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Gran Paradiso: un segreto desiderio

Categorie: Italia, Reportage
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La sua vetta è meta ambita di chi vuole infrangere il limite di quota 4000

Imponente massiccio circondato da una natura selvaggia, protetta nell’omonimo Parco Nazionale, il Gran Paradiso custodisce ambienti d’inattesa dolcezza accanto e luoghi di asprezza emozionante, popolati da una fauna non comune.

Unico quattromila situato interamente in territorio italiano, il Gran Paradiso è certo il desiderio segreto di molti appassionati di montagna: causa scatenante della passione è la quota, abbinata alla convinzione che si possa salire in vetta molto più facilmente che su altre cime glaciali.

Il Gran Paradiso coperto dalle nubi – Foto di Cesare Re

In realtà non è proprio così: la Piramide Vincent e il Breithorn occidentale sono certamente più abbordabili, sia per i dislivelli minori da superare, sia perché offrono una via normale più agevole.

Per raggiungere la Madonnina di vetta occorre infatti superare tratti di ghiacciaio ripidi e un passaggio breve ma da brivido, aggettante sul ghiacciaio della Tribolazione, circa settecento metri più in basso; se si vuole poi toccare la vera cima a quota 4061, situata poco più a nord, bisogna percorrere un tratto della cresta sommitale, piuttosto esposta.

Versante nord-ovest del Gran Paradiso salendo allo Chabod – Foto Claudio Trova

Le vallate circostanti, comprese nel Parco nazionale del Gran Paradiso, attirano numerosi escursionisti grazie ad un territorio ricco di paesaggi di grande suggestione, popolato da una fauna non comune.

Il versante valdostano ha nella presenza di vette eleganti, circondate da cangianti ghiacciai, un elemento caratterizzante; da ricordare in questo senso “l’ardua Grivola bella”, per citare Giosuè Carducci, una splendida piramide dai due volti, incrostata di ghiacci sul lato nord, mostra policromi strati di roccia sul versante più soleggiato.

Altrettanto eleganti, ancorché meno spettacolari, sono il vicino Grand Nomenon e il più lontano Herbetet, anch’essi di aspetto piramidale: curiosa poi è la forma a gelato del Ciarforon, in verità oggi assai meno spettacolare di alcuni anni or sono a causa della forte diminuzione della sua calotta glaciale.

La normale del Gran Paradiso dal lago Nero

Le vallate del versante piemontese hanno invece, nella genuinità, nell’aspetto selvaggio, nell’inaccessibilità le proprie peculiarità: i valloni della val Soana e della sinistra idrografica della val Locana sono percorsi da sentieri poco frequentati e sono ricchi di testimonianze di una cultura alpina ormai sopraffatta dal progresso, come ad esempio l’antica borgata di Maison sopra Noasca, dove è ancora visitabile una vecchia scuola d’altri tempi, oppure il vallone del Roc, sotto il versante sud del Ciarforon, sperduto e misterioso.

Il Gran Paradiso non è quindi solo una vetta: è più esattamente un massiccio, che si estende su un territorio affascinante, ricco di paesaggi diversi, talora dolcissimi come al Nivolet, altre volte severi come nel vallone del Trajo, interessato un paio di anni or sono da una spaventosa frana di crollo.

Ad animare i paesaggi ci pensano poi camosci, stambecchi e altre specie tipiche della fauna alpina: capita così di incontrare la volpe, che osa spesso avvicinarsi in modo inatteso nella speranza di rubacchiare qualche fetta di salame, oppure di essere circondati da due ermellini che si rincorrono, o di essere quasi assaliti alle spalle dal passaggio silenzioso e inquietante del gipeto, tutte esperienze vissute in prima persona.

Il Gran Paradiso e la Storia

Il Gran Paradiso non è solo montagna: per suoi sentieri è passata spesso la storia.

Capita così che, salendo al monte Arzola in val Soana si possano osservare rare incisioni rupestri spiraliformi, mentre la presenza dei Salassi in valle di Cogne era una realtà già al tempo dei Romani, quando la bellicosa popolazione commerciava ferro con gli invasori.

Nei secoli successivi, proprio la presenza dei giacimenti di ferro di monte Creya condizionerà lo sviluppo di Cogne, ponendo le basi per il suo sviluppo turistico del secondo dopoguerra.

Nel XIX secolo è stata pure la presenza di Vittorio Emanuele II, il re cacciatore, a condizionare la vita dei luoghi: le ex-strade reali sono oggi spesso splendide mulattiere e le ex-case di caccia, come Orvieille, sono interessanti mete di escursioni.

In Valsavarenche infine, nei terribili anni della guerra partigiana, s’incrociarono le strade di Federico Chabod, futuro primo presidente della regione autonoma, e di Emile Chanoux, martire ed eroe della Resistenza valdostana.

 

Gli itinerari

Gran Paradiso, il Parco Nazionale lo è di nome e di fatto. La conferma arriva percorrendo i due itinerari qui descritti, tra i più rappresentativi dell’area protetta. La salita al rifugio Federico Chabod mostra un bel panorama sul Gran Paradiso, lato nord-ovest, mentre il secondo percorso ha nei casolari ottimi punti di vista sulle cime degli Apostoli, la Roccia Viva e la Becca di Gay, oltre naturalmente a parte del ghiacciaio della Tribolazione.

 

Testo di Claudio Trova / Foto di C. Trova e Cesare Re

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Massimo Clementi

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