Escursionismo, i “malefici sette”: animali e piante da cui stare alla larga | Trekking.it

Escursionismo, i “malefici sette”: animali e piante da cui stare alla larga

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Cominciamo subito il nostro articolo contraddicendo il titolo: gli animali e le piante da cui stare alla larga quando si va per sentieri non sono sette, sono tanti, tantissimi!

Da qualcuno di questi è opportuno tenere le distanze per il nostro bene, con tutti gli altri, invece, è bene non entrare in rapporti troppo stretti proprio per non mettere in pericolo la loro stessa sopravvivenza. Non vi staremo a tediare con un elenco dettagliato delle ragioni per cui raccogliere fiori e semi, accarezzare cuccioli, cercare di avvicinare o dare da mangiare agli animali, ecc. costituiscano comportamenti che mettono a rischio la vita dei singoli e delle specie. Su internet si trova una vastissima letteratura sul tema.

Ci limitiamo a ricordare che in mezzo alla natura selvaggia è vero che siamo a casa, ma non è esattamente casa nostra: è un luogo dove siamo ospiti e come tali ci dobbiamo comportare. Guardare e non toccare, insomma, o meglio: toccare solo quando si è certi di non fare danno o di farne il meno possibile. In sostanza qualche mirtillo ve lo potete mangiare macchiandovi solo la maglietta e non la coscienza, ma le “narcisate” come ai bei tempi degli anni ’50 e ’60 è meglio lasciarle al ricordo dei padri e dei nonni…

Fatta questa doverosa premessa ecologista, passiamo all’elenco degli animali da cui stare alla larga per il nostro bene.

Precisiamo subito che fra loro non ci sono “predatori di escursionisti”, perché, fino a quando si resta su Alpi e Appennini, il rischio di finire nel menù di un selvatico di qualche sorta è decisamente remoto.

I “malefici sette” sono più che altro nostri compagni di sventura: nessuno di loro ha intenzione di venirci a cercare per farci del male, ma in caso di un incontro o contatto fortuito, loro non possono fare altro che difendersi con le armi che la natura gli ha messo a disposizione: aculei, denti o spine, purtroppo per noi equipaggiati con veleni decisamente efficaci e pericolosi per la nostra salute!

Ecco il nostro piccolo bestiario/erbario degli orrori:

La vipera

By Felix Reimann - Own work, CC BY-SA 3.0

La vipera (By Felix Reimann – Own work, CC BY-SA 3.0)

Il suo morso inocula un veleno molto potente, tanto da poter essere letale in alcuni casi. Fortunatamente si tratta di un animale molto schivo, che preferisce la fuga all’autodifesa. Per questo i casi di morsi di vipera sono decisamente rari. Di lei e di come intervenire nel caso in cui si venga morsicati, abbiamo parlato abbondantemente in un apposito articolo.

La malmignatta

La malmignatta, elegante e temibile

La malmignatta, elegante e temibile

Nella lista dei “malefici” non poteva mancare un aracnide. L’Italia non è certo la terra dei ragni velenosi, ma anche noi abbiamo il nostro bel mostriciattolo, piccolo ma “cattivo”. La malmignatta, infatti, misura al massimo 1,5 centimetri, zampe comprese, ma il suo veleno è potentissimo! Il morso non provoca alcun dolore, ma, quando entrano in circolo, le sostanze iniettate possono provocare, nausea, conati di vomito, campi addominali, febbre, cefalea e, in rarissimi casi, può essere anche letale.

Questo ragno è diffuso un po’ in tutta l’area mediterranea e lo si può incontrare nelle zone aride o di macchia bassa, fra le rocce o le pietre dei muretti a secco. Per fortuna (nel caso remoto di un incontro) non vi sarà difficile individuarla, visto che sfoggia un appariscente abitino nero lucido tipo latex, con tredici macchie color rosso vivo sul dorso. Cliccate qui  per dare un’occhiata alla sua “carta d’identità”.

