GENOVA: Euroflora 2018 e l'itinerario nel levante genovese | Trekking.it

GENOVA: Euroflora 2018 e l’itinerario nel levante genovese

Categorie: Italia, Reportage
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Genova, vecchia ma ancora superba signora che si è scrollata dalle spalle la leggera polvere che la ricopriva e che celava appena la sua disarmante bellezza. Oggi, il capoluogo ligure rivive di una nuova linfa, alimentata da un crescente numero di turisti che la stanno lentamente riscoprendo, grazie anche a Euroflora 2018

Euroflora torna a Genova, in una location nuova e spettacolare: nell’irripetibile scenario dei Parchi di Nervi, lungo viali e vialetti, coronati dal verde dei prati e degli alberi secolari, ravvivati da più di 500.000 fiori coloratissimi, tra giardini e ville storiche affacciati sul mare. Sono quattro i quadri da scoprire uno dopo l’altro lungo il percorso principale: Red Wave – Fuoco, “onde di fuoco” in lunghe distese di fiori rossi; Wild Horses – Terra, cavalli giganteschi al galoppo sul prato davanti a villa Grimaldi; Lago delle ninfee – Acqua, uno specchio d’acqua perfettamente rotondo ritagliato nel prato; Soffio del vento – Aria, una grande scenografia tridimensionale che non vogliamo anticiparvi… I genovesi apprezzeranno anche il “nuovo” Roseto grazie al recente restauro con più di 200 varietà di fiori.

Euroflora 2018 – Foto Enrico Bottino

Ma oltre a Euroflora, la più importante tra le rassegne floreali europee che quest’anno offre ai suoi visitatori una esperienza unica nei Parchi di Nervi, la Supeba sa valorizzare anche il patrimonio storico e naturalistico della città! Anche per questo, qui di seguito, proponiamo l’itinerario “I GIARDINI DEL LEVANTE CITTADINO” per portare il fascino della natura all’interno della città: per scoprire angoli suggestivi e famosi di una città magica.

La Superba

Euroflora 2018 – Foto Enrico Bottino

Genova a tutti gli effetti è una città turistica, non più ibrido di progresso industriale e storia secolare, ma vera testimonianza di quello che è stato il suo ricco passato proiettato in un futuro promettente. La sua seconda primavera deve molto alla realizzazione del celebrato Acquario, alla riconquista del suo water-front, agli imbellimenti per il tanto discusso G8 e agli interventi per la sua carica di Capitale Europea della Cultura. Ma dal 2004 ad oggi, anno di Euroflora, c’è molto di più. Dietro l’accattivante spettacolarità dei suoi monumenti più visitati, si nascondono angoli talmente suggestivi da essere quasi inenarrabili. Sì, perché la loro forza non è tanto quella di colpire al primo fugace contatto visivo ma quella di riuscire ad ipnotizzare se gli concedete qualche attimo in più.

Euroflora 2018 – Foto Enrico Bottino

Allora, potrà capitare che perdendovi (e credeteci, è facile che accada non solo in senso letterale) tra gli intricati vicoli del suo immenso centro storico, e volgendo lo sguardo verso l’alto, vi accorgiate di come tetti e spioventi disegnino pittoreschi profili in controluce sull’azzurro del cielo.

Tendendo le orecchie non di rado verrete accompagnati dalle malinconiche note di qualche cantautore che non smetterà mai di raccontare le sue storie di amori proibiti, di vita e di morte. Gli artigiani orafi, ceramisti, gli antiquari e le piccole botteghe di prodotti gastronomici vi tenteranno ad entrare per scoprire il loro universo.

Ad ogni angolo le prospettive cambiano e le sorprese allietano. I contrasti sono forti, le asimmetrie complicate; in alcuni punti della città, i secoli si rincorrono in uno sguardo; abbazie medioevali e palazzi signorili si specchiano nel groviglio di vetri e luccicanti metalli, che simboleggiano l’avvenenza e l’effimerità dei nostri tempi.

