Alberi da record: il LARICE, la forza e l'eleganza | Trekking.it

Alberi da record: il LARICE, la forza e l’eleganza

Categorie: Italia, Reportage
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Alberi straordinari protagonisti della vita sul nostro pianeta: il LARICE

 

Se i sempreverdi come gli abeti, che non perdono gli aghi neanche d’inverno, simboleggiano l’immortalità, il bosco di larici è l’emblema della rinascita ed è, senza dubbio, il più rappresentativo dell’arco alpino, soprattutto perché raggiunge anche le quote più elevate, tra sassi e pietraie, non avendo necessità di grande nutrimento. Le cortecce di questi alberi conservano notevoli informazioni, non solo sull’albero, ma anche sulle condizioni meteorologiche dei periodi passati.

Leonardo da Vinci capì che il numero dei cerchi concentrici che si osservano sulla superficie di un ceppo tagliato indica l’età dell’albero. Spesso, camminando in quota nei pressi di qualche larice, non ci si rende conto che quelli che a prima vista sembrerebbero giovani esemplari hanno in realtà moltissimi anni; basti pensare che alberi di questa specie, che misurano ad un metro da terra 50 cm di diametro, hanno circa 150 anni.

Da Vinci verificò, inoltre, che la distanza tra un cerchio e l’altro è correlata alla quantità e all’intensità di eventi atmosferici quali la pioggia, il vento o la siccità. Più la combinazione di questi fenomeni è ottimale e più l’albero cresce; se i tronchi sono adornati da muschi e licheni significa che la qualità dell’aria è molto buona.

Liguria, Sentiero degli Alpini (Ph Enrico Bottino)

Liguria, Sentiero degli Alpini (Ph Enrico Bottino)

Ma dove possiamo ammirare questi bellissimi monumenti alla Natura? Potremmo, ad esempio, recarci in Val d’Ultimo, un luogo selvaggio e fiabesco, che offre itinerari indimenticabili, con boschi e foreste antichissime. Addirittura sono stati individuati tre larici che secondo la tradizione avrebbero 2000 anni. Le analisi scientifiche hanno certificato “solo” 850 anni, ma si tratterebbe pur sempre delle conifere più vecchie d’Europa.

L’Unesco le ha dichiarate monumento naturale. In passato erano 9 gli alberi ai margini di un bosco di protezione dei masi contro le valanghe. Di uno dei larici abbattuti, gli abitanti hanno contato ben 2200 anelli. Pensate: questi alberi sono stati testimoni dei primi insediamenti umani in questa valle, e ben 70 generazioni di uomini sono trascorse in questo lasso di tempo. A partire dal 1979 la provincia ha posto sotto tutela i giganti superstiti.

Larice di San Gertraud, Alto Adige (Ph Adige Marketing /Verena Ebner)

Larice di San Gertraud, Alto Adige (Ph Adige Marketing /Verena Ebner)

È famosa anche la scalinata dei larici monumentali in Val di Rabbi. Questo itinerario composto di 700 scalini in sassi e pietre, collega i larici monumentali di una delle zone più belle del Parco Nazionale dello Stelvio, sul versante che delimita il Prà di Saènt. Si tratta di 23 larici giganteschi, cresciuti incredibilmente tra i sassi di un macereto. Le circonferenze del tronco vanno dai 3 ai 6 metri, con altezze fino a 40 metri, l’età da 300 a 500 anni. Le forme degli alberi, della chioma, dei tronchi, ci raccontano una storia antica e affascinante.

Nella Val di Fiemme, Pra dal Manz è il cuore del lariceto di Monte Gua, che per la qualità del suo legname è considerato uno dei migliori d’Europa. Proprio con queste piante è stato ricostruito il famoso Ponte di Bassano del Grappa.

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Ph Michele Dalla Palma

In Val Bregaglia, siamo in Lombardia, sono imponenti i larici all’ombra dell’altrettanto imponente Badile. Sono parecchie le specie arboree presenti nei boschi ai piedi del Badile: abete bianco, abete rosso, cembri, mughetti e larici, alcuni dei quali di dimensioni davvero ragguardevoli, sia per altezza, sia per diametro. Si può dire che la Val Bondasca sia luogo imperdibile per chiunque ami la montagna e la natura: oltre ai monumenti di granito del Pizzo Badile si trova un ambiente quasi incontaminato, con un bosco incantato e il paesino di Bondo, non molto diverso da come doveva essere un centinaio d’anni or sono.

Anche ai confini della Liguria troviamo stupendi lariceti, precisamente alla testata della Valle Tanaro, dove si trova il Bosco delle Navette, uno dei più grandi ed interessanti boschi delle Alpi Occidentali. Costituito da larici e abeti bianchi, deve il suo nome all’ipotizzato uso del legname per la costruzione di navi durante il periodo napoleonico. Il bosco, non più utilizzato, è la dimora di una ricca fauna di camosci, caprioli, galli forcelli. Di recente ha fatto la sua ricomparsa il lupo, dopo aver risalito la catena appenninica.

Monte Rosa (Ph Cesare Re)

Monte Rosa (Ph Cesare Re)

Alberi da record: Il larice di Valmias

Nella splendida regione alpina della Carnia, un sentiero da fiaba parte da Forni di Sopra e regala l’emozione dell’affascinante incontro con il larice secolare di Valmias. Un tempo qui si aprivano prati curati, ora fagocitati dal bosco e dall’abbandono del territorio da parte dell’uomo. Proprio quest’area, oggi particolarmente selvaggia, ospita uno dei larici più grandi e antichi della Carnia, una pianta che vanta circa mezzo millennio di vita con una circonferenza, alla base, di 6.5 metri.

Per far visita al vecchio patriarca occorre partire dall’abitato di Ingravideit e intraprendere un percorso lungo poco più di un’ora. Una volta al cospetto dell’anziano larice si torna bambini e come d’incanto si rivivono le storie fantastiche di gnomi e folletti, abitanti del bosco. Proprio il larice di Valmias ha ispirato la scrittrice Annalisa Cappellari che racconta la fiaba del folletto Harluk e della sua finestra nel legno di questo vecchio larice.

Testo di Enrico Bottino e Cesare Re

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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