Congo: il risveglio del Virunga | Trekking.it

Congo: il risveglio del Virunga

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I turisti esausti per la fatica dell’ascesa, posano infreddoliti sul ciglio del cratere.

C’è chi si stringe le braccia intorno al corpo, chi invece, traffica con il cavalletto e la macchina fotografica in attesa che il vento spazzi via le nubi che impediscono la vista della caldera…

Sono trascorse solo poche ore dall’arrivo in cresta, ma i visitatori iniziano già a spazientirsi.

Non si vede nulla – esclama un turista americano – tutta questa fatica solo per essere avvolti da una coltre di fumo”.

Ma quando ormai le speranze di vedere la lava ribollir dalle viscere vengono meno, forti raffiche di vento liberano il cielo dalle ultime nuvole e la terra rivela uno dei suoi più ardenti segreti.

Un immenso mare di lava appare all’interno di una crosta rossastra, mentre le rughe e le crepe si gonfiano e si sgonfiano formando un fitto intreccio di fili roventi. La lava bollente trabocca, ringhia, dando vita a piccoli geyser, sembra sfuggire dalle pareti del calderone.

I turisti ipnotizzati, rimangono sul ciglio ad osservare lo spettacolo che si svolge sotto i loro occhi. Assorbiti dai vapori caldi impregnati di zolfo e di mistero, spiano il seno della Terra riversare il suo latte incandescente.

Verso la bocca del vulcano

Siamo sul Nyiragongo, uno dei vulcani più affascinanti ma anche tra i più temibili al mondo. Situato nella sezione meridionale del Parco Nazionale del Virunga, si erge imponente sui suoi 3470 metri.

La Repubblica Democratica del Congo è conosciuta più per le violenze e per la guerra che per le sue bellezze e la grande biodiversità: una vera ingiustizia per la gente che ci vive e che ogni giorno cerca di uscire disperatamente dall’etichetta che il mondo le ha affibbiato.

Eppure qualcosa si sta muovendo e, nonostante tutto, la regione del Kivu inizia di nuovo a respirare. “Il turismo è fondamentale per noi”, spiega Daniel, collaudata guida di una delle poche agenzie turistiche presenti sul territorio. “I visitatori portano reddito e permettono al parco di sopravvivere”.

L’industria turistica crollò a picco nel 2012, quando Goma, capoluogo della provincia del Nord kivu, fu assediata dal gruppo ribelle delle M23 (Movimento per il 23 marzo).

Il parco è diventato nuovamente accessibile ai visitatori nel 2014, facendo rimbalzare il numero di turisti, tanto che solo nella prima parte del 2015 si sono registrate quasi tremila presenze. “Sulla sommità del cratere possono salire al massimo 16 turisti al giorno”, prosegue Daniel indicando una decina di piccoli e spartani lodge di legno abbarbicati al pendio.

L’ascesa verso la cresta del vulcano inizia da Kibati, un campo ranger distante poco più di mezz’ora di auto dal centro di Goma. È lì che i ranger dell’ ICCN ( Institut Congolais pour la Conservation de la Nature) preparano gli escursionisti che decidono di avventurarsi in cima al cratere.

Durante il briefing il responsabile delle guardie forestali che sorvegliano l’area del Nyiragongo, rassicura i candidati: “Raggiungeremo la cima in 6 ore. Durante il percorso ci saranno alcune soste, dove potrete riposarvi e ammirare il paesaggio”.

Da Kibati il Nyiragongo sembra un bimbo innocuo, fumante come una caffettiera a cui è stato rimosso il coperchio. Durante la prima parte del tragitto il sentiero si snoda tra una folta vegetazione mentre il canto stridente degli uccelli sembra voler dissuadere dalla salita. Ma il paesaggio cambia in modo inaspettato e ben presto ci si ritrova su una pista che procede verticalmente senza dare tregua.

I ciottoli di natura vulcanica rotolano sotto i piedi e per stare in equilibrio non si esita ad aggrapparsi alla roccia appuntita o a strappare rovi che lasciano impresso sui palmi delle mani i segni delle loro spine. I visitatori, in fila indiana, procedono lenti. “Pole pole” è il leitmotiv che accompagna gli escursionisti durante la salita.

Alcuni ranger, armati di kalashnikov, fanno da apripista, mentre in coda, i portatori con i loro carichi sul dorso chiudono il gruppo.

I turisti non hanno idea dei rigorosi preparativi che precedono l’escursione.

Le guardie pattugliano la zona per tracciare la via; vengono recisi gli ingombranti rami che chiudono il passaggio, si verifica che non si sia formato qualche pericoloso avvallamento, ma soprattutto ci si assicura che non ci siano bracconieri o milizie ribelli in agguato.

Fino al 2010 Kibati era un campo profughi di Hutu; tra i rifugiati si mescolarono però i responsabili del genocidio ruandese che, una volta trovato terreno fertile, proseguirono con i loro crimini dando vita a gruppi di opposizione. Ora che le milizie sono state smantellate e un effimero accordo di pace siglato, si ricomincia a vivere e a pianificare il futuro della regione.

