Alta Via dei Parchi: l'anima dell'Appennino | Trekking.it

Alta Via dei Parchi: l’anima dell’Appennino

Categorie: Italia, Reportage
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Un itinerario fra Emilia-Romagna, Toscana e Marche, che unisce due Parchi nazionali, cinque regionali e uno interregionale riassumendo in sé il meglio che le montagne appenniniche sanno offrire: circhi glaciali, laghi immersi nello splendore delle praterie d’alta quota, sterminate foreste e limpidi torrenti, rupi vulcaniche e falesie di gesso.

L’aria è frizzante, la pioggerella leggera, le nubi incerte a sprazzi lasciano intravedere il sole, liberando bagliori di luce che restituiscono radiosità a un paesaggio appenninico davvero riposante.

Lungo la direttrice dell’Alta Via dei Parchi lasciamo alle spalle il gioco cromatico dei campi segnati dalle mani del contadino, l’armonia delle testimonianze artistiche e monumentali immerse nel silenzio della campagna, i borghi medioevali e i severi castelli. Nel tardo pomeriggio lungo il sentiero è facile scorgere i caprioli che si prodigano in inseguimenti mozzafiato, oppure udire il bramito del cervo che riecheggia nei boschi delle alte valli delle Foreste Casentinesi.

La tappa termina al rifugio, autentico interprete della montagna più vera, fatto per essere rassicurante e accogliente; qui l’amicizia con i gestori diventa un valore aggiunto al grande patrimonio ambientale e paesaggistico che s’incontra lungo dell’Alta Via dei Parchi, dove ha fatto la sua ricomparsa anche il lupo.

I sentieri della natura e della storia

Lungo i sentieri dei crinali si incontrano gli antichi cippi di confine

La prima Alta Via a non interessare l’arco alpino, rappresenta un “corridoio” biologico importante per il mantenimento delle specie di interesse comunitario grazie alla sua funzione di interconnessione con i Parchi e le aree protette che si sovrappongono e si integrano con siti di particolare pregio (Siti di Importanza Comunitaria e le Zone a Protezione Speciale che formano la Rete Natura 2000), con lo scopo di contribuire alla tutela della diversità biologica a livello europeo.

Sono circa 500 chilometri che da Berceto, nei pressi del Passo della Cisa, arrivano alla rupe della Verna, protesa sul Casentino per poi raggiungere l’eremo sul monte Carpegna, nel Parco del Sasso Simone e Simoncello.

L’Alta Via dei Parchi è anche parte integrante di un complesso sistema di sentieri escursionistici che seguono antiche direttrici, sopravanzando ponti a schiena d’asino per raggiungere monasteri, abbazie e eremi solitari, per poi ritrovarsi nella penombra dei boschi dove emergono le tracce dell’antica civiltà contadina.

Un filo rosso fra le aree protette

Percorrere l’Alta Via dei Parchi significa immergersi in ambienti ancora selvaggi e incontaminati

Lungo le 27 tappe nell’ordine si incontrano: il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, esteso dal Parmense a gran parte dell’alta montagna reggiana, il Parco regionale delle Valli del Cedra e del Parma, comprendente parte delle omonime valli e compenetrato al precedente, il Parco regionale dell’Alto Appennino Modenese e il Parco regionale del Corno alle Scale che abbracciano il settore orientale del crinale emiliano.

Nella media montagna bolognese troviamo il Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone, con una straordinaria varietà naturalistica, mentre il Parco regionale della Vena del Gesso romagnola tutela uno straordinario affioramento di rocce gessose. Infine il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna avvolge il crinale tosco-romagnolo con un ininterrotto mantello di foreste, mentre il Parco interregionale del Sasso Simone e Simoncello tutela ambienti di pregio fra i quali spicca una delle cerrete più estese d’Europa.

Questa ampia rete di aree protette unite dall’Alta Via dei Parchi, rappresenta il primo passo per far accrescere la sensibilità verso tematiche ambientali e per educare le nuove generazioni al rispetto della natura, affidato soprattutto ai Centri di Educazione Ambientale degli Enti Parco.

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano

Le prime 6 tappe attraversano il Parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano, dove faggete secolari e rimboschimenti a conifere di pregio lasciano il posto ad ampie praterie d’alta quota e brughiere a mirtillo, un ambiente di vera montagna con splendidi specchi d’acqua e interessanti morfologie glaciali. Veri e propri giardini botanici naturali dove oltre a splendide fioriture, con un po’ di fortuna è possibile osservare il lupo, il muflone, il capriolo e l’aquila reale.

Il Parco dei Cento Laghi

Anche le valli del Cedra e del Parma conservano luoghi e ambienti di elevato valore naturalistico e paesaggistico, ricadono sotto la tutela del Parco regionale noto come Parco dei Cento Laghi. L’area protetta dell’Appennino parmense orientale, definita “terra di mezzo” poiché è posta tra la pianura e le cime dell’Appennino tosco-emiliano, con la tappa nr 2 dell’Alta Via porta alla scoperta di splendidi specchi d’acqua che occupano il fondo di depressioni scavate dai ghiacciai originatesi dalle glaciazioni avvicendate nel Pleistocene.

