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Il cappello da escursionismo

Categorie: I nostri consigli
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A parte quelli celeberrimi con la “lunga penna nera”, i cappelli sono una di quelle “attrezzature” che praticamente tutti i camminatori utilizzano, ma sulle cui caratteristiche si è detto e scritto ben poco.

Parliamo dei cappelli estivi, non delle berrette per le escursioni invernali, che godono di maggiore “dignità tecnica” e attorno alle quali non è raro trovare dotte disquisizioni e accesi dibattiti.

Il cappello estivo in sostanza deve fare un po’ di ombra, la tendenza è quindi quella di prendere la prima cosa che capita sottomano e farsela andar bene.

Se andiamo a guardare un po’ più per il sottile, però, ci accorgiamo che qualche accorgimento “tecnico” lo richiede anche questo elemento dell’attrezzatura del trekker .

Cominciamo dalla funzione primaria: riparare dal sole.

Con buona pace degli amanti dei cappellini tipo repper, la visiera è utile, ma non basta. Quando si cammina sul sentiero il sole picchia sul viso come sulle orecchie e sul collo e, soprattutto in montagna, queste zone delicate devono essere assolutamente protette dall’azione nociva dei raggi UVA e UVB (leggi l’articolo su come proteggersi dal sole in montagna).

Di fronte a questa necessità le soluzioni sono due:

1) Cappello a tesa larga

È il più polivalente e lo potete usare efficacemente per un’escursione su sentieri di media montagna, come per una gita al mare. La tesa crea ombra tutto intorno alla testa, riparando gli occhi dalla luce più abbagliante e la pelle dalle scottature.

2) Cappello con “tendina” parasole

È uno strumento più specifico. Usarlo sui sentieri a quote medie è superfluo, se non addirittura fastidioso, ma la protezione offerta dalla “tenda” (che in alcuni modelli è estensibile anche sul viso) si rivela preziosa in ambienti dove i raggi solari non arrivano solo dall’alto, ma riverberano da ogni direzione. È il caso delle escursioni su ghiacciaio o in zone aride e desertiche (dove è utile anche per proteggere da polvere e sabbia).

Due parole le meritano anche i materiali di cui il cappello del trekker deve essere fatto. Se il compito fosse quello di riparare dal sole e tenere un po’ di fresco, forse il buon vecchio “Panama” di paglia resterebbe ancora il migliore. Ma a forza di ripiegarlo e schiacciarlo nello zaino o in tasca un cappello così avrebbe di sicuro vita breve!

Quindi meglio rivolgersi ai tessuti, possibilmente leggeri, traspiranti e idrofughi. Questo significa che al cotone (fresco ma che tende a inzupparsi e trattenere acqua e sudore), è meglio preferire materiali in fibra sintetica.

Pochi altri ammennicoli, tipo cordino sottogola, clip per tenere alzate le alette laterali della tesa, e inserti in rete traforata per la traspirazione, completano infine il quadro del perfetto cappello da escursionista.

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