La ferrovia delle Alpi: il trenino rosso del Bernina | Trekking.it

La ferrovia delle Alpi: il trenino rosso del Bernina

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Il “Trenino rosso del Bernina”, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, corre instancabilmente tra Lombardia e Canton Grigioni

Sempre circondato dai panorami selvaggi ed incontaminati delle Alpi Retiche.

Per molti il treno è parte della routine quotidiana per compiere il tragitto casa – lavoro, per altri è un’ottima alternativa all’auto nel traffico cittadino, per altri ancora è un mezzo di trasporto “verde” e – in certi casi – economico.

A seconda dell’uso che se ne faccia, il treno può essere un semplice vettore di locomozione per eseguire uno spostamento, oppure il protagonista stesso di un viaggio.

Il Trenino Rosso del Bernina serpeggia inerpicandosi
 sui fianchi delle montagne svizzere (Copyright by Rhaetische Bahn By-line: swiss-image.ch/Tibert Keller)

In alcuni casi a rendere speciale un’esperienza di viaggio in treno non è solamente la bellezza dei paesaggi che scorrono dietro al finestrino, ma anche gli incontri che si fanno in carrozza, i rumori e l’incedere ritmico della locomotiva.

D’estate, affacciati fuori dal finestrino per assaporare i profumi dei lunghi tramonti, o d’inverno, intabarrati dentro le carrozze tiepide mentre fuori la neve ricopre ogni cosa.

Oggi il nostro viaggio sarà proprio così: riscaldato dal sole in una fredda giornata invernale, immerso nel panorama immacolato delle Alpi Retiche a cavallo tra Italia e Svizzera, su un lungo convoglio rosso che passa in una manciata di chilometri da fitte foreste di conifere a paesaggi lunari d’alta quota, erosi nei secoli da venti e ghiacciai.

È il Treno del Bernina, una delle tre ferrovie al mondo che possono vantare l’inserimento nei patrimoni mondiali dell’Umanità UNESCO.

Un percorso in costante salita tra piccoli borghi in pietra e boschi impenetrabili, arrancando sui fianchi della Valposchiavo e dell’Alta Engadina in un continuo di curve, tornanti, elicoidali, ponti e viadotti. E se in estate questo percorso è un trionfo di colori caldi, d’inverno lo spettacolo della neve rende il paesaggio ancora più unico.

Il Treno del Bernina: dal 1910 su e giù per i monti

Questa spettacolare linea ferroviaria a scartamento ridotto, detiene un particolare record che la differenzia da tutte le altre ferrovie alpine d’Europa: è infatti la sola a raggiungere un’altezza così elevata – i 2.253 metri del valico di Ospizio Bernina – sfruttando la semplice aderenza naturale tra ruote e rotaie, senza l’ausilio di cremagliere o altri supporti artificiali.

La linea venne costruita nei primi anni del 1900 per collegare le valli dell’Engadina con i Grigioni di lingua italiana ed ebbe da subito una forte vocazione turistica. Per superare le grandi pendenze dettate dalla difficile orografia del territorio, fu necessaria la progettazione di una vera e propria opera d’arte ingegneristica: in meno di 40 chilometri i piccoli convogli rossi devono infatti affrontare un dislivello positivo di circa 1.800 metri, vero e proprio primato per un’infrastruttura ferroviaria. I progettisti furono dunque costretti a concepire dei tratti con pendenze fino al 70‰ e raggi di curvatura ridottissimi, fino a 45 metri.

La salita verso Ospizio Bernina è quasi terminata per il convoglio diretto a Tirano, sullo sfondo compaiono le cime innevate dell’Engadina (foto Marco Carlone).

Le vallate che si possono ammirare dai finestrini del treno regalano un flusso continuo di scorci da cartolina, che in inverno restano ricoperti per lunghi periodi dalle abbondanti nevicate. La ferrovia non si ferma infatti nemmeno durante la stagione fredda, e anzi garantisce un collegamento insostituibile per diverse località.

