Svezia, Kungsleden: Il Sentiero del Re in Lapponia | Trekking.it

Svezia, Kungsleden: Il Sentiero del Re in Lapponia

Categorie: Estero, Reportage
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La "porta di ingresso" al Cammino dle Re, il Kungsleden

Kungsleden: un percorso nel Nord della Svezia

Non bisogna per forza essere grandi esploratori per vivere le emozioni di un viaggio nella natura incontaminata. Nella Lapponia svedese il Kungsleden, un magnifico trekking di media difficoltà porta in uno degli ultimi angoli di natura incontaminata del vecchio continente

La corteccia di betulla è un’esca infallibile per il fuoco. Lo scoprimmo quando il fornello a benzina fece cilecca mentre già pregustavamo il pasto serale. Il timore di cenare con minestra liofilizzata cruda, annegata in acqua di fiume gelata, stimolò lo spirito di sopravvivenza.

Corteccia umida, rametti verdi, qualche pezzo di legno più grosso (più marcio che secco) molta pazienza e, in barba a ogni pronostico, mezzora più tardi guardavamo la nostra cena bollire su un fuoco di legna, nel bel mezzo della Lapponia svedese, più di cento chilometri a nord del Circolo polare artico!

Il percorso è comunque preparato e curato

Accampati con la tendina lungo la riva del fiume Visttasjohka, ci preparavamo a trascorrere la nostra ultima notte fra le montagne, dopo aver percorso un tratto del Kungsleden, il “Cammino del re”, lo splendido trekking che si snoda lungo la catena montuosa al confine fra Svezia e Norvegia.

Questa è considerata una delle ultime aree di wilderness d’Europa, un territorio fatto di grandi spazi quasi disabitati, dove gli elementi dominanti del paesaggio sono boschi bi betulle, praterie, laghi, torrenti, acquitrini e montagne dai profili dolci a perdita d’occhio.

Wilderness ma non troppo

Raccontata così la nostra vacanza sembra una cosa fin troppo seria, ma è meglio mettere le cose in chiaro: il nord della Svezia non è la taiga siberiana e noi non siamo esploratori polari.

Camminare lungo il Kungsleden non è un’impresa da superuomini.

Certo, servono un minimo di preparazione fisica e la giusta attrezzatura, ma quasi tutti i percorsi (o almeno quelli più frequentati) sono pensati per i trekker, con i segnavia posti nei punti strategici, ponti e passerelle di legno per superare fiumi e zone paludose e posti tappa a intervalli regolari.

Due cuori e una capanna

Più che l’aria dell’avventura quello che si respira lungo il Kungsleden è uno straordinario senso di libertà.

La libertà di muoversi in un luogo dove tutto e tutti sono in sintonia col ritmo lento del camminare e dove gli unici “impegni” della giornata sono quelli di raggiungere la propria meta, prepararsi il cibo e trovare un posto per la notte.

Anche le poche concessioni fatte alla civiltà sono studiate con attenzione, per non disturbare troppo quest’armonia: la maggior parte dei posti-tappa che s’incontrano lungo il percorso non sono altro che capanne di legno, con un piccolo “store” per far rifornimento di cibo, un dormitorio con cucina e una legnaia.

I giochi di luce e colori colpiscono immediatamente il Trekker

Pagando una ventina di euro si possono utilizzare i servizi messi a disposizione dalla struttura: posto letto con coperte, pentole e stoviglie, legna per riscaldare l’ambiente e cucinare.

Naturalmente a ciascuno spetta il compito di riordinare tutto ciò che utilizza, nonché lasciare ai posteri la cassetta della legna ben fornita e i secchi pieni d’acqua raccolta al fiume.

Una delle tipiche capanne lapponi, ricoperte di erba e muschio per isolare dal freddo e dalla pioggia

Una delle tipiche capanne lapponi, ricoperte di erba e muschio per isolare dal freddo e dalla pioggia

Incontri ravvicinati

Se poi non avete paura di caricarvi troppo peso sulle spalle, il consiglio che vi potrà dare chiunque abbia fatto escursioni da quelle parti è di non lasciare mai a casa la tendina.

Non che sia indispensabile alla sopravvivenza.

Semplicemente potrebbe capitarvi di essere da soli sul sentiero, in un posto così meraviglioso da decidere che per quel giorno il vostro cammino finisce proprio lì, che tutto quello di cui avete bisogno è starvene spaparanzati a guardare le nuvole che si rincorrono nel cielo sempre mutevole della Lapponia e gustarvi l’infinito tramonto che precede la breve e luminosa notte artica.

Il verde dominante

Magari, come è accaduto a noi, la mattina successiva sarete svegliati da strani rumori di passi non umani e, aprendo la tenda, troverete a darvi il buon giorno i placidi faccioni di un branco di renne che pascolano a pochi metri da voi!

Vademecum per il Kungsleden:

Il percorso

Il Kungsleden è un trekking di oltre 400 chilometri, che si snoda in un territorio montuoso da Abisko a Hemavan, nella Lapponia svedese.

