Sette capi che l'escursionista non dovrebbe mai utilizzare | Trekking.it

Sette capi che l’escursionista non dovrebbe mai utilizzare

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Alcune cose sono necessarie altre invece sono da dimenticare…

Non servono troppe parole per presentare “i pessimi sette”, cioè i capi di abbigliamento/attrezzature più scomodi che l’escursionista possa scegliere. Anche voi, trekkers di lungo corso, date una scorsa all’elenco… e alzi la mano chi, almeno una volta, non ha indossato/utilizzato uno dei sette!

1) Le scarpe sportive “da struscio”

Già le scarpe da ginnastica “vere” non sono il massimo sui sentieri: di solito hanno una suola troppo morbida per l’utilizzo “fuori strada” e la tomaia è troppo sottile per offrire un minimo di protezione al piede.

Quelle “da struscio” poi sono roba da kamikaze: date un’occhiata alla gallery sottostante e immaginatevi un po’ cosa potrebbero combinare certe “calzature tecniche” indossate sul sentiero…

2) I calzettoni della nonna

Fanno tanto vintage e vanno benissimo per la passeggiata a Cortina del “commenda” (ovviamente abbinate ai calzoni di velluto alla zuava!), ma per usarli per davvero dovete avere la pelle dei piedi corazzata!

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3) I jeans

Saranno anche uno dei capi di abbigliamento più diffusi al mondo, ma al di sopra di una certa quota decisamente hanno qualche problema di acclimatamento.

I jeans possiedono tutti i requisiti che un pantalone da montagna non dovrebbe avere: cuciture belle spesse ideali per irritare la pelle, tessuto effetto cartonato, perfetto per ingombrare i movimenti, capacità di assorbire acqua a litri e di non asciugare per i 10 giorni successivi, ottima predisposizione a fare caldo d’estate e freddo d’inverno… cosa volete di più?

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4) La T-shirt degli Iron Maiden

Sì, proprio quella che avete comprato al concerto dei Monsters of Rock di Modena, quella in puro cotone, che assorbe il sudore come una spugna vi provoca quella piacevole sensazione di “freddo e bagnato” non appena vi fermate.

Proprio lei, quella con l’immagine di Eddie spalmata con un metro quadro di tessuto plastico non traspirante sulla schiena… È già, proprio il capo perfetto se volete mettere su un allevamento di batteri puzzoni!

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5) Il “chiuei” di quando ero giovane (detto anche “cappauei”)

Ma vuoi mettere la soddisfazione di tirar fuori dall’armadio la mitica saccoccia blu con gli elastici colorati da allacciare in vita?

È un po’ come trovare una seconda giovinezza! Peccato però che solitamente il “chiuei” tanto giovane non lo è più, di colonne d’acqua non ne vuole proprio sentir parlare ed è già tanto se non si sbriciola mentre lo srotoliamo…

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6) Gli occhiali da sole dell’autogrill di Fiorenzuola (quelli da euro 9,90!)

Sono i più usati sulla riviera Romagnola e pure fra le spiagge del Salento, ma dai 200 metri di quota in su è oftalmia garantita!

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7) La sacca

Non c’è altro termine per definirla: la sacca è la sacca. Dentro ci puoi mettere il panino col salame e la lattina di Fanta e la trasporti con grande comfort nel tragitto fra il pullman e l’entrata del Mausoleo di Galla Placidia.

Però, se provi a infilarci un grammo di più (se ci riesci!) o a tenerla in spalla ancora per un metro, i suoi spallacci in puro cordino di nylon si trasformano nel cilicio perfetto!

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A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

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