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La Via Francigena: Il cammino del cielo

Categorie: Italia, Reportage
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A distanza di mille anni la Via Francigena conserva l’originaria funzione storica di luogo d’incontro e di scambio tra civiltà diverse.

Mille anni fa la Via Francigena, una delle più importanti direttrici storiche europee di fede, era percorsa da pellegrini che spinti da forti motivazioni spirituali si mettevano in viaggio verso il centro della cristianità.

Allora viaggiavano a piedi, a dorso di mulo o a cavallo, tra mille difficoltà, pericoli e privazioni.

Oggi, entrati nel terzo millennio, alle migliaia di “pellegrini moderni” diretti a Roma, si offrirà la possibilità di conoscere, oltre a città turisticamente rinomate, anche paesi di provincia e piccoli borghi che tanto hanno fatto nella storia, nella crescita e nello sviluppo culturale.

Cattedrale di San Donnino a Fidenza (Ph Enrico Bottino)
Cattedrale di San Donnino a Fidenza (Ph Enrico Bottino)

Qui si incontreranno espressioni artistiche e segni della devozione: fastose cattedrali rinascimentali e timidi monasteri romanici, imponenti siti archeologici o semplici e suggestive testimonianze del passato.

Qui si recupererà l’originario rapporto tra l’uomo, il tempo e lo spazio; proprio come in un vecchio “racconto di Canterbury”.

 

In principio c’era la strada

Il mercante con la merce salda alla forte schiena dei muli accede alla città fortificata mentre il signore a cavallo, assistito dalla servitù, si dirige a caccia nell’aperta campagna.

Fuori dalla cerchia merlata i contadini, intenti a zappare la terra, non prestano attenzione al pellegrino che si accinge, lungo la strada lastricata, a varcare la porta meridionale della città.

Si tratta di un’immagine di vita quotidiana risalente a più di seicento anni fa custodita nella Sala della Pace del Palazzo Comunale di Siena; l’affresco “Effetti del Buon Governo in città e in campagna”, realizzato da Ambrogio Lorenzetti tra il 1338 e il 1340, riunisce tutti i fruitori della strada, dal nobile al colono, dal ricco mercante al pellegrino.

Oggi i fedeli d’oltre confine, nel tragitto dal Colle del Gran San Bernardo alla città di San Pietro, non mancheranno di attraversare Siena che in età comunale godette di un grande sviluppo economico e culturale grazie proprio alla presenza della Via Francigena

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La genesi dell’antica strada medievale

La costruzione delle grandi vie di comunicazione che attraversavano l’Italia ebbe inizio con i romani; le strade consolari, municipali e vicinali tuttora esistenti sono lì a testimoniare la grande importanza raggiunta dalle vie di comunicazione nei secoli secondo e terzo d. C.

Questi capolavori della ingegneria stradale, dopo la caduta dell’Impero Romano, vennero gradatamente abbandonati divenendo nel Medioevo semplici mulattiere che non impedirono ai Longobardi di penetrare nel territorio nazionale.

La storia della Via Francigena è legata proprio a questo popolo dalle lunghe barbe e dai capelli pendenti sulle spalle; provenienti in principio dalla Scandinavia vennero sospinti dagli Avari alla conquista dell’Italia.

A causa del numero esiguo e della disorganizzazione militare il popolo germanico non riuscì ad impossessarsi di tutta la penisola ma potè mantenere legati al regno di Pavia i ducati del centro-sud Italia grazie alla “Via del monte Bardone”.

L’odierno passo della Cisa offriva allora una direttrice sicura, al riparo dalle scorribande bizantine (che mantenevano il controllo del litorale ligure, toscano e dei passi appenninici orientali) e dalle epidemie malariche che imperversavano in pianura.

Da Pavia la strada raggiungeva Piacenza e Borgo San Donnino (oggi Fidenza) da dove, per la valle del Taro, deviava verso l’Appennino, ricalcando in parte l’attuale strada statale della Cisa. In prossimità del VI Regio Bizantino la via abbandonava l’itinerario di una vecchia strada consolare e, seguendo l’asse vallivo dell’Elsa, confluiva a Siena.

Attraversata la val d’Orcia, in prossimità del lago di Bolsena, la strada si congiungeva con la via Cassia. Caduto il Regno longobardo, l’arteria principale dell’Italia, diretta nel cuore del Cristianesimo, acquisirà grande importanza con i Carolingi.

La “Strata Francigenarum”, ovvero la “via percorsa da coloro che sono nati in Francia” era calcata, in realtà, da pellegrini provenienti da disparate località d’Europa e diretti a Roma per rendere omaggio alla tomba di San Pietro.

Come tutti gli itinerari medievali la Francigena non era strettamente legata ad un unico tracciato, ma si diramava nel territorio con itinerari e varianti legate alla situazione politica del momento e ai rischi delle epidemie malariche.