Euroflora 2018 – Foto Enrico Bottino

È una città multietnica, Genova, lo è sempre stata. Le sue strade sono una pennellata di vitalità multicolore. È inevitabile per un grande porto di mare che può sintetizzare in qualche centinaio di metri la più profonda ed eclettica essenza di tutto il Mediterraneo, qui, dove l’odore del salmastro si mescola ai profumi dell’oriente; lo si può carpire in ogni espressione, nella sua cucina, nella sua cultura, nell’arte, nella musica, nella gente.

Gli spazi sono sempre stati preziosi, di sicuro perché sono sempre stati pochi. Questa è gente abituata a sfruttare ogni minima risorsa del territorio, a pescare in un mare insidioso e profondo, a coltivare su terre quasi verticali e a custodire gelosamente le proprie ricchezze, strette fra le montagne e il mare. Non si possono definire avidi, forse un po’ timidi e scontrosi, ma soprattutto eroici. Tutti figli suoi, poeti e navigatori, musicisti e architetti, santi ed assassini

Euroflora 2018 – Foto Enrico Bottino

Una delle visuali più spettacolari la si può avere, lasciando per un attimo i più battuti percorsi turistici e deviando verso il suo entroterra, non c’è bisogno di allontanarsi troppo, basta prendere una delle funicolari che giunge ai limiti della città, sulle colline che la dominano, a due passi dalle sentinelle fortificate che la proteggono e ammirare il tremolio delle luci al crepuscolo, contare i secondi di buio che si alternano ai potenti segnali luminosi della lanterna, respirare profondamente e lasciarsi cullare dal tocco leggero dello scirocco.

 

I Parchi di Nervi, quale location migliore per Euroflora 2018?

Euroflora 2018 – Foto Enrico Bottino

Siamo nella Liguria pura e dura, almeno nella prima parte di questo itinerario lungo più di 14 chilometri. La Liguria che è si “una terra leggiadra” come diceva il poeta Vincenzo Cardarelli, ma è anche una terra molto ripida.

Iniziamo dalla leggiadria: il paesaggio marino e collinare di Sant’Ilario e di Nervi è uno dei più belli di questa bellissima regione, di questa bellissima città. La passeggiata di Nervi dona una serie di sensazioni fisiche – visive, olfattive, uditive – che possono essere esaltanti, sia sotto il sole accecante delle giornate serene d’inverno sia quando lo scirocco soffia violento e riempie di spruzzi salati l’aria e il respiro.

Euroflora 2018 – Foto Enrico Bottino

I Parchi di Nervi con le loro ville-museo sono luoghi dove sarebbe bello trascorrere un’intera giornata di ozio, anzi di otium in senso latino, godendosi la duplice bellezza della natura e delle opere d’arte. Le creuse che si arrampicano a gradoni sulla collina di Sant’Ilario si circondano dei panorami sconfinati sul Mar Ligure e sui monti della Riviera, si inebriano dei mille verdi e dei mille profumi degli olivi, delle palme, dei cespugli di rosmarino, mentre il giallo violento dei fiori delle mimose illumina le giornate di gennaio e mitiga il fiatone del viandante. Che non è solo l’escursionista turista, su queste salite spezzagambe si incontrano tranquille signore di mezza età un po’ sovrappeso cariche di sacchetti della spesa che chiacchierano tornando a casa. Come nel centro città, solo che alle loro case non si arriva in auto – al massimo in Vespa – e al posto del garage c’è l’oliveto.

Euroflora 2018 – Foto Enrico Bottino

Genova si rivela poi quella città rivierasca che è nel lungo percorso dell’Aurelia lungo le scogliere e le spiagge dei quartieri residenziali del levante Quinto, Quarto, Sturla, che un tempo furono borghi marinari e agricoli e qua o là se lo ricordano ancora; come se lo ricorda il delizioso, famosissimo ma nonostante ciò affascinante borgo di Boccadasse.

La seconda parte dell’itinerario è più cittadina ma è una parte di città non troppo antica e piuttosto di classe: Albaro è il quartiere più chic di Genova e conserva ottimi ricordi di quando i nobili dell’oligarchia finanziaria seicentesca venivano qui a trascorrere la villeggiatura in villa. E la sottostante piana del Bisagno, il quartiere della Foce, sembra un pezzo di Torino trapiantato vicino al mare, con le strade rettilinee e i viali alberati.

