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South Dakota: Sulle tracce di Toro Seduto

Categorie: Estero
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TORO SEDUTO: capo e uomo sacro per gli Hunkpapa Lakota e sotto la cui guida si unirono i Sioux nella disperata lotta per la sopravvivenza nelle pianure settentrionali.

Una cosa appare subito lampante dall’oblò del piccolo aereo che da Minneapolis ci porta a Rapid City.

Il Nord America è rimasto, per ampie porzioni di territorio che qui nel West assumono dimensioni inimmaginabili, quello apparso alla vista dei primi coloni in movimento con i loro carri verso la frontiera, ogni giorno più vicina alla costa pacifica.

Grazie a Dio, la nostra cultura che tutto modifica e tutto assoggetta al profitto, è arrivata su queste terre mitigata dall’amore esemplare che il novello popolo americano aveva ed ha per la propria nazione.

Gli incontri ravvicinati con i bisonti, padroni dei pascoli del South Dakota, sono piuttosto consueti lungo i percorsi in bicicletta
Gli incontri ravvicinati con i bisonti, padroni dei pascoli del South Dakota, sono piuttosto consueti lungo i percorsi in bicicletta

Il South Dakota, la terra dei lakota-sioux di Toro Seduto è la destinazione di questo viaggio, ed il Custer State Park rappresenta quanto di meglio possa desiderare chi, come noi, condivide una grande passione per il ciclismo e per l’escursionismo.

71.000 acri di foreste nelle Black Hills, picchi di granito, laghi, fiumi e praterie dove ancora pascolano mandrie di bisonti, antilopi, alci e divertentissimi asinelli selvatici. I cartelli invitano alla prudenza con i giganteschi bovini, ma il bello è che qui questi animali sono padroni: quando passa la mandria bici al passo, foto ricordo e silenzio.

Sulla Iron Mountain Road
Sulla Iron Mountain Road

L’area protetta prende il nome da George Armstrong Custer, il ben noto conquistatore di terre pellerossa con divisa e stellette in nome del progresso, che sarebbe caduto vittima proprio dei sioux a Little Big Horn, poco più a Nord, nel Montana.

Egli guidò qui una spedizione scientifica che scoprì l’oro, con il conseguente arrivo di una miriade di cercatori e di un notevole degrado ambientale.

Ma, a partire dal 1913, la fauna venne reintrodotta, l’ambiente protetto, e nel 1919 l’area fu dichiarata parco grazie al Governatore Peter Norbeck, lo stesso ideatore della Iron Mountain Road, pezzo forte del turismo-naturalistico americano assieme alla Needles Highway, di cui parleremo più avanti.

Particolare nella ricostruzione di città western del 1880 nei pressi di Rapid City
Particolare nella ricostruzione di città western del 1880 nei pressi di Rapid City

Hill City, piccolissima ed adorabile cittadina western dal carattere amichevole dislocata in un miglio di strada costeggiata a destra ed a sinistra da esercizi in rigoroso stile, è il cuore delle Black Hills.

Non perdetevi il South Dakota Railroad Museum, con locomotiva a vapore operante ed una cena, ovviamente a base di bistecca, sia essa di bisonte o di mucca, con fagioli al forno e galletta del cow-boy al “Desperados”.

Si tratta dell’esercizio più vecchio di Hill City datato 1885: dite al simpatico Dan Dickey che vi mandiamo noi e sappiateci raccontare. Qui si fermano più cavalieri di Harley-Davidson che di velocipedi, dunque siamo riusciti a distinguerci.

Gli instancabili Ed e Joey del “Rabbit Bicycle” potranno fornirvi buoni cavalli a pedali per godere al meglio di ogni miglio che vi lascerete alle spalle, e se vi servono lumi per i percorsi off-road più esaltanti non fate complimenti, da queste parti la gentilezza è parte dell’arredamento.

Arrivando però da Rapid City per qualunque altra via, potreste anche optare per il più completo “Two Wheeler Dealer”, un negozio “cycler” da fantascienza, dove trovare all’occorrenza dalle bici più sofisticate ad un paio di calzini ad un buon 30% in meno rispetto all’Italia.

L’alloggio in tema non può che essere il cordiale “Pine Rest Cabins”, piccole baite in legno carine ed omnicofort, economiche e con il cucinotto sempre rifornito dai simpatici gestori.

Si trova proprio a lato della US hwy 16, che percorrerete (in auto) per visitare il Crazy Horse Memorial e per fermarvi (non perdetevelo) al “Boyd’s Antiques”, esattamente mezzo miglio a Nord della deviazione per il suddetto monumento.

Un antiquario simpatico ed originale che in compagnia del suo asinello gestisce, per i patiti dell’arredamento “all America”, un capannone con pezzi d’epoca dai pionieri agli anni ’70, da perderci il portafoglio.

Le vedette del turismo classico sono in ordine il Mount Rushmore National Memorial ed il Crazy Horse Memorial.

Il primo, sulla SD highway 244 può essere oggetto di un bel giro “strada” con la bicicletta, proprio fuori Hill City, il secondo meglio in automobile.

Opere ciclopiche nel miglior stile Nord americano, impossibili da decifrare sui dépliant turistici: bisogna andarci vicino e basta, ma soprattutto “spazzolarsi” tutto il visitor center per rendersi conto di cosa siano costate in opera ed ingegno umano.

Il profilo del grande capo Cheyenne, in costruzione, ha da aspettare prima di manifestarsi in tutta la sua fierezza; i nativi non vogliono aiuti dal governo, ma ai turisti meno distratti le sue sale regaleranno un bagaglio culturale in documenti ed oggetti mai visto.

Mentre per chi desidera approfondire la cultura dei nativi, scendendo più a Sud del Parco, si incontra la riserva di Pine Ridge.

Qui vive una tribù degli Oglala, popolo della nazione Lakota, più nota come Sioux, ed è possibile scoprire il sito di Wounded Knee e l’heritage center della Red Cloud School.

Basta un semplice gironzolare ad annusare l’aria delle strade di questa grande e dismessa area pellerossa, per rendersi conto di come sia stato ridotto il popolo padrone di queste terre. Fateci un pensiero.

Gli Stati Uniti, ridotti alle stereotipate città del divismo da celluloide non sono la “Real America”.

Gli itinerari:

Reportage di:
Carlo Ferrari

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