualche stella e la visibilità tra gli alti arbusti che circondano il sentiero è quasi nulla.

A questo punto individuare il bivio giusto per imboccare il sentiero che conduce al parcheggio dell’auto diventa impresa ardua, a causa anche di un sentore d’ansia che inizia a farsi sempre più forte.

Visto che la sfortuna anche al buio ci vede molto bene, il nostro escursionista una volta dinanzi al bivio imbocca ovviamente il tracciato sbagliato che lo porta a vagare perso nel buio del bosco, con l’ausilio della sola luce dello smartphone (quasi scarico) e senza punti di riferimento, alla ricerca frenetica di qualche segnavia rivelatore del cammino giusto.

Durante il giorno non sembrava proprio di essere in Novembre, ma col calar del buio il caldo quasi estivo è ormai solo un ricordo lontano, spazzato via dal vento e dal calo della temperatura che regala ogni tanto qualche brivido, difficile da contrastare a causa dell’abbigliamento leggero indossato.

Proprio in quei momenti l’escursionista ricorda, con un pizzico di rabbia e severità verso se stesso, la superficialità con la quale ha scartato frettolosamente l’idea di portare una felpa in più nello zaino, tradito dal sole del mattino.

La storia ha un lieto fine, l’itinerario infatti non si allontana mai troppo dai centri abitati, anche il bosco si trova all’interno di un triangolo formato da tre paesi infatti, proprio grazie all’ultimo scampolo di batteria del telefono il nostro amico riesce a contattare il personale del Parco che, nel giro di mezz’ora, interviene per accompagnarlo all’automobile.

Quella appena narrata è una storia vera, accaduta percorrendo questo itinerario nel Parco di Portofino, in Liguria ed è lo spunto per una riflessione sull’importanza dell’attrezzatura e della preparazione dello zaino, anche per escursioni ritenute semplici e in giornata, tenendo sempre quale principio guida l’idea che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo ed è necessario essere attrezzati e preparati.

Ecco alcuni consigli su cosa avere nello zaino, una sorta di kit di sopravvivenza:

  • Accendino o fiammiferi: (antivento e impermeabilizzati con cera), potrebbero essere fondamentali per accendere un piccolo fuoco per scaldarsi o cucinare qualcosa.
  • Una candela in cera: Vi chiedete quale sia l’utilità? Avete presente quel legnetto o quella pagliuzza un po’ umida che non prende mai fuoco, ecco provate a posizionare la candela sotto e vedrete che piano piano le fiamma si accenderà. Un piccolo trucco, ma essenziale in certe condizioni.
  • Fischietto: Che sia di metallo e dal suono potente. Il nostro escursionista per farsi rintracciare nel buio ha dovuto perdere la voce, un fischietto gli sarebbe stato decisamente utile, per fortuna l’umidità non gli aveva indolenzito le corde vocali.
  • Torcia elettrica: Sono facilmente reperibili in molti negozi e supermercati, non deve mai mancare, possibilmente impermeabile e con una batteria di lunga durata e, perché no, un modello resistente agli urti. Necessaria per le escursione anche giornaliere, specie quando si rischia di essere sorpresi dal tramonto. Meglio ancora se sono due, una frontale e l’altra da tenere in mano.
  • Cordino da roccia: E’ necessario averlo sempre dietro, per una lunghezza di almeno 5 o 6 metri e un diametro di 3 mm, può aver svariati usi, un utile supporto per la tenda o lo zaino e svariati altri utilizzi in situazioni di emergenza.
  • Bussola o GPS: Uno strumento che può essere utile in qualsiasi tipo di escursione, anche giornaliera, specie in aree molto boschive nelle quali è difficile scorgere punti di riferimento ed orientarsi a vista, ovviamente la bussola, per essere utile, dovrà essere accompagnata da una mappa dell’area.

Testo e foto:
Massimo Clementi

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A proposito dell'autore

Massimo Clementi

Web Content Manager di Trekking.it. Social media, scrittura e contenuti sono il mio pane quotidiano. Appassionato di montagna, trekking e attività outdoor. Mi prendo cura ogni giorno dei contenuti di trekking.it, mi assicuro che siano di qualità e utili per chi li legge. Cerchiamo di prendere i migliori ingredienti dalla grande giungla di internet per "cucinare" articoli e approfondimenti che sappiano dare valore ai nostri lettori.

1 comment

  1. Michele 2 Ottobre, 2016 at 17:22 Rispondi

    Ciao, ho visto il tuo sito e offre molti spunti utili e interessanti, volevo approfittarne per chiederti un consiglio riguardo gli utensili da taglio da portarmi in escursione.

    Per i trekking più semplici e brevi mi porto dietro solo un seghetto ripieghevole un lama fisso compatto e robusto (il Task C Extrema ratio che tengo sempre addosso in cintura) https://www.coltelleriacollini.it/extremaratio-task-c-testudo-coltello.html Cosa ne pensi?

    Mentre per le escursioni di più giorni vorrei affiancargli qualcosa di più pesante per fare campo, legna ecc. Tu mi consigli un pennato monterotondo o un’ accetta?

    Fammi sapere cosa ne pensi, un saluto Michele.

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