L’escursione

Euroflora 2018 – Foto di Enrico Bottino

Si parte da un angolino teoricamente molto famoso di Genova ma in realtà assai nascosto e tranquillo: la stazioncina dismessa di Sant’Ilario, che è sulla bocca di tutti coloro che cantano le canzoni di De Andrè, ma pochi sanno che esiste davvero. Siamo quasi al confine orientale della città, e prima che Genova finisca c’è spazio per salire in via Aurelia, che costituisce il tratto estremo di levante della sinuosa, colorata, graziosa e stretta strada principale del quartiere di Nervi. Poche decine di metri verso destra, in direzione est, anzi, verso levante (come direbbe un genovese Doc!), lungo via Aurelia per andare a visitare una villa-museo ricca di opere d’arte preziose, Villa Luxoro affacciata sul mare di Capolungo all’interno di un piccolo parco romantico.

Terminata la visita, si torni indietro lungo via Aurelia fermandosi brevemente alla piccola chiesa di Sant’Erasmo di Nervi, poi ancora un po’ di via Aurelia e infine, scendendo verso il mare lungo le strette e pedonali via Romero e via Bonanno, si raggiunge la spiaggia di Capolungo, una delle numerose piccole spiaggette di ciottoli e gozzi da pesca di cui è ricca l’intera riviera genovese. C’è anche una simpatica osteria con veranda affacciata proprio sulla spiaggia.

Qui inizia la bella Passeggiata Anita Garibaldi, tagliata sulla scogliera di Nervi, che offre magnifici panorami verso il mare e la Riviera di Ponente sino alle Alpi Marittime. Dopo aver percorso un tratto non molto lungo della passeggiata, si scorge sulla sinistra un cartello che invita ad entrare nell’ambiente verdissimo e lussureggiante dei Parchi di Nervi (in questi giorni ospita EUROFLORA 2018) che formano una vasta area verde intorno a tre ville nobiliari, due delle quali sono sede di altri musei d’arte, le Raccolte Frugone e la Galleria d’Arte Moderna.

Quello di Nervi è uno dei veri grandi parchi genovesi – gli altri sono all’estremo ponente della città – con grandi alberi d’alto fusto, scoiattoli e un celebre roseto, che in primavera dà sfoggio di colori e profumi. Terminata che sia la visita ai due musei e goduto che si abbia dell’atmosfera riposante e rinfrescante dei parchi, si può scendere nuovamente sulla passeggiata, tornando sui propri passi, per dirigersi verso il quarto museo di Nervi: la Wolfsoniana, dedicato all’arte del Novecento. Dalla passeggiata la si raggiunge salendo Via Serra Groppallo, facile da trovare perché inizia nei pressi un bar coperto (e perché le indicazioni per il museo sono ben visibili).

Conclusa la visita al museo, si può dare inizio alla salita verso la collina di Sant’Ilario, splendida per panorami e ambiente naturale e abitata dai genovesi più ricchi e più famosi. Uscendo dalla Wolfsoniana si gira a sinistra e si sale verso la main street di Nervi – che qui non si chiama più via Aurelia bensì Via Capolungo – la si attraversa e si cominciano ad affrontare le creuse (le stradine pedonali in salita tipiche della liguria, che dal mare si inerpicano verso l’interno). Si risalgono quindi i gradini e le salite di via G.Pasqua e – verso destra – via Buriano, si raggiunge via Donato Somma, la si attraversa al semaforo e si imbocca il tratto alto di via Sant’Ilario, quasi l’unica strada, fra quelle che salgono verso le “alte quote” dell’omonimo quartiere, ad essere abbastanza per il passaggio di auto e bus.

