Etna: la valle del Bove | Trekking.it

Etna: la valle del Bove

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REGIONE
Sicilia
COME ARRIVARE
In auto. Da Palermo, Autostrada A19 Palermo-Catania fino a Catania (209 Km). Da Agrigento, SS 640 per Caltanisetta, proseguire poi sull'autostrada A19 fino a Catania (165 Km). Da Siracusa SS 114 fino a Catania (62 Km). Chi proviene dall'Italia continentale deve seguire l'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e uscire a Villa San Giovanni per imbarcarsi sui traghetti per Messina. Da Messina l'autostrada A18 conduce a Catania. In treno. Catania è collegata dalla ferrovia a tutte le maggiori destinazioni della Sicilia, come Taormina, Palermo e Siracusa. Per alcune destinazioni è necessario effettuare un cambio. In aereo. L'aeroporto Internazionale di Catania offre collegamenti con tutti i maggiori aeroporti italiani ed europei, incluse tutte le capitali. Dall'aeroporto il servizio navetta Alibus effettua collegamenti con il centro di Catania ogni 20 minuti. Da Catania si raggiunge Nicolosi, risalendo in auto il versante sud dell’Etna, si raggiunge il rifugio Sapienza (m 1900), dove si trova anche l'impianto di risalita.
PERIODO CONSIGLIATO
tutto l'anno, luglio per le fioriture
LOCALITÀ DI PARTENZA
Rifugio Sapienza (m 1900)
TIPOLOGIA ITINERARIO
a piedi
DISLIVELLO
200 metri a salire, 200 metri a scendere
LOCALITÀ DI ARRIVO
Rifugio Sapienza (m 1900)
TEMPO DI PERCORRENZA
3 ore circa (andata/ritorno)
DIFFICOLTÀ
E

Sul versante orientale dell’Etna si incontra l’affascinante Valle del Bove, dall’aspetto inospitale e ostile, originato da un’insieme di concause complesse tra cui la formazione di caldere di collasso in seguito al crollo di porzioni considerevoli dell’edificio vulcanico.

Dove l’Etna spalanca le sue bocche verso il cielo e le ceneri avvolgono l’aria d’alta quota c’è una verità da raccontare: l’audacia di piccoli fiori che crescono e sopravvivono tra emissioni di gas, lava e blocchi litici.

La rete escursionistica del Parco Regionale dell’Etna è particolarmente sviluppata e consente di raggiungere le mete più interessanti dal punto di vista naturalistico, geomorfologico e culturale dell’area. Alcuni sentieri sono percorribili non solo a piedi ma anche a cavallo, in mountain bike e, d’inverno, con le ciaspole.

Torpedoni che salgono a quota 2900 metri di quota : nulla è paragonabile a ciò che si vede dall’alto dell’Etna e al fascino trasmesso dall’immenso vulcano che ha incantato scrittori antichi e moderni, personificazione del soprannaturale per le civilità che si sono succedute ai suoi piedi (Ph Enrico Bottino)

Ricordiamo però che un vulcano attivo rappresenta un ambiente particolare e anche la più semplice escursione può nascondere insidie imprevedibili. Prima di avventurarsi sui sentieri è quindi indispensabile informarsi sullo stato di attività e sui pericoli connessi. Ad ogni modo, visto il terreno impervio, l’ambiente selvaggio e solitario è consigliato rivolgersi a Guide autorizzate ed esperte; per salire ai crateri sommitali, oltre i 3000 metri, diventa invece obbligatorio essere accompagnati dalle guide.

Risalendo in auto il versante sud dell’Etna, si raggiunge il rifugio Sapienza (m 1900), graziato nel 2002 dalla colata lavica che si fermò ad appena 50 metri di distanza. In corrispondenza dell’incrocio con la SP92, un cancello verde in ferro (a sinistra) indica l’inizio del sentiero, a quota 1800.

Inizialmente ripido, sale in mezzo a un rimboschimento a pino laricio, ma dopo poche centinaia di metri si perviene a un pianoro dove subentra la vegetazione endemica: lo Spinosanto, il Senecio, la Viola dell’Etna, il Romice, la Saponaria, l’Erysimum bonannianum, l’Antemide, il Crespino dell’Etna, il Cerastio, la Robertia e varie graminacee che, assieme alle tante piante esclusive delle alte quote, formano qui le estese praterie d’altitudine che danno vita ad un vero giardino posto a quasi 2000 metri slm.

Si prosegue in falso piano, sulla destra si apre una stupenda prospettiva del versante Sud dell’Etna, con i numerosi coni secondari che ne movimentano il paesaggio. Il sentiero sinora seguito termina poi improvvisamente contro una ripida scarpata che bisogna superare in “fuori pista”.

Quasi subito ci si trova a costeggiare due grandi cavità perfettamente circolari: si tratta delle bocche del 1792, dalle quali, poco più di due secoli fa, ebbe origine l’enorme e fluidissima colata che rischiò di raggiungere Zafferana. Svanito nuovamente il sentiero ci si ritrova nella prateria d’alta quota che si estende dinanzi come un tappeto uniforme, dolcemente inclinato verso Sud-Ovest.

Si prosegue in leggera salita progressivamente verso sinistra. Dopo alcune centinaia di metri si apre il sipario sulla Valle del Bove: appare improvvisa sotto i piedi del trekker. Ci si trova all’altezza del Canalone dei Faggi, sulla cresta, sotto della quale verticali o variamente inclinati dicchi millenari, incrociandosi in tutte le direzioni raccontano la storia degli antichi vulcani che hanno preceduto l’Etna attuale. Da qui lo sguardo spazia dalla Montagnola ai crateri sommitali, dalla valle del Leone alla Serra delle Concazze e, in mezzo, l’enorme spoglia distesa del fondo della Valle del Bove, con le mille tonalità di nero e grigio che contraddistinguono le colate. Ancora uno sguardo in direzione di questo grandioso spettacolo, a Est, verso la costa lontana, e si riprende la via del ritorno, ripercorrendo in senso inverso il cammino sin qui percorso.

Testo di Vincenzo Romano

AUTORE TESTO e FOTOGRAFIE
Elisa Canepa

Etna: la valle del Bove

Piazzale Rifugio Sapienza, 95030 Nicolosi CT, Italy


A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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