Il Parco regionale dell’Alto Appennino Modenese

Lo splendido ambiente naturale del Lago Santo Modenese

Dalla sesta alla nona tappa dell’Alta Via si entra nel Parco regionale dell’Alto Appennino Modenese, meglio conosciuto come Parco del Frignano, una vasta area a ridosso dello spartiacque tosco-emiliano che culmina con il monte Cimone e che annovera siti naturalistici di prim’ordine, come il bosco di conifere del lago della Ninfa, le cascate del Doccione, il lago Baccio e il lago Santo dominato dal monte Giovo. Un’area protetta che rappresenta un vero e proprio paradiso per gli amanti delle due ruote, con percorsi di cross country, free ride e il più adrenalinico down hill.

Il Parco Regionale del Corno alle Scale

Le ultime luci del giorno si riflettono sul Lago Scaffaiolo

Con la tappa nr 10 restiamo in quota, sul settore orientale del crinale emiliano, per poi scendere verso la valle del Reno e la media montagna bolognese. Il Corno alle Scale rappresenta il cuore di questo Parco regionale la cui importanza è legata ad un habitat di carattere alpino, oltre alla presenza di elementi paesaggistici suggestivi come le spettacolari cascate del Dardagna e il selvaggio Orrido di Tanamalia.

Il Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone

Il lago di Brasimone

Nella media montagna bolognese troviamo il Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone, con i due ampi bacini realizzati all’inizio del Novecento, che ben s’integrano al paesaggio circostante formato da boschi misti di querce, faggete e rimboscamenti di conifere. Abbandonata la tappe nr 11, la più lunga in assoluto dell’Alta Via dei Parchi, e la tappa nr 12, si affrontano trasferimenti più dolci, lungo l’aperto paesaggio del medio Appennino e delle colline romagnole.

Il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola

I bastioni della Vena del Gesso

La tappa nr 16 segue uno straordinario affioramento di rocce gessose: dolci profili collinari sono interrotti da una spettacolare dorsale grigio-argentea tutelata dal Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola. Il più lungo e imponente rilievo gessoso in Italia, si sviluppa per 25 chilometri e ha una larghezza media di un chilometro e mezzo, annoverando peculiari morfologie carsiche, dalle doline alle valli cieche a numerosissime grotte, tra le quali spiccano molti “abissi”.

Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

L’eremo della Madonna del Faggio

Infine il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, attraversato da 8 tappe dell’Alta Via, avvolge il crinale tosco-romagnolo con un ininterrotto mantello di foreste: qui è possibile camminare godendo di quel benefico isolamento che ha permesso il permanere delle testimonianze passate: i santuari di Camaldoli e La Verna s’innestano alla perfezione in un ambiente naturale unico dove vivono grandi predatori e diverse specie di ungulati.

Il Paco Interregionale del Sasso Simone e Simoncello

I verdi pendii del Parco del Sasso Simone e Simoncello

Il grande patrimonio di storia e spiritualità prosegue lungo l’antico territorio del Montefeltro, a meno di 50 chilometri dall’Adriatico, per scoprire ambienti di pregio, tra i quali spicca una delle cerrete più estese d’Europa, piccolo gioiello del Paco interregionale del Sasso Simone e Simoncello che si estende fino al passo della Cantoniera di Carpegna. Qui, presso l’eremo Madonna del Faggio del monte Carpegna, termina il nostro viaggio lungo l’Alta Via dei Parchi, dopo aver attraversato antiche strade, abbazie ed eremi, immense praterie d’alta quota, laghi, sterminate faggete e castagneti da frutto, falesie di gesso e calanchi.

Il Web-Gis dell’Alta Via dei Parchi

Il Web-Gis della rete escursionistica della Regione Emilia Romagna

La Regione Emilia Romagna, con il progetto “Alta Via dei Parchi”, ha realizzato alcuni prodotti editoriali tra cui la guida, un cofanetto che racchiude 8 carte escursionistiche, un depliant e un taccuino. La vera novità è il WebGIS: esaustivo nei contenuti, interrogabile nella navigazione degli itinerari e dei siti d’interesse georeferenziati, consente di rilanciare il turismo outdoor e valorizza le risorse umane, ossia gli operatori che lavorano sul territorio, in particolare le strutture ricettive individuate lungo l’Alta Via.

Un vero sistema informativo geografico basato su tecnologia WebGIS, di libero accesso alle informazioni delle 27 tappe e di tutti gli interessi turistici connessi, consentendo all’escursionista di organizzare itinerari tramite una connessione e una navigazione su base cartografica.

LE TAPPE DELL’ALTA VIA:

 

Testo di Enrico Bottino – Foto archivio Parchi

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