Le nevi della Sila: con le ciaspole sui Colli Perilli | Trekking.it

Le nevi della Sila: con le ciaspole sui Colli Perilli

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REGIONE
Calabria
COME ARRIVARE
Dalla A3 Salerno-Reggio Calabria si esce allo svincolo di Altilia Grimaldi, in direzione Colosimi e da qui si prosegue per la Sila; al bivio di Bocca di Piazza si gira a sinistra e, superato il villaggio di Poverella, si prende a destra verso Caporosa. Con l’auto si sale alla chiesetta con uno spiazzo e dei fabbricati posta poco più in alto delle case di Caporosa.
PERIODO CONSIGLIATO
da gennaio a marzo
LOCALITÀ DI PARTENZA
Caporosa (m 1290), Aprigliano
TIPOLOGIA ITINERARIO
a piedi, ciaspole
DISLIVELLO
+ 480 metri
LOCALITÀ DI ARRIVO
Colli Perilli (m 1776)
TEMPO DI PERCORRENZA
2.30 ore
DIFFICOLTÀ
E

Prima dello sfruttamento tutta la Calabria, dal massiccio del Pollino fino allo stretto di Messina, era ricoperta da un’unica impenetrabile foresta. Dopo secoli d’indiscriminato sfruttamento, di quella maestosa copertura originaria sono rimaste comunque ampie tracce, soprattutto in corrispondenza di quelle che ora sono le più importanti aree protette della regione e che in passato sono state difese da uno sfruttamento incontrollato grazie alla loro difficile accessibilità: il massiccio del Pollino, l’Aspromonte e, appunto, l’altopiano della Sila.

Questo territorio, così distaccato dai classici paesaggi meridionali, è rimasto totalmente disabitato fino alla nascita del primo nucleo abitato di San Giovanni in Fiore, nel XII secolo, con la fondazione del monastero da parte dell’abate Gioacchino da Fiore.

Ciononostante, la difficile raggiungibilità e i rigidi inverni hanno mantenuto per secoli le foreste silane un ambiente quasi interamente scevro dalla presenza umana. Anche in tempi recenti, nonostante l’avvento del turismo invernale e la nascita di impianti di risalita e villaggi turistici, le cose fortunatamente sono poco cambiate: la presenza umana è tangibile, ma non invadente.

I bacini artificiali creati nel Novecento per motivi idroelettrici (tra cui i laghi Arvo, Cecita e Ariamacina) non hanno danneggiato il paesaggio, donandogli invece, se possibile, ancora maggior fascino; i pochi centri abitati si sono integrati perfettamente con lo scenario incredibilmente nordico, e l’istituzione del Parco Nazionale della Sila ha segnato definitivamente una rinnovata mentalità basata sulla tutela e sul rispetto del patrimonio verde del nostro pianeta, non più sul suo bieco sfruttamento.

Grazie a tutti questi aspetti, il passeggiare nei boschi silani, in particolare nei mesi invernali, possiede un significato ben più profondo del semplice svago: questa azione tanto semplice e appagante ci fa rivivere la natura incontaminata di un tempo passato, e soprattutto ci fa capire che, con la giusta mentalità, anche l’uomo ne può far parte armonicamente.

Il nostro itinerario comincia dall’abitato di Caporosa. Parcheggiato il mezzo motorizzato si imbocca la stradina alle spalle del caseggiato che sale verso il bosco.

Al bivio, poco al di sotto di un casotto in muratura (sulla sinistra), si prende a destra e si procede a mezza costa sulla pendice della valle, lungo una larga stradina a fondo naturale immersa nel bosco di pini e faggi.

Si guada un ruscello. Subito dopo, al bivio, s’imbocca la deviazione a destra in salita, dove c’è una sbarra. La cantoniera prende quota con alcuni tornanti, nella penombra di un giovane bosco di pini. A un successivo bivio si prende a destra e si passa sopra un ruscello che intubato sotto la stradina.

La foresta diviene più matura, con splendidi esemplari di pini e faggi. Si raggiunge così, dopo circa un’ora, il crinale contrassegnato da una recinzione in filo spinato. La stradina piega a sinistra e costeggia la recinzione.

A questo punto occorre abbandonare la carrabile e scavalcare la recinzione prendendo il largo crinale che si segue verso destra. Facendo un po’ di attenzione, si può rinvenire un sentiero nel bosco (vi sono dei segnali in vernice bianca e rossa di tanto in tanto ma riguardano le particelle demaniali).

Quando il sentiero si dirama, si gira a destra immettendosi su una serie di radure che si alternano a gruppi d’alberi. Una breve erta, sgombra di vegetazione arborea, porta all’inconfondibile cima conica dei Colli Perilli, eccezionalmente panoramica, con una base di muratura.

AUTORE TESTO e FOTOGRAFIE
Testo di Alfonso Lucifredi


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