Occorre camminare per un po’ in salita lungo questa strada, per poi affaticarsi su per i gradini di via Roveti – la si trova a sinistra rispetto alla via “grande”. Via Roveti incontra nuovamente via Sant’Ilario in un suo tratto più a monte; la si attraversa per imboccare, appena più in basso, un’altra creusa, Salita alla Chiesa di Sant’Ilario, che diventa poi via dei Tasso, in cima alla quale, infine, girando a sinistra e procedendo finalmente in piano, si raggiunge la chiesa di Sant’Ilario, la massima “emergenza architettonica” del quartiere, circondata da fasce agricole e da splendidi panorami. Non è un caso che Sant’Ilario sia il quartiere dove abitano i “grandi ricchi” di Genova, cantanti, attori, agitatori politici, calciatori, insigni professionisti…

Euroflora 2018 – Foto di Enrico Bottino

Il trekking prosegue in questo contesto fortemente campestre e agricolo-residenziale lungo Via dei Marsano (inizia proprio di fronte alla chiesa) e prosegue in discesa ora lieve ora ripida sui mattoni e gradini talvolta sconnessi di via dai Noffi ai Marsano, via Gattego, via San Rocchino di Nervi, via Crocifisso, salita Gaiello, via Gaiello (ha un segnavia escursionistico con due triangoli rossi), via superiore dei Lucchi: questi i nomi delle viuzze di campagna, delle creuze de mä di deandreiana memoria, accessibili solo ai pedoni e in alcuni tratti agli scooter, che, fra panorami davvero splendidi e alberi di olivo, riportano verso il centro di Nervi.

Si attraversa via Donato Somma e la si segue verso ponente per breve tratto, indi per via Campostano si scende alla chiesa plebana di San Siro di Nervi, di antichissime origini; poi via alla Chiesa Plebana scende alla strada principale di Nervi, che in questo tratto prende il nome di via Oberdan, coi suoi negozi eleganti e i palazzi con le facciate dipinte nel miglior stile ligure. Si segue un tratto di via Oberdan in direzione levante, quindi verso sinistra, si raggiunge piazza Pittaluga, da cui la discesa del Viale delle Palme – cuore della Nervi del turismo d’elite di inizio Novecento – porta alla stazione e di nuovo alla Passeggiata Anita Garibaldi, da seguire nel suo percorso a picco sulla scogliera verso ponente sino al porticciolo di Nervi, che mantiene quasi intatta la sua atmosfera di porto di pescatori e gatti, ai quali si aggiungono spesso e volentieri i frequentatori dei locali serali, i canoisti, i turisti e i genovesi “di città” in cerca del profumo del mare e del calore del sole invernale, che qui a Nervi splende e riscalda con maggiore intensità.

Genova, Città da vivere a piedi, scoprendo le tracce di storie passate e magnifici tocchi d’arte e genio architettonico se solo si riesce ad alzare lo sguardo sopra le insegne luminose e abbaglianti delle vetrine… da sempre, noi di TREKKING immaginiamo i centri urbani come territori da svelare (Ph Enrico Bottino)

La breve antica via Provana di Leyni, al lato opposto del porticciolo, passa accanto all’imponente edificio del Collegio degli Emiliani e conduce al tratto terminale di via Oberdan, dove troviamo la quattrocentesca chiesa di Santa Marta, sul lato a monte, e la famosa Gelateria Cremeria Gaggero affacciata sul mare.

Siamo entrati così sul tracciato dell’Aurelia, la strada costiera aperta nel XIX secolo per collegare le località delle Riviere liguri fra loro e con la Toscana e Roma. Da qui la seguiremo attraverso i quartieri costieri residenziali – ex borghi marinari e agricoli – di Quinto al Mare, Quarto dei Mille e Sturla, tenendo alla sinistra il mare, gli scogli, le piccole spiagge, e alla destra ville, chiese, palazzi, parchi privati.

Un punto che merita una anche breve sosta durante questa lunga camminata è la spiaggetta di ciottoli, barche e – da maggio a ottobre – bagnanti in costume che si trova lungo il tratto che ha nome via Gianelli subito a ponente dei giardini di Piazzale Rusca, a Quinto. E’ questa una delle più frequentate piccole spiagge del Levante genovese, ottima per un’ora di abbronzatura e un bagno rinfrescante anche nei giorni feriali, durante la pausa pranzo degli uffici o nel fresco del tramonto.

