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Sulle nevi d’Appennino

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Non sono posti per chi vuole andare a colpo sicuro

Non sono montagne “da consumare” quelle che segnano la spina dorsale d’Italia e portano la voce dell’inverno nel cuore del Mediterraneo.

Chi sogna di ciaspolare o camminare nella neve vista mare (o quasi) queste cose le deve sapere: per cogliere certi frutti bisogna saper attendere il momento giusto. Ancor più che sulle Alpi qui la congiunzione astrale fra il proprio tempo libero e le condizioni ottimali è cosa rara.

Dallo spartiacque Tosco-Emiliano al Pollino la neve non è una certezza da dare per scontata e spesso quando c’è lei non ci siamo noi e viceversa. Ma quando tutti i pezzi del puzzle combaciano alla perfezione, allora possiamo vivere un’esperienza rara e preziosa, tanto speciale quanto effimera. È la magia delle nevi d’Appennino.

Appennino Reggiano

Cominciamo il nostro viaggio da nord, dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. In questa natura in piena salute, dove al lupo si affianca un altro predatore “nobile” come l’aquila e dove le mirtillete di alta quota cedono il passo ai rigogliosi boschi di faggio, che più in basso, a loro volta, lasciano spazio a secolari boschi di castagno, troviamo fortemente impresse le testimonianze storiche legate all’uomo, dai tempi più lontani del popolo dei Liguri Frignates, a quelli più recenti della Linea Gotica.

Perfettamente incastonati nel paesaggio montano si possono scoprire antichi insediamenti abbandonati, ma anche rocche, come quella di Sestola, castelli e borghi medioevali, antiche vie di pellegrinaggio e di comunicazione, la via Romea Nonantolana, la Vandelli, la via Bibulca che nel periodo invernale possono diventare vie di transito dei moderni galleggiatori della neve.

 

Appennino Pistoiese

L’Abetone è la culla degli sciatori toscani ed emiliani, ma l’Appennino pistoiese d’inverno non è solo sci. Anche gli appassionati delle camminate con le ciaspole qui possono trovare un terreno ideale per le escursioni. I sentieri percorribili sono numerosissimi, è possibile scegliere tracciati a mezza costa o sul crinale, godendo, in giornate di sereno, di orizzonti vasti, dalle alpi al mare.

Ciaspole all’Abetone (ph Filippo Brancoli)

Uno dei percorsi più affascinanti è quello che dall’Abetone porta al Libro Aperto, vetta simbolo del territorio. Il nome deriva dalla forma del gruppo montuoso che, visto dalla valle della Lima sembra un grande libro aperto e adagiato su un leggio.

 

Monti Sibillini

Chi non c’è mai stato non può rimanere indifferente, quando salendo da Visso o da Norcia, improvvisamente, si aprono gli incredibili spazi del Pian Grande, dei Monti Sibillini, del Vettore, praterie e monti a perdita d’occhio.

È come se varcate invisibili colonne, entrassimo in un altro mondo, quello inviolato della montagna appenninica, delle sue genti, i pastori che da millenni la percorrono in ogni direzione; lo spazio dei miti e delle leggende, su tutte quella della Sibilla, da cui il nome dell’intera catena.

L’impressionante parete nord del Monte Bove, nel gruppo dei Sibillini (Ph Roberto Canali)

I rilievi montuosi circondano come una corona gli spazi degli altopiani, chiudendo e separando nettamente il mondo della montagna da quello della valle. Qui si entra in un luogo che è “altrove”, misterioso eppure reale. Le particolari condizioni di isolamento geografico hanno reso l’area un’unicità tra gli ecosistemi dell’Appennino, con notevoli endemismi sia a livello floristico che faunistico.

Appennino Abruzzese

L’Abruzzo presenta alcune delle elevazioni più belle e suggestive dell’Appennino: il Gran Sasso e la Maiella su tutte. Molti escursionisti che durante l’estate girano in lungo e in largo tra questi massicci, non conoscono la vera “essenza” della montagna abruzzese, soprattutto quando questa indossa la sua veste più bella: quella fatta di bianco candore, quando la neve, come un gigantesco mantello, ricopre le cime più esposte e gli altipiani che si aprono tra esse.

Traversata dell’Altopiano delle Cinquemiglia (Ph Andrea Perciato)

Sono proprio questi ultimi, autentici deserti bianchi, luoghi davvero magici, ricchi di fascino e mistero, dai colori brillanti e senza limiti spazio-temporali, a offrire paesaggi di ghiaccio che riconducono ad avventure siderali tipiche dell’Antartide.

Qui, tra questi immensi e superbi panorami, non è raro poter vedere volteggiare nel cielo terso le aquile, ed è ancor più probabile riuscire a scorgere, tra i limiti del bosco e i pendii più esposti, le impronte del lupo che insegue un camoscio, oppure di una lepre in fuga perché spaventata.

Appennino Campano

Se si osserva una foto scattata dal satellite quando orbita all’altezza dell’emisfero settentrionale e viene a trovarsi sull’azimut della Campania, zoomando lungo la dorsale appenninica è possibile riconoscere alcune chiazze bianche che appartengono a paesaggi montani sconosciuti alla stragrande maggioranza degli appassionati di outdoor invernale.

Nei pochi giorni di freddo glaciale, i pendii del Matese a Nord e i monti Picentini, insieme all’altopiano del Laceno, degli Alburni e il massiccio del Cervati a Sud, sono ricoperti da uno spessore nevoso variabile da 80 a 100 centimetri.

Ph Pino del Prete

L’Appennino può offrire, inaspettatamente, paesaggi di matrice scandinava, dove una natura intatta e incontaminata suggerisce inediti itinerari sulla neve, lungo radure ricche di profumi in estate, avvolte da spazi siderali ricchi di fascino e suggestioni d’inverno.

Quando le condizioni metereologiche lo consentano si può provare l’emozione di seguire le piste che si trovano nel cuore del Parco Regionale dei Monti Picentini, tra il monte Cervialto e l’altopiano carsico del Laceno, al di fuori dei luoghi consacrati al culto dello sci domenicale, lontani dagli impianti di risalita presi d’assalto da frotte di sciatori occasionali.

Massiccio del Pollino

Il cuore selvaggio delle montagna meridionale qui batte più forte. Il massiccio del Pollino è una delle aree di wilderness italiane più suggestive e incontaminate, giustamente tutelata dall’omonimo Parco nazionale.

Ph Adalberto Corraro, Guida del Parco Nazionale del Pollino

Qui l’inverno non manca di far sentire la sua presenza, con improvvise “zampate” che nel giro di poche ore trasformano il paesaggio imbiancando i pendii e coprendo di galaverna i pini loricati. Un incanto da cogliere al volo…

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