Nelle gelide giornate di sole, spazzate dai venti freddi che soffiano in quota, si aprono scorci magnifici in cui il blu intenso del cielo e il bianco della neve vengono interrotti nella loro bicromia solamente dallo sferragliante trenino rosso.

Non è inusuale vedere veri e propri muri di neve che talvolta, in prossimità dei punti di maggiore altitudine, raggiungono altezze tali da impedire qualsiasi visuale dal finestrino, superando in altezza il tetto dei vagoni.

Un simile percorso non può che essere un vero e proprio parco giochi per gli amanti di camminate, escursioni nella natura e attività outdoor. Le numerose stazioni sparse lungo il percorso consentono un accesso facile e immediato alle bellezze delle valli, dalle rive del Lago di Poschiavo, navigabile in estate, alle piste da sci di fondo di Pontresina, passando per le funivie di Diavolezza e Lagalb, da cui si gode di una splendida vista su tutto il gruppo del Bernina.

Storie di vento, neve e ghiaccio

Alla stazione di Tirano, capolinea meridionale della ferrovia, il sole non è ancora sorto e una brillante patina di brina ricopre binari e marciapiedi. Nell’oscurità, i ferrovieri lavorano senza sosta per preparare i primi convogli della giornata, tra lo sferragliare delle locomotive e l’altalenante scampanio del passaggio a livello.

Ad un certo punto il capotreno infila il fischietto in bocca, dà il segno di via libera e, con un piccolo scossone, il treno parte.

Dopo una manciata di metri si può scorgere dai finestrini la prima Grande Bellezza del viaggio: si tratta della cinquecentesca Basilica della Madonna di Tirano, edificata tra il 1504 e il 1513 come voto per l’apparizione della Beata Vergine, avvenuta il 29 settembre 1504 proprio nel luogo in cui sorge oggi la chiesa.

L’importanza dell’edificio religioso – che divenne presto meta di pellegrinaggi – e la favorevole posizione geografica, fecero di Tirano un importante snodo commerciale per la gente proveniente dalla Lombardia, dai Grigioni, dal Tirolo e dalla Repubblica di Venezia.

Grazie alla posizione strategica e alla vicinanza con la Svizzera, Tirano divenne punto di passaggio obbligato per i somieri che trasportavano il prezioso vino della Valtellina verso i paesi al di là delle Alpi, così come per gli “spalloni” che contrabbandavano sigarette, zucchero e caffè oltre il confine.

Queste montagne sono anche attraversate dalla Via Alpina, un grande sentiero che corre su tutto l’arco alpino da Trieste a Montecarlo. Sul territorio della Valtellina sono ben 14 le tappe, dal Passo dello Stelvio alla Valchiavenna passando per i Grigioni.

Tornando alla nostra lenta salita, dopo aver passato il confine di Campocologno, il treno entra nella Valposchiavo, estremità meridionale del Canton Grigioni in cui la lingua ufficiale è l’italiano. Basta attendere qualche minuto per vedere la ferrovia far bella mostra di sé su quello che è senza dubbio uno dei simboli della valle: il viadotto di Brusio.

Questa maestosa opera d’ingegneria ferroviaria è un manufatto elicoidale a nove archi in pietra, lungo 110 metri. Grazie al suo ridotto raggio di curvatura e alla sua pendenza del 70%, consente al treno di effettuare un’ampia curva di 360 gradi per guadagnare quota in pochissimo spazio ed affrontare così gli stretti anfratti della Valposchiavo. Dal finestrino del treno si scorgono prima le arcate in salita del viadotto, sulle quali si transiterà poi a bassa velocità.

L’antica chiesa di San Gian, alle porte di Celerina, con il suo curioso campanile senza tetto (foto Marco Carlone).

Il viaggio prosegue verso il capoluogo della valle Poschiavo, toccando prima le rive dell’omonimo lago, per poi giungere nel centro abitato. L’antico nucleo storico, che prende anche il nome di Borgo, è un dedalo di viuzze strette e pittoresche, in cui si riconoscono per bellezza le particolari architetture del “quartiere spagnolo”, un agglomerato di casette signorili variopinte, fatte costruire nella seconda metà dell’Ottocento dai poschiavini emigranti.