Poco dopo, alta su un piccolo promontorio, ecco la chiesa di Sant’Erasmo di Quinto, che parla di mare, di marinai, di tempeste e di salvezze miracolose. Arrivando a Quarto si passa accanto all’Antica Osteria del Bai, in un’ansa della strada, quasi sul mare: qui cenò Garibaldi la sera prima di imbarcarsi per la folle e felice spedizione dei Mille. Ancora avanti lungo “l’Aurelia” – che qui si chiama via Quarto – verso ponente, verso il centro città, sino a superare il Capo di San Rocco e scendere accanto a un’altra celebre e apprezzata spiaggia di barche, ciottoli e costumi da bagno, quella di Priaruggia, affollatissima nelle domeniche d’estate, deliziosa e tranquilla durante il resto dell’anno. Gli scogli da cui Garibaldi salpò con i Mille sono poco oltre, dove l’Aurelia si chiama via 5 Maggio: sono segnalati dal monumento e dal cippo piantato sulla roccia quasi nelle onde del mare; il monumento a Garibaldi è un’insigne opera della scultura del Primo Novecento, inaugurata da Gabriele D’Annunzio nel 1915; anche qui è possibile scendere sugli scogli – attrezzati con piazzole e un frequentato baretto.

Proseguendo per via 5 Maggio si passa accanto all’Istituto Giannina Gaslini, uno dei più importanti ospedali infantili d’Italia, interessante anche dal punto di vista architettonico, nel suo elegante stile Razionalista. Superato il torrente Sturla nei pressi della sua foce, la lieve salita di via dei Mille attraversa il quartiere di Sturla; dove via dei Mille diventa Piazza Sturla si passa accanto alla ex-Casa Littoria, uno dei più importanti edifici di stile Razionalista della città. Qui si prende sulla sinistra scendendo per via Chighizola e via Argonauti per raggiungere la piccola spiaggia di pescatori di Vernazzola. Più barche che bagnanti, qui, anche in estate.

La stretta via Urania sale al suggestivo solitario panoramico capo di Santa Chiara; prendendo a sinistra su via al Capo di Santa Chiara si ammira uno dei più bei “castelli” di quel genio dell’architettura eclettica-fintomedievale novecentesca che fu Gino Coppedè, il Castello Türke. Una panchina sul capo invita a fermarsi un poco e lasciar spaziare lo sguardo verso l’orizzonte del mare e verso il profilo montuoso della vicina Riviera di Levante, con la successione di quartieri costieri appena percorsi, il monte Fasce retrostante, il promontorio di Portofino più distante.

Inizia ora la breve discesa al famosissimo e bellissimo borgo di Boccadasse, con la piccola piazza Nettuno, la spiaggia, le barche, i gatti, il ricordo di Gino Paoli, le gelaterie… Salendo per via Aurora si raggiunge il solare piazzale della chiesa di Sant’Antonio di Boccadasse con i suoi ex-voto marinari, e qui si procede lungo il vasto marciapiede colorato di Corso Italia, la principale promenade a mare di Genova, fra stabilimenti balneari, ville e palazzi novecenteschi, ragazzi che pattinano, locali della movida estiva.

Boccadasse con le barche, il porticciolo e le case colorate dei pescatori: un’immagine di mare che ancora sopravvive in città (Ph Enrico Bottino).

A metà di Corso Italia si oltrepassa l’abbazia di San Giuliano, una delle poche testimonianze rimaste dell’antica fascia costiera del quartiere di Albaro (anzi, dell’ex comune di San Francesco d’Albaro). Subito a levante dell’abbazia occorre attraversare Corso Italia e portarsi sul suo marciapiede di monte; qui l’itinerario lascia il mare per inoltrarsi, verso destra e verso monte, lungo via Nazario Sauro (è facile capire qual è, c’è un evidente cartello stradale che ne riporta il nome in bei caratteri); la via in lieve pendenza si inoltra verso i dolci rilievi di Albaro, che con Nervi e Sant’Ilario si contende il titolo di quartiere più chic di Genova. Si percorrono vie e creuse che costeggiano i giardini delle grandi ville sei-settecentesche e di alcuni monasteri raccolti e tranquilli.