San Donnino cathedral, Fidenza, Emilia-Romagna, Italy
La Cattedrale di San Donnino a Fidenza, Emilia-Romagna.

La dispersione territoriale della Francigena, soprattutto in pianura, le fecero assumere i connotati di “strada-territorio” e solo in prossimità dei valichi alpini o dei corsi d’acqua i viandanti erano vincolati ad una pista obbligata.

Si trattava comunque di strade tortuose, raramente selciate, con accentuati dislivelli in prossimità dei passi; niente a che vedere con l’invidiabile rete viaria dell’antica Roma.

L’assenza di un forte potere centrale e la frammentazione feudale impedirono l’utilizzo coordinato e la corretta manutenzione dei percorsi; prerogative che erano alla base delle esemplari vie consolari ed imperiali.

Solo in età comunale, in sintonia con il movimento economico e demografico, la strada acquistò importanza al punto dall’essere inserita negli statuti comunali.

Siena si distinse per la particolare considerazione attribuita alla Francigena; d’altra parte, l’antica via medievale, influenzò l’impianto urbano a stella a tre punte e, soprattutto, incrementò lo sviluppo commerciale, artistico e culturale della città del Palio.

Proprio con il proposito di agevolare ed aumentare il transito dei mercanti, Siena impose nel Costituito del 1274 la costruzione di fonti lungo le direttrici viarie più importanti.

 

L’homo viator e il movimento dello spirito

La strada era percorsa da mercanti e briganti in cerca di denaro, da crociati in cerca di gloria o, più semplicemente da uomini in cerca di se stessi.

Il fascino della solitudine, la sensazione di straniamento, la devozione religiosa verso Dio, accompagnavano il devoto verso il cuore della Santità; i cristiani facevano del “peregrinatio” il simbolo della vita: “Gesù, cui sia pace, ha detto: il mondo è simile ad un ponte, tu passi su di esso ma non ci costruisci la tua casa”.

Il pellegrino affrontava il lungo viaggio verso il sepolcro di San Pietro portando con se l’essenziale: i calzari, un ruvido mantello chiamato “sanrocchino” ( “schiavina” o anche “pellegrina”), il “petaso” (un copricapo a larghe tese legato sotto al mento), il “bordone” (un solido e nodoso bastone con punta ferrata, divenuto simbolo del viaggiare a piedi) e la scarsella (una borsa di pelle gettata sulle spalle).

Il fedele, povero e penitente, portava sull’abito, solennemente benedetto, i simboli del movimento dello spirito: la “conchiglia” se si era recato in preghiera sulle reliquie di San Giacomo di Santiago di Compostela, la “palma” se aveva affrontato il viaggio più lungo, al Santo Sepolcro in Terrasanta.

Emblema del pellegrinaggio a Roma erano gli “scapolari”, strisce di panno aperte al centro per lasciare passare la testa e pendenti al petto e sulla schiena; le “pazienze” piccoli quadrati di stoffa benedetta sistemati al petto e sulla schiena; i “quadrangulae”, piccoli rilievi di piombo che recavano impressi i santi Pietro e Paolo.

Altre figure che testimoniavano il viaggio all’altera Jerusalem erano le chiavi decussate sormontate dal Triregno, il Crocifisso o il Sudario della Veronica.

Quest’ultima, simile alla Sacra Sindone, divenne un’importante immagine di venerazione, motivo che indusse gli ecclesiastici di Roma a trasferirla dall’oratorio di Santa Maria “al Presepe” alla Basilica di San Pietro.

Anche il Volto Santo, considerato la vera effigie del Crocifisso, era una importante reliquia cristiana custodita a Lucca dopo essere stata miracolosamente rinvenuta a Luni (tappa ligure della Francigena).

Testo e foto di
Enrico Bottino

Il Labirinto, una lastra in arenaria, custodito all’interno della chiesa di San Pietro a Pontremoli: in alto sono riprodotti due cavalieri, al centro il monogramma di Cristo IHS e, sotto, la scritta paolina “sic currite ut comprehendatis” - “anche voi correte in modo da ottenerlo” (il premio). Ecco il tortuoso cammino che il cristiano doveva percorrere per conquistarsi la salvezza spirituale (Ph Enrico Bottino)
Il Labirinto, una lastra in arenaria, custodito all’interno della chiesa di San Pietro a Pontremoli: in alto sono riprodotti due cavalieri, al centro il monogramma di Cristo IHS e, sotto, la scritta paolina “sic currite ut comprehendatis” – “anche voi correte in modo da ottenerlo” (il premio). Ecco il tortuoso cammino che il cristiano doveva percorrere per conquistarsi la salvezza spirituale (Ph Enrico Bottino)

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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