Dopo Poschiavo la linea abbandona le aree popolate della valle per addentrarsi dentro a fitti boschi in cui le uniche tracce antropiche sono quelle relative all’infrastruttura ferroviaria.

I binari risalgono i versanti dei monti zizzagando tra ponticelli e gallerie fino all’ampia spianata di Cavaglia, punto di partenza di un suggestivo tracciato da percorrere con le racchette da neve.

Dopo Cavaglia i binari continuano ad attorcigliarsi e giungono ad Alp Grüm, un balcone naturale su tutta la vallata e sui ghiacciai che segnano il confine con le Alpi bergamasche. Una vista che spazia dal Lago di Poschiavo, piccolo cerchio azzurro visibile là dove le montagne si fanno più dolci, al ghiacciaio del Palü e al gruppo del Bernina. L’antica stazione in pietra, oltre che essere un necessario riparo per i viaggiatori durante le rigide giornate di tormenta, è un ottimo punto di ristoro dove gustare i pizzoccheri nella versione elvetica.

Da Alp Grüm al valico di Ospizio Bernina il passo è breve: in pochi minuti si giunge al punto più alto della tratta, a oltre 2.200 metri, costeggiando un altro dei luoghi più suggestivi della linea: il Lago Bianco.

Questo bacino artificiale ai piedi del ghiacciaio Piz Cambrena, un tempo formato da due laghi di origine naturale, delimita lo spartiacque tra il Mar Mediterraneo, verso cui scorrono i fiumi della Valposchiavo, e il Mar Nero, in senso opposto. Alla fine della stagione rigida, l’imponente strato di ghiaccio si scioglie lentamente mutando il colore del bacino, che si fa di un verde chiaro e intenso.

Alla stazione di Ospizio il nostro convoglio può finalmente riprendere fiato dopo la sfiancante salita, prima di lasciare definitivamente i Grigioni italiani ed entrare in Alta Engadina.

La discesa si fa subito ripida e curvilinea toccando le fermate di Lagalb e Diavolezza, stazioni di sci alpino durante l’inverno e punti di partenza per trekking suggestivi in estate. Continuando la discesa verso Sankt Moritz si passa da Morteratsch, alle falde dell’omonimo ghiacciaio, prima di approdare a Pontresina, luogo in cui la ferrovia si unisce alla tratta proveniente da Davos e Coira, raggiungibili tramite il corridoio dell’Albula.

Le abbondanti nevicate fanno della Valposchiavo un luogo perfetto per escursioni e gite con le racchette da neve (foto Ente Turistico Valposchiavo).

Dalla stazione di Pontresina sono numerosi i percorsi segnalati, ottimi per camminate con le racchette da neve o con gli sci di fondo, che serpeggiano tra gli abeti nell’ampio fondovalle.

Da qui si può ad esempio raggiungere il capoluogo Sankt Moritz – che dista solo 6 chilometri – o il borgo di Celerina. Sul percorso verso quest’ultima località vale una sosta la caratteristica chiesa di San Gian, eretta in posizione panoramica su una collinetta all’ingresso del paese nel 1478.

La peculiarità dell’edificio sta nel grande campanile tardo gotico, il cui tetto originario in legno fu completamente distrutto da un fulmine nel 1682 e mai più ricostruito.

Il capolinea settentrionale della linea non ha bisogno di presentazioni: Sankt Moritz è una località tra le più blasonate della Svizzera turistica, con i suoi resort e hotel di lusso circondati dalle cime dell’Engadina. In stazione il via vai è continuo, i treni vanno e vengono senza sosta…

Il meritato riposo del nostro treno dura però molto poco: il viaggio di ritorno verso l’Italia è lungo e faticoso, quindi tutti in carrozza, si riparte di nuovo verso le cime innevate!

Testo di Marco Carlone

Il nostro itinerario:

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