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Valanghe: Anche il fuori pista ha le sue regole

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LO SCI FUORIPISTA IN ITALIA E’ “PERMESSO”E “LEGALE”

La normativa nazionale lo regolamenta con l’art.17 della legge 363 del 2003, scaricando il gestore degli impianti da qualsiasi responsabilità per il fuoripista e imponendo ai praticanti l’obbligo di indossare l’Arva. Gli sci-alpinisti hanno però necessità di una maggiore chiarezza in merito alle normative preposte a regolamentare le discese al di fuori dei comprensori battuti.

La frequentazione invernale della montagna, sotto il profilo turistico, contempla tutta una serie di attività sportive a contatto con la natura che consentono agli appassionati di vivere i molteplici aspetti degli ambienti innevati. Alcune discipline invernali, come lo sci alpinismo e lo sci fuori pista, si collocano da sempre, in una dimensione particolarmente libera, che sembra non richiedere grande attenzione riguardo regole e modalità di svolgimento dell’attività stessa.

Il video è promosso e realizzato dalla Provincia autonoma di Trento con la partecipazione del Cnsas Trentino in occasione del 30° anniversario dell’elisoccorso in Trentino. In conclusione del video il saluto ad Oskar Piazza morto a causa del terremoto dello scorso 25 aprile in Nepal

 

I non addetti ai lavori che desiderano ottenere informazioni a riguardo, incontrano non poche difficoltà poiché l’apparato normativo risulta essere particolarmente frammentato e, per dettagli specifici relativi al comportamento degli sciatori, occorre far riferimento a singole norme regionali. La legge 363 del 24 dicembre 2003, stabilisce – con l’articolo 17 – due punti fermi nell’ambito dello sci fuori pista e dello sci alpinismo:

Il concessionario e il gestore degli impianti di risalita non sono responsabili degli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuori pista serviti dagli impianti medesimi

e

I soggetti che praticano lo sci-alpinismo devono munirsi, laddove, per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti rischi di valanghe, di appositi sistemi elettronici per garantire un idoneo intervento di soccorso

Soccorso Alpino 1

Alcune amministrazioni hanno preso provvedimenti che tendono a circoscrivere le zone praticabili dal fuoripista e dallo scialpinismo anche se, esiste il rischio, si possa trattare di un’attività unicamente preventiva per evitare responsabilità sugli incidenti all’interno del proprio comprensorio.

Dal punto di vista di coloro i quali praticano l’attività, sappiamo invece che, se una persona si inoltra autonomamente su un pendio innevato non attrezzato, lo fa a suo rischio e pericolo e, in caso di incidente, sarà valutata quella singola condotta. Più interessante è il caso del professionista, guida alpina o maestro di sci, che intraprende il fuori pista con un allievo.

 

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  • LA DISCIPLINA PENALE:

In ambito penale la valutazione della condotta colposa del professionista si basa sul criterio della prevedibilità ed evitabilità dell’evento. Per il professionista è colposo un incidente che era prevedibile ed evitabile. Ciò comporta la necessità di verificare la situazione in cui si trovava la guida in quel momento, lo stato della sua formazione professionale, le condizioni ambientali e se, in quella specifica situazione era da parte della guida evitabile e prevedibile l’incidente, quindi occorre prendere in considerazione tutta una serie di valutazioni concrete che variano di volta in volta.

Soccorso Alpino 3

Detto questo dobbiamo però citare l’articolo 2236 che regola la “Responsabilità del prestatore d’opera” e stabilisce alcune attenuanti nel caso siano contemplate difficoltà tecniche elevate: “Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d’opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave (art 1176).”

Nel codice vi sono infine reati definiti come “reati di pericolo”, per i quali scatta una sanzione penale indipendentemente dal fatto che la situazione di pericolo si sia verificata poi a tutti gli effetti, tra questi ricordiamo l’articolo 426: “Chiunque cagiona una inondazione o una frana, ovvero la caduta di una valanga, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni”.

Il distacco di una massa nevosa, che potrebbe essere considerata dal codice penale intrinsecamente pericolosa anche se non ci sono vittime, è un fenomeno non estraneo al nostro caso, in cui gli sciatori si spostano sul manto nevoso. Il lavoro della polizia giudiziaria sarà, in tal caso, particolarmente delicato in quanto devono essere analizzate tutte le circostanze del caso.

Soccorso alpino 12

  • IL PERICOLO VALANGHE

La valanga costituisce la principale minaccia che mette a repentaglio la vita di molti escursionisti e alpinisti: malgrado l’impegno dell’uomo a prevederle rimangono un fenomeno improvviso, un’incognita: non si sa dove e quando possono avvenire. Oggi, grazie a studi approfonditi sulla neve e a nuove tecnologie, si sono fatti passi da gigante: la costruzione di opportuni sistemi di difesa e un maggiore monitoraggio delle zone a rischio hanno, infatti, ridotto di molto l’incidenza di questi fenomeni sulle persone. La valanga, può sembrare una banalità dirlo, ha bisogno di due elementi fondamentali per formarsi: la neve e la pendenza. Ciò significa che il fenomeno può colpire indistintamente, sia d’estate sia d’inverno: una pendenza superiore ai 28° e la neve che si deposita al suolo, resa instabile dalla temperatura non proprio bassa, può creare alcuni pericolosi distacchi che si tramutano in valanga.

Ovviamente il processo che determina un collasso nella massa nevosa è molto più complesso, tuttavia a noi basta sapere come sottrarsene e per fare ciò bisogna conoscere molto bene la montagna e l’ambiente circostante: prima di avventurarsi in una gita è bene valutare le condizioni meteorologiche, l’itinerario, ma soprattutto informarsi presso il sito dell’Associazione Interregionale Neve e Valanghe dove è possibile scaricare i bollettini meteo di tutto l’arco alpino. Le precauzioni non sono mai troppe poiché, in caso di incidente, l’intervento del C.N.S.A.S. in caso di slavina è uno dei più complessi che ci siano.

  • COME OPERANO I SOCCORITORI:

 

Arrivati sul luogo i soccorritori operano in tre modi contemporaneamente: il primo è quello che coinvolge le Unità cinofile insieme agli A.R.Va. (Apparecchio Ricerca travolti Valanga), che ogni scialpinista ed escursionista invernale dovrebbe sempre avere con sè, dopodiché si comincia il rilevamento con le sonde. Questo comporta un notevole impegno fisico ed emotivo: cercare una persona sepolta dalla neve non è uno scherzo, più il tempo passa più la percentuale di sopravvivenza diminuisce. Buona parte dei salvataggi è stato possibile grazie dall’intervento delle Unità Cinofile le quali riescono a setacciare, in breve tempo, grandi porzioni di terreno sommerso dalla neve: quasi 10.000 metri quadri in un’ora! Per quanto concerne gli apparecchi A.R.Va. sono utili solo nel caso in cui la vittima abbia con se un apparecchio analogo o delle piastrine riflettenti.

Testo e Foto:
Enrico Bottino – Paolo Palumbo / Corpo Forestale dello Stato

 

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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