La zecca

Di WWalas - Opera propria, GFDL

La zecca (Di WWalas – Opera propria, GFDL)

Nonostante la sua pessima fama, la zecca non si meriterebbe di stare in questo elenco. Lei, di suo, non chiede altro che farsi un micro pasto, assolutamente indolore, succhiando una quantità irrisoria del nostro sangue. Il problema è che, nel mettersi a tavola, il nostro insettino può inocularci batteri e virus molto pericolosi per la salute umana! Purtroppo incontrarla lungo i sentieri ormai non è più cosa tanto rara. Per questo le abbiamo dedicato un approfondito articolo che vi invitiamo a leggere

Vespe, calabroni e affini…

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Vespe di terra (By Bernie – Own work, Public Domain)

Qui si entra in casa degli imenotteri, gente con quattro ali e… un bel pungiglione dotato di veleno! Andando per sentieri li si incontra regolarmente, ma il più delle volte se ne vanno per la loro strada, intenti nelle faccende che solo gli insetti conoscono. Se, per qualche motivo, si trovano alle strette e pungono, la conseguenza, per chi non ha qualche forma allergica, è solo un po’ di gonfiore e dolore, che si curano facilmente rinfrescando con ghiaccio o acqua fredda la zona colpita.

Il problema sorge quando l’alterco avviene nei pressi delle loro colonie, perché allora è tutta la famiglia a scendere in strada per far valere le proprie ragioni… e il calo della natalità non è certo un problema che riguarda gli imenotteri!

Quando le punture diventano molte, le conseguenze per la nostra salute possono essere anche molto gravi. Quindi è bene tenere gli occhi aperti e stare a debita distanza dai loro nidi. Purtroppo la cosa non è sempre facile, soprattutto nel caso delle “vespe di terra” che, come si capisce chiaramente dal nome, nidificano all’interno del suolo, rendendo molto difficile l’individuazione della colonia. Inoltre queste vespe sono molto aggressive, e, a differenza delle altre che reagiscono solo se realmente infastidite, potrebbero attaccare anche solo se ci avvicinassimo eccessivamente al nido.

La processionaria

processionaria

Una caratteristica fila di bruchi della processionaria

Apparentemente innocuo, e pure un po’ buffo per l’abitudine degli individui di spostarsi in lunghe file che ricordano le processioni, questo lepidottero, parassita del pino e della quercia, ha anche lui delle frecce al proprio arco… avvelenate ovviamente! I bruchi sono, infatti, ricoperti di una peluria urticante che può provocare eruzioni cutanee e forte prurito. Al contatto con gli occhi si sviluppano rapidamente congiuntiviti, l’inalazione causa irritazione delle vie respiratorie e l’ingestione irrita le mucose della bocca e può indurre nausea e vomito. Ce ne è abbastanza per guardare e non toccare! (per approfondimenti clicca qui)

L’edera velenosa

edera velenosa - pubblico dominio

Le foglie dell’edera velenosa

Passiamo al regno vegetale per incontrare il “malefico sesto”. L’edera velenosa è una specie erbacea che solo di recente ha cominciato a diffondersi in Italia. Si trova solitamente al di sotto dei 1500 metri di quota, e cresce fra le rocce, per questo fino ad ora sono stati soprattutto gli arrampicatori ad avere il dispiacere di incontrarla, ma anche gli escursionisti frequentano le sue zone…

Il semplice contatto con la pianta porta a una dermatite allergica con la formazione di grosse bolle sulla pelle che guariscono lentamente e possono lasciare cicatrici. Riconoscerla non è semplicissimo, visto che nelle varie fasi di maturazione le foglie e la pianta mutano forma e colore. La si trova, infatti, in forma di pianticella alta 120 centimetri, di cespuglio o rampicante e produce fiori bianchi e piccole bacche.

L’elemento più caratteristico sono le foglie che crescono a gruppi di tre e sono appuntite all’estremità. Al link che segue trovate un approfondimento molto utile su come riconoscere l’edera velenosa e cosa fare in caso di contatto: Come riconoscere l’Edera Velenosa.

La Penace di Mantegazza

penace di mantegazza - pubblico dominio

Un grande cespuglio di Penace di Mantegazza

Nome buffo ma effetti temibili per questa appariscente pianta, ampiamente diffusa nell’Europa centrale, ma che in Italia cresce solo in Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria occidentale, Lombardia settentrionale, Veneto e Trentino. La sua linfa, infatti, contiene agenti chimici in grado di penetrare nel nucleo delle cellule della cute, provocandone la distruzione.

I risultati del contatto con la linfa si manifestano dopo circa 24 ore, con arrossamenti, ustioni, eruzioni cutanee e bolle che possono provocare lesioni anche permanenti. Molto pericoloso è anche il contatto con gli occhi, che nei casi più gravi può portare alla cecità. Gli effetti sono acuiti dall’esposizione ai raggi ultravioletti, quindi è fondamentale proteggere dal sole le parti colpite e recarsi subito in ospedale per ricevere le cure necessarie. Informazioni più dettagliate sono disponibili su Wikipedia.

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A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

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