Secondo Incontro Nazionale de “I Laboratori del Camminare” | Trekking.it

Secondo Incontro Nazionale de “I Laboratori del Camminare”

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I Laboratori del Camminare in questi anni sono cresciuti, cambiati, maturati e hanno espresso l’esigenza di conoscersi tra loro.

Dopo il primo meeting organizzato dal Laboratorio del Camminare di Cassino, quest’anno l’invito ad incontrarsi è arrivato da Avanguardie, di Nardò, che ci ha accolto nel suo territorio.

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I Laboratori del Camminare sono una parte importante della famiglia di TREKKING&Outdoor. Rappresentano il nostro legame con il territorio, con la sua cultura e le sue tradizioni. Da sempre abbiamo considerato il contatto con le realtà locali un obiettivo della nostra attività, un momento imprescindibile per chi voglia raccontare i tesori nascosti della nostra penisola e la passione per le attività outdoor.

Dopo il successo dell’appuntamento dello scorso anno a Cassino, abbiamo organizzato il Secondo Incontro Nazionale dei Laboratori del Camminare nel week-end dall’11 al 13 marzo a Nardò, in provincia di Lecce, grazie alla preziosa collaborazione del Laboratorio del Camminare Avanguardie che proprio nel Salento svolge la sua attività. Il nuovo incontro è stato ricco d’iniziative rivolte alla scoperta del territorio di Nardò, alla degustazione dei prodotti locali, allo scambio e condivisione delle nostre esperienze per avviare nuove sinergie affrontate durante il convegno Il trekking come punto di incontro tra beni ambientali e culturali. Tre giorni, 11, 12 e 13 marzo, dedicati ad attività incentrate sulla nostra passione-professione di camminatori.

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La luce del Salento ospita il Secondo meeting de “I Laboratori del Camminare”

Il Salento, terra accogliente tutto l’anno, ha ospitato il Secondo meeting de “I Laboratori del Camminare”, evento sostenuto e coordinato da TREKKING&Outdoor. Le guide, provenienti da regioni diverse, sono state protagoniste di una serie d’iniziative accolte nel comprensorio del comune di Nardò, tra le bellezze architettoniche del centro storico e quelle naturalistiche e culturali del Parco Naturale Regionale “Porto selvaggio e Palude del Capitano”, che comprende tre S.I.C. (Siti di Interesse Comunitario): “Torre Uluzzo”, “Torre Inserraglio” e ”Palude del Capitano”, oltre a numerose aree di interesse storico, archeologico e paleontologico. Il programma, denso di appuntamenti, ha visto la partecipazione dei Laboratori del Camminare Una montagna di sentieri (Veneto), Thesan (Lazio), Lerka Minerka e Officinæ Itineris (Campania), ASD Kalabria Trekking (Calabria) e Avanguardie (Puglia).

Camminare per conoscere

Passo dopo passo, nella Palude del Capitano le guide hanno avuto modo di ammirare la sua ricchezza floristica, in particolare le diverse specie di orchidee spontanee in fiore, il fenomeno delle “spundurate”, i colori del mare e la conformazione rocciosa della baia del Frascone con le sue emergenze archeologiche. Nel cuore del parco, tra la torre di Santa Maria dell’Alto e la baia di Porto Selvaggio, Emanuela Rossi e Salvatore Inguscio, le guide di Avanguardie, hanno raccontato i segreti della grotta di Capelvenere.

Un panorama meraviglioso si offre sulla baia di Porto Selvaggio dalla sommità della torre costiera: qui, complici le nuvole e l’orario pomeridiano, il mare ha mutato i suoi colori celesti e blu in grigio perla e ardesia. La breve escursione ha consentito alle guide di prendere conoscenza di quest’area protetta baciata dal sole del Salento, ma ha rappresentato anche un momento di riflessione e di confronto sulle politiche di gestione dei parchi, diverse da regione a regione, e sulle esperienze dei singoli Laboratori del Camminare all’interno delle aree protette frequentate nell’ambito delle rispettive attività.

 

Il centro storico di Nardò ha stupito con il suo barocco dorato, i suoi portali di legno e le tracce della sua antica nobiltà. La scoperta dei sapori del Salento è iniziata presso l’Oleificio cooperativo della riforma fondiaria, dove, oltre ad assaggiare l’olio extravergine di oliva “Cellina di Nardò”, si è parlato di ulivi, delle recenti problematiche legate all’infezione da Xylella e della sua ininfluenza sulla qualità del prodotto finale. Un’altra degustazione è stata offerta dalla Cantina Bonsegna, presso la quale sono stati degustati vini bianchi rosati e rossi, anche nella versione barricata.

 

Sabato sera, presso l’Agriturismo La Lucia, i Laboratori del Camminare hanno avuto un prezioso momento di confronto durante il quale Italo Clementi, coordinatore del progetto, ha ribadito la forza dei Laboratori del Camminare, le loro potenzialità ed il legame viscerale che li lega al territorio che rappresentano, come anche l’affiliazione alla rivista dove si possono presentare le proprie iniziative, proposte ed esperienze.

