Sui sentieri della Biodiversità: il CERVO bramisce ancora | Trekking.it

Sui sentieri della Biodiversità: il CERVO bramisce ancora

Categorie: Italia, Reportage
0

Biodiversità è un termine alla moda, sulla bocca di tanti, si pronuncia a convegni, conferenze e mostre, però in quanti ne conoscono il vero significato?

Biodiversità: questa parola è stata rilevata per la prima volta nel 1988 in una raccolta di saggi curata da Edward Wilson, biologo ed evoluzionista americano. Ma cosa significa? Politici e maestri dell’alimentazione riducono il concetto di biodiversità all’1% della sua accezione, focalizzandosi solo sulla parte legata a piante coltivate e animali allevati. La diversità biologica della Terra è ben più ampia, sinonimo di ricchezza e di varietà delle forme di vita selezionate nel corso dei millenni, risultato dei lenti processi evolutivi.

Cervo_Archivio Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi 1

Foto Graziano Capaccioli

Al nostro terzo appuntamento con “Sui sentieri della Biodiversità” vi presentiamo il più grande mammifero italiano, il cervo. Per la sua sopravvivenza sarà importante mantenere l’accordo raggiunto da oltre 130 governi in occasione del vertice Onu di New York, il Climate Summit 2014 sul dimezzamento della deforestazione entro il 2020, per giungere poi ad un suo definitivo arresto nel 2030.

Infatti, la tutela del patrimonio forestale è importante per garantire la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi del bosco, anche per il cervo, e per poter provare sempre il fascino di una serata trascorsa nel folto della selva, attenti a percepire i suoni che provengono dal buio… per ascoltare la “voce” del cervo che annuncia il suo ritorno. Grazie a lungimiranti e ben riuscite politiche di ripopolamento messe in atto da molti parchi, è oggi possibile riascoltare il bramito del cervo in moltissime aree protette, dalla Toscana al Pollino fino alla Sardegna.

Cervo - Foto di Graziano Capaccioli 2

Foto Graziano Capaccioli

Nuovi branchi in Appennino

Diffuso in tutta la nostra penisola fino a poco più di un secolo fa, il cervo è andato scomparendo in molte aree fatta esclusione per il Piemonte, il Trentino Alto Adige e il Friuli. Eppure, tracce della sua storia non sono mai scomparse dagli stemmi e dai nomi di molte località dell’Appennino. Oggi non esiste area protetta o parco regionale e nazionale in cui i branchi reintrodotti non siano in breve cresciuti, rivelando, ad ogni censimento, la presenza di nuovi esemplari.

Tra le aree in cui il ritorno del cervo ha avuto maggior successo citiamo il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, in Toscana, il Parco Nazionale d’Abruzzo – dove la presenza di branchi di cervi alle pendici del Monte Godi o lungo i versanti laziali è ormai storica – le Montagne della Duchessa, il Parco del Velino-Sirente, il Parco Regionale dei Monti Simbruini. In quest’ultimo caso, la reintroduzione ha prodotto un meccanismo virtuoso dal punto di vista del ritorno di immagine e dei vantaggi nel settore turistico.

Cervo_Archivio Parco Nazionale dello Stelvio 1

Archivio Parco Nazionale dello Stelvio

Non a caso, il centro di ripopolamento di Cervara – uno di borghi più belli dei Simbruini, che conserva nel nome e nello stemma la memoria dell’antica presenza di questi animali – ha registrato un incremento di visite, come molte altre località del Parco. Tra il febbraio 2008 ed il 2009, gli esemplari provenienti da altre zone d’Italia hanno reso la popolazione dei Simbruini importante tanto quanto quella degli altri parchi appenninici, come il Pollino, il Cilento-Vallo di Diano, il Gran Sasso-Monti della Laga, i Monti Sibillini e le Montagne della Duchessa.

I nostri itinerari

L’avvistamento del cervo non è garantito, tuttaltro, anzi, è più facile ascoltare il loro bramito; però lungo questi itinerari si attraversano gli ambienti che ospitano questo bellissimo ungulato. Ad ogni modo, ricordatevi che per avvistare il cervo, il momento più propizio della giornata è all’alba oppure  la sera al crepuscolo: sono i momenti in cui i cervi escono dal fitto del bosco per pascolare.

Il censimento

Ma come si contano gli esemplari che compongono una popolazione di cervi? Ad alcuni individui viene applicato un radiocollare, così da monitorare in continuazione gli spostamenti, spesso molto ampi. Ma, abitualmente, si valuta la consistenza della popolazione tramite una vera e propria “caccia al bramito”.

Avviene così: si scelgono due giornate, di solito nelle settimane a cavallo tra settembre e ottobre, la stagione degli amori, periodo durante il quale i maschi emettono il loro verso caratteristico.

In orario notturno, tra le 20 e le 22, presso località appositamente studiate nel corso di lunghi sopralluoghi, gruppi di due operatori ascoltano con le orecchie tese, pronte a carpire i bramiti e a distinguerli – operazione non sempre facile, questa, soprattutto se la riserva è vicina a zone molto antropizzate, come città o autostrade – dagli altri rumori di fondo.

Dopo notti di appostamento, si passa ai calcoli statistici: stimando che i maschi in grado di bramire sono circa 1/4 e 1/5 della popolazione totale, si ottiene un ordine di grandezza abbastanza veritiero sulla popolazione di cervi residenti. La conta dei bramiti resta un’esperienza di grande fascino non solo per gli operatori, tanto che molti parchi accettano la collaborazione di volontari.

Cervo_Archivio Parco Regionale dei Monti Siumbrini 3

Le giornate di censimento attirano centinaia di appassionati, elemento importante anche in termini di promozione del territorio. Tra le conseguenze del ritorno dei cervi nei boschi troviamo, inoltre, un positivo riequilibrio ecologico. Alla loro presenza fa seguito, quasi sempre, la ricomparsa di altre specie, come il grifone o il lupo.

Che sia il cervo il motore di un nuovo sviluppo turistico e ambientale delle montagne dell’Appennino? Ce lo auguriamo e cogliamo con favore i tanti segni positivi che le esperienze di reintroduzione stanno dando, descrivendo di seguito alcuni tra i principali itinerari in Italia dove l’incontro ravvicinato con questi animali può rivelarsi una bella sorpresa.

Suggerimenti per ascoltare il cervo

In autunno il cervo entra nella stagione degli amori, si può intravedere nella penombra delle foreste di larici del Parco Naturale Paneveggio – Pale di San Martino, tra gli allberi dei boschi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna oppure, spostandoci più a sud, attraverso faggete e pascoli del Parco dei Monti Simbruini.

 

 

 

Testo di Aldo Frezza e Enrico Bottino

 

Potrebbe interessarti anche:

A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

Non ci sono commenti

Lascia un tuo commento