Goma: inferno e paradiso

I turisti per visitare il Parco Nazionale del Virunga devono prima raggiungere la frizzante e vitale Goma, città di frontiera con il Ruanda; Goma sorge sulle rigogliose sponde del lago Kivu, circondata da fertili e verdeggianti colline che, inondate dal sole, assumono toni bucolici e pittoreschi.

Per anni la città è stata dilaniata dalla guerra e gli sfollati che scappavano dal vicino Ruanda prima e dalle zone rurali del paese in seguito, gonfiarono la città fino a quasi farla esplodere.

Alle violenze umane, anche la natura, spesso crudele e implacabile, contribuì alla sua parziale rovina: nel 2002 una colata di lava proveniente dal Nyiragongo squarciò in due la città, trascinando con sé i detriti e le rocce che incontrava sul suo cammino, costringendo migliaia di persone a fuggire lasciando le loro case e i campi coltivati.

Ora Goma sembra sorridere di nuovo e mentre i ricchi iniziano a ricostruire le loro ville sulle sponde del lago, i poveri, scolpiscono le baracche tra le macerie dei blocchi di lava.

Le donne congolesi hanno ripreso a vendere pesce sulle rive del Kivu e i ragazzini a bordo dei loro choukudu (sorta di tricicli a tre ruote) trasportano makala (carbone) e verdure dalla periferia al centro, alimentando un florido commercio traboccante di energia.

Parco Nazionale del Virunga

Il Virunga è ricchissimo di risorse naturali, ma a oggi rimane purtroppo un’isola franca per il commercio illegale di legna da carbone. Le piante secolari che ricoprono la foresta vengono tagliate per la produzione di combustibile, alimentando un traffico d’affari che sfiora i 35 milioni di dollari l’anno.

“Se il turismo aumenta ci saranno buone possibilità che si sviluppi anche l’economia del Paese e la gente non dovrà più abbattere gli alberi per il carbone, distruggendo un ecosistema che a fatica si è riusciti a riequilibrare”, dichiara Olivier Mukisya, un giovane congolese che da qualche anno lavora all’ICCN (Institut Congolais pour la Conservation de la Nature) come responsabile per la comunicazione interna al parco.

Il Nyiragongo non è la sola attrazione a richiamare migliaia di turisti da tutto il mondo.

La gente accorre anche per incontrare i suoi più prossimi cugini, i meravigliosi esemplari di gorilla di montagna. Fino a qualche anno fa i gorilla che vivono sui monti Virunga erano considerati animali rari, una specie in via di estinzione.

La deforestazione selvaggia e anni di crudele bracconaggio avevano decimato il 75% della specie; ma alle richieste d’aiuto lanciate dal direttore del parco, Emmanuel de Merode, le associazioni ambientaliste hanno risposto “presente” e si sono attivate per salvare i nostri più vicini parenti dall’estinzione.

Da quando Emmanuel de Merode, conservazionista e antropologo di origini belghe, ricopre il ruolo di direttore, la situazione è migliorata: grazie al suo amore incondizionato per quest’angolo di paradiso e alla lotta che con grande tenacia ha condotto per salvaguardare la biodiversità del Virunga, i gorilla sono più protetti e hanno cominciato a riprodursi di nuovo.

All’inizio degli anni ottanta il Parco era popolato da 254 gorilla, ora se ne contano 880, diventando il più grande miracolo della conservazione della natura.

Nel quartier generale del parco, Emmanuel de Merode accoglie i visitatori con cortesia principesca; i suoi modi non lasciano presumere che dietro a quel sorriso timido si nasconda un uomo di un’ immensa tenacia.

In pochi anni ha ristabilito ordine all’interno della squadra dei ranger, imponendo quasi una gerarchia militare. Ha acquistato nuove uniformi, GPS, armi moderne e veicoli; ora i guardia parco sono assistiti nel loro lavoro anche da fotografie aeree per meglio individuare gli spostamenti dei gorilla all’interno dell’area. Ne ho anche aumentato il salario, che era del tutto inadeguato.

È necessario remunerare i ranger come si deve se si vogliono ottenere risultati soddisfacenti. Svolgono un lavoro impegnativo ma anche rischioso.
Troppi ranger sono morti difendendo il loro Paese”. afferma de Merode.

Ora che i turisti stanno ritornando dobbiamo alzare ancor di più la soglia di sicurezza”.

Un visitatore deve sborsare da 250 dollari per l’ascesa al Nyiragongo a 400 dollari per osservare i gorilla nel loro habitat naturale.

La cifra non è indifferente ma serve per far fronte sia alle spese necessarie per la protezione di questa specie sia per favorire la ripresa economica attraverso la costruzione di strade, scuole e infrastrutture.

