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A proposito di orsi… e di M49

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La caccia all’orso, in fuga dopo l’evasione del Casteller, è seguita in tutta Italia e sono moltissime le petizioni firmate on line per salvare M49

Frequento boschi e montagne da quando avevo tre anni. Ho sempre immaginato il bosco come il luogo dove le fantasie si avverano. Dove l’Avventura immaginata diventa reale.

E non ho mai smesso, in sessant’anni di “ricerca”, di sperare in un incontro con elfi, anguane, “sanguanelli”… e qualunque altra presenza appartenga al “Piccolo Popolo” che, lo so per certo, vive gli spazi oscuri della foresta dove le nostre bramosie non arrivano. Lo so perché, tante volte, ne ho sentito il fruscio, o intravisto il guizzo della loro presenza.

Gli animali del bosco sono l’altro, affascinante capitolo della mia storia d’amore con l’ambiente montano. La volpe, il tasso, cervi camosci e caprioli, che, soprattutto d’autunno o a inizio primavera, spesso sorprendo intorno a casa; il gipeto e l’aquila che vedo tutti i giorni volteggiare sopra il mio maso, ma anche i piccoli attori dell’entusiasmante racconto della vita silvestre, scoiattoli, faine e donnole, il piccolo ermellino e gli “insopportabili” (nonostante la loro oggettiva simpatia) ghiri coi quali combatto, da sempre, una lotta senza quartiere nel tentativo di convincerli ad abbandonare il sottotetto della mia baita.

E nell’immaginario, l’idea della presenza dei grandi animali – l’orso e il lupo – è uno stimolo in più a desiderare di proteggere questo mondo, che ancora emana un fascino “selvatico”, dall’aggressione della modernità e della fruizione controllata, garantita, asettica e “sicura” di ogni ambiente.

Tuttavia, anch’io ho dovuto fare i conti con la paura.

Da quando è certa la presenza dei grandi animali nei miei boschi, non mi muovo più con assoluta tranquillità – soprattutto nelle ore serali – ma invece sempre con i sensi all’erta per evitare incontri/scontri imprevisti. Ma questo non ha cambiato la mia passione, semplicemente, l’ho adeguata a nuove situazioni.

Sto semplicemente più attento e guardingo. Non affronto percorsi “a rischio” con leggerezza e disattenzione. Esattamente come non lo farei su una via ferrata o su un sentiero impegnativo.

Questa lunga e personale premessa mi serve a sostenere il seguito della mia analisi.

Il Trentino ha sfruttato, per anni, l’immagine dell’orso – presente in modo stanziale su questo territorio – come simbolo di territorio “pulito, incontaminato, a misura di Natura” e così via con la ridondante prosopopea ambientalista/naturalista ad uso e consumo della promozione turistica. Facendone, addirittura, un logo di garanzia.

Nel frattempo, però, gli orsi si sono moltiplicati, anche in questo caso a causa di una errata e improvvisata gestione del progetto Life Ursus che non ha previsto l’ipotesi di “saturazione del territorio” da parte del grande animale, né operazioni di “esportazione” in aree adeguate degli orsi in soprannumero.

Questo ha causato, negli ultimi anni, una sovrappopolazione di plantigradi e una convivenza non sempre idilliaca tra grande fauna selvatica e aree antropizzate.

Tuttavia credo di poter affermare che, nonostante alcuni inconvenienti, la presenza dell’orso, e del lupo, sia un importantissimo fattore di valore ambientale in un mondo iperantropizzato che sempre più si comprime nelle mega aree metropolitane.

Ecco M49, fotografato sul monte Marzola

Purtroppo gli orsi non vanno a scuola. Esattamente come non sono andati a scuola i nostri attuali governanti trentini.

Probabilmente bocciati in seconda elementare, i nostri fenomeni hanno deciso unilateralmente che l’istruzione e la cultura non servivano, molto meglio ragionare e decidere con la pancia e soprattutto con l’ultima parte dell’intestino.

Perciò viva l’orso se serve a fare campagna pubblicitaria, ma morte all’orso se si permette di fare quello che la Natura gli ha instillato nel dna; fare, cioè, l’orso. O il lupo.

Oltretutto, sembra che il plenipotenziario Fugatti e la sua combriccola di scappati di casa gradiscano la selvaggina, e pare che l’arrosto di orso sia una prelibatezza.

Tuttavia non si possono addebitare a questo clan di minus habens tutte le colpe… la reazione, ancorchè aggressiva e scomposta, di fronte alla minaccia di un mostro alieno e sterminatore potrebbe essere giustificata proprio dall’eccezionalità dell’evento.

Come documenta l’esilarante intervista televisiva al già citato Fugatti (che per la cronaca prima di essere inaspettatamente eletto alla massima carica provinciale aveva tentato varie volte, senza fortuna, di farsi assumere come fantasista nel cast del circo Barnum) in cui spiega, con grande enfasi, come il mostro in questione si sia fatto beffe di un impianto di prigionia di gran lunga superiore a quello che proteggeva il recinto dei tirannosauri in Jurassic Park, e garantito per qualunque animale conosciuto sul pianeta.

Ma con M49 non siamo in presenza di un normale orso terrestre, bensì probabilmente di un organismo alieno proveniente da qualche punto sperduto del cosmo con l’obiettivo di eliminare la razza umana.

Altrimenti non si spiegherebbe che questo super essere, dotato di intelligenza e poteri sovranimali, sia riuscito a fuggire da un gulag impenetrabile come quello del Casteller.

Scavalcando 2 recinti elettrificati con 7000 volt di potenza, in grado di tramortire qualunque essere vivente, e un muro, anch’esso elettrificato, alto 4 metri.

Nel breve soggiorno (durato qualche ora nella notte del 14 luglio) il geniale predatore extraterrestre è anche riuscito a liberarsi del radiocollare (anche se alcune fonti sostengono che gli sia stato tolto da qualche zelante secondino poichè si era lamentato non essendo della sua misura) perciò risulta irrintracciabile.

Lo sceriffo Fugatti, a causa della gravità della situazione, ha immediatamente istituito uno speciale corpo di Space Trooper con l’incarico di sparare a vista al mostro.

Purtroppo, non è che siamo proprio tutti cretini e, alcuni di noi, sono addirittura andati a scuola. E sorge abbastanza naturale il legittimo dubbio che, al Casteller, quella sera, mentre sceglieva il Teroldego migliore da abbinare allo spezzatino di orso, qualcuno si sia dimenticato, inavvertitamente, la porta aperta…

In tempi non sospetti, molti, qui da noi, avevano criticato la veemenza e l’arroganza politica di certi nostri amministratori, i Kessler, i Mengoni, i Malossini… ne avessimo ancora, di politici così! Ma, è dato certo, ogni popolo ha i comandanti che si merita.

di Michele Dalla Palma

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