A monte di via Nazario Sauro si attraversa via Gobetti e si sale per via Bosio e via Parini, deliziosa creusa di crinale, sino a piazza Leopardi che immette in via Albaro, asse viario principale del quartiere. Sul lato a mare della piazza, la chiesa di Santa Maria del Prato crea un angolo “pittoresco” con sentori d’altri tempi, medievali e romantici. Lungo via Albaro si affacciano chiese e ancora grandi ville patrizie – come la chiesa di San Francesco d’Albaro, la celebre Villa Giustiniani-Cambiaso (più verso levante) di Galeazzo Alessi e la sede del Conservatorio Musicale Niccolò Paganini (verso ponente, sempre su via Albaro) – ma anche raffinate e rinomate pasticcerie, come la Pasticceria Svizzera  di fama quasi internazionale.

Le più occidentali di queste ville si affacciano al limite della collina verso la piana del torrente Bisagno e il centro della città. Procedendo verso ponente, via Albaro diventa via Francesco Pozzo e la scalinata Giorgio Borghese – panoramica sulle luci e sui grattacieli del centro – ci fa scendere in piazza Tommaseo fra monumenti equestri e palazzi con decorazioni Liberty. Qui inizia corso Buenos Aires, rettifilo che taglia il quartiere ortogonale e pianeggiante della Foce, l’unico quartiere pianeggiante e ortogonale di Genova, edificato sulla piana costiera del torrente Bisagno secondo un piano regolatore ottocentesco di evidente impronta piemontese-sabauda.

Il corso interseca il viale di Corso Torino e raggiunge la grande mole della chiesa di Santa Zita, presso quello che era nel XIII secolo un quartiere commerciale e tessile dei mercanti lucchesi. A questo punto, basta una breve deviazione lungo via Antonini che costeggia il lato di ponente della chiesa e a sinistra in via di santa Zita per raggiungere la celeberrima Fabbrica di Cioccolato Zuccotti. Tornati sui propri passi in corso Buenos Aires, sul lato a monte della strada si alzano moderne e imperiose le torri in vetro della Corte Lambruschini col Teatro della Corte, sede della Compagnia Stabile di Genova. Seguendo verso monte le torri sino alle bandiere di Piazza delle Americhe si raggiunge infine la stazione Brignole, termine di questo lungo itinerario nel levante genovese.

SCHEDA TECNICA DEL PERCORSO

Località di partenza – Ex-stazione ferroviaria di Sant’Ilario

Come arrivare – La ex-stazione di Sant’Ilario è al fondo di una stradetta stretta senza possibilità di parcheggio. Per chi arriva con auto propria c’è il parcheggio scoperto delle Ferrovie presso la stazione di Genova Nervi, dal quale si raggiunge il capolinea di partenza salendo in piazza Pittaluga e prendendo il bus 17 o il 517 sino alla fermata nei pressi dell’ufficio postale di Via Aurelia, quindi scendendo a piedi la breve Via Bruno Bonanno. Anche chi si muove coi mezzi pubblici può raggiungere la stazione di Genova Nervi e quindi procedere come sopra.

Principali località toccate dal percorso – Un lungo percorso nel levante genovese, fra i quartieri più signorili che un tempo erano borghi marinari e agricoli. Nervi coi suoi musei e i suoi parchi, Sant’Ilario dove vivono i vip fra olivi e fasce coltivate, Quinto, Quarto, Sturla e Boccadasse con le loro spiaggiette e scogliere, infine Albaro con le ville seicentesche e la Foce pianeggiante, cosa più unica che rara a Genova.

Tempo di percorrenza – circa 4 ore, visite ai musei escluse.

 

Testi di Gian Antonio Dall’Aglio, Davide Battaglia e Enrico Bottino / Foto di Enrico Bottino

 

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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