Sui sentieri della BIODIVERSITÀ: lo STAMBECCO, re delle cime | Trekking.it

Sui sentieri della BIODIVERSITÀ: lo STAMBECCO, re delle cime

Categorie: Italia, Reportage
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Nel regno animale e vegetale sono stati classificati più di 1 milione e 700 mila specie, purtroppo una specie su 6 potrebbe estinguersi entro il 2100 per colpa dell’uomo che contribuisce al riscaldamento globale della Terra!

L’obiettivo deve essere quello di proteggere la nostra biodiversità e i nostri preziosi ecosistemi, puntando sullo sviluppo delle rinnovabili e sulle pratiche agricole sostenibili. Anche i 2.589 siti di Natura 2000 possono contribuire a salvaguardare il nostro patrimonio naturalistico: portiamo l’esempio del camoscio appenninico che all’inizio del Novecento era prossimo all’estinzione, oggi invece si contano più di 2000 esemplari grazie anche all’istituzione delle aree protette sull’Appennino centrame.

Anche noi di TREKKING&Outdoor desideriamo fermare il declino della biodiversità… parlando dei suoi protagonisti.E allora, dopo l’imperscrutabile lupo vi presentiamo in questo servizio l’elegante stambecco, l’animale che ha indissolubilmente legato le sue sorti a quelle del primo Parco Nazionale istituito nel nostro Paese, il Gran Paradiso!

Rifugio Vittorio Emanuele II (Archivio PNGP / Luciano Ramires)

Rifugio Vittorio Emanuele II (Archivio PNGP / Luciano Ramires)

Il vero signore delle Alpi è lui, lo stambecco, superbo nel suo portamento anche nella stagione fredda quando abbandona le vette per scendere sotto i 2000 metri di altezza. In primavera è facile avvistarlo poco sopra il limite del bosco, dove trova erba giovane da brucare; con l’arrivo degli escursionisti – ansiosi di percorrere i sentieri dei parchi dopo aver riposto gli scarponi in cantina per tutto l’inverno – questo mammifero dell’ordine degli Artiodattili risale i fianchi delle montagne per trascorre le giornate in luoghi appartati, lontano dalla “confusione” portata dai gitanti.

Ph Enzo Massa Micon - Archivio PNGP) copia

(Archivio PNGP / Enzo Massa Micon)

Uomo e stambecco: luci e ombre di un antico legame

La storia di questo ungulato si è intrecciata da sempre con quella dell’uomo, rischiando l’estinzione già nel XVI secolo. La riscossa dello stambecco iniziò nel 1856 con le prime norme di protezione emanate dai sovrani di Casa Savoia, rafforzate nel 1922 con l’istituzione del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Oggi lo stambecco sta tornando a colonizzare parte del suo antico areale alpino.

Anche nel Parco naturale delle Alpi Marittime, gemellato con il Parco nazionale francese del Mercantour, è facile osservare lo stambecco, che dalla ventina di capi provenienti dal Gran Paradiso è passato a oltre 500 esemplari. Ormai se ne contano più di 10.000 in tutto l’arco alpino italiano, sebbene la distribuzione dello stambecco sia tuttora abbastanza frammentaria. Fatta eccezione per quella del Parco Nazionale del Gran Paradiso, tutte le attuali popolazioni sono il frutto di reintroduzioni.

 “La Valle d’Aosta è l’unica regione della Alpi in cui la specie non sia mai scomparsa nell’Ottocento: re Vittorio Emanuele II fece proteggere nel 1856 gli ultimi esemplari presenti per riservarli alla sua caccia personale”

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Ph Enrico Bottino

Eccolo!

Un giorno, mentre mi godevo la vista di splendide cime delle Marittime dallo spiazzo antistante un noto rifugio, il mio sguardo fu catturato dall’apparire di un grosso stambecco: non rimasi stupito dalla presenza, in quei luoghi abbastanza comune, ma piuttosto dal suo incedere.

