Sui sentieri della Biodiversità: il CAMOSCIO signore delle rocce | Trekking.it

Sui sentieri della Biodiversità: il CAMOSCIO signore delle rocce

Categorie: Italia
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Ogni specie vivente è un capolavoro della vita” dice il grande biologo e naturalista di Harvard Edward Wilson nel suo ultimo libro “La creazione. Un appello per salvare la vita sulla Terra”.

Tre miliardi e mezzo di anni fa è nata la biodiversità! Ossia da quando sulla terra è comparsa la vita. Allora le specie erano poche, poi il sistema Terra si è evoluto, trasformato di meravigliosa complessità, a infiniti microrganismi si sono aggiunti nel corso dell’evoluzione piante, alberi, animali e fiori, tanto che ora si ipotizza che le specie siano almeno 12 milioni, seppure ad oggi ne siano state classificate circa un milione e settecentomila. L’uomo scoprirà nuovi essere viventi, per alcune di queste piccole creature, vite quasi invisibili, quel momento non arriverà mai perché si estingueranno prima. Anche l’Italia, che grazie alla sua posizione geografica e la diversità di ambienti possiede una biodiversità straordinaria, ha rischiato di perdere una delle sue  principali eccellenza: il camoscio appenninico, da non confondere con il camoscio alpino, ampiamente diffuso sulle Alpi.

Nella prima metà del Novecento la Rupicapra pyrenaica ornata era quasi scomparsa, a salvarla dall’estinzione è stata l’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, le reintroduzioni nei Parchi Nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga e della Majella, e alle più recenti azioni per la conservazione del camoscio appenninico nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e nel Parco Regionale del Sirente-Velino, realizzate grazie al progetto Life Coornata. Si stima che nel nostro Paese ce ne siano più di 1500 esemplari, altamente protetti.

Il camoscio appenninico: simbolo di eleganza e leggerezza

Quando si pensa al camoscio, l’immaginario corre subito a un animale elegante, dalle caratteristiche corna curve rivolte all’indietro, animale tanto amato dagli appassionati naturalisti così come dagli escursionisti e dai bambini. Ancora ai giorni nostri, avvistarne un esemplare è un’esperienza particolare che corona una giornata trascorsa in montagna. Sono ungulati elusivi e circospetti, tuttavia in alcuni mesi dell’anno sulle Alpi e sull’Appennino l’incontro con questo animale non è un evento raro e oggi il rischio di non rivederli più è fortunatamente svanito. La salvezza del camoscio in Italia è legata alla nascita dell’idea stessa di salvaguardia del territorio: basti pensare alla istituzione nel 1923 del Parco Nazionale d’Abruzzo per proteggere gli ultimi esemplari di Rupicapra pyrenaica ornata che sopravvivevano nella Camosciara. Missione compiuta visto che all’epoca se ne contavano appena una ventina di esemplari, mentre oggi ne sono censiti più di 700 e rappresentano un valore aggiunto per il Parco Nazionale, dove è possibile avvistare anche altre specie spettacolari e rappresentative dell’area protetta, come l’orso bruno marsicano, il lupo, il cervo e l’aquila reale.

Camoscio appenninico (Archivio Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise)

Camoscio appenninico (Archivio Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise)

Tra le aree più selvagge e spettacolari del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise troviamo le montagne molisane, dall’aspetto imponente e dirupato, le cui vette di oltre 2.000 metri di quota dominano dall’alto i boschi di faggio secolari e vallate ricoperte in primavera da splendide fioriture; sono il regno del camoscio appenninico, presente sui monti della Camosciara, sul Monte Meta, sulle Mainarde, sul Monte Amaro, sul Monte Marsicano e sulle montagne che circondano la Val Canneto.

Il camoscio alpino, agile e sicuro

La Rupicapra rupicapra vive invece sulle Alpi ed è facile osservarla sulle montagne piemontesi dove si concentrano più del 60% di unità (soprattutto il Parco naturale delle Alpi Marittime, con circa 4500 esemplari), ma è tutto l’arco alpino ad essere interessato dalla presenza del camoscio, fino alla provincia di Trento e le Prealpi Veronesi. In questo caso in numeri sono ancora più importanti rispetto al cugino appenninico: nel 1995 la popolazione di camosci alpini italiani contava più di 100.000 esemplari, dall’ultima rilevazione statistica (2008) sono in netta espansione con più di 124.000 capi. Arti solidi e robusti, corpo agile e piccoli zoccoli gli permettono di muoversi con sicurezza tra i pendii e i declivi più difficili; una destrezza che gli ha consentito di sfuggire agli uomini quando ancora il bracconaggio rappresentava una minaccia per la sopravvivenza di questo animale.

Camoscio alpino (archivio Parco Orsiera Rocciavré)

Camoscio alpino (archivio Parco Orsiera Rocciavré)

Le femmine vivono in branchi guidati da un esemplare anziano, mentre i maschi restano in piccoli gruppi fino alla stagione degli amori. E proprio le stagioni segnano il tempo della vita di questi animali e offrono, nei cambiamenti del loro aspetto, un curioso elemento per chi va in cerca di un avvistamento: così il passaggio dai mesi caldi a quelli invernali è visibile nel mutamento di colore del mantello, che da scuro in inverno diventa più chiaro in primavera, mentre dalle corna si può scoprire l’età di un individuo, perché si forma un nuovo anello ogni anno. E sempre nella stagione buona nascono i piccoli e, con loro, rinasce la magia senza tempo di questo eterno abitante delle montagne.

Testi di Carlo Rocca e Enrico Bottino / Foto di Enrico Bottino, Cesare Re, Rivelli, archivio Parchi

A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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