Salvare un gorilla di montagna significa preservare il Cuore Verde dell’Africa, la sua natura magnetica, i suoi villaggi e tutte le comunità che vivono intorno al Parco.
Entrare in contatto con queste creature sarà un’esperienza toccante; mi creda”.

Conclude de Merode, non lasciandomi altra scelta che quella di verificarlo personalmente.

Gorilla trekking

L’escursione, comunemente chiamata Gorilla Trekking, parte dal campo tendato di Bukima, piccolo villaggio a 2500 metri di altitudine, nel cuore della nebbiosa foresta congolese. È da qui che i turisti, muniti di lunghi bastoni di bambù, iniziano la faticosa salita.

È necessario avanzare lentamente lungo il percorso: le formiche rosse attaccano gli arti inferiori punzecchiando la pelle fino a tingerla di viola, arbusti e liane sbarrano spesso la strada, mentre la terra, inzuppata d’acqua, tende subdoli tranelli.

Quando si è ormai in prossimità della famiglia di gorilla, in precedenza individuata dai ranger, la guida da alcune raccomandazioni e invita i timorosi visitatori ad indossare una mascherina per evitate di trasmettere loro le malattie.

Impartisce infine le ultime regole: “Tenete una distanza di sicurezza di almeno 7 metri, non fate movimenti bruschi e non sfidate mai lo sguardo del capofamiglia”.

Il gruppo è pronto! Il ranger sposta il fogliame e un cranio immenso, nero come l’ebano, spunta dalle frasche. L’imponente figura che si presenta è quella di Humba, un silverback di oltre un quintale e mezzo che mangia trenta chili di foglie al giorno.

Humba riposa beatamente su un letto di foglie, mentre si stringe le braccia intorno al corpo, infreddolito per la pioggia incessante.

Alcuni cuccioli dal pelo tutto arruffato giocano intorno al capostipite rotolandosi nel fango, mentre una giovane femmina raccoglie delicatamente dei fiori muovendosi in perfetto equilibrio sulla cima di un albero.

La fatica del trekking è ampiamente ricompensata da quello straordinario incontro ma l’ora che si ha a disposizione per osservare queste meravigliose creature passa troppo velocemente e, puntuale come un orologio svizzero, la guida fa segno che è il momento di abbandonare il campo.

Rimanere più a lungo sarebbe dannoso: si rischierebbe di compromettere il loro equilibrio e la loro salute.

Gli sforzi in atto per promuovere questo angolo di paradiso non sono vani: un giorno il parco potrà veramente diventare il motore dello sviluppo economico del Paese.

Per ora ci si deve accontentare che il cuore del Congo non sia più avvolto dalle tenebre, che il volto di Humba svanisca dalla nebbia e che il Virunga finalmente, si sia risvegliato!

NOTIZIE UTILI

Tour Operator – Per programmare il viaggio potete rivolgetevi ai seguenti Tour Operator che operano nella zona:
Kivu Travel www.kivutravel.com e Okapi Tours www.okapitoursandtravel.com. Ci sono altri Tour Operator che possono programmare l’escursione nel Parco del Virunga, con sede in Ruanda, come Amahoro Tour e Green Hill Ecotour. È possibile prenotare l’escursione direttamente tramite il sito della ICCN alla pagina www.visitvirunga.org
Voli aerei – L’est del Congo è raggiungibile con varie compagnie aeree internazionali: Brussel Airline, Turkish Airline, Ethiopian Airline, KLM, Kenya Airways e Emirates da Kigali (Rwanda). La frontiera con la Repubblica Democratica del Congo dista circa 4 ore di auto dalla capitale ruandese.

GLI AUTORI

Elio Pozzoli
“Therese Redaelli ed io, abbiamo terminato un lavoro sulla Repubblica Democratica del Congo, un paese martoriato dalla guerra. I conflitti non solo hanno il potere di togliere dignità agli individui, ma anche alla geografia dei luoghi dove questi si combattono. I meravigliosi paesaggi che in tempo di pace sono motivo d’orgoglio per tutta l’umanità, finiscono per essere ricordati solo come dei campi di battaglia intrisi di sangue. La mia sfida è stata un po’ quella di mostrare le bellezze naturali che con prepotenza emergono dal sipario calato sul Congo”. Elio Pozzoli

Therese Redaelli
“La mia vera passione è il reportage, in zone del mondo dove spesso sono in atto conflitti, la mia reflex mi rende testimone attiva di dolori e crudeltà, ma anche di gioia e di tanto amore”. E il mio essere madre mi fa trovare ogni volta un nuovo modo di approcciare i miei soggetti e di raccontare le storie di coloro che spesso subiscono le conseguenze più terribili della guerra e della povertà. Attraverso un blog scrivo delle travagliate vicende del popolo congolese e del loro Paese, che io e il mio collega Elio Pozzoli abbiamo raccontato anche in un documentario”. Therese Redaelli

 

Testo e foto di Therese Redaelli e Elio Pozzoli

 

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La Redazione

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