L’animale si stava inoltrando in un ripidissimo pendio di erba e rocce e la mia meraviglia cresceva sempre più nel vedere il suo progredire sicuro verso un luogo tanto insidioso, apparentemente senza sbocco: rimasi incredulo quando lo vidi risalire un canalino impossibile con pochi balzi per raggiungere un terrazzo erboso. Poi lo persi di vista e lo rividi molto più in quota, mentre saliva flemmatico attraverso la prateria. Quel giorno mi resi conto di quanto lo stambecco sia frutto dell’adattamento all’ambiente alpino.

Qui comando io (Ph Cesare Re / www.fotopercorsi.it)

Il combattimento

Lo incontrai nuovamente nei pressi del Lago di Loie, non lontano da Lillaz, in circostanze quasi misteriose: riuscii infatti ad individuarlo a fatica e ne avvertii soprattutto la presenza. Era un giorno di novembre e con un amico salii al laghetto: una scelta dissennata, dal momento che il sentiero si sviluppava attraverso un pendio in ombra, gelido!

L’autunno inoltrato, l’oro dei larici, il tacere dei ruscelli già bloccati dal gelo creavano un’atmosfera irreale: improvvisamente la quiete di un mondo cristallizzato dall’inverno incipiente venne infranta da sordi tonfi e inquietanti lamenti, amplificati dall’eco generato dalle rocce incombenti. Dopo qualche istante realizzai che un combattimento tra maschi era in corso in qualche luogo recondito del vallone: più tardi vidi lontanissimo un paio di grandi corna nodose che si allontanavano lungo la cresta della montagna. Quel giorno mi resi conto di come lo stambecco possa, nei secoli, avere alimentato tante leggende.

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Ph Luciano Ramirez / Parcon Nazionale Gran Paradiso

A tu per tu

Ben diversi furono altri due incontri, una volta presso il Lago delle Rovine nella cuneese Valle Gesso e una volta scendendo dal Colle della Rossa, in Valnontey, presso Cogne. In entrambe le circostanze mi ritrovai a tu per tu con la splendida capra ibex: in un caso si trattava di diverse femmine con i piccoli, nell’altro si trattava di un gruppo di grossi maschi. Gli animali quasi ignorarono la mia presenza, continuando nelle loro faccende, consentendomi di scattare foto apparentemente incredibili, quasi primi piani; ricordo anche che un grosso maschio se ne stava sdraiato sul sentiero, il fatto ci costrinse ad aggirarlo sotto il suo sguardo indifferente.

Quel giorno capii perché nel 1821 erano rimasti solo una dozzina di esemplari nella zona del Gran Paradiso, poi salvati per volere di Carlo Felice: l’eccessiva sicurezza o l’indifferenza dello stambecco aveva consentito a numerosi cacciatori di arrivare troppo vicini per troppe volte. Vivere queste sensazioni non è difficile; è sufficiente camminare per i monti in un’area protetta, meglio in un giorno infrasettimanale del primo autunno o della tarda primavera, quando la montagna è poco frequentata: il magico rendez-vous risulterà probabile. Anche l’estate può comunque riservare sorprese ma occorre in genere salire più in quota ed avere maggior fortuna.

L’approfondimento: il museo Homo et Ibex

Lo storico complesso del Grand Hotel di Ceresole Reale, oltre ad ospitare il centro visitatori e gli uffici dell’Ente Parco, accoglie convegni, manifestazioni, eventi culturali e scientifici e conserva un interessante percorso espositivo dal titolo “Homo et Ibex”, un viaggio appassionante che con l’ausilio di filmati, plastici e ricostruzioni multimediali conduce il visitatore alla scoperta dei vari stadi di vita dello stambecco nella sua relazione con l’Homo sapiens.

Ogni domenica, fra il 13 Luglio e il 31 Agosto per chi voglia raggiungere Ceresole Reale da Torino, Ivrea, Cuorgné l’ente Parco e la Provincia di Torino (in collaborazione con GTT) mettono a disposizione un servizio di navette. Lo stesso che da Ceresole Reale (località Serrù) sale fino al Colle del Nivolet, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso. La strada sarà aperta agli amanti delle passeggiate… e chiusa al traffico automobilistico per l’iniziativa “A piedi tra le nuvole”. Per maggiori informazioni: 011.8606206

di Claudio Trova e Enrico Bottino

 

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Ph Dario De Siena - Archivio PNGP

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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