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Le CIASPOLE nella storia

Categorie: Italia, Reportage
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Altro che moda passeggera, quella per le ciaspole e una vera passione che sta contagiando sempre più persone.

Le racchette da neve – “ciaspole”, “ciaspe”, “caspe” nei vari dialetti valligiani – sono il mezzo più semplice per muoversi sulla neve e compiere escursioni a contatto con la natura, scoprendo la magia e lo spettacolo della montagna d’inverno, lontano dal clamore e dalla confusione delle piste da sci.

L’escursionismo invernale ha finalmente trovato una sua collocazione nell’ambito delle attività sportivo-ricreative proposte dalle località turistiche montane; fino a poco tempo fa, le “ciaspole” erano quasi sconosciute, e raro era trovarne le caratteristiche tracce sui sentieri innevati delle Alpi e dell’Appennino. In questi ultimi anni, anche in Italia si è avuta una grande diffusione di questo sport, al pari della Svizzera e, soprattutto, della Francia, dove da tempo si pratica questa attività.

Si è affermato, quindi, un nuovo modo di vivere la montagna invernale che affonda però le proprie radici in un lontano passato.

Con le ciaspole verso il Monte Gottero, in Val di Vara, Liguria (Ph Enrico Bottino)

Dagli indiani del Nordamerica al Duca degli Abruzzi

L’origine delle “ciaspole” è antica, e il loro utilizzo ben diverso da quello dei nostri giorni. Erano strumento indispensabile per le popolazioni che vivevano in luoghi con abbondanti precipitazioni nevose, soprattutto nel Nord America, nelle zone fredde dell’Asia e nel Nord Europa.

Trovare un modo di muoversi, anche in condizioni impervie, era una necessità assolutamente imprescindibile. Sarebbe stato altrimenti impossibile svolgere qualsiasi attività, anche quelle essenziali per la sopravvivenza, come la caccia, o effettuare importanti spostamenti per relazioni sociali. Si utilizzavano così strumenti in legno, pelle e corda o rudimentali assi di legno, tipo sci da fondo.

Pare che racchette da neve, o strumenti similari, venissero utilizzate anche dai romani nelle zone montane e, in seguito, alla fine dell’Ottocento, dall’esercito dell’Impero Austro-Ungarico, in Alta Pusteria. Questo sistema di spostamento fu pure adottato, fin dalla prima guerra mondiale, dalle truppe alpine di vari paesi europei. Nell’inverno 1916, infatti, sulle Alpi caddero circa 6 metri di neve che resero indispensabile, anche per i movimenti più semplici, l’utilizzo di racchette in legno che consentivano di camminare nelle strette trincee e, soprattutto, occupavano poco spazio quando venivano appese agli zaini per entrare nelle gallerie.

Nel Nord Europa sono state rinvenute delle incisioni e dei graffiti, risalenti probabilmente ad un periodo anteriore a Cristo, raffiguranti uomini che si muovono nella neve, calzando strumenti simili a ciaspole.

I primi scritti riguardanti le racchette da neve, o meglio strumenti per facilitare la progressione su terreni invernali, sembrano essere quelli dello storico greco Senofonte che, in “Sui Monti dell’Armenia”, così le descrive:” il magistrato del villaggio insegnò ai greci a legare intorno ai piedi dei cavalli e degli animali da soma speciali sacchetti per camminare sulla neve; senza quei sacchetti sarebbero “sprofondati sino al ventre”. Sembra, però, che tra i primi utilizzatori di racchette da neve vere e proprie, con forme simili alle attuali, ci siano stati gli indiani del Nord America e alcuni gruppi di Eschimesi, probabilmente del Labrador.

Gli esploratori di inizio Novecento ebbero modo di constatare che nelle zone Euro-Asiatiche si utilizzavano sia racchette sia sci da fondo, mentre nel Nord America esistevano solo le racchette da neve, calzate, in seguito, anche dagli avventurieri nella “corsa all’oro”. Tutto ciò si spiega col fatto che nell’America del Nord le precipitazioni sono, in genere, abbondanti e di neve farinosa e poco coesa, che richiede quindi la necessità di non sprofondare, più che di scivolare.

In Europa del Nord e in Asia, invece, erano abitate anche zone con pendii ripidi, con neve dura e ghiacciata, che si prestavano anche alla “scivolata”. Nelle esplorazioni dell’Artico di inizio secolo, per brevi tratti, si sono utilizzate racchette da neve; non tanto per muoversi sul ghiaccio duro che non crea problemi, ma per attraversare canali ricoperti da fragili strati ghiacciati, sfruttando, così, la miglior distribuzione del peso e diminuendo, quindi, il rischio di rovinose e fatali fratture della superficie.

Pure il Duca degli Abruzzi utilizzò le ciaspole in alcune sue spedizioni, soprattutto durante le marce di avvicinamento. Si hanno notizie di alcune esplorazioni Himalayane, ad opera degli inglesi negli anni venti, in cui le racchette da neve erano parte importante dell’equipaggiamento.

Divertirsi con le “ciaspole”

Oggi questi attrezzi vengono utilizzati per motivi ben diversi: turistici, sportivi e per l’escursionismo invernale. La proliferazione di associazioni escursionistiche e le proposte di guide alpine e accompagnatori naturalistici hanno contribuito alla diffusione dell’escursionismo invernale, con itinerari di varia difficoltà e lunghezza.

Muoversi con le racchette non richiede capacità o nozioni tecniche particolari, e consente di apprezzare un’altra dimensione della montagna d’inverno, lontano dal clamore delle piste da sci, dai percorsi del fondo e dalla mondanità delle stazioni turistiche.

Anche per quanto riguarda l’attrezzatura e l’abbigliamento sono sufficienti i bastoncini telescopici da trekking (o bastoncini da sci), un paio di scarponi da trekking, ghette, e un normale corredo invernale: cappello, guanti, occhiali da sole ad alta protezione, pantaloni caldi e impermeabili e indumenti a strati.

Negli articoli che vi segnaliamo qui di seguito cerchiamo comunque di darvi alcuni suggerimenti per gli acquisti, infatti la scelta giusta dell’abbigliamento e del materiale tecnico per muoversi sulla neve e con temperature rigide è fondamentale. Ricordatevi anche che gli escursionisti con le ciaspole, come gli sciatori, sono esposti a slavine e valanghe, quindi anche il kit di pronto intervento (pala, artva e sonda) deve rientrare tra gli acquisti – o  il noleggio – da programmare prima dell’escursione.

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Divertirsi con le racchette da neve

Testo di Cesare Re

 

 

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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