Temporali in montagna e pericolo fulmini: come comportarsi | Trekking.it

Temporali in montagna e pericolo fulmini: come comportarsi

Categorie: I nostri consigli
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Dai fulmini non si scappa: per quanto siate veloci, non vi sarà facile evitare una scarica elettrica che viaggia a 10.000 chilometri al secondo e sprigiona un calore di 30.000 gradi centigradi!

Quindi è bene stare sempre il più possibile alla larga dai luoghi dove Madre Natura ha deciso di dare dimostrazione della sua potenza, prendendo tutte le precauzioni possibili per evitare i temporali.

Anche in questo caso la prevenzione è il caposaldo della sicurezza. Quando si programma un’escursione, occorre essere innanzitutto consapevoli delle caratteristiche ambientali e climatiche della nostra meta, in modo da orientarsi nella ricerca delle informazioni essenziali, anche per quanto riguarda il rischio temporali e fulmini.

In sostanza: se state programmando una gita in Dolomiti ad agosto, può anche non fregarvene nulla del pericolo valanghe, ma, nel valutare le previsioni meteorologiche, un occhio di riguardo lo dovete riservare al rischio di temporali, che da quelle parti sono un evento tutt’altro che raro in estate e, soprattutto nelle ore pomeridiane, si può scatenare con fenomeni violenti e improvvisi.

Le previsioni sono il primo parametro in base al quale programmare l’attività: con rischio temporali elevato nel pomeriggio è meglio programmare una gita di breve durata, lontana da creste, cime e canaloni e che preveda all’occorrenza la possibilità di “tagliare la corda”, tornando rapidamente in un luogo riparato e sicuro.

La previsione del rischio temporali, però, fornisce solo un’indicazione di massima e non è in grado di predire nel dettaglio dove e quando si verificherà il temporale, che è un fenomeno estremamente localizzato, tanto che, nella stessa valle, a poche centinaia di metri di distanza, ci si può trovare sotto il diluvio oppure in pieno sole e il tutto può cambiare nel giro di pochi minuti.

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Una volta che ci si è messi in cammino, quindi, occorre continuare a tenere “le orecchie dritte” per interpretare, passo dopo passo, i segnali che annunciano il possibile arrivo del temporale e regolarsi di conseguenza.

In un ambiente aperto come quello di pianura tutto ciò non è particolarmente difficile: l’arrivo del fronte nuvoloso si può avvistare già da grandi distanze e i primi lampi (dei quali inizialmente non sentiamo il rumore) ci fanno capire che il temporale è ancora distante (il tuono comincia ad essere percepibile quando il fronte è a circa 20 chilometri di distanza da noi). In queste condizioni, in generale, si ha il tempo necessario per capire quale direzione sta prendendo la tempesta e decidere, senza troppi patemi, come gestire il proseguimento dell’escursione.

Nelle aree montane le cose sono un po’ più complicate. L’orizzonte chiuso dalle cime circostanti impedisce gli avvistamenti sulla lunga distanza e limita la diffusione dei suoni (quando sentiamo i tuoni il temporale può ormai essere prossimo).

Il caldo afoso nelle valli e lo sviluppo, nel corso della giornata, di nubi cumuliformi, sono segnali di un’instabilità cui è bene prestare attenzione, quando poi il tempo va peggiorando gli annuvolamenti sulle montagne e la provenienza del rumore dei tuoni ci possono dare informazioni importanti rispetto al sopraggiungere di un temporale. Un buon metodo empirico per capire se la tempesta si sta avvicinando è calcolare i secondi che separano il lampo dal tuono, tenendo conto che il suono percorre circa un chilometro ogni 3 secondi.

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Purtroppo l’irregolarità degli annuvolamenti e delle correnti d’aria che sovrastano le alture e il rimbombo dell’eco possono trarre in inganno rispetto alla direzione, alla distanza e alla violenza del temporale e non è raro che anche gli escursionisti più esperti vengano sorpresi dal sopraggiungere del temporale.

Vediamo quali sono, una volta che ci si trova in mezzo al temporale, i comportamenti più opportuni per cercare di ridurre al minimo il rischio di essere colpiti dal fulmine:

  • Allontanatevi immediatamente da vette, creste, guglie, massi e alberi isolati e da tutti quegli elementi del paesaggio che, per la loro conformazione “a punta” tendono ad attirare il fulmine.
  • Cercate di evitare di divenire voi stessi “una punta” e, se siete in uno spazio aperto, mettetevi il più possibile vicino a terra, accucciati facendo attenzione ad avere la minor porzione di corpo a contatto col terreno. L’ideale è sedersi sullo zaino (asciutto), isolando il più possibile il corpo dal terreno e dalle correnti di superficie che si propagano dopo la scarica del fulmine.
  • Quando si è in gruppo è meglio non restare tutti vicini, per non creare una corrente d’aria calda che, salendo, tende ad attirare il fulmine.
  • Allontanate gli oggetti metallici, che possono condurre elettricità e spegnete completamente il cellulare o altri apparecchi elettrici.
  • Fino a che il temporale non si è placato è meglio lasciare a distanza attrezzature come piccozze, bastoncini, sci e oggetti lunghi e sporgenti, che tendono anch’essi ad attirare i fulmini.
  • Bisogna stare alla larga da tralicci dell’alta tensione o linee elettriche, che attraggono particolarmente i fulmini.
  • Se siete costretti a ripararvi in una grotta abbiate cura di stare almeno ad un metro di distanza dalle pareti e dal soffitto, per evitare di essere colpiti dalle correnti di superficie, che si diramano anche a distanza dal punto dove il fulmine ha colpito e possono essere molto pericolose.
  • I boschi possono essere più sicuri, ma occorre restare nel folto delle piante, lontani dagli alberi più alti e sporgenti.
  • Evitate le vie ferrate o, se siete sorpresi dal temporale mentre le state percorrendo, cercate di allontanarvene al più presto.
  • Se state arrampicando sappiate che l’elettricità si propaga anche lungo le corde, soprattutto se umide, quindi valgono gli stessi accorgimenti della ferrata.
  • Durante il temporale non usate teli termici per ripararvi dalla pioggia e dal freddo, perché sono buoni conduttori elettrici.
  • Se vi trovate su un ghiacciaio e non avete il tempo per una veloce ritirate, è bene mettersi in una zona concava, in modo da non rappresentare una punta che possa attirare il fulmine.
  • Ci sono alcuni campanelli d’allarme che segnalano l’imminenza della caduta di un fulmine nelle vicinanze, si tratta dei cosiddetti fuochi di Sant Elmo, scariche elettriche silenziose (o accompagnate da crepitii) che si generano in quando l’aria è molto carica di elettricità e si manifestano nella forma di fiammelle bluastre che si sprigionano da oggetti metallici appuntiti, come croci di vetta o piloni.
  • La forte carica elettrica che prelude alla caduta del fulmine può farsi sentire anche sul corpo delle persone: i peli e i capelli si rizzano e sulle parti del corpo scoperte si percepisce come una sensazione di solletico o pizzicorio.
  • Ricordate la regola “30 secondi-30 minuti”: il pericolo è maggiore se il tempo intercorso tra lampo e tuono è minore di 30 secondi e si dovrebbe essere più sicuri del temporale passato solo dopo 30 minuti dall’ultimo tuono.

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A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

4 comments

  1. giorgia76 26 Giugno, 2017 at 11:32 Rispondi

    Quindi se si e’ sulla ferrata invece di rimanerci col rischio di prendere il fulmine si esce dal sentiero su roccia bagnata per cercare la grotta , ma senza il bastoncino da trekking o la picozza o i ramponi che li attirano . arrivati alla grotta per stare lontani 1m dalle pareti bisogna andare verso l’ entrata dove ci si bagna e sedersi sullo zaino miracolosamente asciutto. Se si congela non si puo’ usare un telo termico perche’ attira i fulmini .Mi raccomando non uscite prima di 30 minuti dopo all’ ultimo tuono. Tutti consigli molto pratici

    • Redazione Web TREKKING.IT 26 Giugno, 2017 at 13:49 Rispondi

      Buongiorno Giorgia, è esattamente così, tutto molto complicato, disagevole e pericoloso! Incappare in un temporale in montagna, magari su terreno esposto come una ferrata o un itinerario di cresta è una bella gatta da pelare. Difficilmente ne potrai uscire asciutto, rilassato e fresco come una rosa. I consigli e la teoria devono sempre essere messi a confronto con la situazione reale, con le possibilità di fuga e riparo che il terreno ti offre e con le tue energie fisiche e mentali. Non è una passeggiata nel parco, ma una situazione di incombente grave pericolo in cui devi prendere delle decisioni, cercando di capire quale è il male minore. Meglio rischiare di essere arrostiti dalle correnti di superficie restando attaccati al fondo della grotta, o bagnarsi fino all’osso stando all’imboccatura, rischiando poi l’ipotermia se non riesce a tornare in tempo a valle? Un bel dilemma, che si spera di non dover mai affrontare, ma purtroppo, si sa: shit happens… anche se, con un po’ di buon senso, un occhio alle previsioni e un briciolo di fortuna, il più delle volte si riesce ad evitarle!
      Buone gite!
      Serafino Ripamonti

      PS: Nessuno pretende che lo zaino resti miracolosamente bagnato, anche se slozzo costituisce comunque un cuscinetto che migliora l’isolamento del corpo dalle correnti superficiali.

      • giorgia76 26 Giugno, 2017 at 14:36 Rispondi

        grazi della risposta: mi e’ capitata proprio ieri una situazione di questo tipo, con abbandono ferrata per timore temporale e fulmini,rifugio in grotta angusta , e sfortunatamente con improvvisa cascata che si e’ formata proprio all uscita della grotta e che ha trascinato via bastoncini lasciati fuori a debita distanza quindi il mio commento a caldo della mia esperienza, voleva solo riportare a un caso reale in cui i rischi sono molteplici , i buoni consigli non si riescono ad applicare simultaneamente e ci si riduce malvolentieri a usare proprio la tela termica per il freddo e a ranicchiarsi lontano dall uscio dove l’acqua scroscia e da cui possono rimbalzare sassi

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