

Seconda casa in montagna: la rendita da affitto conviene?
Acquistare casa in montagna per molti può apparire come un sogno: l’aria fresca, le passeggiate in alta quota, la possibilità di trascorrere vacanze lontano dal caos urbano sono tutti fattori che fanno subito pensare al relax e a momenti sereni
Tuttavia, per alcuni può essere altrettanto interessante la prospettiva di affittare l’immobile per coprire parte delle spese o valutare l’acquisto della seconda casa come semplice investimento per ottenere una rendita da affitto.
Andiamo quindi a vedere quali sono gli aspetti principali da considerare se si decide di mettere a reddito una seconda casa in montagna.
Perché pensare a un’assicurazione per la seconda casa
Possedere un’abitazione in montagna significa fare i conti con condizioni climatiche spesso rigide e con il fatto che, per buona parte dell’anno, l’immobile potrebbe rimanere disabitato.
È qui che entra in gioco la necessità di un’adeguata assicurazione per la seconda casa: una polizza specifica che può tutelare da eventuali danni causati da intemperie, o guasti che richiedono l’intervento urgente di un fabbro, vetraio, idraulico o elettricista.
Può essere utile, inoltre, considerare la responsabilità civile nei confronti di ospiti e vicini, soprattutto se l’appartamento viene affittato.
Avere una casa in montagna: spese e responsabilità
Oltre alla polizza specifica per la seconda casa, quando si valuta la rendita da affitto di una casa in montagna, bisogna mettere in conto i costi e gli impegni di gestione.
Innanzitutto, ci sono le spese condominiali (se l’immobile fa parte di un residence o di un comprensorio), quelle relative al riscaldamento – spesso più alte rispetto a quelle in pianura – e alla manutenzione ordinaria, che può includere interventi come la pulizia dei camini o la verifica degli impianti idraulici.
Non va poi sottovalutata la responsabilità di garantire ai futuri inquilini (temporanei o permanenti) un ambiente sicuro e in buone condizioni.
Dalla sistemazione alla copertura tetto ai controlli periodici su caldaie o stufe, ogni dettaglio richiede un’attenzione costante, a maggior ragione se l’obiettivo è affittare a turisti o a famiglie in cerca di aria salubre e tranquillità.
Quando la casa è disabitata, infatti, piccole problematiche, come una perdita d’acqua, possono degenerare in danni più seri se non rilevate per tempo.
Affitto tradizionale o turistico: cosa scegliere?
Il contratto di affitto della seconda casa in montagna può rivolgersi a inquilini temporanei (turisti, perlopiù) o permanenti.
L’affitto tradizionale (con un contratto a medio-lungo termine) offre stabilità e, nella maggior parte dei casi, garantisce un canone costante.
Tuttavia, questa è una formula che fa perdere la disponibilità dell’immobile per periodi personali di vacanza. Inoltre, bisogna valutare anche le procedure di registrazione, le garanzie per eventuali morosità e la selezione dell’inquilino giusto (ovvero chi paga sempre e non distrugge casa).
Di contro, un’alternativa molto diffusa è l’affitto breve o turistico: si tratta della soluzione ideale per chi desidera mantenere la libertà di utilizzare la casa in determinati mesi dell’anno, puntando al contempo su un buon ritorno economico nei periodi di alta stagione (inverno per lo sci, estate per il trekking).
In questo caso, tuttavia, bisognerà valutare gli oneri burocratici e i costi di gestione più elevati (pulizie, utenze, piattaforme di prenotazione), oltre all’impegno di un check-in/check-out frequente.
Una soluzione comoda può essere quella di affidarsi a un’agenzia specializzata, che si occupi in toto della gestione delle locazioni ed evitare così i problemi burocratici e risparmiare tempo.
Ovviamente la decisione dipende dalle esigenze individuali e dalla tipologia di rendita da affitto che si vuole ottenere.
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