I Laboratori hanno raccontato il proprio cammino, le scelte operative, le proposte di punta o tradizionali che mettono in campo. Sono emerse similitudini e differenze tra realtà, talvolta geograficamente molto lontane, altre volte quasi confinanti. L’allegria del momento, come anche l’ora tarda, hanno fatto spostare il tavolo della discussione in sala pranzo, dove il confronto è proseguito su tematiche più “alimentari”, con la condivisione dei prodotti regionali portati dai vari Laboratori, come il pane di Lerka Minerka, le mozzarelle di Officinae Itineris, la ricotta di Avanguardie e il tonno piccante di ASD Kalabria Trekking.

 

La domenica mattina si è aperto, presso Masseria Torre Nova, Centro Visite del Parco, il convegno. I lavori sono stati aperti da Salvatore Inguscio del Laboratorio del Camminare Avanguardie, che ha illustrato il tema del convegno come punto di arrivo di una lunga esperienza sia come guida ambientale escursionistica sia come guida turistica. Per evitare che i due mondi siano percepiti come lontani, contrapposti o divergenti, insieme alla collega Emanuela Rossi da anni propongono sia trekking in ambiente naturale che in città. Fare trekking è condividere il piacere del camminare e l’amore per la propria terra.

Una rappresentanza dell’amministrazione comunale e della provincia di Lecce ha salutato i partecipanti presentando il parco e il territorio comunale con le sue emergenze naturalistiche e storico-culturali: il Sindaco Marcello Risi, l’Assessore alla Cultura Mino Natalizio, l’Assessore all’Ambiente Francesca De Pace, il Dirigente Marketing Territorio e Turismo della Provincia di Lecce Antonio Rizzo.

Italo Clementi ha inquadrato il tema spostando l’attenzione dal fattore estetico a quello sociale ed economico, lanciando stimoli positivi e portando esempi concreti a sostegno di quella che non è più un’ipotesi ma un racconto di vita vissuta.

Due passi in città hanno dato concretezza a tutte le parole dette durante il convegno e la disponibilità della “Vetrina del gusto” ha rinsaldato il concetto di come un luogo, i suoi sapori e le sue peculiarità possano essere motore di sviluppo e ponte tra culture.

I nostri itinerari: la Palude del Capitano

La Palude del Capitano è il lato giovane del parco, inserita nell’area protetta solo nel 2006, ma con una storia antica. Osservazioni e ritrovamenti di superficie legano questo territorio alla storia dell’uomo che qui ha vissuto in epoche lontane anche se è la fase romana quella di cui abbiamo evidenze maggiori, frutto di lunghe campagne di ricerca dell’Università del Salento.

Questo aspetto non è marginale alla Palude del Capitano, il cui nome fa riferimento ad un non meglio identificato personaggio che scelse di vivere, probabilmente dopo lungo tempo passato per mare, in questa zona caratterizzata da un doppio fenomeno che porta acqua in superficie. Il primo è quello delle maree, che rendono paludosa (non sempre ma in specifici momenti) l’area a ridosso della fascia costiera rocciosa; l’altro è quello carsico che ha generato laghetti in cui la falda acquifera, normalmente sotterranea, diventa visibile.

Il nostro percorso segue una pista coperta di brecciolino che, maree permettendo, dal parcheggio del Frascone (località alle porte di Sant’Isidoro) arriva fino alla casa del Capitano, tra la vegetazione mediterranea a destra e quella che caratterizza le zone umide a sinistra. L’itinerario attraversa il salicornieto e la vasta depressione che le maree riempiono ritmicamente di acqua; raggiunge il mare e la baia dove è stato individuato l’insediamento di epoca romana e quindi ritorna al punto di partenza.

Un itinerario facile e suggestivo adatto per comprendere molti fenomeni naturali e osservare una grandissima varietà di specie spontanee ed un “intruso” ormai di casa: lo spinaporci.

La Palude del Capitano – Località di partenza e arrivo: S. Isidoro, località Frascone / Difficoltà: T / Dislivello: trascurabile / Tempo di percorrenza: 2 ore circa / Segnaletica: cartellonistica in legno, segnaletica non CAI / Punti d’appoggio: Agriturismo la Lucia – Cell. 3387309940 / 3299059497 (a pochi minuti di macchina dal parcheggio di partenza) / Periodo consigliato: primavera e autunno per le fioriture, tutto l’anno per camminare /Informazioni utili: Laboratorio del Camminare Avanguardie – Cell. 347.9527701 / 3493788738

I nostri itinerari: il cuore del Parco

Una torre che svetta sulla rupe, il mare su tre lati e la pineta a chiudere l’abbraccio. Questo è ciò che vediamo arrivando all’ingresso sud del parco. Una scalinata in pietra ci conduce alla grotta di Capelvenere con i suoi ricordi di vite passate, di frequentazioni neandertaliane ma anche medievali e moderne. D’altra parte per i neretini questa è la grotta del presepe, dove fino agli anni ’90 si svolgeva un sentitissimo presepe animato, con tanto di stella che nasceva dal mare e che gli speleologi portavano sulla grotta. Dalla grotta si procede verso la torre dell’Alto, che sarebbe più corretto chiamare dell’Addu, nome di probabile origine araba dal significa di “luogo fortificato”.