L’itinerario è scandito da tappe giornaliere della lunghezza media di circa 20 Km e può essere suddiviso almeno in tre o quattro trekking più brevi, sfruttando come punti di arrivo e partenza le apposite “stazioni turistiche”, collegate con autobus o treno alle vicine città.

I giochi di luce e colori colpiscono immediatamente il Trekker

Noi abbiamo percorso il primo di questi tratti, quello più a nord, che da Abisko (sede dell’omonimo Parco nazionale, collegata con la linea ferroviaria alla città di Kiruna) segue il tracciato principale del Kungsleden fino ad Alesjaure, per poi deviare nella valle di Visttas e raggiungere Nikkaluokta (da dove si può prendere la linea di autobus che riporta a Kiruna).

Per completare il percorso (della lunghezza complessiva di circa 90 Km) abbiamo impiegato sei giorni in totale, effettuando due tappe intermedie nei tratti di più lunga percorrenza.

L’ambiente e il clima

La catena montuosa attraversata dal Kungsleden, è caratterizzata da cime che difficilmente superano i 2000 metri di quota.

Il percorso del trekking generalmente segue il fondo valle, ad un’altezza media sul livello del mare compresa fra i 700 e i 900 metri e raramente offre dislivelli notevoli o tratti ripidi.

L’ostacolo maggiore per gli escursionisti è rappresentato dalle piogge frequenti e dall’attraversamento delle zone acquitrinose.

Il periodo ideale per il trekking va da maggio a settembre, quando le giornate sono più lunghe e le temperature generalmente comprese fra i 15 e i 20 gradi, con un’escursione termica minima fra il giorno e la notte.

Preparazione e attrezzatura

Per affrontare un trekking sul Kungsleden non serve una preparazione specifica. È sufficiente un buon allenamento escursionistico, unito all’abitudine a trasportare zaini non proprio leggeri.

Anche l’attrezzatura non richiede materiali “estremi” (soprattutto, viste le temperature relativamente miti, è inutile esagerare con i capi di abbigliamento termico).

Quello su cui non si può transigere è invece la protezione dall’acqua.

Le acque che spesso ci si trova ad attraversare

È indispensabile avere appresso giacca e pantaloni impermeabili, scarponi anfibi da trekking, ghette, copri zaino e sacchetti stagni per tenere all’asciutto gli indumenti di ricambio.

Non caricatevi eccessivamente di scorte alimentari: presso quasi tutti i punti-tappa del Kungsleden si trovano dei piccoli “store” ben attrezzati per il rifornimento di cibo. Il fornello a gas è utile solo se avete intenzione di fare del campeggio libero.

Informazioni

Prima di partire, il punto di riferimento indispensabile è il sito internet dell’Stf, lo Svenska Turistföreningen, l’associazione che ha “creato” il Kungsleden e che gestisce tutti i posti tappa e le stazioni turistiche posizionate sul percorso.

Cliccando su www.stfturist.se, troverete tutte le informazioni utili per organizzare il vostro trekking.

Una volta a destinazione, presso le stazioni turistiche dell’Stf potrete rivolgervi al servizio informazioni, dove troverete anche mappe escursionistiche, brochures e guide.

Il popolo dei Sámi

Le montagne attraversate dal Kungsleden sono la terra dei sámi, i primi abitanti della Penisola scandinava, un popolo di circa 70 mila persone, che abita i territori al confine fra Svezia, Norvegia e Finlandia.

Perpetuando una tradizione millenaria, ancora oggi i Sámi continuano ad allevare le renne fra le montagne e, nella stagione estiva, non è raro incontrare le loro greggi al pascolo e i loro accampamenti lungo i sentieri.

Sámi è il nome che essi stessi si sono dato e Sápmi è il nome originario della loro terra. Furono le popolazioni giunte dal sud nei secoli passati a chiamare questo territorio Lapponia e lapponi i suoi abitanti, con certo con l’intenzione di far loro un complimento, visto che lappone, in lingua sámi significa letteralmente “straccione”.

 

Testo e foto di: Serafino Ripamonti

A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

3 comments

  1. giuliana 2 Luglio, 2019 at 22:36 Rispondi

    Ciao, volevo chiederti se secondo te è un percorso adatto anche a una donna sola o se hai trovato delle situazioni che ti sono sembrate pericolose… (premetto che ho già fatto alcuni cammini da sola in spagna)

    • Enrico Bottino 15 Luglio, 2019 at 15:56 Rispondi

      Gentilissima Giuliana, abbiamo provato a contattare l’autore del servizio invano. Purtroppo, non avendolo percorso personalmente, non posso darle riscontro, anche perché la paura è soggettiva, si passa ad uno stato di timore, apprensione, preoccupazione, inquietudine o esitazione sino ad una situazione patologica come ansia, terrore, panico. Dipende dalla persona e dalle nostre esperienze in cammino. Sicuramente è un viaggio che può soddisfare che desidera incontrare nuove persone ma soprattutto chi cerca la natura nella sua massima espressione. Un cordiale saluto dalla redazione, Enrico

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