Dolomiti del Cadore: ciaspolare sulle montagne più belle del mondo | Trekking.it

Dolomiti del Cadore: ciaspolare sulle montagne più belle del mondo

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Con le racchette da neve sulle Dolomiti del Cadore, Patrimonio dell’Umanità

Nelle Dolomiti le ciaspole sono state per lungo tempo uno strumento indispensabile per vivere in montagna, necessarie per andare a caccia, per recuperare legna o fieno nei depositi in quota durante la stagione invernale, per spostarsi nei villaggi. A differenza di altre regioni montane, dove le racchette furono presto dimenticate, nel Cadore la tradizione antica di camminare sulla neve non è mai andata davvero perduta.

Oggi quella tradizione e quella esperienza sono un regalo che la gente delle Dolomiti fa ai visitatori che vogliono provare l’emozione di camminare nel silenzio delle foreste, alla vista delle montagne più belle del mondo.

Foreste e montagne da percorrere con le ciaspole

Il Cadore è un paradiso per i camminatori sulle racchette da neve. Non parliamo solo dello spettacolo delle Tre Cime di Lavaredo, ben note ma non per questo meno indimenticabili, ma di una ricchissima offerta di itinerari che stuzzicano la fantasia.

Basti pensare al territorio nei dintorni di Auronzo di Cadore, con le suggestioni storiche del Monte Piana, luogo simbolo della Grande Guerra, un vero museo a cielo aperto. Percorrendo il sentiero storico si possono visitare le postazioni dove l’esercito italiano e quello austroungarico si sono contrapposti per 29 mesi. I caduti furono quattordicimila. Lungo il teatro di guerra, su entrambi i fronti, sono ancora evidenti le trincee, i crateri provocati dalle bombe e si possono vedere i resti di baracche e di una cucina da campo.

Altri itinerari in Val Popena, con il Cristallino di Misurina e il Piz Popéna a fare da sfondo a rilassanti escursioni dove l’unico rumore è quello delle racchette sulla neve.

I grandi panorami sulle Marmarole ricompensano invece le fatiche di chi si avventura ai Cadini di Misurina o segue l’Alta Via numero 5 – la cosidetta Alta Via di Tiziano – che affronta anche il massiccio dell’Antelao. Percorrere interamente l’Alta Via è impegnativo, ma i tanti rifugi presenti permettono facilmente di variare il numero e la lunghezza delle tappe e ne agevolano le varianti: da est verso ovest si incontrano i rifugi Ciareido, Baion, Chiggiato, Galassi, Antelao, Scotter e San Marc, solo per citarne alcuni.

In Valcomelico camminare sulla neve offre panorami a 360 gradi: la catena dolomitica del gruppo del Popèra, dalla Cima Aiarnola, alle più note Croda da Campo, Croda da Tacco, Cima Padola, Punta Anna, Cima Ambata, Cima Bagni, Campanili di Popèra, Cima Popèra e al poderoso Monte Popèra, Cima Undici, terminando con la Croda Rossa di Sesto (versante comelicese) scorrono senza soluzione di continuità in una spettacolare sequenza. Oltre si possono ammirare il gruppo dei Tre Scarperi e la Croda dei Baranci di San Candido. A oriente, sul versante della Val Digon, corre la Cresta Carnica di confine con l’Austria, con i gruppi rocciosi del Cavallino, della Pitturina, del Palombino e le Crode dei Longerin. A sud il Comelico viene chiuso dai gruppi montuosi delle Terze e dei Brentoni.

Altri spunti per itinerari da non perdere a Pieve di Cadore. Il borgo non ha solo un patrimonio storico di assoluto interesse, ma consente escursioni indimenticabili, a partire da quella al suo terrazzo nobile, Pozzale. E poi ancora San Vito di Cadore, dove è possibile ciaspolare al Monte Pelmo o percorrere l’anello del Boite.

Nei dintorni di Sappada, la Creta Forata è la cima più elevata, si presenta isolata, costituita da un poderoso costone compreso tra il Creton di Tul e la Forca di Flaudona. La montagna prende il nome dall’arco naturale che si trova nella cresta sud-ovest. La parete settentrionale è caratterizzata da marcati pilastri e dall’ampio cengione della via normale. La cima per la sua posizione isolata è un ottimo punto panoramico.

I nostri itinerari:

 

 

 

Testo di Carlo Rocca / Foto di Giulia Iafrate, Emilio Fabbro, Giovanni Vecellio, Archivio della Provincia di Belluno, archivio Evidenzia

 

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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