Un affaccio sulla baia di Porto selvaggio è d’obbligo e poi si cammina un altro po’ fino a trovare proprio una fortificazione dell’epoca del Bronzo. La pineta in cui siamo ormai entrati ci fa ombra fino a Villa Fumarola per poi accompagnarci in discesa, lungo altra scalinata di pietra, fino al mare. Qui, la baia già vista dall’alto, assume i connotati di una foce, dove sfociava un fiume oggi sotterraneo, che incontra il mare ancora lungo questo tratto di costa in un punto che è contemporaneamente anche la sua sorgente.

Risaliamo, seguendo un tratto del suo letto oggi asciutto e incorniciato di vegetazione mediterranea poi proseguiamo lungo una pista tagliafuoco fino ad intravedere Villa Tafuri, ingresso est del parco. In prossimità di un breve viale di fragni giriamo a destra per costeggiare la pineta e tornare a Villa Fumarola da dove, tramite altra traccia, torniamo alla torre e da qui al parcheggio sottostante da cui siamo partiti.

Il cuore del parco – Località di partenza e arrivo: Santa Caterina, località la Rotonda, ingresso sud del parco (m 8), Comune di Nardò / Difficoltà: E / Dislivello: + 62 metri / Tempo di percorrenza: 2 ore circa / Segnaletica: cartellonistica in legno, segnaletica non CAI / Punti d’appoggio: BB Il giardino di Alice – Cell. 3479653741 (a pochi minuti di macchina sia dall’ingresso sud che dall’ingresso est del parco) / Periodo consigliato: primavera e autunno per le fioriture, tutto l’anno per camminare / Informazioni utili: Laboratorio del Camminare Avanguardie – Cell. 347.9527701 / 3493788738

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I nostri luoghi: il centro storico di Nardò

Il Castello apre la visita urbana lungo un itinerario storico culturale che spazia dall’epoca messapica a quella bizantina, attraverso il lungo periodo degli Acquaviva che corre dal 1497 fino al XIX secolo e che conduce ai giorni nostri. Si cammina da Neriton a Neretum fino a Nardò attraverso palazzi storici con grandi ingressi, chiese barocche, piazze che si aprono all’improvviso ma anche piccole case con giardini e corti silenziose decorate da fiori, archi e cuneddhre. 

E quando raggiungiamo la grande cattedrale Santa Maria Assunta realizzata sotto i Normanni, oltre 1000 anni fa, rimaniamo assorti davanti alla sua facciata composta e misurata per poi trovare nuovamente le linee barocche nel grandioso altare delle anime del Purgatorio, il Cristo nero, le icone medievali ancora visibili sulle colonne ed il soffitto ligneo che in origine era costituito da travature dipinte rappresentanti un fantasioso bestiario.

Il percorso prosegue tra i vicoli del centro storico incontrando porticine, portoni e portali, il basolato originale e quello restaurato, la guglia dell’Immacolata, il bianco Palazzo di città con il suo antico orologio, un raro prototipo del 1882, il teatro progettato da Quintino Tarantino ed il tempietto dell’Osanna alle porte del centro storico. Lungo le antiche mura cittadine, di bastione in bastione, si ritorna in piazza Castello.

Il centro storico di Nardò – Località di partenza e arrivo: Piazza Castello, Comune di Nardò / Difficoltà: T / Dislivello: trascurabile / Tempo di percorrenza: 6 ore circa / Segnaletica: Scarsa e a tratti assente, segnaletica non CAI / Punti d’appoggio: Relais Il Mignano – Tel. 0833.572506 (nel centro storico) / Periodo consigliato: tutto l’anno / Informazioni utili: Laboratorio del Camminare Avanguardie – Cell. 347.9527701 / 3493788738

I nostri luoghi: Parco Porto Selvaggio

Il Parco “Porto Selvaggio e Palude del Capitano”, Nardò (LE), nasce nel 2006 dal superamento del parco naturale attrezzato Porto Selvaggio-torre Uluzzi con l’inclusione di altri territori fino all’area naturale Palude del Capitano e si estende per circa 1100 ha. Il Parco si estende lungo la fascia costiera neretina per circa 10 km con una costa prevalentemente rocciosa e rare calette sabbiose. Ospita emergenze botaniche (orchidee spontanee e flora appartenente al libro rosso delle piante d’Italia), paleontologiche (una grande area fossilifera che ha restituito numerosi pesci fossili e brecce ossifere), preistoriche (grotte in cui ha vissuto l’uomo di Neandertal e da cui è emerso il più antico resto di Homo sapiens fossilis d’Europa).

Ufficio Parco Settore Urbanistica e Ambiente – Assessorato all’Ambiente del Comune di Nardò, Tel. 0833.838225 Fax 0833.561726

ambiente@comune.nardo.le.it

urbanistica@pecnardo.it

 

Testi di Emanuela Rossi

Laboratorio del Camminare “Le Avanguardie”

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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