

Consigli essenziali per evitare di perdersi durante un trekking
Anche gli escursionisti più esperti possono perdersi durante un trekking. Scopri come una pianificazione accurata, l'equipaggiamento adeguato e le giuste strategie possono prevenire rischi e garantire un'esperienza outdoor sicura
Perdersi: un rischio reale che non va sottovalutato
Molto spesso si sottovaluta il rischio di perdersi lungo i sentieri, si arriva a credere che questa possibilità non esista, specie sulle montagne più conosciute.
Eppure si tratta di un rischio reale che può coinvolgere anche gli escursionisti con molta esperienza, e i motivi possono essere diversi.
Dal cambio repentino delle condizioni meteo a un dispositivo Gps che non funziona a dovere, magari per la mancanza di segnale in alta quota, passando per l’interpretazione errata della segnaletica locale, sono tanti problemi che potrebbero portarci a perdere la traccia dell’itinerario.
In queste situazioni è fondamentale non farsi prendere dal panico e mantenere la calma. Prima di prendere decisioni affrettate conviene analizzare la situazione e capire quali possono essere le possibili alternative: è sempre meglio formulare un piano d’azione.
Il fatto di trovarsi in situazioni spiacevoli, però, passa anche da una mancata preparazione e prevenzione che è sempre il primo passo per un’escursione senza intoppi.
Pianificazione e prevenzione
Cosa vuol dire pianificare un’escursione? Prima di tutto vuol dire essere documentati sul percorso, vedere e valutare al meglio le sue potenziali difficoltà.
Si può prediligere una semplice guida, una mappa fisica, oppure scegliere una delle app dedicate ai sentieri come Wikiloc.
È poi fondamentale consultare il bollettino meteo poiché le nubi e la nebbia sono tra le cause principali di smarrimento, importante anche conoscere la lunghezza e il dislivello complessivi dell’escursione: così da evitare di trovarsi in difficoltà fisica.
Altra cosa essenziale è conoscere la posizione dei rifugi di emergenza lungo il percorso per ripararsi in caso di necessita. Un approccio utile è quello di segnarsi tutti i punti cruciali che si andranno a incontrare lungo il tragitto.
Possono essere ponti, valici, cime, tratti in pendenza e in salita, guadi, strade interrotte, creste esposte oppure punti di caduta massi.
Avere l’equipaggiamento adeguato è un poi un obbligo imprescindibile.
L’abbigliamento e l’attrezzatura giusta sono necessari per affrontare le condizioni avverse e potenzialmente pericolose che si potranno incontrare lungo l’itinerario.
Meglio optare per scarpe da trekking robuste, un abbigliamento adatto alle temperature e al clima, un kit di pronto soccorso, cibo e acqua sufficienti.
Non bisogna dimenticarsi di avere con sé una mappa topografica, una bussola e un dispositivo Gps: lo smartphone non è sempre affidabile al 100%, sia per la precisione della sue rilevazioni che per la scarsa durata della batteria.
È anche necessario conoscere la segnaletica del sentiero che si andrà a percorre, infatti non è raro trovarne lungo i sentieri anche più segnali sovrapposti o disposti confusamente.
Infine, specie se si è da soli, conviene sempre informare qualcuno del proprio itinerario e degli orari dell’escursione. In caso di ritardi o emergenze questa informazione può essere preziosa per allertare i soccorritori.
Cosa fare quando ci si perde: il metodo STOP
Quando ci si perde la prima cosa da fare è non farsi prendere dal panico e cercare di capire quale può essere la soluzione migliore per uscire da una situazione di emergenza.
Esiste un metodo che viene chiamato “S.T.O.P” (siediti, pensa, osserva, pianifica): si tratta di un acronimo che aiuta a tenere a mente quattro passaggi fondamentali da seguire in situazioni incerte, pericolose oppure di forte stress.
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Siediti (Sit): Fermarsi immediatamente per evitare di peggiorare la situazione.
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Pensa (Think): Analizzare con calma la situazione, ricordando gli ultimi punti noti e valutando le possibili cause dello smarrimento.
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Osserva (Observe): Esaminare l’ambiente circostante alla ricerca di punti di riferimento o segni del sentiero.
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Pianifica (Plan): Stabilire un piano d’azione basato sulle informazioni raccolte, considerando le opzioni disponibili e le risorse a disposizione.
Orientarsi e chiedere aiuto efficacemente
I dispositivi Gps oppure i localizzatori consentono, quasi sempre, di indicare la propria posizione attuale, di avvisare i soccorsi e di inviare la nostra posizione precisa per un eventuale recupero.
Esistono anche delle app particolarmente utili in caso di emergenza come “Where are You”, “What3Words” oppure “GeoresQ“.
Quest’ultima è interamente gestita dal soccorso alpino e speleologico (Cnsas), monitora i segnali e invia aiuti nel caso in cui qualcuno mandi l’SOS.
Ad ogni modo bisogna stare attenti a non sopravvalutare la tecnologia affidandosi solo ed esclusivamente ad essa poiché ha pur sempre dei limiti dovuti magari all’altitudine, alle basse o alle alte temperature o alla mancanza di segnale.
Una buona pratica è servirsi dei punti di riferimento naturali e avere con sé anche un supporto cartaceo.
Oppure delle cartografie digitali offline precedentemente scaricate sul dispositivo da poter consultare nel momento in cui la tecnologia venga meno, come le Tabacco.
Se tutti questi strumenti non dovessero risultare efficaci allora è bene rendersi visibili e udibili.
Può essere utile appendere un indumento dai colori vivaci su un ramo visibile oppure disporre tre pietre, rami o qualsiasi materiale in forma triangolare dato che si tratta di un segnale internazionale di emergenza.
Un’alternativa è accendere un fuoco oppure usare la superficie di uno specchietto o di un dispositivo per riflettere la luce solare e attirare l’attenzione.
Per farsi sentire, invece, un fischietto (sempre che lo si abbia con sé) può risultare vitale. Il segnale internazionale di soccorso prevede tre fischi brevi ripetuti a intervalli regolari.
Se i soccorsi dovessero tardare ad arrivare allora è bene conservare cibo e acqua, servirsi di un telo termico, trovare un riparo oppure costruirne uno con rami e foglie in modo da proteggersi dagli elementi.
In ogni caso è meglio non camminare in notturna e, se nessuno dovesse arrivare nell’arco di qualche ora, conviene cercare segni di passaggio umano (tracce, rifiuti, ponti, pali elettrici) e muoversi con cautela evitando zone pericolose come dirupi, fiumi impetuosi e boschi troppo fitti.
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